Der mut zum sein

Scrutare l’abisso del non-essere nell’assoluta solitudine.

Obbedire comandando mettendo a repentaglio se stesso.Si comanda se stessi secondo le leggi della vita diventando così il proprio giudice e la propria vittima.

Gli enigmatici frammenti della vita diventano un tutt’uno armonico.

L’autoaffermazione è l’affermazione della morte che appartiene alla vita.

L’Io tenta disperatamente di raggiungersi.

La sofferenza è una conseguenza di ciò che è accidentale.

Vincendo il desiderio si diventa superiori a Dio.

Non mi curo di ciò che è estraneo al mio scopo morale.

La morale rende codardi.

La ragione è il potere di avere idee adeguate.

La vita è il processo in cui l’Essere passa dalla potenza all’atto.

La felicità è l’espressione emozionale del coraggioso “sì” al nostro vero essere.

Stoa

Guardare l’assoluta devastazione della morte e soffermarsi presso di essa.

Il destino dell’umanità è un’ombra che splende.

Solo il dolore parla all’uomo, trova le parole per dirgli gioiosamente quale è la sua condizione : l’inseparabilità assoluta tra Bene e Male.

Dobbiamo avere il coraggio di affrontare sempre un nuovo caos di fronte ad un mondo sempre refrattario ad ogni mutamento verso il meglio.

Esistere è votarsi ad una morte perpetua : una volta nati siamo,sempre,già morti.

Passo l’esistenza a logorarmi in nobili rimpianti, votato così ad una morte perpetua.

Sublime è colui che si procura una cecità volontaria  per non vedere gli spigolosi contorni della realtà.

Nihil ulterius

La formula della felicità: sostituire il sogno alla realtà, il caos informe all’ordine, precipitare nella fredda notte dell’ignoto abbandonando la zona del sole portati via dalla coda di una cometa, così nessun istante potrà ricordarci il nostro insulso passato; ma tutto questo ha un prezzo: è l’autodistruzione , strapparsi da se stesso ,perdersi in se stesso come in un abisso. Così si può venire a capo dell’ignoto, intendere la Natura fino in fondo. La coscienza diventa un presidio sguarnito nel momento in cui ci si lascia impregnare d’esistenza e dal profondo dell’anima traluce ,attraverso la sofferenza, una felicità ignota.

Nihil ulterius

Vivere è decifrare i muti cenni dell’ignoto; l’ignoto è il punto di partenza e il punto di arrivo. Posso chiamare questo ignoto Nulla? Non lo so ; il Nulla è il “sacro niente” (das heilige nichts) di Novalis? E’ lo zero elevato a zero? E’ Dio? E’ l’Io ? L’autocoscienza che credo di avere? L’Io è l’espressione più alta possibile per l’analisi dell’ignoto.

Se il Nulla è la più alta espressione della negazione della divinità e la divinità è il sacro allora conciliamo ateismo e religione e parliamo di ” Sacro Nulla”.

Nihil ulterius

Il mondo mi completa o sono già un Tutto? L’Uno è in me oppure l’Uno è l’Io più il mondo?

Per l’uomo è meglio ignorarsi per essere felice.

Prevedere il futuro è avere la capacità di vederci il passato.

Siamo qualcosa ma non Tutto, non siamo Nulla ma nemmeno Infinito.

Tutto si decompone lasciando un profondo Vuoto e in un punto del Tempo ormai immoto lo Spazio dal Nulla è abitato ove l’Essere è precipitato.

Nihil ulterius

Sospendere la vita che ci satura l’esistenza ,solo questo ci rende liberi,ci fa uscire dal caos per essere accolti nel silenzio; usciamo così dalla logica che il superfluo è l’essenziale.

Pensare è incontrare il pensiero.

La vita è una piccola cosa molto fastidiosa.

La domanda fondamentale della morale è: tutto ciò che si può fare si può fare?

Tutto il nostro agire ha lo scopo di rendere tollerabile il mondo.

Non sono contemporaneo del mondo,sono contemporaneo di me stesso.

Nihil ulterius

Nell’epoca ipertecnologica l’Altro sparisce.

Il mondo ipermoderno ha sostituito l’Altro, come fonte di godimento, con la Cosa.

L’uomo è incompatibile rispetto ai suoi simili.

“Io non sono quello che faccio” è fondamentale per l’equilibrio psichico dell’individuo,l’annientamento tra essere e sembiante è l’anticamera della psicosi,dunque mai identificarsi con quello che si fa ,ma rimanere ancorati a quello che si è.

La rimozione costituisce l’incoscio.La Civiltà nasce dall’imbrigliamento delle pulsioni:l’uomo può convivere con i suoi simili solo se castra le sue pulsioni,per questo la nevrosi è costituiva dell’essere umano.

Dire grandi cose con piccole parole è piccole cose con grandi parole.

La piena felicità sta in un oggetto infinito ,quindi la felicità è irraggiungibile.

L’uomo disprezza la vita così come gli è permessa dalla Natura perchè la Natura prevede per l’uomo il suo soffrire.

La Natura contraddice la vita perchè  per essa (vita) prepara la morte.

Il desiderio è impossibile da misurare perchè è infinito.

Non abbiamo un corpo ma siamo un corpo.

Stoa

Se avessimo potuto scegliere se nascere o meno, che scelta avremmo fatto?

Inizio con l’amare la tua presenza,finisco per amare la tua assenza.

Io non sono solo quello che penso di essere,esiste un inconscio che non governo.

Ti illumino con la mia ombra.

Sono le leggi di Natura che spingono l’uomo alla vita che nella sua essenza è morte.

Stoa

La spiritualità è la trasformazione del soggetto ad opera del soggetto stesso,cura di sé non separabile dalla ricerca della verità.Concetti di ordine generale sono sempre una costruzione della mente, mentre il particolare è frutto della esperienza dei sensi.Lo spreco di sé è una esperienza molto comune, così si cerca nell’anima un’equilibrio armonioso sottratto alla insaziabile pressione delle necessità fisiche e,possibilmente,anche della morte.Le resurrezioni della memoria non costituiscono semplici riproduzioni del passato,ma una verità nuova.La metafisica tende a fissare la presenza e a trasformarla in permanenza,in durata interminabile,a trasformare qualcosa di inerte in essenza.Bisogna uscire dalla immediatezza della presenza senza abbandonarla e perderla.

Stoa

Configuriamo ogni tappa della crescita individuale come un provvisorio e instabile equilibrio dei possibili: è perfetto solo chi riesce a portare a compimento le sue potenzialità. Il reale è un insieme di possibili simultanei che variano nel tempo le loro configurazioni e l’individuo diventa un condensato di singolarità compossibili.Nel tentativo di diventare quello che si è o di costruire se stesso ognuno cerca la pienezza e il significato della propria esistenza anche nel mondo della fantasia e dei desideri. Il presente non è mai il nostro fine ,solo l’avvenire è il nostro fine ,ma così non viviamo mai ma speriamo di vivere; preparandoci sempre a essere felici è inevitabile che non lo saremo mai.Rimestiamo nei fangosi bassifondi dell’anima ma la vera vita dell’uomo,per la quale egli accetta di vivere,ha luogo solo nel campo della immaginazione: ogni uomo vive nella calda e fantasmagorica camera del suo cervello. Non devi cercare che gli avvenimenti vadano come vuoi,ma volere gli avvenimenti come avvengono,solo così sarai sereno: l’accaduto non si può mutare ma se ne può cambiare il senso.In questo mondo sfregiato dalla sofferenza e dal male, aver vissuto è vivere sempre :ogni uomo è un emigrante nel tempo.