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CAZZATURIFICIO: ESPERIENZE E PROFEZIE DI SFIGHE
CAZZATURIFICIO 2
MISERIA E NOBILTA'
POST FUORI STAGIONE
CASA_1971
Natale in casa 1971, Pasqua con chi vuoi, Pasquetta mistica, Florence Nightingale;
L'ultima cena; Pussycat; La casetta del Dr Moreau; Pinne, fucile ed occhiali; La finestra sul porcile; Il Natale ai tempi del colera; La cena dei cretini; A Sud di nessun Nord;
Sans culottes;
VECCHIO PAZ
Esistono persone al mondo, poche per fortuna, che credono di poter barattare una intera Via Crucis con una semplice stretta di mano, o una visita ad un museo, e che si approfittano della vostra confusione per passare un colpo di spugna su un milione di frasi, e miliardi di parole d'amore...
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Post n°594 pubblicato il 20 Novembre 2009 da erbavoglio_70
(Good girl gone bad)
Non è facile essere diplomatici, soprattutto quando del mondo circostante non si ha una valutazione pienamente soddisfacente. Poiché ogni mamma è una potenziale nonna, e le nonne io le immagino tutte sagge serene e comprensive, ho iniziato ad allenarmi in previsione dei giorni non lontani in cui sarò costretta a rinunciare alla mia vita frenetica a vantaggio della carriera dei miei figli, compiendo la profezia di mia madre. O meglio, essendo punita - con sua somma gioia – per la seconda volta a mezzo del contrappasso. (La prima consisterà nel sopportare un'amica di mia figlia imprevedibile come la nota Sara e i conseguenti disordini che ne deriveranno.) Ma torniamo alla diplomazia. Al mattino mi levo per tempo, sperando di riuscire a trascorrere un'ora in perfetta solitudine. A parte la gatta, in effetti, alle sei del mattino nessuno mi disturba. Poi scelgo un cd, tentando di svegliare i miei familiari e di offrire loro una rapida sintesi del mio stato d'animo: se sono allegra non scelgo David Sylvian, per intenderci. Evito quindi che si frappongano tediose complicazioni tra i loro gesti semi-automatici e la porta di casa, lasciando evidenti indizi del percorso giusto da compiere: colazione – igiene personale – abiti selezionati (ivi compresi eventuali cappelli e guanti), cartelle, nulla è lasciato al caso. Alle ore otto siamo fuori, ognuno diretto verso il proprio destino (scuola materna o primaria o lavoro). Per testare il proprio equilibrio è sufficiente unirsi al capannello di mamme all'interno del cortile della scuola. Non tedierò a questo punto coloro che non sono genitori con argomenti capaci di dissuaderli per sempre dal diventarlo. Sappiate soltanto che spesso fingo di essere completamente cieca o di ricevere telefonate per evitare di dover contribuire a discussioni incentrate sull'uso della penna Replay o sull'opportunità di usare il giallo per indicare le migliaia. Dopo qualche minuto varco la soglia del mio ufficio. Tempestivamente fa l'ingresso l'addetto alle pulizie, il quale ha un debole per me in virtù del fatto che provvedo personalmente a spolverare e pulire i vetri, rendendomi conto del sovraccarico di lavoro cui è sottoposto, e che ho sempre golose caramelle gommose sulla scrivania. Sovente il computer manifesta comprensibili, perdonabili, intemperanze: evidentemente lo annoio con il blog e le mie visioni oniriche e gli parlo poco. Per mezz'ora mi illudo di avere dinanzi a me una lunga giornata durante la quale potrò portare a compimento il mio lavoro. Prontamente arriva la prima inattesa telefonata di una serie (dall'invito a una festa in un asilo sperduto dell'hinterland barese a quella dell'amica che non vedo da tre anni e ora aspetta un bimbo a quella del collega che ti stima tanto e vorrebbe il tuo voto a quella del grande capo in persona che, ritenendoti brillante, ti affibbia un compito ingrato che solo tu sei in grado di portare a termine). Bene, sono le 10, 15. Ora potrò dedicarmi alla stesura del documento al quale sto lavorando. Devo consultare un testo. Cazzo, l'ho scordato a casa nella borsa rossa. Chiedo al collega della stanza accanto. In quel momento passa un sindacalista in vena di confidenze non richieste. La segretaria, in controsenso, si sofferma sui miei stivali. Sono le 10,40. Fa capolino il collega di cui sopra: caffè. Ok, in effetti hai perfettamente ragione. La colpa è di tua sorella, hai la mia solidarietà. Allora: il libro? Grazie, vado. Mail: devi con urgenza inviare un documento al quale non stai lavorando, non per inefficienza, ma perché ti avevano detto che se ne sarebbe occupato un altro reparto. Non c'è fretta: puoi consegnarlo lunedì. Quindi fai ciao ciao con la manina al weekend a Napoli programmato da mesi. Che vuoi che sia? Sms di Sara: devi postare due volte di seguito e pensare all'editing del beneamato libro. Con urgenza. Bussano. Giuro: un Hare Krishna mi dice che porta per me un messaggio di pace. Ricambio con entusiasmo. Allora vuole il libro? No, grazie: non è un buon momento per certe letture. Desidera allora un libro di ricette vegetariane? No, grazie: desidero un bunker dove trascorrere almeno la pausa pranzo. |
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Post n°593 pubblicato il 18 Novembre 2009 da sara_1971
Salve Letizia, mia figlia da circa un anno sta con un bel ragazzo di 24 anni, che dorme - quando capita - a casa nostra. Nei mesi scorsi però è successo un fatto molto preoccupante: una domenica pomeriggio stavo riposando in camera, a un certo punto mi alzo e dalla finestra noto questo ragazzo, con un bicchiere di birra in mano, che va a passo spedito verso la piscina. Incuriosito passo alla finestra della sala, e vedo il ragazzo che si dirige verso mia moglie, distesa a pancia in giù sul lettino che prende il sole. Dal labiale capisco che le dice: "ti é piaciuto?" in quanto era a circa tre-quattro metri da me. E da lì hanno continuato con degli atteggiamenti di confidenza assolutamente inequivocabili... Ho cercato di non reagire subito perché non riuscivo a credere a quello che stavo vedendo. Ho preso la bici e sono andato via per un paio d'ore. La notte sono rimasto sveglio, pensando che succedesse qualcosa, ma così non è stato. La mattina successiva non riuscendo più a trattenermi ho affrontato mia moglie e le ho detto tutto quello che avevo visto, lei prima ha negato ma poi - in seguito alle mie insistenze – ha ammesso tutto, dicendo però che si era trattato solamente di uno scherzo. Io sono distrutto, mi sento preda dell’ansia e la mia vita è stravolta. Vorrei un tuo parere su tutto ciò anche se, a causa della mia angoscia, ho il timore che si sia creata una situazione ormai irreparabile. Alberto
Risponde Pink Moon: Caro Alberto, la tua storia sembra inverosimile. Mi pongo perciò degli interrogativi: · qual è il ruolo di tua figlia in tutto questo ambaradan? · a chi questo ragazzo pensava di fare lo scherzo? · chi ha dato a tua moglie tutta questa confidenza con il ragazzo di sua figlia? Ammettendo che quello che è accaduto sia uno scherzo, resta uno scherzo direi imperdonabile. Quindi io mi libererei il prima possibile dell'aspirante genero. Purtroppo mentre da una parte la mia coscienza mi impone di porti questi giusti quesiti dall’altra il cuore mi spinge a farti riflettere. Un matrimonio a volte può vacillare ma vale sempre la pena di concedersi (e soprattutto concedere) un'altra possibilità. Siete adulti, parlatevi a quattr'occhi senza rinfacciarvi ciò che è stato, cercate di venirvi incontro e nello stesso tempo createvi dei momenti per stare da soli, per scherzare, per dedicarvi a qualche interesse comune. Dopo aver fatto chiarezza con tua moglie cerca una via di uscita alla tua angoscia. La tua metà è stata fino ad ora, e resta, la persona più importante: prenditi perciò tutto il tempo necessario per elaborare la tua sofferenza. Oserei dire il lutto dato dall’aver provato una così grossa delusione. E' tempo forse per te di tagliare i rami secchi. Devi aprire il tuo cuore a tua moglie, ma anche a nuove speranze: prendi le cesoie, sfoltisci la chioma ormai gialla del tuo passato e aspetta con calma che nascano nuove foglie e che magari spunti un fiore. Non sappiamo quanti frutti daranno i nuovi rami. Ma sicuramente ne avranno più di una pianta secca. Ti lascio con una frase di Stendhal che penso faccia proprio al caso tuo: "basta una piccolissima dose di speranza per provocare la rinascita dell'amore".
Risponde Sara_1971: E bravo il cornuto: in una manciata di righe hai spiegato benissimo il minchione che sei stato ad andarti a fare il giretto in bici. Restare a casa e appiccare fuoco alla macchina di tua moglie avrebbe dato molta più soddisfazione ma queste sono scelte personali, si sa, che potrebbero anche malauguratamente ritorcersi contro il tuo portafoglio grazie ad un bravo divorzista, e quindi in questi casi forse è meglio andarci cauti. Ma veniamo a noi. Anzi a Voi. Tua figlia deve essere la classica ragazzetta che resta turbata da fenomeni quali la prima stagione del Grande Fratello, tua moglie tende a farsi ingroppare per motivi di vanità. Bella famiglia davvero. In effetti in siffatto contesto un animatore di noiosi pomeriggi estivi ad alto tasso di trombabilità ci sta proprio d’incanto. Complimenti comunque al rigoglio ormonale mica male di quella Santa donna della tua consorte: davvero non capisco come abbia fatto a sposare un frigido moderato come te. Ah già - i soldi - dimenticavo… Devo però ammettere che tra tutte le mail di poveri mentecatti che arrivano in redazione la tua è il nostro fiore all’uccello (Ops, occhiello mannaggia, occhiello: ecco, questi sono i risultati dell’astinenza). Cucciolo, siamo felici che a differenza di tanti altri tu abbia capito di essere un po’ pirla e sia arrivato ad ammetterlo. Adesso però, pur non volendone fare un dramma, ti ricordo che un conto è passare per cornuto, un altro per cretino. Naturalmente esistono tutta una serie di logiche e plausibili spiegazioni per cui quello messo in atto dal ragazzo di tua figlia possa essere derubricato a mero scherzo. Certo, come no. D’altronde come ci ha insegnato il Papi la malizia è negli occhi di chi guarda. Ma passiamo adesso alle scemenze di Letizia. Francamente il lieto fine mi sfugge. Mi immagino già la vostra amorevole famigliola riunita sotto lo stesso tetto per Natale: una portata unica di colpe in umido con contorno di mestizie da spartire tra i consuoceri: sentiammè, le corna è bene portarle con ironia, in fin dei conti non c'è quasi nulla che una elegante firma in calce ad un assegno non possa risolvere con stile ed efficacia. Non stare in ansia, in fin dei conti anche se appari noioso come quei ceppiconi che inviano le catene di Sant’Antonio sei il tipico fesso con cui tutte le scrittrici con un mutuo da pagare vorrebbero uscire. Coraggio, datti una mossa: adescare gente grazie a una webcam all’inizio può essere dura per un represso come te, ma non scoraggiarti. Basterà che la preda intersechi casualmente il tuo conto corrente per iniziare a provare vero e sincero interesse nei tuoi confronti. L’unica cosa che dovrai indossare sarà un semplice collarino al quale farti incatenare, nulla di più, una cosa molto sobria, bella no? Ora però smettila di frignare e vai ad apparecchiare che si è fatto tardi e stasera ti ho fatto sgambettare fin troppo. Tsk- Marketing e public relations dovevo fare, altroché - e a quest’ora sarei stata a Montecitorio.
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Post n°592 pubblicato il 16 Novembre 2009 da delilah79
(E' morto! Traduzione per i non addetti) Capita che come si nasca si muoia, vedi un po’. Quando accade, onore e gloria del defunto se ne vanno con lui e a noi, ancora mortali, rimane la lunga due giorni di esequie. La sottoscritta che, è noto, non si fa mancare niente, ha avuto l’onore di assistere a ben due eventi consimili nella medesima settimana. Il buon Dio chiamò a sé due suoi figli. L’uno camionista, l’altro noto nome della borghesia Leccese, nonché rinomato notaio. (Da qui si deduce lo scarto e la varietà delle frequentazioni della qui medesima!). Ovviamente, la commozione era miserrima da un lato, altezzosa e compunta con lacrima firmata Cavalli dall’altro. Qui si fermano le differenze. Stessa morte, età irrilevante, stesse scene tipiche. Il silenzio regna sovrano, al punto che qualsiasi mugolio incontrollabile della stomaco risulta fuori luogo, quasi di cattivo gusto. La sala da cui si entra in casa è “quella del morto”. La porta che in altre occasioni non noteresti mai, si apre in queste circostanze come realizzata con calce viva (lei), per assecondare l’ipocrisia secondo la quale coloro che arrivano siano lì per il defunto. Sorpassata la soglia, scaraventata davanti al morto che non conosci, dopo aver dispensato condoglianze anche al gatto, ti metti in un angolo con faccia contrita pensando alle cose che hai lasciato a casa e che avresti urgenza di terminare e ti chiedi: quanto dovrò stare qui? Basterà mezzora? Ovviamente la sedia sulla quale decidi di sederti è rotta e cigola. Rimani sul pizzo in bilico su un piede a rischio di cappottare all’indietro, ma sempre contrita e affranta. Arrivano gli amici, si sprecano gli abbracci. Ogni tanto si sente un “Signore, perché?”. Sembrerebbe fuori luogo rispondere: “Signora, perché aveva 80anni e metastasi ovunque. Potrebbe accadere a chiunque, sa?”. Quindi ti limiti a scuotere la testa dispiaciuta, non capendo perché il Signore Onnipotente non abbia guarito il male con la sola forza della preghiera. La gente aumenta. Pensi a quanto vorresti palpare il culo del figlio del de cuius, ma ti rimproveri per l’irriverenza e mesta ripieghi sui discorsi di circostanza tra astanti non paganti biglietto: come sta tuo figlio? Il mio ha imparato a salire sul tavolo da solo, e poi non si riesce proprio a farlo lavare, non ti dico quando si pulisce il culetto fresco di cacca sul divano! [...] Ah, anche il tuo? Ah, bè, allora dev’essere l’età… Eh, ma con l’inquinamento che avanza, ormai i tumori sono in aumento. Ma lui, ma lui… è stato lucido fino all’ultimo? E i bambini? E’ riuscito a salutarli?... Io sono arrivata da poco, tu? No, perché non volevo trovarmi qui sola, mi imbarazzava, sai… Hai visti la ex di quello? Si è fatta orribile. Che uomo buono che era… Che tempo pessimo, piove sempre... Dopo due ore di fracassamento di ovaie (sempre compunto) la fidanzata del figlio del morto che nutre veso di me una spiccata simpatia mi si avvicina premurosa esortandomi ad andare perché di sicuro avrò da fare. La tranquillizzo: “non preoccuparti, aspetto che torni XY e lo saluto. Poi vado.”; trenta secondi netti e XY viene da me: “mi ha detto la mia dolce metà che vuoi andare via …”. Esco. Finito. Stop. Il giorno dopo i funerali. Lasci il lavoro per ottemperare all’ennesima formalità. Si passa prima da casa. Stessa scena, solo più celere, entro mezzora sarai in chiesa e se tutto va come deve entro un paio d’ore al massimo ne sarai fuori. In quella mezzora “ante chiesam” hai il tempo di vedere l’intero paese radunarsi chi per immedesimazione (l’età media è sugli 80), chi per curiosità, chi per interesse di carriera, chi per svago pomeridiano al posto della briscola al bar del centro. Ricevi anche tu la tua dose di condoglianze. Nel mucchio non si fa più differenza. Cade una vecchia che non vede il gradino che la separa dal pavimento, mentre, presa dal suo ruolo, si stava allontanando “a gambero” dalla bara (non sia mai che si rivolgano le spalle a colui che è salito in cielo e che, chissà, potrebbe ridiscendere in terra con la combinazione del super enalotto.). arriva la squadra di basket per fare le condoglianze all’altro figlio del morto. Ah, però, questi aitanti sportivi! Chiesa. Il prete, ammorba le anime nostre, ancora vivi e con udito funzionante, con le sue preziose raccomandazioni. Ad un certo punto inneggia con in canto “Iddio, sto venendo, grazie, Iddio, perché sto venendo…”, ora, io sarò malata, ma la scena che mi si è palesata dinnanzi agli occhi non aveva nulla di defunto, forse marmoreo, ma non “lapidario”. “La famiglia dispensa dalla stretta di mano”. La messa è finita, andiamo in pace. Sempre contrita, quel poco che va dalla chiesa al parcheggio, prendo la macchina e mi dirigo al lavoro. Il figlio del morto mi ha invitato a bere una birra a casa sua. Vorrà lenire il suo immenso dolore? Capita, dicevo che come si nasca si muoia. Capita anche che nel mezzo si perda un sacco di tempo.
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Post n°591 pubblicato il 14 Novembre 2009 da erbavoglio_70
Consideriamo poi un altro aspetto della sterile, distruttiva, pratica della lagnanza: detestare persone o luoghi e ostinarsi a frequentarli è piuttosto stupido. Trascorrere più tempo al lavoro che con i propri figli e non impegnarsi per rendere più piacevole l'aspetto dell'ufficio (si può iniziare da una pianta grassa, poi da cosa nasce cosa e si va all'Ikea), o più proficui e conviviali (non ho detto, badate bene, intimi) i rapporti con il capo e i colleghi, è quasi criminale. A costo di sembrare retorica (sapete bene che non ho in mente tristi spillette o pupazzetti) oserei anche affermare che sia opportuno provare un certo orgoglio di appartenenza alla propria istituzione (o ente o ditta). E poi, non vi hanno insegnato sin da quando eravate bambini l'importanza - anzi la sacralità - della “cosa pubblica”? Va bene, tante premesse per arrivare ad una, direi ragionevole, richiesta. Noi abbiamo preparato per voi una moderna pagina web e desidereremmo aggiornarla costantemente (poche cose sono più tristi dei link che inviano a pagine inesistenti o a informazioni di cinque anni prima); dovreste generosamente trovare cinque minuti da dedicare alla stesura di una mail indirizzata a erba@lavoro.it e fare click su “invio”. L'obiettivo? D'accordo, sappiamo che, al di là delle riunioni di fine trimestre e del giorno della tombolata, parlare di produttività non è un tema attuale, ma sarebbe opportuno, dato che comunque l'ente che provvede – per ora – a darvi uno stipendio è il protagonista della pagina web di cui sopra, fingere almeno di voler partecipare alla sua attività culturale. Capiamo sinceramente l'abbattimento che possono causare sul vostro umore e sulla vostra libido notizie del tipo “Seminario sul sistema delle fognature dal medioevo ad oggi” o “Giornata di studio sulle lampadine: nuovi approcci all'albero di Natale”, ma siamo una comunità e dobbiamo concorrere sinergicamente all'unico obiettivo della dignitosa sopravvivenza e del quieto vivere. Un po' come per un marito accompagnare la moglie all'Ikea o per una moglie mostrarsi tesa mentre calciano i rigori (così anche il Comitato per le Pari Opportunità – chi non ne ha uno - è contento). Siamo anche consapevoli del fatto che stanare i dirigenti è dura (a volte li incontriamo al supermercato o al teatro, mai per prendere un caffè). Mediante questa pagina vi invitiamo virtualmente (l'idea l'hanno lanciata quelli de Il Manifesto dieci anni fa, ma si sa, loro sono estremisti) a prendere il caffè con noi la mattina. Per quanto andiate di fretta (dove non si sa, visto che dubito abbiate un blog con Sara) potrete guardare di sfuggita la nostra pagina che vorremmo diventasse per voi familiare, rituale. Eviterete così di apparire costantemente disinformati sulla realtà che vi circonda (“Ho saputo dell'arrivo della suocera del capo solo il giorno dopo, altrimenti un salto al rinfresco lo avrei fatto”, “Ho perso due ore per ritrovare la mail che avevo cestinato: pare che ci sia una riffa per quelli del mio reparto”...). Forza, allora: forse oggi non troverete alcun argomento interessante tra le nostre segnalazioni, ma consultarci certo non sarà la cosa più inutile che farete: con qualcuno commenterete il tempo, starete in fila dietro auto strombazzanti, l'ascensore sarà occupato, insomma... almeno potrete dire, prima di addormentarvi, “Ho tentato di dare una prova di esistenza in vita.”
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Post n°590 pubblicato il 12 Novembre 2009 da erbavoglio_70
(Non ho opinioni. Ho i nervi.)
Questo lavoro di pazienza mi fece entrare in una specie di trance organizzativa, la tipica illusione dell'impiegato per il quale tutto il dolore del mondo può in fondo essere ridotto all'obbedienza con un po' di dattilografia, una buona stampante laser e una scatola di graffette. (Ian McEwan)
Il posto fisso non è la causa del mio male, ma talvolta, quando sono a corto di omega 3, quando lui va a cena fuori, quando - nonostante l'ombretto e la borsa siano in tinta - il friccicore mi abbandona, lascio che mi raggiungano i commenti di corridoio e, insomma, penso solo a fare il minimo sindacale. Ammetto che il mio minimo per molti sia un massimo, e lo faccio benino, anche in poco tempo, essendo intuitiva oltre che ipercinetica e poi spesso inframezzare con il blog mi dà una spinta propulsiva non indifferente (scappo non sapendo dove sia peggio fermarmi). Ma, vivaddio, a volte arriva il momento in cui ci si sente come il primo giorno di scuola o la notte prima degli esami: torna la bramosia di trascorrere notti intere sui libri, a sorprendersi, a perdersi nel fascino della scoperta, ad anelare all'infinito. La cosa più bella è emozionarsi. E dimenticare di mangiare, aver voglia di continuare, svegliarsi nel cuore della notte per gridare “Ho capito!” Innamorarsi, dunque. Se siete fortunati, certo, ma anche maledettamente cocciuti ed esigenti, dovreste riuscire anche da impiegati a inebriarvi per qualcosa. Altro che cappotto! Come sottrarmi, allora, dinanzi all'educata richiesta del mio capo “Erba, potresti occuparti dei contenuti del sito web del nostro (ente/azienda/istituzione/scuola/associazione)?” Con un certo ritardo, anche lui si è reso conto che noi e le nostre deliziose personalità multiple esistiamo solo se un sito web lo dimostra. Non solo, ha compreso che è démodé non avere forum. Sarà che non ha colto il senso del bell'intervento su L'Espresso di Andrzej Stasiuk “Schiavi di una opinione” e così mi ha chiesto di informare i colleghi tutti della sua nuova mentalità WEB 2.0. Che dire? Ho pensato di sfruttare per un post la richiesta di comunicare coram populo la sua decisione.
Lamentarsi del partner, dei colleghi, della città, del governo, è pratica diffusa. A volte ci si sorprende a criticare con veemenza persone o comportamenti per puro spirito di gruppo. Altre, ma questo accade assai di rado, minimizziamo un traguardo da noi raggiunto o più semplicemente fingiamo sorpresa davanti a un complimento (anche se dopo aver trascorso due ore dal parrucchiere è quasi doveroso che gli altri notino la nostra piega, ma soprattutto la luce tronfia di cui brillano i nostri occhi...). In ogni caso è una questione di stile: lasciate agli altri il piacere di farvi i complimenti, di dirvi che siete bravi, bravi, oh, sì, tanto tanto bravi bravi. (Continua...) |
ISTRUZIONI PER L'USO
SUPERQUARK 2
GUIDA MICHELIN
STRISCIA LA SCAROGNA
Vuoi il mio posto, Programma elettorale, Controdecalogo, Cara ti amo,
Mi vendo; The M.M. 1; The M.M. 2; Moratoria dello zigote;
Gioventù bruciata; Silvia e Debbi; 68; Venghino siori venghino;
La grandezza di una nazione; Il segreto per diventare ricchi; Dai diamanti non nasce niente...
L'ERBA CHE NON COLSI
CONTRORADIO
Amore disperato (Unlovable)
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Prima è tornato a casa Piazza delle Erbe, ma ci è rimasto male, e adesso se ne va definitivamente e di sua spontanea volontà; poi è tornato anche milionidieuro. Cinasky però rimane oscurato (sebbene si possa ancora leggere qui) e questo mi dispiace.





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