Metafora della vita..

 

OIG

La vita è questa: persone che vanno, persone che vengono. Persone che conoscerai bene, altre che non riconoscerai più. Persone sincere, altre a cui cadrà la maschera. Persone che amerai oppure odierai, che ricorderai o rimpiangerai. Sì, la vita è questa, persone che vanno e persone che vengono, ma quelle importanti sono quelle che restano…

Sulle api e sul miele sappiamo abbastanza ?

 

Sapevi che il miele contiene una sostanza che aiuta il cervello umano a funzionare meglio?

Sapevi che il miele è l’UNICO cibo sulla terra che da solo può sostenere la vita umana?

Sapevi che un cucchiaino di miele è sufficiente per sostenere la vita umana per 24 ore?

Sapevi che la propoli prodotta dalle api è il più potente ANTIBIOTICO naturale?

Sapevi che il miele non ha una data di scadenza?

Sapevi che per guadagnare 1 kg. di tesoro, hai bisogno del nettare di più di 1.000.000 di fiori?

Sapevi che c’è un cucchiaio di legno speciale per il miele, e non uno di metallo?

Sapevi che i pascoli di api sono il cibo più salutare del mondo?

Sapevi che Il polline può avere più di 1500 colori e sfumature?

Sapevi che i corpi dei grandi imperatori del mondo sono stati sepolti in bare d’oro e poi ricoperti di miele per evitare il marcimento?

Sapevi che le api sono gli UNICI insetti che producono cibo per l’uomo?

Sapevi che mamma (regina) depone il doppio del suo peso nelle uova in un giorno?

Sapevi che le api battono le ali più di 11.000 volte al minuto?

Sapevi che l’unico miele che può essere apprezzato da persone allergiche ai prodotti dell’apicoltura è il miele di manna (manuka).

Sapevi che il miele manuka è il miglior miele per le donne?

Sapevi che il miele di acacia non è dolcificato?

Lo sai questo?

Un’ape vive meno di 40 giorni, visita almeno 1000 fiori e produce meno di un cucchiaino di miele, ma per lei è tutta la vita!

api

Le donne dovrebbero sempre dire la verità.

 

Invece di essere ragazze, ragazze il più a lungo possibile, che poi invecchiano umiliantemente in donne di mezza età, possono diventare donne molto prima — e rimanere adulte attive, godendosi la lunga ed erotica carriera di cui le donne sono capaci, molto più a lungo. Le donne dovrebbero permettere ai loro volti di mostrare le vite che hanno vissuto. Le donne dovrebbero dire la verità.

Susan Sontag

foto di henry Cartier Bresson

Susan Sontag  in una foto di Henri Cartier Bresson

 

Mi piace troppo…

 

Mi sono imbattuta in questo video stupendo. Adoro la tigre siberiana in particolar modo,di certo il mio animale preferito dopo il cane, compagno di vita, non potendo scegliere ovviamente questo stupendo esemplare di essere vivente ,al quale la natura ha dato tutto il meglio, bellezza, eleganza, austerità, forza e resistenza.
La Panthera tigris altaica è più conosciuta come tigre siberiana o tigre dell’Amur, due nomi che derivano proprio dal territorio abitato da questo grande felino, ovvero la Siberia orientale, dove nasce il fiume Amur, che è lungo quasi 3mila chilometri ed attraversa Russia e Cina.

La regione russa che fa da habitat a questo mammifero è molto particolare, dato che è praticamente divisa in 2 fasce climatiche: se il nord è caratterizzato da un clima continentale, con inverni lunghi e molto freddi, la parte sud vanta infatti la presenza dei monsoni. È in questa zona che si trovano gli habitat principali della tigre siberiana, ovvero la foresta boreale, detta anche taiga, e la foresta temperata, nelle quali da abile predatore quale è va a caccia di cinghiali, cervi nobili, ma anche caprioli, sika (o cervi del Giappone) e goral, oltre ad animali di taglia più piccola come lepri o salmoni.
Tra i suoi tratti fisici degni di nota, poi, ci sono le zampe enormi che consentono però all’animale di camminare senza sprofondare sulla neve. Per quanto riguarda il carattere la tigre siberiana è piuttosto solitaria, ad eccezione dei momenti in cui avviene la riproduzione, in seguito alla quale nascono i cuccioli, di solito dopo una gestazione di circa 100 giorni.Naturalmente, l’uomo è tra i principali responsabili del calo di popolazione della tigre dell’Amur, di cui si contano ormai poche centinaia di esemplari, circa 500. Prima veniva cacciata per la sua pelliccia, unica nel suo genere, ora che la caccia è vietata la causa della sua scomparsa è il taglio massiccio delle foreste, che costituiscono proprio il suo habitat, restringendo sempre più il territorio utile alla sua sopravvivenza. Spero che ci possa essere ancora tanta vita per questo felino, le cui caratteristiche non si trovano in altre specie. Osservarlo potrebbe essere una gioia grande per molti, come lo è per me, che mi sono innamorata di questo video, tanto da volerlo qui su questo mio blog.

tigre

 

Da” Lettere ad un bambino mai nato…” di Oriana Fallaci

 

Se nascerai uomo io sarò contenta lo stesso. E forse di più perché‚ ti saranno risparmiate tante umiliazioni, tante servitù, tanti abusi. Se nascerai uomo non dovrai temere d’essere violentato nel buio di una strada. Non dovrai servirti di un bel viso per essere accettato al primo sguardo, di un bel corpo per nascondere la tua intelligenza. Non subirai giudizi malvagi quando dormirai con chi ti piace, non ti sentirai dire che il peccato nacque il giorno in cui cogliesti una mela. Naturalmente ti toccheranno altre schiavitù, altre ingiustizie: neanche per un uomo la vita é facile, sai. Poiché‚ avrai muscoli più saldi, ti chiederanno di portare fardelli più pesanti, ti imporranno arbitrarie responsabilità. Ti ordineranno di uccidere o essere ucciso alla guerra. Eppure spero che sarai un uomo come io l’ho sempre sognato: dolce coi deboli, feroce coi prepotenti, generoso con chi ti vuol bene, spietato con chi ti comanda.

Oriana Fallaci

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Reyhnaeh Jabbari..ovvero proibito difendersi da una violenza.

 

In ricordo di Reyhnaeh Jabbari,
Hai preferito andartene spiegando le tue ali bianche
anziché sporcare la tua dignità,
svilire la tua bellezza,
rinnegare la tua libertà,
quella che nasce dal coraggio del Vero.

Pugnalasti per difenderti
e ti hanno impiccata
perché certe leggi sono fatte da uomini
che non sopportano donne consapevoli e fiere.

Eri colpevole di essere donna,
giovane, moderna, gentile, forte e bella.
Al processo non hai pianto,
non ti sei disperata,
non hai chiesto perdono.

Avresti potuto salvarti
rinnegando ciò che ti era successo.
Hai preferito morire e donare i tuoi occhi,
il tuo cuore, la tua pelle
a che non diventino polvere,
ma continuino a celebrare vita.

Quante e quanti
avrebbero avuto il tuo coraggio,
il coraggio della vera bellezza
in un mondo che troppo spesso la ignora,
il coraggio della verità
in un mondo che in ogni istante la calpesta,
il coraggio della responsabilità.

Perché chi non si piega alla menzogna
restituisce al mondo intero dignità
e chi muore ingiustamente
per mano di un simile,
preservando il candore della sua anima,
dona luce al mondo intero

Maria Letizia Del Zompo

 

donna a

Sul potere e il ritirarsi… di Marcello Veneziani

 

Maestro mio grande, ogni volta che mi avvicino al potere, mi allontano con rabbia e ribrezzo. So che non dovrei, perché la mia mansione profana mi conduce inevitabilmente a frequentare le stanze del potere. E poi so che nessuna città potrà mai sopravvivere senza lo scettro del comando e l’autorità. Il potere è causa di molti mali come di tanti beni, violenta e protegge, rende giustizia o impone ingiustizia, unisce e separa, guarisce e ferisce. Il potere è come Giano bifronte, signore del bene e del male, e di mille gradi intermedi o solo diversi.
Capisco dunque l’ambigua ma necessaria natura del potere, e lo rispetto a distanza, osservo le leggi, le decisioni e la sua autorità. Ma preferisco abitare lontano e costruire la mia vita al di fuori del suo raggio. Cerco la lontananza, la luce e il mare per eludere la sua sorveglianza e non sentire i miasmi del suo fiato e dei suoi servitori. Come te, del resto. Ma se devo esserti sincero, come tu esigi, non condivisi quel che scrivesti anni addietro: il saggio, dicesti, pur di mettere in salvo la sua missione e dedicarsi alle cose che contano, eseguirà anche ciò che non approverà e adatterà i costumi alle circostanze. Ci sono compromessi necessari per vivere, piccoli cedimenti e temporanee remissioni finalizzate a salvaguardare scopi superiori; ma la doppia morale mi pare inaccettabile proprio alla luce della tua dottrina perché tocca principi e beni che non si esauriscono nella sfera dei mezzi ma intaccano la sfera dei fini. Meglio sottrarsi alla vicinanza del potere, come tu hai fatto poi, e ritirarsi; o se possibile, meglio ribellarsi, e in extremis sottrarsi alla vita pur di non eseguire ordini ripugnanti e non farsi complice della malvagità. Muovendoti queste obiezioni so di essere in buona compagnia, perché ho dalla mia parte Seneca e altri suoi stessi pensieri.
Il potere si circonda di servi e di adulatori, si nutre del falso e di privilegi, si esalta nella sopraffazione e gode nell’annientare chi si frappone. La colpa di quell’abuso è dei potenti solo per un terzo; per un altro terzo è dei conniventi e dei consenzienti; e per un terzo infine è insito alla natura stessa del potere, cresce alla sua ombra indipendentemente dall’indole dei sudditi e dei potenti. Degli abusi di potere i potenti sono colpevoli solo in parte. Tanti valentissimi uomini si comporterebbero da prepotenti se fossero loro a comandare. E non sempre è poi vero che detiene un posto di comando chi ha una predisposizione malvagia, un’attitudine alla prepotenza. Lungo la strada tralignano anche buone nature e rette intenzioni. E’ divino essere infallibili ma è umano saper rimediare ai propri errori, accorgersi in tempo e sottrarsi al degrado. Il potere corrompe ma a volte schiaccia gli stessi potenti e li rende suoi servi. Questo vale non solo per chi ha in mano le sorti di un Impero o di una città, ma per chiunque abbia un potere, perfino domestico. Il potere si combatte solo con il potere, bilanciando le forze e commisurando al male i rimedi. Ma quando il potere opprime e si è inermi al suo cospetto, l’importante, insegnano i tuoi autori, è che ciò su cui noi non possiamo nulla, possa il meno possibile su di noi. E’ necessario cucirsi addosso una corazza impenetrabile per resistere ai suoi oltraggi, alle sue tentazioni e alla sua violenza e vivere in dignitosa libertà.
Il saggio non può vivere a lungo accanto al potere: nella migliore delle ipotesi perde il suo tempo, perde la vita nella ipotesi più sinistra e perde l’anima nella peggiore delle ipotesi, perché cede alla potenza e alle lusinghe del male. Accadde a Platone accanto a Dionisi II, Tiranno di Siracusa, accadde ad Aristotele accanto ad Alessandro, e accadde anche a te, Seneca con Nerone, se dopo hai preferito la casa di campagna al palazzo reale. Non è solo l’iniquità del sovrano che spinge il sapiente a ritirarsi o perfino esiliarsi, ma la natura stessa del potere che se non corrompe certo distrae dalla saggezza; e la natura stessa del pensiero che predilige l’indipendenza al comando, la solitudine alla corte e il raccoglimento alla dispersione.

(Da Vivere non basta. Lettere di Lucilio a Seneca sulla felicità, Mondadori, 2011)

potere

Ho contato i miei anni…

 

“Ho contato i miei anni
ed ho scoperto che ho meno tempo da vivere
da qui in avanti
di quanto non ne abbia già vissuto.
Mi sento come quel bambino
che ha vinto una confezione di caramelle
e le prime le ha mangiate velocemente,
ma quando si è accorto che ne rimanevano poche
ha iniziato ad assaporarle con calma.
Ormai non ho tempo per riunioni interminabili,
dove si discute di statuti, norme,
procedure e regole interne,
sapendo che non si combinerà niente…
Ormai non ho tempo
per sopportare persone assurde
che nonostante la loro età anagrafica,
non sono cresciute.
Ormai non ho tempo
per trattare con la mediocrità.
Non voglio esserci in riunioni
dove sfilano persone gonfie di ego.
Non tollero i manipolatori e gli opportunisti.
Mi danno fastidio gli invidiosi,
che cercano di screditare quelli più capaci,
per appropriarsi dei loro posti, talenti e risultati.
Odio, se mi capita di assistere,
i difetti che genera la lotta per un incarico maestoso.
Le persone non discutono di contenuti,
a malapena dei titoli.
Il mio tempo è troppo scarso per discutere di titoli.
Voglio l’essenza, la mia anima ha fretta…
Senza troppe caramelle nella confezione…
Voglio vivere accanto a della gente umana,
molto umana.
Che sappia sorridere dei propri errori.
Che non si gonfi di vittorie.
Che non si consideri eletta, prima ancora di esserlo.
Che non sfugga alle proprie responsabilità.
Che difenda la dignità umana
e che desideri soltanto essere
dalla parte della verità e l’onestà.
L’essenziale è ciò che fa sì che la vita
valga la pena di essere vissuta.
Voglio circondarmi di gente
che sappia arrivare al cuore delle persone…
Gente alla quale i duri colpi della vita,
hanno insegnato a crescere
con sottili tocchi nell’anima.
Sì… ho fretta… di vivere con intensità,
che solo la maturità mi può dare.
Pretendo di non sprecare nemmeno una caramella
di quelle che mi rimangono…
Sono sicuro che saranno più squisite
di quelle che ho mangiato finora.
Il mio obiettivo è arrivare alla fine soddisfatto
e in pace con i miei cari e con la mia coscienza.
Spero che anche il tuo lo sia,
perché in un modo o nell’altro ci arriverai…”

Mario Andrade

anziana a

 

Gentilezza amorevole, compassione, gioia e libertà. La somma fa l’Amore.

 

Il vero amore contiene l’elemento della gentilezza amorevole, che è la capacità di offrire felicità. Per rendere felice una persona bisogna esserci. Si dovrebbe imparare a guardarla, a parlarle. Rendere un’altra persona felice è un’arte che si impara .Il secondo elemento che compone il vero amore è la compassione, la capacità di togliere il dolore, di trasformarlo nella persona che amiamo. Anche in questo caso bisogna praticare il guardare in profondità per riuscire a vedere che tipo di sofferenza ha in sé quella persona. Spesso avviene che l’altra persona, compresa e sostenuta, sarà in grado di affrontare più facilmente le difficoltà della sua vita, perché sentirà che siete dalla sua parte. Il terzo elemento è la gioia. Il vero amore vi deve portare gioia e felicità, non sofferenza giorno dopo giorno. Il quarto e ultimo elemento è la libertà. Se amando sentite di perdere la vostra libertà, di non avere più spazio per muovervi, quello non è vero amore.

Thich Nhat Hanh

 

due che si amano

Questo post su libri e tarocchi è per gli uomini

“Il patriarcato impone agli uomini di diventare storpi emotivamente”.

Come l’Imperatore al regressivo, cresciamo svendendo le nostre emozioni,chiudendo il petto, la nostra capacità di essere sensibili per ottenere lo scettro, il finto dominio del patriarcato. Abbiamo il dovere di assumerci la responsabilità della nostra cura, altrimenti resteremo niente di  più che bambini traumatizzati ed estremamente violenti, idioti emotivi e tirannici .E per quante ferite possiamo aver ricevuto, se non scegliamo di prendercene cura attivamente, scegliamo allora automaticamente di  diventare gli unici responsabili e perpetratori della violenza. Tutti. E ho visto ancora troppi pochi di noi fare terapia, ho incontrato ancora pochissimi nei gruppi di consapevolezza, pochissimi sforzarsi di trovare i mezzi per riaprire il proprio cuore, troppo pochi scendere in piazza e sostenere il femminismo. E ho visto ancora troppi difendere con i denti la propria violenza, o non riconoscerla (che è lo stesso).

Nelle parole preziose di Bell ooks:

“Nessun uomo che non decide attivamente di impegnarsi a cambiare e a mettere in discussione il patriarcato riesce a sfuggire alla sua influenza. Se i semi del pensiero patriarcale sono stati impiantati nella sua psiche, anche l’uomo più passivo, buono e tranquillo può arrivare a commettere atti di violenza.”

“L’indottrinamento che comincia durante l’infanzia include un’iniziazione psicologica che impone ai bambini di accettare il fatto che la loro disponibilità a commettere atti di violenza ne fa dei patriarchi.”

“Ogni volta che le pensatrici, in particolare quelle femministe, parlano del problema diffuso della violenza maschile, la gente è pronta a contestarle dicendo che la maggior parte degli uomini non è violenta. Si rifiuta di ammettere che masse di ragazzi e uomini sono stati programmati fin dall’infanzia a credere che a un certo punto della loro vita devono diventare violenti, fisicamente e psicologicamente, per dimostrare di essere uomini.”

“Dobbiamo immaginare alternative alla mascolinità patriarcale. Tutti dobbiamo cambiare”.

@daniele.tarot

 

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