Il colore della Pace…

Talil Sorek era una ragazza israeliana tredicenne quando ha scritto questa poesia che ha vinto un premio ed è diventata famosa in tutto il mondo. Attraverso un’immagine molto semplice, Talil ci fa riflettere su ciò che può significare la parola “pace”in una zona come il Medio Oriente, teatro di molte terribili guerre. Molti bambini, nati qui non sanno cosa sia il suono del silenzio diverso dal momento in cui si sentono spari e scoppi di bombe, non  sanno cosa significhi godere una notte di luna, sdraiati sull’erba ai  margini di un bosco.

13 anni

Avevo una scatola di colori
brillanti, decisi, vivi.
Avevo una scatola di colori,
alcuni caldi, altri molto freddi.
Non avevo il rosso
per il sangue dei feriti.
Non avevo il nero
per il pianto degli orfani.
Non avevo il bianco
per le mani e il volto dei morti.
Non avevo il giallo
per la sabbia ardente,
ma avevo l’arancio
per la gioia della vita,
e il verde per i germogli e i nidi,
e il celeste dei chiari cieli splendenti,
e il rosa per i sogni e il riposo.
Mi sono seduta e ho dipinto la pace.

Talil Sorek

” La stanza rossa “di Henri Matisse o se preferite “Armonia in rosso”, altro titolo dell’opera…

Henri Matisse dipinge “La stanza rossa” nel 1908, quando il suo percorso artistico approda al fauve, ossia alla concezione di pittura come espressione di emozioni rese attraverso il colore. E’ nota anche come Armonia in rosso. L’opera di Henri Matisse è un olio su tela che ,prima di essere quella che è ora e tale uscita dal suo studio , è stata prima verde e poi blu.

La-stanza-rossa-1908

                       Henri Matisse, La stanza rossa, 1908

Ne la stanza rossa Matisse rappresenta una domestica che prepara la tavola. . Sul tavolo, coperto da una tovaglia rossa, sono poggiati frutti, un paio di bottiglie e un’alzata con dei fiori. Sul lato opposto una sedia impagliata alle cui spalle una finestra si apre su un paesaggio stilizzato molto variopinto. Nella stanza rossa ciò che colpisce, oltre alla cromia, è la presenza di alcuni arabeschi che si snodano sulla tovaglia e sui muri e che saranno poi una costante nelle opere di Henri Matisse.

matisse, la tavola imbandita 1897

Henri Matisse, La tavola imbandita, 1897

Henri Matisse dipinse Armonia in rosso nel 1908, quando aveva 39 anni. Undici anni prima egli si era già confrontato con il medesimo soggetto. Tra la prima e la seconda versione però cambia tutto: se gli elementi del quadro sono i medesimi (la donna, le sedie, la tavola imbandita, la finestra), lo stile , nel corso del tempo, è andato incontro ad un’estrema semplificazione e ad una accentuazione del ruolo del colore. Nella prima opera sono evidenti tutte le gamme cromatiche mentre non si vede il ricorso al disegno. Nella seconda, invece, i colori si sono ridotti al rosso predominante, al blu, al nero e al giallo, mentre ogni elemento è contornato da una spessa linea scura. Anche la costruzione dello spazio non è più la stessa: nel dipinto del 1897, le linee convergono verso un unico punto mentre ne La stanza rossa siamo di fronte a tre sole linee oblique con differenti punti di fuga. La profondità è appena suggerita dalla scansione dei colori e dal tavolo che, tuttavia, si confonde con la parete. Anche le donne sono totalmente diverse; la prima figura ha una fisicità che la seconda perde per apparire quasi un ritaglio dal fondo.
La Stanza rossa di Henri Matisse è evidente dimostrazione di pittura fauve, di cui ho parlato all’inizio e qui la violenza della cromia vuole esaltare la positività, come emozione dominante.

….e ci sono anche donne difficili, per carattere, per difesa…e sono quelle che più di altre hanno bisogno d’amore.

 

Donne difficili..

Non è da tutti
amare le donne difficili,
spigolose, quasi inaccessibili.
Solo apparentemente
sono solari ed estroverse,
anche sicure di sé,
ma in realtà sempre
diffidenti e insicure,
sempre sulla difensiva.
E si tengono tutto dentro.
Non guardatele troppo negli occhi, perché non vogliono far vedere a nessuno la loro rabbia, delusione, paura, fragilità.
La solitudine le accompagna, anche quando hanno decine di corteggiatori.
Perché amano
ma non dipendono mai dall’amore, da quell’amore che per loro è solo un sogno.
E sono dure, prima di tutto
con se stesse.
Solo chi sa guardare “oltre” il sorriso riesce a vedere il muro impenetrabile che hanno eretto.
Che difende la loro interiorità
ricca ma ferita, spaventata.
La loro sensibilità
troppe volte ferita.
Il difficile vissuto
che solo loro conoscono.
Perché sono donne spigolose, difficili, quasi inaccessibili.
Quelle con l’anima in fiamme
e il sorriso splendente.

Agostino Degas

 

donna difficile

Sarà questo poesia? Un ricordo, un’ emozione improvvisa, una lacrima di nostalgia?

 

Da un tuo cortile aver guardato
le antiche stelle,
dalla panchina in ombra aver guardato
quelle luci disperse
che non so ancora chiamare per nome
né ordinare in costellazioni,
aver sentito il cerchio d’acqua
nel segreto pozzo,
l’odore del gelsomino e della madreselva,
il silenzioso uccello addormentato,
la volta dell’androne, l’umido
– forse son queste cose la poesia.

Jorge Luis Borges

 

gelsomino

Che sarà mai la nostra anima? Wislawa Szymborska prova a raccontarcela…

Ma la nostra anima com’è? Così ce la descrive Wisława Szymborska

Una delle domande su cui spesso non abbiamo tempo di fermarci a riflettere – e in realtà, anche avendo tempo, non abbiamo modo di procurarci grandi risposte – è proprio questa: come sarà mai la nostra anima?
Wislawa Szymborska ha provato a raccontarcela in questa bellissima poesia, scritta con un linguaggio semplice e diretto , ricca, tuttavia di spunti su cui riflettere su cosa sia l’anima.E tutto questo è tipico di questa poetessa polacca, Premio Nobel per la letteratura, che sa sempre toccare temi semplici o meno abbordabili con un linguaggio quotidiano,facile, ilare e ironico, o serio ,di comprensione immediata. La quotidianità di fatti, ed emozioni sono la sua poesia.

Qualche parola sull’anima
L’anima la si ha ogni tanto.
Nessuno la ha di continuo
e per sempre.

Giorno dopo giorno,
anno dopo anno
possono passare senza di lei.

A volte
nidifica un po’ più a lungo
solo in estasi e paure dell’infanzia.
A volte solo nello stupore
dell’essere vecchi.

Di rado ci dà una mano
in occupazioni faticose,
come spostare mobili,
portare valigie
o percorrere le strade con scarpe strette.

Quando si compilano moduli
e si trita la carne
di regola ha il suo giorno libero.

Su mille nostre conversazioni
partecipa a una,
e anche questo non necessariamente,
poiché preferisce il silenzio.

Quando il corpo comincia a dolerci e dolerci,
smonta di turno alla chetichella.

È schifiltosa:
non le piace vederci nella folla,
il nostro lottare per un vantaggio qualunque
e lo strepito degli affari la disgustano.

Gioia e tristezza
non sono per lei due sentimenti diversi.
E’ presente accanto a noi
solo quando essi sono uniti.

Possiamo contare su di lei
quando non siamo sicuri di niente
e curiosi di tutto.

Tra gli oggetti materiali
le piacciono gli orologi a pendolo
e gli specchi, che lavorano con zelo
anche quando nessun

Non dice da dove viene
e quando sparirà di nuovo,
ma aspetta chiaramente simili domande.

Si direbbe che
così come lei a noi,
anche noi
siamo necessari a lei per qualcosa.

Sentir parlare di poesie sull’anima può far pensare a qualcosa di tremendo, a metà tra lo sdolcinato e l’esoterico, invece io credo che qui ci sia tutt’altro: una lucidissima raffigurazione di quello che possiamo capire, con gli strumenti che abbiamo, di quella parte di noi che ci portiamo dietro a volte senza accorgercene.

Rene-Magritte-The-victory

Simpatia, Empatia o feromoni anche in questo caso?

So bene , per esperienza mia, che sono veramente molto poche le occasioni che ci permettano di incontrare qualcuno a cui trasmettere il nostro umore con tale precisione, per cui  scaturisca la possibilità  di una  comunicazione  perfetta. Direi che è quasi un miracolo, davvero un colpo di fortuna trovare una persona così…

chimica-e1555916125878 (1)

Il ventaglio…

Un monaco domandò al maestro Tung-shan (807-869): “Come posso evitare il caldo e il freddo?”
Il maestro rispose: “Perché non ti trasferisci là dove non fa né caldo né freddo?”
“E dov’è questo posto?”
Disse Tung-shan: “La dove, quando fa caldo, il monaco si sventola e, quando fa freddo, il monaco si riscalda”.

Questo posto è esattamente là dove ci troviamo, là dove, quando fa caldo, si cerca il fresco e, quando fa freddo, si cerca il caldo. La nostra azione fa sì che si attenuino le oscillazioni estreme e ci si mantenga in una zona di centro, in una situazione di equilibrio naturale. Un altro maestro dichiarò che lo Zen consiste “nel riscaldarsi quando fa freddo e nello sventolarsi quando fa caldo.” Qui “caldo” e “freddo” rappresentano tutti i contrasti della natura, che vengono per così dire armonizzati nel “luogo” dello spirito. Non si tratta di diventare indifferenti, ma di recuperare quel baricentro che é ugualmente lontano da tutti gli estremi.

ventaglio

Vorrei quel che non sarà mai più…

Quel Che Non Sarà Mai…

Vorrei sentire il tuo odore profumato di te
che risveglia tutti i miei sensi,
e mi fa sentire viva
vorrei toccarti,
percorrere le linee dure del tuo corpo,
che mi fa sentire donna
vorrei assaggiarti
piano piano
per sentire il tuo sapore ribollire sul mio palato,
che mi fa avere ancora più fame
vorrei fare l’amore con te
perdermi in te e tu perderti in me,
sentire il nostro piacere che esplode insieme…
che ci travolge…
e ci fa sentire amanti
e sentire quell’estasi che solo un atto d’amore può…
vorrei quel che non sarà mai…

Anne Sexton

anne-sexton-quel-che-non-sara-mai1

Noi viviamo costantemente nell’incertezza e viviamo ogni giorno cercando di sfuggirla-

 

La nostra vita è un’opera d’arte – che lo sappiamo o no, che ci piaccia o no. Per viverla come esige l’arte della vita dobbiamo – come ogni artista, quale che sia la sua arte – porci delle sfide difficili (almeno nel momento in cui ce le poniamo) da contrastare a distanza ravvicinata; dobbiamo scegliere obiettivi che siano (almeno nel momento in cui li scegliamo) ben oltre la nostra portata, e standard di eccellenza irritanti per il loro modo ostinato di stare (almeno per quanto si è visto fino allora) ben al di là di ciò che abbiamo saputo fare o che avremmo la capacità di fare. Dobbiamo tentare l’impossibile. E possiamo solo sperare – senza poterci basare su previsioni affidabili e tanto meno certe – di riuscire prima o poi, con uno sforzo lungo e lancinante, a eguagliare quegli standard e a raggiungere quegli obiettivi, dimostrandoci così all’altezza della sfida. L’incertezza è l’habitat naturale della vita umana, sebbene la speranza di sfuggire ad essa sia il motore delle attività umane. Sfuggire all’incertezza è un ingrediente fondamentale, o almeno il tacito presupposto, di qualsiasi immagine composita della felicità. È per questo che una felicità «autentica, adeguata e totale» sembra rimanere costantemente a una certa distanza da noi: come un orizzonte che, come tutti gli orizzonti, si allontana ogni volta che cerchiamo di avvicinarci a esso.

Zygmunt Bauman – L’arte della vita

 

incertezza2

Lo sai che i papaveri…

Per mia fortuna ho potuto vivere lunghi periodi in campagna durante la mia infanzia e giovinezza. Durante la guerra la mamma ed io ci eravamo trasferite nella grande casa di papa in campagna e ho potuto così godere della bellezza dei campi estivi che venivano colorati dai papaveri. Parlo al passato perchè è raro vedere oggi tanti papaveri insieme. I diserbanti li distruggono per non inquinare di erbacce le graminacee, che creerebbero non pochi problemi alle grandi mietitrebbia, ma creandone ben altri all’ambiente. Sono fiori bellissimi e tra la mia erba rustica crescono ancora papaveri e qualche fiordaliso, la cui naturale bellezza non ha nulla da invidiare ai perfetti tappeti inglesi, tanto belli quanto avvelenati.

papaveri 2

Il papavero è una pianta perenne che cresce spontaneamente sia nei campi coltivati che ai margini delle strade. Fiorisce da maggio a settembre ed in una sola stagione riesce a produrre anche 400 fiori e può raggiungere anche gli 80 centimetri di altezza .I fiori hanno un bellissimo coloro rosso con all’interno un “bottone” nero e le loro foglie ed il loro fusto si caratterizzano per una peluria sottile.

Gli antichi greci ritenevano il papavero simbolo dell’oblio e del sonno, per gli antichi romani era il simbolo della dea Cerere raffigurata con ghirlande, mentre nel Medioevo era associato al sacrificio di Cristo. La bellezza dei papaveri incantò non pochi artisti, come Van Gogh, Klimt e Monet, che li trasformarono in soggetto floreale dei loro quadri.
I papaveri sono, oggi, divenuti simbolo della libertà, infatti in Inghilterra, essi vengono utilizzati per ricordare le vittime della Prima e della Seconda Guerra Mondiale ed in Italia innumerevoli sono i riferimenti ai papaveri come simbolo di libertà: De Andrè  ne La guerra di Piero, parla di “mille papaveri rossi” a fare la guardia alla tomba di Piero ed al periodo della Resistenza risale l’usanza di apporre sulle tombe dei partigiani un fiore di papavero.
Poichè il papavero cresce ovunque, ma se colto appassisce subito. E’ bello associarlo quindi alla libertà, perché non può essere “imprigionato” ,e costretto, si lascia morire.

proserpina
Leggenda antica sui papaveri

Si narra che un giorno, nel mese di giugno Proserpina, la bellissima figlia di Giove e della dea della Terra, mentre coglieva fiori in un prato di Sicilia fu rapita da Plutone, dio degli inferi, che volle farla sua sposa.

Quando la madre Demetra venne a sapere che la figlia avrebbe trascorso il resto dell’esistenza nel mondo sotterraneo si disperò e corse a chiedere aiuto a Giove che però non fece nulla, cercando addirittura di incoraggiare l’unione della figlia che sarebbe diventata regina.
Demetra in preda al dolore decise di non occuparsi più per la Terra. A quel punto Giove, preoccupato della morte delle creature, convinse Plutone a lasciar tornare Proserpina per almeno sei mesi ogni anno.
Così fu e leggenda vuole che quando la regina ritorna sulla terra sbocciano i papaveri che con il loro colore rosso, ricordano alla dea la passione dello sposo che l’aspetta negli inferi.