Lo sfregio ai Girasoli di Vincent Van Gogh…

 

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girasoli

 Che  c’entrano con l’ecologia i bellissimi girasoli di Vincent Van Gogh?  Forse sono io che non riesco a trovare il nesso, ma rovinare in questo modo un’opera di tale portata , usarla da sfondo ad un discorso che non ha niente di nuovo, sentito migliaia di volte da pazzi di questo genere, è un reato che andrebbe punito molto severamente. Sappiamo tutti della fame nel mondo, del guaio che i combustibili fossili, dei problemi del cambiamento  climatico, ma perchè proprio questo  Van  Gogh   ,perchè imbrattare la solarità di quest’opera, una delle poche espressioni di calma, di serenità, di gioia spirituale nell’ispirazione artistica di uno dei pittori  più tormentati della Storia della  Pittura? Non riesco assolutamente ad entrare nella mente di questa gioventù infatuata soltanto di slogan,di quel va bene tutto purchè se ne parli. Non si saranno mai chiesti se non potrebbero sortire effetto contrario, specialmente in un momento in cui  proprio la mancanza di questi prodotti condannati all’inutilità totale ,  fa sentire  alle popolazioni occidentali europee che certi discorsi siano anche fuori luogo  quando la loro mancanza sta creando disagi e difficoltà a milioni di famiglie?- Aveva ragione Dostojewsky quando   scrisse la famosa frase ” La bellezza salverà il mondo” , perchè non servono solo le parole, ma etica, umanità, ma anche un’educazione alla bellezza per ogni cosa che si trova al mondo, naturale o  semplicente opera dell’uomo.

Perchè ci piace la bellezza di un paesaggio, perchè vivere nella natura ci fa star bene?

Che stare in mezzo alla natura faccia bene alla salute lo sappiamo da tempo, e ora gli studiosi stanno cominciando a capire cosa succeda davvero nel nostro cervello quando siamo di fronte a bellezze naturali. Una ricerca realizzata al Max Planck Institut di Francoforte, da poco pubblicata sulla rivista Frontiers in Human Neuroscience, spiega il passaggio dalla semplice visione di un’immagine piacevole alla percezione del suo impatto estetico.
I ricercatori hanno usato la risonanza magnetica su un gruppo di volontari per verificare le reazioni del cervello di fronte ad un paesaggio, mostrando loro dei filmati, che sono più vicini alla realtà di una fotografia:”Siamo rimasti sorpresi osservando che non si registravano reazioni solo nelle aree cerebrali relative al sistema della ricompensa – quelle che ci fanno provare piacere quando osserviamo qualcosa di bello o viviamo un’esperienza piacevole – ma anche in alcune aree collegate alla visione”, spiega Aise Ilkay Isik, una delle autrici dello studio. E’ possibile che i i nostri occhi siano in qualche modo programmati per ammirare la bellezza. ? “Un risultato importante”, osserva Antonio Cerasa, neuroscienziato e ricercatore dell’Istituto per la Ricerca e l’Innovazione Biomedica IRIB-CNR , “perché ci aiuta a liberarci dell’idea che queste esperienze siano concentrate in una singola area del cervello, e a comprenderne la complessità.
Questo studio ci aiuta a capire che un’esperienza estetica è legata al cambiamento, all’incertezza e alla sorpresa: ecco perché le immagini in movimento sono così importanti – spiega Cerasa – la meraviglia, la novità sono fondamentali per un’esperienza estetica: se vedo ogni giorno il Colosseo, come Jep Gambardella ne La grande bellezza, finisco per non notarlo”. E questa è un’esperienza, quando siamo abituati alla sua vista. E questo può succedere anche in altri contesti come la musica
L’esperienza estetica piacevole attiva diverse aree del cervello, tra cui quelle collegate alla visione, ma anche aree coinvolte nei processi di memorizzazione, come il paraippocampo: “Una conferma fisiologica del fatto che la novità è un elemento importante dell’esperienza estetica”, spiega ancora Cerasa. “Ma attenzione: parliamo di estetica, ossia della nostra reazione a ciò che vediamo, non di bellezza che è un concetto matematico legato alla proporzione delle forme”.
Oltre a comprendere come il nostro cervello reagisca alle bellezze naturali, è importante capire in che modo le interazioni con l’ambiente possano farci stare bene. “Sappiamo da tempo”, spiegano gli autori dello studio, “che la natura e il piacere estetico che ne traiamo sono preziosi per la nostra salute”. E vari studi mostrano che la reazione a uno scenario naturale è più spontanea e meno conflittuale rispetto a quella di fronte a un’opera d’arte, un elemento che potrebbe contribuire a spiegarne gli effetti salutari. Di cui già abbiamo diverse conferme. Alcune ricerche mostrano i vantaggi di un contatto più stretto con la natura: dalla diminuzione dello stress all’abbassamento della pressione sanguigna e di vari parametri metabolici, che portano a una generale riduzione di varie patologie, soprattutto ma non solo cardiovascolari, e di conseguenza della mortalità. “E non ci sono solo i vantaggi legati alla contemplazione delle bellezze naturali”, ricorda Cerasa, sappiamo per esempio che l’ortoterapia, il lavoro manuale in un orto o un giardino, è particolarmente benefica soprattutto per chi soffre di dipendenze che compromettono i sistemi di ricompensa, e ha bisogno recuperare la capacità di godere del piacere che nasce dal contatto con la natura ma anche dal modellarla e trasformarla”. Comunque la natura pare essere la panacea per molti mali, in particolari quelli legati allo stress della vita convulsa delle grandi aree metropolitane- Ci sono prove che ascoltare suoni ‘naturali’ mescolati a rumori portati dall’uomo è comunque più salutare rispetto a una situazione dove sono presenti solo rumori che non provengono dalla natura – ha detto Buxton – “.Non sappiamo perché accade questo ma possiamo fare delle ipotesi. Penso che da un punto di vista dell’evoluzione un ambiente acustico con molti suoni naturali rilassi, dia una percezione di sicurezza e permetta di riposare la mente”. E allora via alla ricerca di paesaggi naturali inaspettati, avventurandoci magari in un bosco, attenti a percepire lo scroscio delle acque di un ruscello, tra il cinguettio degli uccelli e il suono del vento che racconta alle foglie il mondo-

Fonte : La Repubblica P

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