Noi…infinitesimali esseri senza valore alcuno.

 

Chiunque tu sia: rimani fuori dalle porte stanotte, fuori dalla stanza , in cui ti senti al sicuro. Alla tua vista si apre l’Infinito, chiunque tu sia. Con occhi che hanno dimenticato come guardare con particolare attenzione cose visualizzate da tempo ,fin troppo conosciute, alza nel buio un enorme albero nero e ponilo nei cieli: piccolo, solo. E avete fatto il mondo e tutto ciò che vedete. Esso matura come le parole che sono ancora nella vostra bocca. E ,quando alla fine tu comprendi la sua verità, allora chiudi i tuoi occhi e con gentilezza lascialo andare…

Tradotto da me da ” Entrance” Rainer Maria Rilke

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La ciliegina sulla torta…

Se anche Letta si è risentito da voler chiarimenti, un motivo ci sarà. Stamattina,in un ‘intervista , dall’alto della sua importanza e della poca intelligenza ha cancellato , con poche parole ,quasi metà della campagna elettorale italiana. Spiegando chiaramente quale sia il senso che l’Europa ,di cui ci vantiamo tanto, dia alle parole indipendenza, libertà, democrazia e come gli stati membri siano trattati allo stesso modo, facendo ampio distinguo tra la gens europea, ha messo la ciliegina sulla torta della nostra campagna elettorale. Un plauso a Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea.

Ursula von der Leyen

Andiamo a votare, ma continueremo a contare un emerito fico secco.

I governi vogliono tecnici efficienti, non esseri umani, perchè gli esseri umani diventano un pericolo sia per i governi, come per le organizzazioni religiose. Questo perchè sia lo Stato,e allo stesso modo le religioni hanno interesse a controllare l’educazione dei cittadini. E il mondo ha già sperimentato questo con l’epidemia di Covid  prima, ed ora con la guerra in Ucraina, dove non si tollerano dissidenze di pensiero e ragionamenti logici sulle conseguenze spaventose e insostenibili a cui vengono costretti i cittadini dei paesi atlantisti. Tutto questo per una guerra che non si è voluta fermare perchè programmata o per incapacità delle diplomazie internazionali, tutte volte soltanto a fare gli interessi dei loro paesi. Se si osservano i vantaggi miliardari, che sta avendo la Norvegia, patria del banchiere Stoltemberg, capo della Nato , viene spontaneo chiederselo. Che ci faccia  poi un banchiere in quel posto, dove vedrei meglio un generale, dovrebbero spiegarmelo-

orwell

Keep calm and carry on…

E’ brutta cosa essere troppo precipitosi ad interpretare un momento; piuttosto è meglio restare calmi. E’ utile allora non pensare che ogni evento sia a nostro sfavore, perchè ogni cosa che capiti è come una benedizione. Ma perchè dovrebbe essere così?  Proprio per la nostra tranquillità. Lasciamo che ogni accadimento faccia il percorso che deve…

colori autunno

 

FIGLI e figli…

 

Un tempo i figli erano la benedizione di Dio sull’amore che univa due persone nei loro desideri appassionati, si chiamavano frutti dell’amore, erano quasi sempre il progetto di una coppia, che nel bene e nel male si dedicava alla famiglia nelle ore libere dal lavoro. Poi il mondo ha preso direzioni diverse, il progresso, l’industrializzazione, il superamento di questa con la creazione di un mondo digitalizzato, ridotto a velocità, superamento di contatto reale, sostituito da un ‘iperconnessione  virtuale tra lavoro, denaro, persone in un tempo che cerca di dilatarsi a dismisura rimanendo nelle 24 ore quotidiane. E le persone? L’amore, i figli? Tutto ciò che dovrebbe essere il centro della vita si relega nel tempo libero. E di qui quello che molti chiamano progresso, conquiste, e che io chiamo sfacelo della società dei valori, richiamarsi ai quali si rischia di essere tacciati di fascismo. Intanto nelle nostre “famiglie ” le coppie non durano, i figli si programmano per i momenti in cui non disturbino vita lavorativa e progetti di lavoro, si pretende che sia la società a prendersene cura , nel quasi disinteresse dei genitori per come crescano i loro figli , purchè integrati nella società per trend ed apparenze. E l’affetto? ridotto ai  minimi  termini al limite dell’indifferenza ,in una società dove ognuno ha il libero diritto di gestirsi come più gli piaccia.

Casa mi fa fatto scrivere queste righe? La lettura di una lettera di Maud Gonn a W.B Yeats, in cui spiega uno dei motivi per cui rinunciò a sposarlo: Il troppo interesse per le sue bellissime poesie, che traevano forza e passione dalla tristezza del poeta, di cui lei lo accusa di compiacersi. Ma  forse non le mancava solo l’assoluta dedizione a lei, ma alla causa rivoluzionaria irlandese ,di cui lei fu grande protagonista-

“Tu riesci a scrivere bellissime poesie ispirate da quella che tu chiami la tua infelicità… Il mondo mi ringrazierà per non averti sposato. I nostri bambini sarebbero le tue poesie delle quali io sarei il padre che semina inquietudine e tempesta per renderla  possibile, e tu la madre che li porterebbe nella sofferenza e nella sua più alta bellezza, e i nostri figli avrebbero le ali ..”

-da The Gonne-Yeats  Letters
Maud Gonne

 

Dai pensieri quotidiani di riflessione del Dhalai Lama. I primi quattro giorni di questa settimana sono dedicati alla presunzione.

L’aspetto più grave della presunzione è che ci impedisce di migliorarci-

La presunzione fa nascere l’invidia, l’arroganza, il disprezzo ,l’indifferenza e tal volte   induce a commettere abusi e violenze nei confronti degli altri-

Se pensate di essere capaci di svolgere un compito, che gli altri non possono portare a buon fine, non si può dire che siate presuntuosi, purchè la vostra valutazione sia fondata.

Prendiamo coscienza dei nostri difetti e dei nostri limiti, e rendiamoci conto che nella  sostanza non siamo diversi da coloro di cui ci riteniamo superiori.

 

porco con le ali

 

Se non sei gay, oggi non vai da nessuna parte… e parlano di omofobia-

L’egemonia culturale dei gay

 

Dopo aver reso omaggio alla Meloni-Mussolini in marcia su Roma il festival di Venezia ha dedicato l’intera rassegna a gay, gender e lesbiche con vari film sul tema. Ma che originalità, che anticonformismo, che coraggio! Evviva il mondo ridotto alla questione transessuale. Sex transit gloria mundi…
La presenza di un gay, di un trans o di una lesbica è ormai un ingrediente d’obbligo nei film, nei libri premiati, nei concerti e pure negli spot pubblicitari. Il film di Gianni Amelio sul caso Aldo Braibanti, il professore omosessuale e partigiano accusato di plagio nel 1968, ha avuto un successo preventivo di critica e di giornali perché toccava la questione omosessuale come questione culturale, morale e sociale. Elogiato a prescindere.
Mi è capitato per puro caso di trovarmi in piazza mentre parlavano una scrittrice lesbica tradotta in mezzo mondo, Francesca Cavallo, poi Nichi Vendola che ha tessuto un elogio della letteratura e dell’arte omosessuale, quindi Luca Bianchini, gay dichiarato, e infine Luca Desiati col suo romanzo Spatriati, un’apologia dei Queer, gender fluid e trans. Non ero a un gay pride letterario, ma a una rassegna libraria in cui sono mi sono trovato in mezzo.
La scrittrice Cavallo, attivista della causa lesbica, ha pubblicato un libro per iniziare al lesbismo e alla sua accettazione i bambini, alla cui “omo-educazione” si dedica con particolare assiduità. L’ha intervistata sul palco un noto testimone storico della causa omosessuale, dei matrimoni gay e dei figli con “maternità surrogata”: il già comunista e poeta Nichi Vendola, che ha poi dedicato in piazza una sua “narrazione” omosessuale sull’arte e sulla letteratura e sulla relativa persecuzione subita negli anni. Vendola se l’è presa con Benedetto Croce che aveva censurato un romanzo risorgimentale omoerotico, I neoplatonici, di Luigi Settembrini, ritenendo che fosse stata una grave perdita nella storia e nella letteratura non farlo leggere nelle scuole. Ha polemizzato con i professori di una volta, che omettevano di riconoscere l’omosessualità di alcuni grandi artisti, scienziati e letterati del passato, come Michelangelo e Leonardo.
Per cominciare, l’opera di Settembrini pubblicata solo negli anni settanta, era un un breve romanzo minore, un racconto modesto e infelice e non per la sua trama omo-erotica, che anzi ha dato l’unico motivo per pubblicarlo, per riparare a una “censura” perché toccava un tema all’epoca insolito e scabroso. Ma ritenere che non abbiamo conosciuto la vera storia e letteratura risorgimentale perché non era stato pubblicato il racconto di Settembrini, è davvero un’esagerazione e una perdita di senso della misura e della realtà, oltre che della storia e della letteratura. Mi spiace per Vendola ma il romanzo del Risorgimento non è I neoplatonici di Settembrini ma resta I promessi sposi di Manzoni, anche se è la “banale” storia di un amore tra due popolani, Renzo e Lucia, e del loro matrimonio tradizionale, con figli nati senza utero in affitto. Non si può nel nome dell’omosessualità perdere il senso della proporzione tra un capolavoro e un’opera minore. E non si può far passare un grande pensatore e critico letterario come Croce, un liberale che ha fatto della libertà la bandiera della sua vita, per un meschino omofobo e un censore liberticida, solo perché non ritenne meritevole di pubblicazione il racconto di Settembrini.
E non solo: trovo veramente fastidioso il titolo di quell’opera: chi legge, conosce e ama le opere dei Neoplatonici, quelli veri, filosofi, mistici e sapienti, avverte disagio per l’accostamento e la “riduzione” di quel mondo a una vicenda omoerotica. Peraltro la grandezza della scuola platonica nei secoli è dovuta al pensiero e ai suoi grandi frutti, non certo alle eventuali inclinazioni omosessuali di alcuni maestri e adepti, del tutto irrilevante.
Ma ancora peggio è ritenere che l’arte e la letteratura, ma potremmo aggiungere anche la scienza e la musica, siano state finora alterate, censurate e deviate perché non si è (abbastanza) riconosciuto che alcuni grandi geni erano omosessuali. Sapere che Michelangelo e Leonardo fossero omosessuali non aggiunge e non toglie nulla alla loro opera e al loro genio, è un dettaglio intimo del tutto insignificante per comprendere la loro grandezza e la loro ispirazione. Davanti alla Pietà di Michelangelo o all’Ultima Cena di Leonardo, siamo colti dalla vertigine della bellezza nell’ispirazione e nell’intreccio tra l’umano e il divino, la sofferenza umana e la visione del sacro. Cosa volete che possa contare negli occhi, nel cuore, nella mente di chi osserva rapito quei capolavori, sapere che l’autore ebbe o non ebbe rapporti omosessuali?
Una forma patologica di narcisismo e di egocentrismo omosessuale porta alcuni gay, a partire da Vendola, a pensare che la questione omosessuale, solo perché li riguarda da vicino, li investe direttamente, sia la Questione culturale, morale e sociale centrale da affrontare; o che viceversa sia stata nei millenni la Grande Omissione da riparare. Non ci siamo persi nulla ignorando le inclinazioni sessuali dei grandi. Leggiamo Proust e Wilde, Gide e la Yourcenar, Mishima e Pasolini, indipendentemente dalla loro omosessualità.
Censure nei secoli ce ne sono state di ogni tipo, verso ogni diversità e difformità, religiosa e ideologica, politica e scientifica, e di ogni altro genere: censurato fu pure Dante e non per ragioni omosessuali. Ritenere l’Omosessualità negata il Male Principale da rimuovere, il sopruso più infame di cui fare giustizia, è ritenere che le inclinazioni private di una minoranza dell’umanità siano al centro del mondo; uno sguardo piccino, riduttivo, rancoroso. Ci sono molte più cose in cielo e in terra, ma anche nell’arte e nella letteratura, delle inclinazioni omosessuali. Non confondiamo geni e genitali.

M,V

la vita all’alba…

L’alba sta per manifestarsi. Il banchetto della notte è finito. I primi bagliori della luce del giorno diffondono il loro tepore. La pietra riprende colore. Le cime degli alberi sono le radici del giorno che non è ancora cresciuto. La luna, collana d’argento da cui Venere penzola come una perla, sfoggia ancora il suo brillare. Intorno l’infinito è soltanto un punto di vista, la location di questo spettacolo. E ci saranno nidi su alcuni rami. La vita.

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Dal rosario alla chat…

Osservo in un paese del sud due ragazze grezze e chiatte, facce primitive rivestite di tatuaggi e stivali alla moda tamarra, sedute davanti a un sottano che smanettano sui loro smartphone con un accanimento morboso, del tutto incuranti del mondo circostante. E mi sovvengono le loro nonne sedute davanti allo stesso sottano che smanettavano con la stessa assorta premura le corone di grani dei loro rosari. Una ragazza sta chattando con qualcuno  l’altra fa quei giochini che assorbono la mente e svuotano l’intelligenza. In fondo la stessa cosa facevano le loro nonne, implorando qualcosa o riempiendo la loro vita di religione. Il rosario è la prima esperienza digitale per collegarsi con l’invisibile e astrarsi dal resto; la tastiera dello smartphone è la sua versione i-tech. Una di loro si accompagna a una cuffia e ripete con voce alterata la musica che ascolta, come le nonne bigotte biascicavano i canti della messa: americano distorto il primo, latino-gregoriano storpiato il secondo. L’altra ogni tanto si fa i selfie e li invia.

Chi sono io per giudicare, mi dico per darmi l’aria dimessa di un papa, e infatti non giudico, trovo solo che nonne e nipoti cercano entrambe un contatto, una connessione, che giustifichi la loro vita o la riempia di qualche cosa. Dio o un passatempo, un rito o un gioco, l’invocazione di un santo o di un boy-friend. Muta l’oggetto del desiderio, muta la proiezione, non la dipendenza. Alienate, direbbe il filosofo, non più nei cieli della religione ma nell’etere dell’hi-tech. Provo a pensare che perdersi in Dio o nella Madonna, sia forse un po’ meglio che perdersi in una chat e in una galleria di foto a se stesse. Certo, ogni epoca ha i suoi rosari. Ma non riuscirete a convincermi che è un progresso passare dai rosari di Dio patria e famiglia ai selfie, le chat e i tik-tok.

 MV                                                                                                                                               

Il bello di essere nessuno…

 

Io sono nessuno! Tu chi sei?
Sei nessuno anche tu?
Allora siamo in due!
Non dirlo! Potrebbero spargere la voce!

Che grande peso essere Qualcuno!
Così volgare – come una rana,
che gracida il tuo nome – tutto giugno
ad un pantano in estasi di lei!

Questa è una poesia scritta attorno al 1860, ma se ci dicessero che è stata scritta ieri potremmo crederci tranquillamente (non conoscendola). Perché il suo linguaggio è assolutamente moderno e la riflessione a cui dà vita è senza tempo, anzi, a ben vedere è perfetta per i nostri giorni in cui tutti sembriamo così assetati di celebrità (anche se le nostre “rane” più che gracidare twittano, condividono, postano…). È una poesia sull’obbligo del dover essere per forza qualcuno, e tutto sommato proprio per questo definiti e limitati; in effetti essere un nessuno ha in sé una maggiore libertà: se non si è nessuno si è liberi dal peso di rimanere sempre quel qualcuno… forse. In ogni caso quelle domande dirette a chi legge sono decisamente coinvolgenti e non scivolano via dai pensieri con immediata facilità.

L’autrice di questa poesia è Emily Dickinson (1830-1886), che viene considerata una delle più grandi voci poetiche di ogni tempo e che dall’età di 31 anni scelse di vivere in un isolamento quasi assoluto (in una stanza della sua casa di Amherst, nel Massachussetts, dove nacque), se si escludono i rapporti familiari e la corrispondenza epistolare con alcuni amici, col fratello e con ipotetici e misteriosi innamorati. Le ragioni di questo ritiro solitario non si conoscono con esattezza: alcuni studiosi hanno ipotizzato che la scelta sia stata provocata dal dispiacere di un amore contrastato, ma più probabilmente la Dickinson decise di isolarsi da una società alla quale sentiva di non poter appartenere.
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piedestallo