Il Domani…

 

In questa pazza estate infuocata è capitato di tutto, abbiamo visto gli sconvolgimenti più assurdi di situazioni che credevamo impossibili, paesaggi, che la nostra mente aveva registrato come eterni cambiare improvvisamente, abbiamo avuto caldo quando  e dove  si andava a cercare la frescura, abbiamo visto siccità di mesi dove la nostra vista spaziava su infinite distese di verde, mille tonalità di verde diventate un unico colore di terre bruciate. La grandine si è presentata come mai avrei immaginato. Un tempo le grandinate disastrose erano centimetri e centimetri di chicchi, che  improvvisamente imbiancavano come la neve invernale  un paesaggio assolato, bruciato dal sole, tuttavia  ancora vivo, seppur stanco di tanta calura; la grandine che ho visto quest’anno è stata come se una nuvola di ghiaggio ,che ,impattando l’atmosfera terrestre ,si fosse frantumata in milioni pezzi di ogni dimensione,da chicchi grandi  come meloni alle più piccole palline da golf,che non hanno risparmiato nulla, dalle case alle auto, le coltivazioni e i giardini.  Alberi spezzati, rami spogli di foglie,irriconoscibili allo sguardo,il tutto su un tappeto di fiori dopo il più atroce martirio. Poichè di fronte a eventi di questa portata l’uomo, nonostante sia capace di andare nello spazio, è impotente,ora come nel prossimo futuro, destinato a subire la rivincita della natura, bistrattata troppo a lungo dal genere umano, destinato a regredire ai primordi del mondo, dove dovrà umilmente tornare un niente qualsiasi tra il rifiorire della natura, a vantaggio magari di altre specie di animali più fortunate di noi. Mi sono divertita a creare questa immagine che rappresenta il domani dell’uomo e della donna, epigoni di Adamo ed  Eva.

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L’ossessione della felicità…

Nel codice genetico e costituzionale dell’America c’è il diritto alla felicità. Strada facendo, però, il diritto alla felicità si e trasformato in un dovere, e da qual punto la felicità e diventata una bestia feroce, insaziabile e spietata,una specie di imperativo, di ossessione. Il male comune di cui soffre il mondo intero, è il dovere della felicità. Non si evitano stillicidi e crimini nel nome della felicità .Servirebbe una nuova filosofia di vita per aiutarci a liberarci da questo dovere di essere felici mentre le condizioni reali dei nostri giorni ci ammantano più facilmente di tristezza.
C’è un tempo per l’allegria e uno per la malinconia; non vergogniamocene, non guardiamo alla tristezza come una malattia da curare con farmaci e una condanna sociale.
La tristezza è un tratto nobile che vela il nostro volto, è uno stato d’animo e non uno stato di errore; e non c’è gioia viva e piena che non abbia la sua ombra. L’idea di perpetua felicità non appartiene al genere umano, ma piuttosto ad un mondo soprannaturale , che non ci appartiene, perchè non siamo nè dei, nè automi.
La prescrizione della gioia, e la condanna del dolore, alimentano l’infelicità anziché alleviarla. Va bene reagire, magari scherzare su un destino cattivo, ma pillole benefiche per essere felici non esistono ,possiamo stordirci con palliativi, senza mai guarire.
Moltissimi sono i depressi, colpiti da una malattia che consegue a questo fine di felicità per tutti, che, se non raggiunto, deflagra nel male oscuro e ci sono purtroppo società, ambienti che stigmatizzano azioni e comportamenti come propedeutica al raggiungimento più o meno completo di questo meraviglioso stato di benessere.
Pericoloso è misurare la qualità e la dignità di una persona dal grado di felicità che raggiunge; ma tragico è applicare questa norma ai popoli interi. Tutti i tentativi di raggiungere il paradiso in terra sortiscono l’effetto di propiziare gli inferni, perchè  si sogna una società gaudente in progress nel futuro, come si è fatto finora, mentre si è letteralmente visto il contrario, se non per una piccola parte di eletti. In fondo non è stato questo il sogno delle rivoluzioni ,dai giacobini ai comunisti ? La storia ha dimostrato che far capire al popolo tutto quello di cui manca non è renderlo capace di conquistare tutto, ma soltanto aumentare le proprie  infelicità di fronte all’impossibilità di potere raggiungere certi obiettivi.Le rivoluzioni hanno solo seminato odio. Persino i terroristi islamici, gente come i talebani uccidono nel nome della felicità; il loro scopo è raggiungere il paradiso, che per loro è molto terrestre, è fatto di prelibatezze e sfizi eterni, il piacere che si eternizza. E non è un diritto, come pensavano i pionieri dell’America, ma un dovere; costi quel che costi. Anzi se più costa più ha valore. Più soffrite e fate soffrire, più si gode, dopo.
Ora è di questo assillo alla felicità che noi dobbiamo liberarci. Primo, liberandoci dall’idea che la felicità sia un obbligo sociale, un dovere pubblico prescritto dalla Costituzione. Secondo, liberandoci dall’idea che la felicità sia un nostro dovere personale, il senso e lo scopo della nostra vita, che dobbiamo far nostra ad ogni costo. Essa è semplicemente uno stato di benessere, di grazia, che sentiamo in noi, anche in momenti inaspettati, di cui ci stupiamo e scompare improvvisamente appena ci rendiamo conto che quella era la felicità.
E’ come un’ubriacatura che lascia quella piacevole sensazione di rivolerla ancora, per nostro personale piacere, perchè sappiamo quanto sia meraviglioso raccogliere queste perle per farne una collana di momenti felici, sappiamo quanto siano importanti quei nodi di tristezza tra l’una e l’altra, nostro diritto alla malinconia, alla nostalgia, emozioni che illuminano e mettono in risalto le gioie, ce le fanno apprezzare e fanno brillare la serenità su un viso, che sappia ancora guardare davanti a se; specialmente in questo periodo di diffidenze verso chi ci sta intorno (vaccinato,non vaccinato ?con le loro cariche virali ,pronti a tutto…) Basta con le angosce e le depressioni! Trasformiamo in baci le carezze di piccole gioie nelle sue imboscate, dove e quando non sapremo mai!

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Il potere della parola…

Una parola muore
appena è detta
dice qualcuno-
Io dico che comincia
appena a vivere
quel giorno

.Emily Dickinson

Le parole cambiano il loro senso in relazione allo stato d’animo col quale le ascoltiamo, cambiano secondo la sintonia che si crea con le persone a cui ci rivolgiamo. Esse sono sempre l’espressione del momento che stiamo vivendo, nell’ambiente in cui ci troviamo. Soprattutto le parole sono rivolte ad altre persone il cui stato d’animo dovremmo conoscere. Le parole, prima di essere dette hanno bisogno sempre di essere filtrate dalla mente e dal cuore per essere le parole giuste per quel momento. Questa poesia rende chiara la fragilità della parola e la sua misteriosa durata nel tempo. La parola può essere insegnamento,persuasione, conforto, augurio, speranza, memoria, felicità così come può essere peggio di una coltellata nel cuore. E ricordiamoci che una parola detta non si cancella mai più, ma anche che una parola non detta potrebbe diventare un enorme rimpianto.

Che donna è quella che ama i cani…

Non innamoratevi mai di una donna
che ama e conosce i cani.
Lei È pazza.
Lei crede nell’amore vero.
Crede che tornando da lavoro
ci sia qualcuno
che nonostante la giornata pesante sia lì,
ad aspettarla per baciarla.
Crede che un buon piatto
o una passeggiata all’aperto possa rendere felice.
Crede fermamente che come i lupi,
il suo compagno possa amare veramente per tutta la vita.
Lei, stupidamente, ama ascoltare infiniti silenzi.
Ti insegnerà come trovare la felicità in una carezza.
Come esaltare la semplicità delle piccole cose.
Come la vita quando c’è un branco affiatato possa anche piegarti,
ma non riuscirà mai a spezzarti.
Lei crede che la fedeltà non sia un dovere,
ma una cosa naturale.
Non innamorarti mai di una donna che ama i cani.
Sa capire prima che tu glielo dica se c’è qualcosa che non va.
Scopre cose che neanche tu sapevi proprio come un segugio.
Sa essere dolce come un cucciolo ma combattiva come un lupo.
Lei ha scoperto cose dai cani che aveva letto solo nelle favole
e pretende di ritrovarle in te.
Quindi se non ne sei all’altezza
non entrare mai a far parte della sua vita.
Sa perdonare ma non riesce a dimenticare.
E se ti ci innamori, sappi che sei fottuto,
perché potrai provare a dimenticarla,
ma continuerai a cercarla negli occhi di tutte le altre.
Non innamorarti di una donna che conosce i cani,
ti mancheranno i suoi silenzi,
i suoi danni,
ti mancherà la sua presenza fatta di piccoli gesti.
Dei più insensati.
Perché l’amore di un cane è la perfezione,
e lei, cercherà di trovarlo.
Ma senza ombra di dubbio, sarà in grado di donarlo.
(dal web)

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I Muckrakers, ovvero i giornalisti d’inchiesta come li definì Roosvelt. Come nacque questo nuovo genere di giornalismo, a cavallo tra l’ottocento e il novecento negli Usa.

«Quando si diceva “una metà del mondo non sa come vive l’altra metà” era vero. Non lo sapeva perché non gliene importava. Ai ricchi non importavano le lotte dei lavoratori, e ancor meno il destino dei più poveri, almeno fino a quando erano stati capaci di trattenerli nei loro quartieri degradati e tenerli lontani dagli occhi. Ma arrivò un momento in cui la miseria e il sovraffollamento furono così evidenti e i conseguenti sconvolgimenti così violenti, che “l’altra metà” divenne una realtà difficile da nascondere. Quelli che stavano bene, incominciarono a chiedersi quale fosse il problema e le informazioni sull’argomento incominciarono via via ad accumularsi rapidamente. Da allora, il mondo intero ha dovuto rispondere della sua vecchia ignoranza.» Così inizia How the Other Half Lives (1890, «come vive l’altra metà», appunto) di Jacob Riis, fotografo e documentarista danese che viveva a New York e che documentò le disastrose condizioni a cui era soggetto chi viveva nei tenements (malsani edifici del Lower East Side riadattati per accogliere immigrati ).

muckrakers_GN1_def-kjKF-U3180379957366YJF-656x492@Corriere-Web-Sezioni Leggi tutto “I Muckrakers, ovvero i giornalisti d’inchiesta come li definì Roosvelt. Come nacque questo nuovo genere di giornalismo, a cavallo tra l’ottocento e il novecento negli Usa.”

Il tempo rafforza, il tempo aiuta, il tempo guarisce … e chi più ne ha più metta.

They say that “Time assuages” –
Time never did assuage –
An actual suffering strengthens
As Sinews do, with age –

Time is a Test of Trouble –
But not a Remedy –
If such it prove, it prove too
There was no Malady –

Emily Dickinson

Dicono che” Il tempo rafforza-
Il tempo non rafforza mai-
Una sofferenza di oggi indurisce
come fanno i Nervi, con l’età-

Il tempo è un Test di Tribolazioni
ma non un Rimedio-
Se dimostriamo questo allora
dimostriamo anche che là non vi era malattia-

sofferenza

 

Insieme a Montecatini Terme ,finalmente la Cappella degli Scrovegni, a Padova è patrimonio UNESCO !,

 Il ciclo affrescato del Trecento di Padova è patrimonio dell’Umanità. Ben 3.694 metri lineari di affreschi consegnati dalla storia con la forza di nomi come Giotto, Giusto de’ Menabuoi, Guariento, Jacopo Avanzo, Altichieri da Zevio, Jacopo da Verona. Otto siti affrescati che immortalano quella che fu la “scuola” del Trecento artistico padovano, tra la Cappella degli Scrovegni e la Chiesa degli Eremitani, tra Palazzo della Ragione e la Cappella della Reggia Carrarese, con il Battistero della Cattedrale, la Basilica e il Convento di Sant’Antonio e gli oratori di San Giorgio e San Michele. Tutto questo tesoro ha ottenuto il sigillo dell’Unesco come “world heritage site”, patrimonio dell’umanità. Così come Montecatini Terme. L’Italia conta adesso 57 siti nella lista più ambita: sono 1.122 nel mondo.

Si chiama Padova Urbs Picta, la città dipinta, nome criptico capace di incorporare i colori e la luce del ciclo più completo di affreschi realizzato dal maestro toscano, in quella che è conosciuta a livello mondiale come la “Giotto’s Chapel”. Così la quarantaquattresima sessione del Comitato internazionale dell’Unesco, riunita a Fuzhou in Cina, con i rintocchi del martelletto del viceministro per l’educazione della Repubblica popolare cinese Tian Xuejun nella veste di portavoce del Cominato Unesco, ha sancito l’iscrizione di Padova dopo un lungo percorso iniziato addirittura nel 1996. Un iter lungo e faticoso, quello compiuto in questi 27 anni, perché Giotto e i suoi affreschi, seppur considerati un gioiello di indiscutibile valore, erano però giudicati un sito troppo piccolo e avulso da un contesto generale per diventare patrimonio mondiale dell’Umanità.

Sono serviti la tenacia e l’impegno delle forze culturali, politiche e istituzionali di Padova, per immaginare un orizzonte diverso, con un contesto più ampio, destinato a diventare un unicum nel panorama artistico del pianeta: dal sindaco Sergio Giordani, all’assessore alla Cultura Andrea Colasio, allo storico Giuliano Pisani, al project manager Giorgio Andrian, fino ai rappresentanti della Diocesi di Padova, dell’Arca del Santo, dell’Accademia Galileiana e dell’Università di Padova. In questo percorso globale con i cicli pittorici del XIV secolo, Giotto e la Cappella degli Scrovegni diventano la pietra angolare in grado di reggere l’intero impianto.

Del resto, sono i numeri a parlare: negli ultimi dieci anni gli affreschi di Giotto sono riusciti ad attrarre a Padova più di 3 milioni di turisti. Nel 2018 per la prima volta sono stati superati i 300 mila visitatori, record confermato anche nel 2019, prima che la pandemia facesse crollare tutti i contatori. “Adesso abbiamo una grande responsabilità di cui siamo consapevoli” commenta raggiante il sindaco di Padova Sergio Giordani. “Quello di oggi non è un traguardo, ma il punto di partenza di un nuovo impegno che con il supporto di Unesco intraprendiamo per essere all’altezza di questo prestigioso riconoscimento. Da oggi gli affreschi della nostra Padova meravigliosa sono finalmente Patrimonio Mondiale. E’ una gioia immensa che non dimenticherò mai”.
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