Da Omero a Disney, la parabola del mito…

 

Il sogno che ci ha allevati quando eravamo bambini aveva un nome mitico e famoso: Walt Disney. Era la versione infantile dell’american dream, il sogno americano a misura dei più piccoli, il magico mondo parallelo che nutriva e incanalava la fantasia puerile e faceva anche dei bambini dei piccoli consumatori in erba; di fiabe, fumetti e pomeriggi al cinema o davanti alla tv. In fondo non è stato celebrato in grande il centenario della nascita della Walt Disney, nell’ottobre del 1923. Troppe le celebrazioni recenti, dedicate ai cartoons, troppe le polemiche sulla deprimente virata politically correct della multinazionale della ricreazione, che ha riscritto molte fiabe famose in versione edulcorata e corretta, nel segno del femminismo, dell’omofilia, della non violenza e della retorica dell’accoglienza e dell’inclusione. Walt Disney ha prodotto la mitologia del Novecento, made in Usa; un racconto per i bambini di tutto il mondo, o quantomeno d’Occidente, che colonizzava l’immaginario collettivo, non solo infantile. Lo popolava di figure della fantasy che vivevano in una realtà verosimile, e traducevano in chiave di fumetto, situazioni, caratteri, perfino rapporti di classe, avrebbero detto i marxisti di una volta, che rispecchiavano la società capitalista, tra padroni, proletari, emarginati, furbetti e fessi. Paperone “sdoganava” la figura del capitalista, Topolino era letto come un agente piccolo borghese del capitale, quasi un cripto-fascista.
Ma la forza e il fascino maggiore dell’universo disneyano è in quella specie di mitologia parallela. Walt Disney è stato davvero l’Omero del secolo americano: alla mitologia degli antichi che fu il terreno originario della civiltà mediterranea ed europea, Disney sostituì la mitologia fumettistica e cinetelevisiva degli States che ha imperato nel Novecento. Una mitologia in chiave industriale, in cui da un verso si riprendeva in modo nuovo la fiaba, prodotto creativo e narrativo dei secoli passati, e dall’altro si mitizzava il mondo della natura e degli animali, fino a generare un mondo parallelo, in cui assumevano tratti, parole e sentimenti umani anche topi, papere, oche, maiali e lupi, cagnoloni e cagnolini, gatti e canarini, insetti e creature del mare. Più qualche irruzione nel mondo degli umani, come Mary Poppins e alcune comedy disneyane. La cosa che più colpiva la fantasia dei bambini era la bellezza smagliante dei colori, il piacere di entrare, di tuffarsi, in quell’universo cromatico e sgargiante, dai colori netti e vivi, in cui la natura si faceva parlante, amichevole, favolosa. Avveniva così per i bambini cresciuti con i cartoons e con i fumetti, una prodigiosa sostituzione: il mondo reale veniva doppiato e surrogato dal mondo magico dei fumetti. Tanti bambini che vivevano in città ritrovavano un rapporto felice e facile con la natura, ma mediato, cartaceo o in pellicola, grazie agli animali disneyani. Ma al tempo stesso sostituivano la realtà della natura, le sue vere bellezze ed asprezze, i suoi pericoli, la “naturale” aggressività del mondo animale, con una specie di universo finto, giulivo, bonario, antropomorfizzato. Pochi erano i cattivi, sempre puniti, in fondo anch’essi simpatici; tanti erano i giocosi, innocui e affettuosi animali. Sarebbe da studiare il nesso assai stretto tra quella passione fiction per la natura e gli animali disneyani e la successiva passione green, ambientalista e animalista che ha caratterizzato gli stessi bambini diventati adulti e poi i loro figli e nipoti.
Della passione disneyana ricordo con affetto due amici che non ci sono più e che all’universo di Topolino & C hanno dedicato saggi di grande interesse: lo studioso tradizionalista Alessandro Barbera e il filosofo della scienza Giulio Giorello. Ai loro occhi Topolino appare un gigante del Novecento. Giorello salutò il Mouse di Disney come suo collega e maestro in un saggio “La filosofia di Topolino”, uscito da Guanda. La sua non era una civetteria da pop filosofo: Ezra Pound disse che la figura letteraria americana più importante era Mickey Mouse.
Il Topolino di Giorello era fatto su misura per lui: non è Legge e Ordine, come si è spesso detto del topo disneyano, ma è un progressista e un relativista che precorre temi odierni, un ribelle che combatte contro le ingiustizie. A Giorello, contrapposi la mia idea di liberarci di Topolino: derattizziamo il Novecento e la filosofia, gli scrissi. Ricordai poi a Giorello che il padre del Topo, Disney, era un conservatore, vicino ai partiti di destra, con simpatie per il fascismo e perfino con venature reazionarie, esoteriche e massoniche da nazismo magico. Disney fu ricevuto due volte da Mussolini che amava Topolino – suo figlio Romano era tesserato nel club di Topolino – e quando con l’autarchia proibirono i fumetti made in Usa, Mussolini di suo pugno scrisse “eccetto Topolino”. Per il Natale del 1937, raccontava Barbera in Camerata Topolino, Goebbels regalò ben 18 film di Topolino a Hitler. Certo, bisogna distinguere tra fasi diverse di Disney e di Mickey Mouse.
Da bambino mi convertì a Topolino provenendo dal mondo più rude delle “strisce” di Capitan Miki, Tarzan e sopratutto Blek Macigno. Paradossalmente il passaggio dai fumetti “umani” a quelli zoologici fu una specie di urbanizzazione e di ritorno alla contemporaneità. Il Topolino in fondo era un civis americanus, con auto, consumi ed elettrodomestici, un po’ troppo perfettino e assennato, con insopportabili venature yankees. Preferivo Paperino, sfigato con brio, anarcoide e un po’ cazzaro…

Marcello Veneziani                                                                                                                     

Io, un lunedì piovoso, …la IA (poveri noi)

 

Mi sveglio ogni giorno con la gioia nel cuore che il rivedere una nuova alba sia la miglior contemplazione di Dio per dirgli grazie ancora una volta per la vita che continua. E poi l’alba per me è sempre stata magica; non importa quali siano i colori, le sfumature, il primo raggio di sole, dove si posi o cosa illumini, una lumaca o un bocciolo di rose. Provo a immaginare, se fossi un pittore, che cosa potrei dipingere se dovessi condensare in un ‘unica espressione le migliaia e migliaia di albe che i miei occhi hanno visto sorgere; confesso che non saprei nemmeno quale colore spremerei per primo sulla tavolozza, ma sarebbe improponibile sperare di leggervi alla fine la somma delle emozioni-Direi che l’alba mi ha dato ogni giorno l’input per viverlo nelle sue mille impreviste incombenze, anche se usuali, ripetute e ripetute, eppure sempre da rifinire in quelle piccole imperfezioni, che altro non sono se non tempo e spazio. E forse una di queste mattine mi si è presentata un’alba di un’altro tempo, di altri giorni,ma non l’ho riconosciuta. La vita è passata, eppure oggi mi sembra ieri, come ieri ho visto l’oggi. E là , fuori oltre l’alba c’è il mondo,e in me la curiosità di questo mondo, sempre brutto, orrendo, guerre, dolori, morte, tanta morte, che pare piova, dal cielo, nel mare. Ma la fabbrica dov’è? Nel cuore dell’uomo, che non riconosce nemmeno se stesso nel riflesso di uno specchio, figuriamoci il fratello, il padre e la madre, i figli. E il prossimo è senza significato. Nei dizionari c’è, al suo posto, un grande spazio bianco-
Ma ci sarà da qualche parte qualcosa di bello, di curioso, originale da rallegrare anche per poco una giornata? Me lo chiedevo mentre l’alba grigia e la pioggia battente non promettevano gran chè.
Iniziava così una giornata uggiosa, una di quelle in cui non sai che fare, oltre le solite faccende, giri per casa alla ricerca di un’idea, che non sia un lavoro manuale… eppure quanto vorrei potere muovere quelle mani come un tempo. Sferruzzare, lavorare con l’uncinetto o muovere le navette velocemente per intrecciare i pizzi più delicati era il rimedio perfetto al mio perditempo preferito , le mezze ore fuori dai libri, dalla biblioteca, quella che in casa tutti chiamano la tana di mamma. Fortunatamente riesco ancora a scrivere ed usare il PC- Volevo una notizia per un post, ma non la solita notizia, volevo una curiosità, qualcosa di speciale, di ridicolo , di assurdo, purchè divertisse per due minuti e che ho ho fatto? Con queste stesse parole ho fatto una richiesta alla IA. La notizia strabiliante pare essere il mercato dell’auto in forte ripresa sul mercato italiano…finalmente gli Italiani imparano ad apprezzare i meravigliosi Suv, che l’industria mondiale mette sul mercato-
Non so che dire, credo che smetterò quanto prima di avere anche il minimo contatto con tutto quello che non posso toccare, vedere con i miei occhi, guardare in faccia se mi rapporto con qualcuno. E’ da stamattina che mi chiedo se sono viva, anche se là fuori c’è la guerra, ci sono le solite morti, le solite notizie fotocopia di sempre, piove come pioveva all’alba di oggi, uno di quei giorni inutili persino per cercare un po’ di fantasia e costruire un sogno.

una-giornata-piovosa

Nessuno tocchi questo amore…

Nessuno tocchi questo amore.
Ignorino tutti la cautela del nostro cielo notturno
e che il segreto sia l’aria gioiosa dei nostri placidi sospiri.
Nessun estraneo venga a contaminare il tuo e il mio sonno:
qualsiasi visitatore viene a invadere il tiepido ambito da noi abitato;
qui il tempo è acqua fresca in movimento, quasi sottile volo,
e tutte le persone vivono molto lontano dal nostro giardino allucinato,
fuori dal nostro paradiso segreto.

 

Darío Jaramillo Agudelo

 

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La miserabile campagna contro la famiglia…

La lezione morale, civile e culturale che la fabbrica delle opinioni ha sfornato in questi ultimi giorni è: la famiglia è fallita, come dimostra casa Meloni. Veniamo da una settimana in cui osservatori, influencer, opinion maker della sinistra italiana e paraggi grillini hanno decretato in coro la fine della famiglia naturale e tradizionale in seguito alla fine della relazione con Andrea Giambruno decretata dalla premier Giorgia Meloni. Parlate tanto di famiglia, e poi vi separate. Anzi, dopo quanto è accaduto in casa vostra, smettetela di presentarvi come i difensori di Dio, patria e famiglia. Revocate quei principi assurdi e impraticabili, come avete dimostrato pure voi nella vostra vita.
Proviamo a ragionare su questa tesi che già in partenza mostra di non avere senso della misura: deduce da piccole vicende grandi svolte epocali. L’argomentazione usata è allo stesso livello di chi si professa non credente perché ci sono alcuni preti pedofili; o chi nega l’amor patrio perché ci sono certi mascalzoni e mariuoli che fanno affari sotto l’alibi altisonante della patria. O chi nega valore alla famiglia perché ci sono emeriti puttanieri in sua difesa. Ossia, dovremmo cancellare i principi su cui si fondano storicamente ogni civiltà e la vita reale dei popoli con la miserabile motivazione dei cattivi esempi in loro nome.
L’amor di Dio, l’amor patrio e l’amore per la famiglia sono stati, nel bene e nel male, e in tutte le contraddizioni, la bussola e il filo conduttore per tenere unita una società, per fondare comunità e legami non provvisori né utilitaristici e per stare al mondo non badando solo ai propri esclusivi interessi egoistici e ai propri desideri individuali. Negare quei fondamenti significa negare il fondo persistente, benché ferito e tante volte calpestato, su cui regge la vita della gente e il sentire comune.
Non è mai esistita una società fondata sulla negazione di quelle basi e del loro intreccio. Noi proveniamo da quel mondo, siamo figli ed eredi di quel modo di vivere e di vedere; i nostri legami più forti e duraturi derivano da quelle basi. Sarebbe assurdo ridurre quei fondamenti alti, vasti e profondi al programma politico, ideologico, elettorale di uno schieramento; sarebbe riduttivo, meschino, del tutto improprio. Ma ancora più assurdo è pensare di poter cancellare quei principi e la vita che ne discende solo perché ci sono esempi malriusciti o solo per contrastare la parte avversa.
Chi difende la famiglia non finge di credere che sia immacolata, senza fallimenti, divorzi e separazioni. La famiglia non è illesa, incontaminata, figuriamoci; ma vive il travaglio del nostro tempo, è dentro il suo trambusto.
Quel che è in gioco è la priorità assegnata ai legami derivati da quell’unione, non solo tra marito e moglie, ma tra padri e figli, tra nonni e nipoti, tra fratelli e congiunti. Famiglia non è solo ménage di coppia, è un insieme vivente transgenerazionale. Chi difende la famiglia non si oppone alle altre unioni e alle altre scelte che ciascuno compie in libertà: ma un conto è rispettare le scelte private di ciascuno, gli orientamenti sessuali e le preferenze, un altro è relativizzare la famiglia, considerarla unione tra le tante, e reputare del tutto irrilevanti la paternità, la maternità, il significato della procreazione e della natività, il legame speciale biologico e spirituale, tra madri e figli, tra genitori e figli, le responsabilità educative verso i minori.
Se una cosa può essere imputata a chi difende nei discorsi politici l’universo familiare è semmai l’incoerenza e l’inefficacia nella tutela: vorremmo da loro più cura, più leggi e strutture a protezione della famiglia. Qualche segnale positivo c’è nell’ultima finanziaria. Ma vorremmo che a livello pubblico e istituzionale la politica della famiglia avesse una reale, decisa priorità a tutela dei suoi legami e dei soggetti più deboli che ne sono parte (i bambini, i vecchi, i malati). Andrebbero tutelate e incentivate la maternità e la natalità, piuttosto che il traffico degli uteri in affitto o altre forzature artificiali che prescindono dalla famiglia e dal suo progetto di vita. Chi sceglie di vivere da solo ne ha tutto il diritto, chi sceglie di unirsi in coppie libere lo faccia pure; chi ha storie omosessuali è libero di averle. Ma la politica sociale e famigliare dovrebbe preoccuparsi di tutelare e promuovere la famiglia, lasciando ai singoli la facoltà di compiere altre scelte. Cosa c’è in questo di ostile, illibertario, repressivo? La famiglia è un bene da tutelare, le scelte individuali sono invece diritti da garantire. Due piani diversi. La tutela della famiglia è sancita anche dalla nostra Costituzione, che tante volte, anche a sproposito, reclamate come se fosse la Bibbia.
La dialettica politica e culturale dovrebbe riguardare il confronto tra i due modelli di società e non la pretesa di ridurti tutto ai soli diritti soggettivi. La famiglia comporta diritti, doveri e responsabilità. Non può essere sostituita da l’Io voglio o dai desideri soggettivi e momentanei. E’ un legame, genera comunità, comporta reciprocità.
Avete tutto il diritto di non condividere questo orizzonte che pure è il mondo reale nel quale siamo nati e cresciuti, ed è ancora – nonostante tutto – l’architrave più solida della nostra società, senza la quale si sfascia. Ma non potete avere la pretesa di dedurre dalla vostra premessa – ognuno decida la sua vita come vuole – la conseguenza di relativizzare, declassare e screditare la famiglia. O attaccarvi ai Giambruno di turno per abbattere le famiglie come fossero ciuffi da tagliare. Le famiglie si sfasciano, dunque è inutile anzi è dannoso difenderle. Ma dove porta questo cupio dissolvi, questa furia di cancellare, di sradicare, di espiantarsi? Le destre passano, con le loro Meloni & partner, ma i legami naturali e famigliari restano finché resta l’umanità. Poi quando l’umano verrà definitivamente rimpiazzato non sarà più affar nostro.

Marcello Veneziani   

Chieda all’ingegnere….

All’ingegnere: “scovi una soluzione net zero carbon per i trasporti”. L’ingegnere progetta le auto elettriche.
Con la diffusione si scopre che le batterie possono incendiarsi, per incidente o anche da sole; il fuoco che generano è difficile da spegnere e si può pure reinnescare  da solo anche dopo lo spegnimento. Del resto la parte elettrica è roba per lo più CINESE.
Lo si fa presente all’ingegnere. L’ingegnere tira fuori le specifiche e dimostra che nessuno gli aveva richiesto nulla riguardo al parametro incendi. Così come btw nessuno aveva chiesto all’ingegnere, per definirla “soluzione emissioni zero”, di tener conto anche dell’embodied carbon (quello incorporato nei materiali e nel processo di fabbricazione).
Dopodiché, l’ingegnere propone tutta una serie di adeguamenti – in pratica rifacimenti – di strade, ponti, gallerie, garage e parcheggi, per renderli più sicuri riguardo ai nuovi mezzi di trasporto.
Le amministrazioni e gli investitori scoprono che tali adeguamenti hanno un costo proibitivo e rappresenterebbero un onere talmente alto da renderli improponibili a pubblico e privato: sono irrealizzabili su larga scala.
Lo si fa presente all’ingegnere. L’ingegnere studia allora (NO KIDDING!) come passare dalla attuale valutazione assoluta del rischio (prevenzione, rischio zero) a una probabilistica: commisurare rischio a spesa e intervenire solo dove il rapporto sia alto. Se poi càpita, ( spiaze ) ma vale la legge dei grandi numeri. In pratica, dice tornare al fatalismo anni ’60, stile Il Sorpasso.
Chiedete all’ingegnere. L’ingegnere scova sempre una soluzione.

l'ihgegner

Senza il Natale, ma Progressisti…

Una notizia clamorosa. Che lascia sgomenti. Che pone interrogativi sulle nostre tradizioni e sulla difesa degli stessi. Al prestigioso Istituto Universitario Europeo di Fiesole, meraviglioso centro ad un passo da Firenze, il presidente ha deciso che, per ottemperare agli obblighi del “Piano per l’uguaglianza etnica e razziale dell’Eui”, la festa più importante del cattolicesimo verrà depennata. Secondo l’indiscrezione raccolta da Sir, l’agenzia che fa capo alla Cei, la Conferenza Episcopale Italiana, “l’ex festa Natale verrà rinominata, per eliminare il riferimento cristiano”. Così si legge in una corrispondenza interna.
Le regole per l’uguaglianza etnica nell’Eui prevedono infatti che, se da un lato le feste religiose vanno inserite nel calendario, dall’altro il linguaggio con cui le si comunica deve essere “inclusivo”. Quindi ora è partita la “caccia” ad una denominazione alternativa. I fan del politicamente corretto però sono disposti, bontà loro, a tollerare “gli aspetti tradizionali e folcloristici possono rimanere parte dell’evento”. Una proposta circolata è “Festa d’Inverno”, ma non convince granché. All’interno dell’Istituto non mancano ovviamente le perplessità e c’è chi ritiene che Natale sia un nome legato alla cultura dell’Italia, alle comuni radici, ovvero una festa che va “oltre la religione”. Una notizia che, come era prevedibile, ha sollevato un vespaio di polemiche.
“È sconcertante che un istituto accademico, ospitato all’interno di un luogo di culto cattolico, decida di rimuovere il riferimento cristiano dalla celebrazione del Natale. Ed è ancora più inquietante considerando che questa istituzione ha la propria sede nella ‘badia fiesolana’, un luogo dove nel passato sorgeva l’oratorio dedicato ai santi Pietro e Romolo (patrono di Fiesole). Questa decisione sembra completamente fuori luogo e dimostra una mancanza di rispetto per le tradizioni italiane e per il significato profondo che il Natale ha per tantissime persone – ha dichiarato il consigliere metropolitano di Fratelli d’Italia, Alessandra Gallego -. Annullare queste tradizioni e sottrarre il Natale dalla sua autentica essenza religiosa significa svilire il suo significato profondo e minare le radici culturali della nostra società”.

Christian Campigli, IL TEMPO

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Nei confronti del denaro siete schiavi o padroni? Un pensierino può esserci utile.

Il denaro merita tutto il rispetto possibile, al di fuori di quanto se ne possieda- A meno che sia frutto di una vincita esagerata ,tutti sanno con quanta fatica fisica e mentale si guadagni, per cui bisogna stare molto attenti a dove si mettono i risparmi: valutare il rischio dell’investimento è cosa utile per non trovarsi con in mano un pugno di mosche, pertanto non lasciarsi mai tentare dei guadagni troppo facili. Può andare bene, ma è un caso. Si sa che il denaro, come il sesso può diventare un desiderio ossessivo compulsivo, ma bisogna riconoscere in questo atteggiamento una malattia mentale, che ha bisogno di essere curata- Penso che il denaro sia una invenzione buona e utile, se usata con misura. L’investimento migliore è quello fatto con intelligenza e non sono solo in beni voluttuari, ma nella possibilità di potere acquisire occasioni di crescita, di apprendimento e di sviluppo, perchè se sei bravo in quello che fai, maggiori sono le probabilità che tu possa avere un ottimo lavoro, pagato adeguatamente e che ti gratifichi al contempo, come tutte le cose che ci fanno stare  bene ,  perchè ci piacciono. Ricordiamoci sempre che nessun denaro può comprarci, in modo da non perdere mai la libertà nei confronti di qualcuno. Il denaro inoltre dice tanto di noi, è una specie di macchina della verità. Fin dove possiamo spingerci per accumularlo svela la nostra essenza. Certe persone arrivano a perdere ogni dignità in questa corsa all’accumulo, come tante si annullano nella generosità, godendo della felicità altrui, di sorrisi inaspettati che scaldano il cuore. Tutti questi ragionamenti evidenziano come sia difficile mantenere coi soldi l’equilibrio giusto, che dovrebbe essere la norma in un mondo in cui la società civile non mancasse della giusta intelligenza per barcamenarsi. Se il denaro non fosse uno status symbol sarebbe tutto più facile. I bambini non sognerebbero di essere tutti dei grandi campioni e le femminucce non desidererebbero tutte un marito milionario, alla faccia della parità e dell’indipendenza economica, certa e durevole come quella che deriva da un divorzio multimiliardario-

schiavi o padroni denari

 

Autunno, bellezza ed emozioni…

 

L’autunno è una stagione che evoca molte emozioni. Mentre i colori caldi delle foglie cadenti creano un’atmosfera accogliente, il cambiamento della natura e il declino della luce del giorno possono anche suscitare sentimenti di malinconia. Tuttavia, nonostante la sua tristezza, l’autunno è anche una stagione di speranza e di nuovi inizi. Il romanticismo dell’autunno risiede nella sua bellezza malinconica. Le foglie che cadono lentamente dagli alberi, il vento che soffia freddo e la luce del giorno che si accorcia creano un’atmosfera di nostalgia e riflessione. Questa stagione ci invita a rallentare e a riflettere sulla vita, sui suoi alti e bassi, sulle sue gioie e le sue tristezze. Inoltre, l’autunno è una stagione di transizione. Mentre la natura si prepara per l’inverno, noi possiamo fare lo stesso. Possiamo lasciarci alle spalle ciò che non ci serve più e prepararci per nuove opportunità. L’autunno ci ricorda che la vita è un ciclo continuo di cambiamenti e che dobbiamo essere pronti ad affrontarli. In conclusione, l’autunno è una stagione malinconica ma anche piena di speranza. Ci invita a rallentare e a riflettere sulla vita, ma anche a prepararci per nuovi inizi. Nonostante i suoi colori caldi e accoglienti, ci ricorda che la vita è fatta di alti e bassi, ma che possiamo sempre trovare la bellezza in ogni stagione, aiutandola nella creazione di quella circolarità, dove fine e inizio coincidono ed evolvono nelle nostre percezioni del tempo che passa, mentre la sua staticità è immutabile. Per esempio, le foglie che cadono lentamente dagli alberi e il vento che soffia freddo possono creare un’atmosfera di nostalgia. Vediamo nelle foglie disperse nel vento, l’allontanarsi della giovinezza, gli anni della maturità scolorire nelle felicità perdute, gli ultimi sogni  spegnersi nelle ultime stelle cadenti d’agosto. E si fa strada l’inverno, bianco di neve e canizie, ricoperto di merletti nelle gelide mattine in cui il cielo lascia vedere nel suo fondo tutta il calore coccoloso degli amori   accanto al fuoco, col suo profumo di  cenere, di caldarroste , l’amore che si fa tenerezza, la voglia di un futuro semplicemente trasparente sulla vita trascorsa e ricca ancora di poesia, sempre uguale,  ieri, come oggi e  come domani nell’eternità-

 

Ambientaliste che confondono il verde della bandiera di Hamas col green…

 

donne di Gaza

La condizione delle donne nella Striscia di Gaza è lontanissima da quella delle civiltà occidentali, ma questo non sembra avere un peso in chi sostiene la causa di Gaza

Ma precisamente che cosa attira tutte queste Grete alla causa di Gaza? Le ambientaliste confondono il verde della bandiera di Hamas col verde dei prati svizzeri, dei boschi svedesi? Le attira forse l’aspetto bucolico-zootecnico della Sura della Vacca, quella che recita “Le vostre spose per voi sono un campo da arare”? O l’obbligo di velo che consente di risparmiare sullo shampoo inquinante? Oppure la comune centralità del venerdì, per i maomettani giorno di preghiera collettiva e per loro dei raduni Fridays for Future? Dubito che siano affascinate dalla poligamia, forma di matrimonio che nella Striscia pur non essendo maggioritaria è perfettamente legale e praticata. Sarà magari l’obbligo, recentemente imposto da Hamas alle donne che intendono viaggiare, di avere il permesso ufficiale del padre o del marito? In effetti i viaggi hanno un impatto ambientale negativo, osteggiarli ha il suo perché, starsene tutto il giorno in casa fra talamo e fornelli è molto più green.

Camillo  Langone   ,  IL FOGLIO

In Italia c’era una volta una Grande Famiglia, ora sono rimasti i grandi ricchi…

Non sarà una guerra, nemmeno nucleare, a distruggere il mondo, sarà una parola:il denaro. Si, una parola e , può sembrare strano che definisca una parola quelle montagne di soldi, che esistono sulla terra, ma che in realtà, aldilà di quello che hanno comprato e ciò nonostante, paiono non esaurirsi mai , ma aumentare, non sono che una parola all’interno di milioni di file, numeri nelle banche, che ad ogni minuto della giornata cambiano valore, e che, se tutti coloro che possiedono queste immense fortune, volessero realizzare il loro capitale più o meno nello stesso tempo, si ritrovebbero con un pugno di mosche. Questo è il perverso gioco della finanza, che sta distruggendo l’umanità intera, senza che quasi questa se ne accorga. Dopotutto la vita ha un solo irripetibile percorso per ognuno di noi; chi ha ,più vuole, ammucchia, poi muore lasciando tutto in mani diverse, senza nulla poter fare da quel momento in poi. E tu , grande magnate, invidiato da tutti, passi nel dimenticatoio dopo poco tempo, poco conta quello che sei stato,un grande, un mediocre, un ladro, un profittatore, un ricco filantropo, un grande personaggio,oltre le tue fortune, rimane di te il denaro, che, come un virus contagia la famiglia di quella malattia che si chiama ancora denaro ,che inizia a distruggerela. Mamme o padri contro figli, fratelli che si scannano nei tibunali, mettendo in piazza tutte le loro personali miserie, perchè la vita, come lo è per la maggior parte di questi personaggi ,è la somma delle mille miserie accumulate nei loro percorsi, tempo perso, amore famigliare sconosciuto, rinuncia alla propria personalità, assenza di passioni, di valori per cui vivere e morire, valori veri che non hanno zeri, ma numeri che sommati fanno un corpo, un’anima, un uomo, semplicemente. E non importa come apparisse quell’uomo alla società, semplice, dimesso, decoroso, elegante, super lusso, coperto d’oro da capo a piedi. La sua apparenza non ha più alcuna visibilità. “Ei fu”, disse di lui Il grande Alessandro Manzoni nei versi in cui ci racconta Napoleone Il Grande. Per ora non mi risulta che qualche poeta abbia scritto un’ode per Silvio Berlusconi o, senza voler accostare i due grandi imprenditori, per Gianni Agnelli, una delle pochissime personalità che ha dato lustro alla nostra Italia nel Mondo,quello che si potrebbe definire l’ultimo Re d’Italia dopo la Monarchia. Proprio Gianni Agnelli mi ha dato la voglia di scrivere oggi, dopo aver letto la notizia che la sua Reggia, la bellissima villa Frescot sulla collina torinese,è stata messa in vendita dalla figlia Margherita, e che nessuno della famiglia è interessato a possederla. Ed è proprio questo che ho voluto raccontare,la forza del denaro nel cancellare tutto, tranne la materialità che permette agli eredi di continuare a vivere le loro agiatezze, quasi oltraggiando un personaggio come è stato Gianni Agnelli, padre e nonno per loro. Un nome che voleva dire FIAT nel mondo, Torino, Italia, uomo affascinante, di stile unico, inavvicinabile , conosciuto in tutto il mondo e che , in quella villa ha portato il mondo intero, una casa le cui pareti sono tappezzate di storia. Se non c’e amore in una famiglia per tutto questo, che è stata la vita di un simile famigliare insieme alla meravigliosa Marella Agnelli Caracciolo, moglie d’altri tempi, di un personaggi di quella portata, che nulla disdegnò della vita, senza che la famiglia ne venisse toccata. Come è cambiato il mondo in questi pochissimi ultimi anni. Tutto quello che era decoro, dignità ,affetto, nobiltà d’anima, famiglia, religione, si ammirava comunque e sempre , non è mai scomparsa sotto la raffinata super eleganza dei Signori Agnelli. Ora neanche un erede per tanta meraviglia, solo eredi di denaro- Questa messa in vendita per dieci milioni di Euro di questo tesoro è un oltraggio , una sfregio al grande padre e nonno ed una vergogna che calerà addosso ad una di quelle che si considera una delle più importanti dinastie d’ Italia. Una casa che dovrebbe diventare il museo di quella che vorrei fosse rimasta l’Italia dei miei sogni.

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