Tempo+spazio=vita.

L’idea del tempo esiste solo nella nostra mente. In Esso non esiste, poichè per Lui non esiste tempo. Il tempo è solo un idea che nasce in noi quando percepiamo di esistere e da quel momento creiamo un concetto di tempo a scadenza ignota in cui vivere attimi che sono per pochissimo presente per diventare subito passato e immetterci nel futuro, nel quale poniamo propositi, sogni , desideri da realizzare. Ed  è in questa specie di spazio  che ci muoviamo freneticamente, timorosi di non riuscire a realizzarci in tempo. E non ci accorgiamo che Noi siamo tempo e spazio , oltre il tempo e lo spazio che si sono incontrati per una Vita.

il tempo

Stagioni…

Chi ha dimenticato l’inverno
Non merita la primavera,
Chi ha dimenticato la campagna
Non deve camminare in città.
La ragazza usciva sola
E amava camminare in silenzio:
Siccome non portava il cappello
Riusciva sgradita alla gente.
Le sue spalle curve e magre
Dicevano: io non voglio nessuno;

Io voglio soltanto
Camminare in città.
Chi non riconosce il volto
Della passione, non deve
Non deve esistere al mondo.
La ragazza che fumava, sdraiata
Sul divano, che taceva sola,
Non bisogna dimenticarla
Se pure è finito il suo tempo,
Se il suo corpo ha dato dei figli
Come una donna può fare.
Chi ha veduto il cielo al tramonto
Non deve dimenticare il mattino,
Poiché la vita che ci è data
È questa: morire e nascere,
Nascere e morire, ogni giorno.
La ragazza che usciva in silenzio
Non c’è più, ma forse i suoi figli,
Nati dal suo corpo, un giorno
Vorranno uscire da soli,
In silenzio, a sfidare la gente.

Il tempo, la vita, ciò che resta di noi

Quando ci guardiamo indietro, ci autodeterminiamo riconoscendo il nostro passato. Le nostre scelte, i nostri desideri e i nostri errori, persino i rimpianti e i rimorsi che ci portiamo dietro, ci rendono ciò che siamo oggi. Il nostro legame con il passato non deve intristirci perché stiamo invecchiando, né deve essere rinnegato per gli errori che abbiamo commesso, perché noi siamo qui grazie a ciò che è stato, e non solo noi. E’ un invito  a non dimenticare il passato e a non avere rimorsi, usando diverse metafore. Il tempo non scorre immotivato, la vita non ci abbandona mai del tutto. Anche quando sembra che tutto sia finito, che la nostra esistenza sia giunta al termine, noi, le nostre parole, le nostre azioni e i nostri pensieri sono destinati a sopravvivere, a germogliare nella vita degli altri, di chi verrà dopo di noi.

 Natalia Ginzburg  da Libreriamo

 clessidra

To be or not to be…

 

Da non dimenticare: La vita è come un gioco di simulazione di cui tu hai tutti i codici di accesso. Ogni cosa dal tuo aspetto fisico, intelligenza ,personalità, scuola, università, il tuo amore, e persino ogni singolo atomo può essere cambiato da te. Così ricorda che devi essere senza limiti, irrealista e soprattutto creativo, al massimo delle tue possibilità- Essere se stessi non giova, se non alla tua coscienza-

essere o non essere

Successo o felicità?

Ciascuno di noi deve chiedere a se stesso :che cosa voglio realmente? Davvero voglio essere il Numero Uno? Oppure voglio essere felice? Allora la parte più vera di noi ci risponderà.” Se vuoi il successo devi essere disposto a sacrificare per esso la tua felicità. Tu puoi diventare vittima del successo, ma mai sarai vittima della felicità .”

Thich Naht Hanh

 

tazza

Lei era così…

 
Era una donna semplice, di quelle che sognano dietro ai libri e alle poesie, e se la vita è carogna non importa, una ragione buona per sorridere la trovi comunque.
Era un tipo così.
Ed era carina, questo bisogna dirlo.
Non del genere vistoso, quelle che ti giri a guardarle.
Più semplice.
Ma aveva qualcosa che ti accalappiava, niente da dire, ce l’aveva.
Come una specie di limpidezza, di trasparenza.
Era quel tipo di donna che quando ce l’hai tra le braccia, sai che lei è lì, proprio tra le tue braccia e da nessuna altra parte.
Non so se avete presente.
Ma è una cosa rara.
E bellissima, nel suo genere.
Alessandro Baricco.    Da Barnum.
 

Giornata mondiale della terra 2022…

La storia della Giornata della Terra

La manifestazione nasce nel 1970 per sensibilizzare il mondo all’importanza della conservazione delle risorse naturali della terra e la salvaguardia dell’ambiente. Fu istituita negli Stati Uniti grazie al senatore Gaylord Nelson, un anno dopo l’intervento di John McConnell alla Conferenza dell’UNESCO a San Francisco. McConnell, un attivista per la pace che si era interessato anche all’ecologia propose una giornata per celebrare la vita e la bellezza della terra e per promuovere la pace. Ad oggi le nazioni coinvolte per la celebrazione di questa giornata sono più di centocinquanta.

Una celebrazione sentita in tutto il mondo
Nel corso degli anni la partecipazione internazionale all’Earth Day è cresciuta superando oltre il miliardo di persone in”tutto il mondo: è l’affermazione della “Green Generation”, che guarda ad un futuro libero dall’energia da combustibili fossili, in favore di fonti rinnovabili, alla responsabilizzazione individuale verso un consumo sostenibile, allo sviluppo di una green economy e a un sistema educativo ispirato alle tematiche ambientali.

È inutile per l’uomo conquistare la Luna, se poi finisce per perdere la Terra.
(François Mauriac)

Se l’ape scomparisse dalla faccia della terra, all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita.
(Attribuita ad Albert Einstein)

Mi chiedo se c’è un modo per descrivere adeguatamente la follia che ci fa sprecare i grandi doni sia della Terra che del Cielo.
(James Lee Burke)

Solo quando l’ultimo albero sarà abbattuto e l’ultimo fiume avvelenato e l’ultimo pesce pescato ci renderemo conto che non possiamo mangiare il denaro.
(Proverbio indiano)

Il mondo: una foglia appesa all’albero dell’universo.
(Fabrizio Caramagna)

L’uomo è la specie più folle: venera un Dio invisibile e distrugge una Natura visibile.
Senza rendersi conto che la Natura che sta distruggendo è quel Dio che sta venerando.
(Hubert Reeves)

Credo che la terra appartenga a una vasta famiglia di persone. Molte sono morte, alcune sono in vita, e innumerevoli non sono ancora nate.
(Anonimo)

Non dimenticate che la terra si diletta a sentire i vostri piedi nudi e i venti desiderano intensamente giocare con i vostri capelli.
(Kahlil Gibran)

Credo che avere la terra e non rovinarla sia la più bella forma d’arte che si possa desiderare.
(Andy Warhol)

Siamo tutti farfalle. La Terra è la nostra crisalide.
(LeeAnn Taylor)

Gli alberi rimangono intatti se tu te ne vai. Ma tu no, qualora se ne vadano loro.
(Markku Envall)

Non ereditiamo la terra dai nostri antenati, la prendiamo in prestito dai nostri figli.
(Proverbio del popolo navajo)

La Terra fornisce abbastanza risorse per soddisfare i bisogni di ogni uomo, ma non l’avidità di ogni uomo.
(Gandhi)

La terra ha oltre un milione di anni di età. Rispetta gli anziani.
(Deanna Anderson)

La volpe a custodia del pollaio, l’uomo del paradiso, l’industria dell’ambiente.
(Markku Envall)

Le primavere e i paesaggi hanno un grave difetto: sono gratuiti. L’amore per la natura non fornisce lavoro a nessuna fabbrica.
(Aldous Huxley)

Vivere è bene. Saper vivere è meglio. Sopravvivere sarà senza dubbio il problema degli uomini di “domani”.
(Roger Molinier)

Il silenzio muore, il rumore prende dappertutto il potere. E’ la sola calamità ecologica sulla terra di cui nessuno parla.
(Alain Finkielkraut)

La Terra non rimpiangerà l’uomo, né l’Uomo la terra. Una coppia troppo litigiosa, che con le sue urla disturbava gli astri vicini.
(Guido Ceronetti)

Alberi massacrati. Sorgono case. Facce, facce dappertutto. L’uomo si estende. L’uomo è il cancro della terra.
(Emil Cioran)

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La pazienza di vivere…

L’essere umano è una cosa forte e profonda, che richiede molta pazienza.

Immanuel Kant

Kant ha ragione un milione di volte. Se siamo sinceri  infatti, quante volte, incalcolabili volte siamo costretti a mettere alla prova la nostra pazienza nel corso della vita, iniziando dalla nascita, quando ci ritroviamo in un mondo, dove nessuno di noi ha chiesto di entrare. La prima volta in cui accettiamo con pazienza una cosa è proprio questa. E poi la crescita che ci costringe nostro malgrado, ma non del tutto inconsapevoli ad essere causa di stanchezza fisica ed emotiva di chi ci dedica le sue  cure ,e accettiamo gli inevitabili  battibecchi dei nostri genitori con pazienza. Kant aveva compreso che la vita ha bisogno della pazienza più dell’aria stessa. E ci vuole pazienza ad accettare, fin da piccoli, che la vita sia ingiusta, che oltre a farci nascere lo abbia fatto così a caso, qualcuno in un mondo dorato,  qualcuno in un mondo decente,  qualcuno nelle fogne. E ci vuole pazienza ad accettarci ,poichè questo mondo, fatto sempre più di distinguo, prima o poi ci mette davanti uno specchio, nel cui riflesso vediamo tutto quello che di noi non ci piace, che vorremmo cambiare . E ci vuole pazienza ad accettare che forse avremmo anche le capacità per farlo, ma il mondo in cui siamo nati ci tiene dentro al suo ghetto, per uscire dal quale non bastano volontà , bravura, perseveranza, doti eccellentissime  ,ma che non possono competere con la corruzione, il dominio di alcuni sugli altri, il denaro e soprattutto il disprezzo verso chi non sta in quel mondo. E ci vuole pazienza ad accettare un mondo senza valori veri ai quali legarsi quando la Religione predica bene e razzola male, quando la Politica, le Istituzioni sono la quinta essenza di tutta la falsità ricoperta da belle facce, da bei nomi, e soprattutto da parole riconducibili al nulla per quanto riguarda i benefici per i cittadini, che rappresentano e dovrebbero proteggere. E ci vuole pazienza ad accettare il calvario delle malattie, della disabilità, della diversità in un mondo che predica uguaglianza e accettazione, e continua a proporre modelli di bellezza e vita irraggiungibili. Ci vuole pazienza ad accettare che forse non esiste più nemmeno l’amore, l’unico sentimento che quando è vero, non fa distinzione, non guarda il denaro, nascita, ma segue soltanto se stesso ,l’amore per l’amore, gratuito, l’incontro di due cuori e due anime, che forse si erano già scelte prima di incontrarsi in questo mondo dove prevalgono solo l’egoismo, l’odio e la voglia di sopraffarsi gli uni e gli altri. Ci vuole la pazienza della fede ,l’unica che da molto tempo è diventata la devozione a Dio durante la mia giornata : “Signore Dio, sia fatta la tua volontà ora e sempre.” Nulla dipende da noi…

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La Pasquetta, che non c’è più…

Il bello della Pasqua era che a differenza delle altre domeniche non annunciava la mestizia leopardiana del lunedì (“diman tristezza e noia recheran l’ore”). Perché alla domenica di Pasqua seguiva il Lunedì dell’Angelo. La Santa Pasqua si faceva puttanella con la Pasquetta. La vezzosa e ovipara Pasquetta, in campagna o al mare, tra i cibi avanzati della Pasqua, più i tegami e le tielle da asporto, e il mitico cucuo (focaccia); la Pasquetta civettuola, tra camicette gonfie, corpi scoperti e prime voluttà che annunciavano l’estate. Il sole che torna sulla pelle, il contatto con la terra, per i più arditi il primo bagno a mare, tra grida disumane ed eccitazione goliardico-vascolare. Alla Pasquetta c’era una regressione infantile: si giocava al pallone, alla bandiera, a mago o libero, a tezzuare le uova e sopra tutto al ciuccio: c’erano due squadre contrapposte, una formava un serpentone di corpi intrecciati e piegati, in posa da rugby, come un lungo animale e l’altra squadra doveva montarvi sopra con la massima irruenza per far scoffolare (crollare) il ciuccio. Di solito i bestioni più obesi saltavano per ultimi, per dare al ciuccio il colpo di grazia. Se il ciuccio reggeva, vinceva la partita. Viceversa, se gli avversari toccavano terra o smontavano dal ciuccio prima che si sgriduasse (decomponesse), perdevano loro. A volte durava un tempo infinito prima che il ciuccio schinicchiasse (scricchiolasse). Una guerra di resistenza punteggiata da minacciose frasi: “Pes u’ chiumme?” (Pesa il piombo?). Risate e imprecazioni quando nel salto si squartavano i pantaloni o quando si cadeva uno sull’altro. Si andava in visibilio in caso di rumorose flatulenze digestive che tramortivano il ciuccio. La sera i più fortunati s’imboscavano con la minenna (la ragazza), gli altri si sfogavano intorno a una chitarra. E si tornava a casa svociati e contenti, ubriacati d’aria. Sazi di vita, di luce, di focacce e taralli.

Da Ritorno a sud (M V)

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Ho debolezze eleganti, e cicatrici charmantes.

 Sono una donna felice, come lo dovrebbe essere qualunque donna al riverbero di questa età luminosa. Ho debolezze eleganti, e cicatrici charmantes. Non ho più illusioni sulla nobiltà delle persone, e per questo so apprezzare la loro inestimabile arte di convivere con le proprie imperfezioni. Sono clemente, alla fine, con me stessa e con gli altri. Così sono pronta ad invecchiare, ripromettendomi di farlo
negli eccessi e nelle sciocchezze. Se l’età adulta ti ha dato quello che volevi, l a vecchiaia dev’essere una sorta di seconda infanzia in cui torni a giocare, e non c’è più nessuno che ti può dire di smettere.

Alessandro Baricco

cicatrici

Ogni qual volta si legge qualcosa si è propensi a cercare nell’autore quel pensiero, che spesso ci rappresenta, che siamo pronti a fare nostro, a me succede, so che capita a molti. Rileggendo questo testo di Baricco, autore cha amo molto tra i contemporanei, mi ritrovo nella donna che descrive, che sono stata, che cogli anni ha mantenuto i suoi pregi, ha peggiorato i suoi difetti, nonostante si dica che il tempo ci renda più saggi e forse anche profetici. E qui mi fermo perchè la vecchiaia non è affatto un ritorno all’infanzia, come pensava Baricco quando scrisse. La vecchiaia, purtroppo, è il peggiore dei mali che possa capitare all’uomo. E se si ritorna all’infanzia lo è soltanto quando si perde l’autosufficienza per tornare a dipendere da altri, che non sono mamma e papà, a volte nemmeno i figli, che si prendono cura di te per denaro. Si sa come si nasce, ma non come si morirà. Quando si è anziani non si torna a giocare spensieratamente, e la gioia di quel periodo felice, che tutti vorremmo volasse, tanto si desidera la vita da grandi, a volte è scomparsa anche dai ricordi. Carpe diem, ossia vivi il giorno, l’attimo, non rinunciare a nulla, e soprattutto non organizzarti il futuro, perchè quando arriva la vecchiaia, tutto quello che avevi immaginato non c’è. Il destino, che nessuno di noi conosce scompiglia tutti i sogni, i progetti, i desideri, che avevi coltivato nell’età matura. Non sei tornato bambino, ma sei una barchetta di carta, che va sulle onde burrascose del tempo, sbattuta dal vento finchè l’aria tiepida che ti asciuga non cambierà direzione.