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Nessuna certezza: molti dubbi
"Siamo realisti, esigiamo l'impossibile" ![]()
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L A M U S I C A D E L B L O G E N O N S O L O

"Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini." Jose Saramago
Gli incontri più importanti sono già combinati dalle anime prim'ancora che i corpi si vedano. Generalmente essi avvengono quando arriviamo a un limite, quando abbiamo bisogno di morire e rinascere emotivamente.Gli incontri ci aspettano, ma la maggior parte delle volte evitiamo che si verifichino. Se siamo disperati, invece, se non abbiamo più nulla da perdere oppure siamo entusiasti della vita, allora l'ignoto si manifesta ed il nostro universo cambia rotta.
(Paulo Coelho)
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"Ahi" disse il topo, "il mondo diventa ogni giorno più angusto. Prima era così ampio che avevo paura, continuavo a correre ed ero felice di vedere finalmente a sinistra e a destra in lontananza delle pareti, ma queste lunghe pareti si corrono incontro l'un l'altra così rapidamente che io sono già nell'ultima stanza, e lì, nell'angolo, c'è la trappola nella quale cadrò" - "Devi solo cambiare la direzione della corsa", disse il gatto e lo mangiò .....
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20 maggio, 14:37
(ANSA) - ROMA, 20 MAG - Tempi duri per i movimenti e per lo stesso Beppe Grillo: una proposta di legge firmata da Anna Finocchiaro e dal capogruppo Pd al Senato, Luigi Zanda, prevede la piena attuazione all'art. 49 della Costituzione sui partiti, dando loro "personalita' giuridica". Una serie di 'obblighi' che confliggono ad esempio proprio con il tipo di organizzazione statutaria del Movimento 5 Stelle e che terrebbero fuori dalle elezioni i soggetti politici non in regolaRAPPORTI POLITICI
Art. 48.
Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età.
Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico.
La legge stabilisce requisiti e modalità per l'esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all'estero e ne assicura
l'effettività. A tal fine è istituita una circoscrizione Estero per l'elezione delle Camere, alla quale sono assegnati
seggi nel numero stabilito da norma costituzionale e secondo criteri determinati dalla legge.
Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge.
Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.
Tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alle Camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità.
Art. 51.
Tutti i cittadini dell'uno o dell'altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A tale fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti
le pari opportunità tra donne e uomini.
La legge può, per l'ammissione ai pubblici uffici e alle cariche elettive, parificare ai cittadini gli italiani non appartenenti alla Repubblica.
Chi è chiamato a funzioni pubbliche elettive ha diritto di disporre del tempo necessario al loro adempimento e di conservare il suo posto di lavoro.
Art. 52.
La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino.
Il servizio militare è obbligatorio nei limiti e modi stabiliti dalla legge. Il suo adempimento non pregiudica la posizione di lavoro del cittadino, né l'esercizio dei diritti politici.
L'ordinamento delle Forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica.
Art. 53.
Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.
Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.
Art. 54.
Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi.
I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.
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...inseguire il nostro pensiero nel dinamico mondo dei BLOG è un compito che dobbiamo svolgere con dovizia e perseveranza in modo da recuperare la nostra identità che viene continuamente infranta da turboenze comunicative che non ci appartengono.
Caro Roberto, in occasione della pubblicazione e della ponderata discussione di questo tuo post così impegnativo e delicato, sento, innanzi tutto, l’esigenza di ringraziarti per la tua sempre cortese e ponderata cura applicata nel pubblicare i tuoi commenti nel mio piccolo “cantuccio” (da me riconosciuto come un acaro del web) sebbene, in esso, mai hai rinunciato a formulare pur con rispettoso vigore le puntualizzazioni e le differenziazioni, anche severe, che hai valutate al momento opportune. Così penso di aver fatto anche io nei tuoi numerosi blog che si sono susseguiti per le motivazioni, non sempre comprensibili, che sappiamo e spero tanto che tu possa convenirne. Questo piccolo esempio che interessa noi, caro Roberto, l’ho citato soltanto per porre in evidenza che fra persone “reciprocamente rispettose” è un po’ più facile trovare dei punti di incontro nonostante le diverse esperienze che a ciascuno di noi la vita ha riservato ed anche, forse, la sussistenza di significative differenziazioni di natura …ideologica …generazionale e, non ultima, …di appartenenza sociale vista almeno sotto l’aspetto convenzionale.Così, caro Roberto, credo che dovrebbe essere sempre, non solo fra i singoli individui, ma fra tutti i componenti le comunità di ogni ordine e grandezza, incluse quelle virtuali …questa compresa,sino a raggiungere le dimensioni che raggruppano interi popoli …e, perché no, anche oltre. Di certo lo è per chi, fosse anche a suo modo esclusivo, si sente e soprattutto si comporta come figlio del “mondo” al quale “noi”, …magari in modo un po’ personalizzato, ci sentiamo di appartenere …ed apparteniamo …con il cuore e con l’animo …dalle unghie dei piedi …sino alla cima dei capelli.
Noi, figli del mondo, …non siamo soli; …abbiamo avuto ed abbiamo anche dei padri dai quali trarre insegnamento ed ammaestramento e, soprattutto, forza per acquisire la propria personale cultura dell’autoeducazione che non essendo stata somministrata in modo artefatto dall’esterno rientra nel DNA della nostra personalità …qualora non ne fosse già costituita parte congenita. In noi, Roberto caro, …in chi ci sta vicino ed è “parte di noi” perché ci rassomiglia o ci completa, dobbiamo trovare tutta l’energia per superare ogni difficoltà che la vita “ci regala”, magari anche soltanto per farci divenire più forti raccogliendo tutte le forze per affrontarle in modo vincente. Certo, a volte, non si tratta di “regali” graditi, ma anche in quelle circostanze dobbiamo trovare la forza del cuore e quella mentale per contemperate opportunamente le spinte che prorompono dal nostro istinto di conservazione nei drammatici o tragici scenari privati o sociali nei quali, per avventura, ci troviamo immersi. …"Credo che nel caso in cui l’unica scelta possibile fosse quella tra la codardia e la violenza, io consiglierei la violenza. Ad esempio, quando mio figlio maggiore mi chiese quello che avrebbe dovuto fare se fosse stato presente quando nel 1908 fui aggredito e quasi ucciso, se fuggire e vedermi uccidere oppure usare la sua forza fisica, come avrebbe potuto e voluto, e difendermi, io gli risposi che sarebbe stato suo diritto difendermi anche facendo ricorso alla violenza." così si pronunciava M. K. Gandhi trattandosi di vicenda strettamente privata …che io credo debba, con giudizio, estendersi anche a tutte le vicende umane …a qualsiasi livello, intendo; …tenendo conto, però, che “La più grande debolezza della violenza è l’essere una spirale discendente che dà vita proprio alle cose che cerca di distruggere. Invece di diminuire il male. come giustamente ci suggerisce Martin Luther King.
Le vicende che hanno riguardato quel tragico periodo storico che per alcuni ha rappresentato una sorta di “guerra civile a bassa intensità” sono di rilevanza tale che, secondo me, difficilmente possono essere adeguatamente discussi, soprattutto nel merito, in così angusti spazi dialettici; ne, personalmente mi ritengo in grado di dare un significativo contributo se non strettamente personale e quindi molto parziale.
Caro Roberto sappiamo che fra i cosiddetti “terrorismo di sinistra", “eversione di destra" e "stragismo di stato" oggi esistono soltanto delle “verità giudiziarie parziali” confuse e spesso contraddittorie; …non diversamente, peraltro e purtroppo, da quanto accade nella nostra giustizia penale con i tanti casi in discussione per decenni senza, pervenire a delle sentenze plausibili; senza dilungarci basta osservare i casi di Perugia ed Avetrana …e quelle discusse i osceni spazi televisivi.
Un cosa posso confermare, Roberto, che io non ero e non sono certo fra coloro che sono disponibili ad accettare supinamente le risposte di tipo “militare” da parte non tanto dello “Stato” come istituzione, ma, soprattutto, da parte di coloro che lo gestiscono in modo indegno …come non di rado è avvenuto nel secolo scorso ed in questo decennio avanzato del XXI. In quel periodo, oggetto del post in particolare, infatti, una notevole fetta dell’elettorato anche non conservatore si rassegnò ad accettare misure restrittive della libertà individuale che permisero, anche mal seguite, l’insana esistenza di soggetti torturatori.
Discorso diverso mi sento di fare per la “censura” da una parte e la “tortura” dall’altra. Personalmente ritengo che entrambe non dovrebbero trovare spazio alcuno. Mai. Se, per caso, in via eccezionale potrebbe presentarsi l’esigenza di una giudiziosa “censura”, di certo è impensabile che un discorso parallelo possa farsi per la “tortura” …che, oltretutto, può raggiungere un livello di degrado della dignità umana anche superiore alla stessa pena di morte che la nostra Costituzione ripudia come dalle norme contenute nell’art. 27 che se correttamente rispettato, non sarebbero dovuto verificarsi neppure le morti di poveri nostri “figli” Stefano e Federico …delle quali ho anche trattato nel mio blog; casi questi capaci di strappare lacrime amare anche ad animi non proprio teneri e di certo troppo accomodanti verso poteri non costituzionali. Un saluto a te Roberto esteso a Giorgia ed a quanti di stanno vicino ed un sincero augurio per ciò che ti attende il 15 prossimo affinchè tutto si svolga nel migliore dei modi, M@.
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Auguri a tutte le Mamme, ma non in modo eguale.
Anche quest'anno voglio fare gli auguri a tutte le "mamme del mondo" secondo i loro reali bisogni non solo materiali.
Voglio, in particolare, fare gli auguri alle mamme un "po' distratte" affinché trovino tempo ed energie per stare vicino a coloro che hanno generato per offrirle tutto l'amore necessario e, perchè no, anche di più ...considerandoli sempre preziosi "doni" da condividere con i propri compagni che hanno partecipato all'atto d'amore.
Grazie a tutte le amiche di profilo e di blog ciascuna da me ritenuta "Mamma Speciale" aldilà delle diverse opinioni sociali, economiche, politiche che rappresentano la vera ricchezza del vivere in una civile comunità. Di ciò ne sono certo ed affido al loro discernimento le migliori scelte a vantaggio delle proprie famiglie.

Grazie Mamme, IinA_ M@.
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1. Premessa
Il termine democrazia compare per la prima volta in Erodoto e sta per dire, traducendo letteralmente dal greco, potere (kratos) del popolo (demos). Ma dal III secolo a.C. al XIX secolo 'democrazia' ha subito una lunga eclisse. L'esperienza delle democrazie antiche fu relativamente breve ed ebbe un decorso degenerativo. Aristotele classificò la democrazia tra le cattive forme di governo, e la parola democrazia divenne per oltre duemila anni una parola negativa, derogatoria. Per millenni il regime politico ottimale venne detto 'repubblica' (res publica, cosa di tutti), non democrazia. Kant ripeteva una comune opinione quando scriveva, nel 1795, che la democrazia "è necessariamente un dispotismo"; e dello stesso avviso erano i padri costituenti degli Stati Uniti. Nel Federalista Hamilton parla sempre di "repubblica rappresentativa", mai di democrazia (salvo che per condannarla). Anche la Rivoluzione francese si richiamava all'ideale repubblicano, e solo Robespierre, nel 1794, usò 'democrazia' in senso elogiativo, assicurando così la cattiva reputazione della parola per un altro mezzo secolo. Com'è che d'un tratto, dalla metà del XIX secolo in poi, la parola torna in auge e man mano acquista un significato apprezzativo? La risposta - vedremo - è che la democrazia dei moderni, la democrazia che pratichiamo oggi, non è quella degli antichi.Oggi 'democrazia' è una abbreviazione che sta per liberal-democrazia. E mentre il discorso sulla democrazia degli antichi è relativamente semplice, il discorso sulla democrazia dei moderni è complesso. Separiamone tre aspetti. Per un primo rispetto la democrazia è un principio di legittimità. Per un secondo, la democrazia è un sistema politico chiamato a risolvere problemi di esercizio (non soltanto di titolarità) del potere. Per un terzo, la democrazia è un ideale.
1. La democrazia come principio di legittimità è anche l'elemento di continuità che collega il nome greco con la realtà del XX secolo. La legittimità democratica postula che il potere deriva dal demos, dal popolo, e che si fonda sul consenso 'verificato' (non presunto) dei cittadini. La democrazia non accetta auto-investiture, e tantomeno accetta che il potere derivi dalla forza. Nelle democrazie il potere è legittimato (nonché condizionato e revocato) da libere e ricorrenti elezioni. Fin qui, peraltro, abbiamo stabilito soltanto che il popolo è titolare del potere. E il problema del potere non è soltanto di titolarità; è soprattutto di esercizio.
2. Finché un'esperienza democratica si applica a una collettività concreta, di presenti, di persone che interagiscono faccia a faccia, fino a quel momento titolarità ed esercizio del potere possono restare congiunti. In tal caso la democrazia è davvero autogoverno. Ma in quanti ci possiamo davvero autogovernare? Gli Ateniesi che deliberavano in piazza si aggiravano, si stima, tra i mille e i duemila. Ma se e quando il popolo diventa di diecine o anche di centinaia di milioni di persone, qual è l'autogoverno che ne può risultare?
È il problema risollevato, negli anni sessanta, dal rilancio della formula della democrazia 'partecipativa'. Il cittadino partecipante è il cittadino che esercita in proprio, per la quota che gli spetta, il potere di cui è titolare. L'esigenza di stimolare la partecipazione del cittadino è sacrosanta. La domanda resta: quanto grande, o quanto piccola, è la quota di esercizio del potere che spetta al cittadino che si autogoverna? Un quarantamilionesimo? Un centomilionesimo? John Stuart Mill (v., 1859; tr. it., p. 26) esattamente osservava che l'autogoverno in questione non è, in concreto, "il governo di ciascuno su di sé, ma il governo su ciascuno da parte di tutti gli altri", e ne ricavava che il problema non era più - nella democrazia estesa ai grandi numeri - di autogoverno, sebbene di limitazione e controllo sul governo. Inutile illudersi: la democrazia 'in grande' non può che essere una democrazia rappresentativa che disgiunge la titolarità dall'esercizio per poi ricollegarli a mezzo dei meccanismi rappresentativi di trasmissione del potere. L'aggiunta di taluni istituti di democrazia diretta - quali il referendum e l'iniziativa popolare delle leggi - non toglie che le nostre siano democrazie indirette governate da rappresentanti.
3. A questa constatazione si può rispondere che la democrazia come è (nel fatto) non è la democrazia come dovrebbe essere, e che la democrazia è, prima di tutto e sopra tutto, un ideale. Tale è, in larga misura, la democrazia come autogoverno, come governo del popolo in persona propria su se stesso. Tale è la democrazia egualitaria, e cioè ricondotta a un ideale generalizzato di sempre maggiore eguaglianza. Un elemento ideale o normativo è davvero costitutivo della democrazia: senza tensione ideale una democrazia non nasce e, una volta nata, rapidamente si affloscia. Più di qualsiasi altro regime politico la democrazia va controcorrente, contro le leggi inerziali che governano gli aggregati umani. Le monocrazie, le autocrazie, le dittature, sono facili, ci cascano addosso da sole; le democrazie sono difficili, debbono essere promosse e 'credute'.
Posto che senza democrazia ideale non vi sarebbe democrazia reale, il problema diventa: com'è che gli ideali si rapportano alla realtà, com'è che un dover essere si converte in essere? Gran parte del dibattito sulla democrazia verte, più o meno consapevolmente, su questa domanda. Se fosse realizzato, un ideale non sarebbe più tale. E tanto più una democrazia si democratizza, tanto più la posta sale. Ma fino a che punto può esser alzata? L'esperienza storica insegna che a ideali smisurati corrispondono sempre catastrofi pratiche. Comunque sia, in nessun caso la democrazia così com'è (definita descrittivamente) coincide, né coinciderà mai, con la democrazia per come vorremmo che fosse (definita prescrittivamente). La distinzione testé menzionata tra democrazia in senso descrittivo e democrazia in senso prescrittivo è importante non solo perché centra il dibattito sulla democrazia, ma anche perché ci aiuta a impostarlo correttamente. Dopo la seconda guerra mondiale si è sostenuto che le democrazie sono due, che al tipo occidentale si contrapponeva una democrazia 'popolare' più autentica. L'autodeflagrazione, tra il 1989-1991, dei sistemi comunisti dell'Est europeo e dello stesso regime sovietico ha risolto la questione: la cosiddetta democrazia 'reale' (comunista) tale non era. Ma è pur sempre importante capire com'è che la tesi delle 'due democrazie' sia stata dimostrata e creduta. Una corretta impostazione avrebbe richiesto un confronto tra i due casi condotto - giusta la distinzione tra prescrizioni e descrizioni - due volte: una volta tra gli ideali, e una volta tra i fatti. Ma i sostenitori della democrazia comunista hanno invece incrociato le accoppiate, paragonando gli ideali (non realizzati) del comunismo con i fatti (e i misfatti) delle democrazie liberali. In questo modo si vince sempre; ma solo sulla carta. La democrazia alternativa dell'Est era un ideale senza realtà. La sola democrazia che esiste e che merita questo nome è la democrazia liberale.
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Link del POST originale dell'amico Gian che ringrazio per aver permesso la condivisione
ROMA - Silvio Berlusconi, ospite di Mattino Cinque, afferma di non aver mai mirato veramente a presiedere la convenzione per le riforme. "Ho visto tutte le critiche mosse alla mia persona sull'ipotesi di una mia presidenza della Convenzione. Ma io l'ho buttata lì, era una battuta, scherzavo arrivando in Senato" con i giornalisti.
"Stavo evidentemente scherzando - precisa - poi quando i giornalisti mi hanno chiesto se io avrei potuto presiedere la Convenzione, ho detto 'certo, io sono il migliore'. Ma scherzi a parte nel '94 sono stato io il primo a parlare della necessita' di riformare la Costituzione e ho le idee chiare". Non solo "abbiamo anche già una proposta di legge depositata in Parlamento", conclude.
Berlusconi ritiene che il processo delle riforme "debba essere portato avanti, come dice la Costituzione all'articolo 138, dal Parlamento stesso, in modo tale che si possa arrivare nel tempo più breve possibile ad un cambiamento vero come oggi è urgente"
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...anche come italiani in attesa ...tutto staccato; un saluto rispettoso, M@.