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La speranza nell’attesa del CAOS - Siamo anelli aperti o chiusi di catene mai costruite. IinA_M@

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« Bugie o false verità? ...... »

E tu che tipo di carriola utilizzi?

Protetti, nascosti dentro nick che molti abbiamo bisogno di inventare, una maschera scelta con cura, magari il riflesso di un’altra, preferibile identità, filtrati da miglia e miglia di astrusi circuiti, ci riveliamo digitando sulle tastiere dei nostri computer disseminati in ogni dove, chissà dove.

Non c’è una regola, siamo tutti diversi e questo si sa, ma la situazione, il setting per dirla con un termine un po’ tecnico, ha un potere grande e, per lo più inconsapevoli, andiamo tutti appresso alla sua strisciante suggestione.

Così, a poco a poco, diventiamo intimi fra sconosciuti, maschere fra maschere.

L’assunto auto-rappresentativo, autobiografico, comunque scontato e inevitabilmente insito nello scrivere, diviene così spesso, sul sito, un dato di realtà: qui i fantasmi prendono consistenza di carne, di lacrime e sangue; inutile protestarsi estranei, innocenti inventori armati solo d’innocua immaginazione: gli “altri”, almeno alcuni di questa massa informe fatta dagli “altri”, ci prenderanno sul serio… insiste anche su di loro la forza occulta e irrazionale del setting, il trucco, l’illusione.

E già, perché a giocare, infilati dentro questa scatola, un po’ indossiamo l’abito del protagonista, un po’ quello dei suoi interlocutori, molto quello delle mute, ma non meno determinanti, comparse.
Anche leggendo, dunque, e commentando, diventiamo intimi… altri fantasmi che si concretizzano in un gioco di continui, forse rassicuranti, reciproci rimandi. Ci creiamo una Intimità Virtuale, una sorta di Alter Ego capace di proteggerci e al tempo stesso di renderci attaccabili…invano. La scelta del nick rispecchia aspetti della personalità, strane parole, giochi e concatenazioni di lettere che solo l’Io dietro ad esso sa decifrare. Chi ci legge in chat, o nei forum, tenta di immaginare una figura umana, e, col passare del tempo, delle parole, sembra “quasi” di conoscersi, a tal punto che il vedersi quasi non conta…e, talvolta, si ama…! Si ama un’identità Virtuale fatta di parole, frasi, concetti che non hanno un volto, sono senza condizione di bellezza, legate ad un immagine di perfezione della nostra mente…perfezione irreale. Ma un’Identità Virtuale può mentire, prendendosi gioco dei sentimenti umani e tenere in scacco un altro “nick” per lungo tempo, senza che questi possa accorgersene, tanta è la gioia di credere in ciò che non è e non sarà mai l’Ideale di noi stessi! Che Internet ci permetta di realizzare dei sogni, ci consenta di volare con la fantasia, di incontrare nuove identità…che forse non tutta la tecnologia è maligna… forse… ce ne siamo accorti un po’ tutti, ma, come diceva Pirandello, “l’uomo è una maschera”, e come tale – aggiungo io – ha bisogno di nascondersi, nascondersi, nascondersi…

La Carriola di L. Pirandello

Quand’ho qualcuno attorno, non la guardo mai; ma sento che mi guarda lei, mi guarda, mi guarda senza staccarmi un momento gli occhi d’addosso.

Vorrei farle intendere, a quattr’occhi, che non è nulla; che stia tranquilla; che non potevo permettermi con altri questo breve atto, che per lei non ha alcuna importanza e per me è tutto. Lo compio ogni giorno al momento opportuno, nel massimo segreto, con spaventosa gioja, perché vi assaporo, tremando, la voluttà d’una divina, cosciente follia, che per un attimo mi libera e mi vendica di tutto.

Dovevo essere sicuro (e la sicurezza mi parve di poterla avere solamente con lei) che questo mio atto non fosse scoperto. Giacché, se scoperto, il danno che ne verrebbe, e non soltanto a me, sarebbe incalcolabile. Sarei un uomo finito. Forse m’acchiapperebbero, mi legherebbero e mi trascinerebbero, atterriti, in un ospizio di matti.

Il terrore da cui tutti sarebbero presi, se questo mio atto fosse scoperto, ecco, lo leggo ora negli occhi della mia vittima.

Sono affidati a me la vita, l’onore, la libertà, gli averi di gente innumerevole che m’assedia dalla mattina alla sera per avere la mia opera, il mio consiglio, la mia assistenza; d’altri doveri altissimi sono gravato, pubblici e privati: ho moglie e figli, che spesso non sanno essere come dovrebbero, e che perciò hanno bisogno d’esser tenuti a freno di continuo dalla mia autorità severa, dall’esempio costante della mia obbedienza inflessibile e inappuntabile a tutti i miei obblighi, uno piú serio dell’altro, di marito, di padre, di cittadino, di professore di diritto, d’avvocato. Guai, dunque, se il mio segreto si scoprisse!

La mia vittima non può parlare, è vero. Tuttavia, da qualche giorno, non mi sento piú sicuro. Sono costernato e inquieto. Perché, se è vero che non può parlare, mi guarda, mi guarda con tali occhi e in questi occhi è così chiaro il terrore, che temo qualcuno possa da un momento all’altro accorgersene, essere indotto a cercarne la ragione.

Sarei, ripeto, un uomo finito. Il valore dell’atto ch’io compio, può essere stimato e apprezzato solamente da quei pochissimi, a cui la vita si sia rivelata come d’un tratto s’è rivelata a me.

Dirlo e farlo intendere, non è facile. Mi proverò.

Ritornavo, quindici giorni or sono, da Perugia, ove mi ero recato per affari della mia professione.

Uno degli obblighi miei piú gravi è quello di non avvertire la stanchezza che m’opprime, il peso enorme di tutti i doveri che mi sono e mi hanno imposto, e di non indulgere minimamente al bisogno di un po’ di distrazione, che la mia mente affaticata di tanto in tanto reclama. L’unica che mi possa concedere, quando mi vince troppo la stanchezza per una briga a cui attendo da tempo, è quella di volgermi a un’altra nuova.

M’ero perciò portate in treno, nella busta di cuojo, alcune carte nuove da studiare. A una prima difficoltà incontrata nella lettura, avevo alzato gli occhi e li avevo volti verso il finestrino della vettura. Guardavo fuori, ma non vedevo nulla, assorto in quella difficoltà.

Veramente non potrei dire che non vedessi nulla. Gli occhi vedevano; vedevano e forse godevano per conto loro della grazia e della soavità della campagna umbra. Ma io, certo, non prestavo attenzione a ciò che gli occhi vedevano.

Se non che, a poco a poco, cominciò ad allentarsi in me quella che prestavo alla difficoltà che m’occupava, senza che per questo, intanto, mi s’avvistasse di piú lo spettacolo della campagna, che pur mi passava sotto gli occhi limpido, lieve, riposante.

Non pensavo a ciò che vedevo e non pensai piú a nulla: restai, per un tempo incalcolabile, come in una sospensione vaga e strana, ma pur chiara e placida. Ariosa. Lo spirito mi s’era quasi alienato dai sensi, in una lontananza infinita, ove avvertiva appena, chi sa come, con una delizia che non gli pareva sua, il brulichio d’una vita diversa, non sua, ma che avrebbe potuto esser sua, non qua, non ora, ma là, in quell’infinita lontananza; d’una vita remota, che forse era stata sua, non sapeva come né quando; di cui gli alitava il ricordo indistinto non d’atti, non d’aspetti, ma quasi di desiderii prima svaniti che sorti; con una pena di non essere, angosciosa, vana e pur dura, quella stessa dei fiori, forse, che non han potuto sbocciare; il brulichio, insomma, di una vita che era da vivere, là lontano lontano, donde accennava con palpiti e guizzi di luce; e non era nata; nella quale esso, lo spirito, allora, sì, ah, tutto intero e pieno si sarebbe ritrovato; anche per soffrire, non per godere soltanto, ma di sofferenze veramente sue.

Gli occhi a poco a poco mi si chiusero, senza che me n’accorgessi, e forse seguitai nel sonno il sogno di quella vita che non era nata. Dico forse, perché, quando mi destai, tutto indolenzito e con la bocca amara, acre e arida, già prossimo all’arrivo, mi ritrovai d’un tratto in tutt’altro animo, con un senso d’atroce afa della vita, in un tetro, plumbeo attonimento, nel quale gli aspetti delle cose piú consuete m’apparvero come votati di ogni senso, eppure, per i miei occhi, d’una gravezza crudele, insopportabile.

Con quest’animo scesi alla stazione, montai sulla mia automobile che m’attendeva all’uscita, e m’avviai per ritornare a casa.

Ebbene, fu nella scala della mia casa; fu sul pianerottolo innanzi alla mia porta.

Io vidi a un tratto, innanzi a quella porta scura, color di bronzo, con la targa ovale, d’ottone, su cui è inciso il mio nome, preceduto dai miei titoli e seguito da’ miei attributi scientifici e professionali, vidi a un tratto, come da fuori, me stesso e la mia vita, ma per non riconoscermi e per non riconoscerla come mia.

Spaventosamente d’un tratto mi s’impose la certezza, che l’uomo che stava davanti a quella porta, con la busta di cuojo sotto il braccio, l’uomo che abitava là in quella

casa, non ero io, non ero stato mai io. Conobbi d’un tratto d’essere stato sempre come assente da quella casa, dalla vita di quell’uomo, non solo, ma veramente e propriamente da ogni vita. Io non avevo mai vissuto; non ero mai stato nella vita; in una vita, intendo, che potessi riconoscer mia, da me voluta e sentita come mia. Anche il mio stesso corpo, la mia figura, quale adesso improvvisamente m’appariva, così vestita, così messa su, mi parve estranea a me; come se altri me l’avesse imposta e combinata, quella figura, per farmi muovere in una vita non mia, per farmi compiere in quella vita, da cui ero stato sempre assente, atti di presenza, nei quali ora, improvvisamente, il mio spirito s’accorgeva di non essersi mai trovato, mai, mai! Chi lo aveva fatto così, quell’uomo che figurava me? chi lo aveva voluto così? chi così lo vestiva e lo calzava? chi lo faceva muovere e parlare così? chi gli aveva imposto tutti quei doveri uno piú gravoso e odioso dell’altro? Commendatore, professore, avvocato, quell’uomo che tutti cercavano, che tutti rispettavano e ammiravano, di cui tutti volevan l’opera, il consiglio, l’assistenza, che tutti si disputavano senza mai dargli un momento di requie, un momento di respiro – ero io? io? propriamente? ma quando mai? E che m’importava di tutte le brighe in cui quell’uomo stava affogato dalla mattina alla sera; di tutto il rispetto, di tutta la considerazione di cui godeva, commendatore, professore, avvocato, e della ricchezza e degli onori che gli erano venuti dall’assiduo scrupoloso adempimento di tutti quei doveri, dell’esercizio della sua professione?

Ed erano lì, dietro quella porta che recava su la targa ovale d’ottone il mio nome, erano lì una donna e quattro ragazzi, che vedevano tutti i giorni con un fastidio ch’era il mio stesso, ma che in loro non potevo tollerare, quell’uomo insoffribile che dovevo esser io, e nel quale io ora vedevo un estraneo a me, un nemico. Mia moglie? i miei figli? Ma se non ero stato mai io, veramente, se veramente non ero io (e lo sentivo con spaventosa certezza) quell’uomo insoffribile che stava davanti alla porta; di chi era moglie quella donna, di chi erano figli quei quattro ragazzi? Miei, no! Di quell’uomo, di quell’uomo che il mio spirito, in quel momento, se avesse avuto un corpo, il suo vero corpo, la sua vera figura, avrebbe preso a calci o afferrato, dilacerato, distrutto, insieme con tutte quelle brighe, con tutti qua doveri e gli onori e il rispetto e la ricchezza, e anche la moglie, sì, fors’anche la moglie...

Ma i ragazzi?

Mi portai le mani alle tempie e me le strinsi forte.

No. Non li sentii miei. Ma attraverso un sentimento strano, penoso, angoscioso, di loro, quali essi erano fuori di me, quali me li vedevo ogni giorno davanti, che avevano bisogno di me, delle mie cure, del mio consiglio, del mio lavoro; attraverso questo sentimento e col senso d’atroce afa col quale m’ero destato in treno, mi sentii rientrare in quell’uomo insoffribile che stava davanti alla porta.

Trassi di tasca il chiavino; aprii quella porta e rientrai anche in quella casa e nella vita di prima.

Ora la mia tragedia è questa. Dico mia, ma chi sa di quanti!

Chi vive, quando vive, non si vede: vive... Se uno può vedere la propria vita, è segno che non la vive piú: la subisce, la trascina. Come una cosa morta, la trascina. Perché ogni forma è una morte.

Pochissimi lo sanno; i piú, quasi tutti, lottano, s’affannano per farsi, come dicono, uno stato, per raggiungere una forma; raggiuntala, credono d’aver conquistato la loro vita, e cominciano invece a morire. Non lo sanno, perché non si vedono; perché non riescono a staccarsi piú da quella forma moribonda che hanno raggiunta; non si conoscono per morti e credono d’esser vivi. Solo si conosce chi riesca a veder la forma che si è data o che gli altri gli hanno data, la fortuna, i casi, le condizioni in cui ciascuno è nato. Ma se possiamo vederla, questa forma, è segno che la nostra vita non è piú in essa: perché se fosse, noi non la vedremmo: la vivremmo, questa forma, senza vederla. e morremmo ogni giorno di piú in essa, che è già per sì una morte, senza conoscerla. Possiamo dunque vedere e conoscere soltanto ciò che di noi è morto. Conoscersi è morire.

Il mio caso è anche peggiore. Io vedo non ciò che di me è morto; vedo che non sono mai stato vivo, vedo la forma che gli altri, non io, mi hanno data, e sento che in questa forma la mia vita, una mia vera vita, non c’è stata mai. Mi hanno preso come una materia qualunque, hanno preso un cervello, un’anima, muscoli, nervi, carne, e li hanno impastati e foggiati a piacer loro, perché compissero un lavoro, facessero atti, obbedissero a obblighi, in cui io mi cerco e non mi trovo. E grido, l’anima mia grida dentro questa forma morta che mai non è stata mia: – Ma come? io, questo? io, così? ma quando mai? – E ho nausea, orrore, odio di questo che non sono io, che non sono stato mai io; di questa forma morta, in cui sono prigioniero, e da cui non mi posso liberare. Forma gravata di doveri, che non sento miei, oppressa da brighe di cui non m’importa nulla, fatta segno d’una considerazione di cui non so che farmi; forma che è questi doveri, queste brighe, questa considerazione, fuori di me, sopra di me: cose vuote, cose morte che mi pesano addosso, mi soffocano, mi schiacciano e non mi fanno piú respirare.

Liberarmi? Ma nessuno può fare che il fatto sia come non fatto, e che la morte non sia, quando ci ha preso e ci tiene.

Ci sono i fatti. Quando tu, comunque, hai agito, anche senza che ti sentissi e ti ritrovassi, dopo, negli atti compiuti; quello che hai fatto resta, come una prigione per te. E come spire e tentacoli t’avviluppano le conseguenze delle tue azioni. E ti grava attorno come un’aria densa, irrespirabile la responsabilità, che per quelle azioni e le conseguenze di esse, non volute o non prevedute, ti sei assunta. E come puoi piú liberarti? Come potrei io nella prigione di questa forma non mia, ma che rappresenta me quale sono per tutti, quali tutti mi conoscono e mi vogliono e mi rispettano, accogliere e muovere una vita diversa, una mia vera vita? una vita in una forma: che sento morta, ma che deve sussistere per gli altri, per tutti quelli che l’hanno messa su e la vogliono così e non altrimenti? Dev’essere questa, per forza. Serve così, a mia moglie, ai miei figli, alla società, cioè ai signori studenti universitari della facoltà di legge, ai signori clienti che m’hanno affidato la vita, l’onore, la libertà, gli averi. Serve così, e non posso mutarla, non posso prenderla a calci e levarmela dai piedi; ribellarmi, vendicarmi, se non per un attimo solo, ogni giorno, con l’atto che compio nel massimo segreto, cogliendo con trepidazione e circospezione infinita il momento opportuno, che nessuno mi veda.

Ecco. Ho una vecchia cagna lupetta, da undici anni per casa, bianca e nera, grassa, bassa e pelosa, con gli occhi già appannati dalla vecchiaja.

Tra me e lei non c’erano mai stati buoni rapporti. Forse, prima, essa non approvava la mia professione, che non permetteva si facessero rumori per casa; s’era messa però ad approvarla a poco a poco, con la vecchiaja; tanto che, per sfuggire alla tirannia capricciosa dei ragazzi, che vorrebbero ancora ruzzare con lei giú nel giardino, aveva preso da un pezzo il partito di rifugiarsi qua nel mio studio da mane a sera, a dormire sul tappeto col musetto aguzzo tra le zampe. Tra tante carte e tanti libri, qua, si sentiva protetta e sicura. Di tratto in tratto schiudeva un occhio a guardarmi, come per dire:

«Bravo, sì, caro: lavora; non ti muovere di lì, perché è sicuro che, finché stai lì a lavorare, nessuno entrerà qui a disturbare il mio sonno.»

Così pensava certamente la povera bestia. La tentazione di compiere su lei la mia vendetta mi sorse, quindici giorni or sono, all’improvviso, nel vedermi guardato così.

Non le faccio male; non le faccio nulla. Appena posso, appena qualche cliente mi lascia libero un momento, mi alzo cauto, pian piano, dal mio seggiolone, perché nessuno s’accorga che la mia sapienza temuta e ambita, la mia sapienza formidabile di professore di diritto e d’avvocato, la mia austera dignità di marito, di padre, si siano per poco staccate dal trono di questo seggiolone; e in punta di piedi mi reco all’uscio a spiare nel corridojo, se qualcuno non sopravvenga; chiudo l’uscio a chiave, per un momento solo; gli occhi mi sfavillano di gioja, le mani mi ballano dalla voluttà che sto per concedermi, d’esser pazzo, d’esser pazzo per un attimo solo, d’uscire per un attimo solo dalla prigione di questa forma morta, di distruggere, d’annientare per un attimo solo, beffardamente, questa sapienza, questa dignità che mi soffoca e mi schiaccia; corro a lei, alla cagnetta che dorme sul tappeto; piano, con garbo, le prendo le due zampine di dietro e le faccio fare la carriola: le faccio muovere cioè otto o dieci passi, non piú, con le sole zampette davanti, reggendola per quelle di dietro.

Questo è tutto. Non faccio altro. Corro subito a riaprire l’uscio adagio adagio, senza il minimo cricchio, e mi rimetto in trono, sul seggiolone, pronto a ricevere un nuovo cliente, con l’austera dignità di prima, carico come un cannone di tutta la mia sapienza formidabile.

Ma, ecco, la bestia, da quindici giorni, rimane come basita a mirarmi, con quegli occhi appannati, sbarrati dal terrore. Vorrei farle intendere – ripeto – che non è nulla; che stia tranquilla, che non mi guardi così.

Comprende, la bestia, la terribilità dell’atto che compio.

Non sarebbe nulla, se per scherzo glielo facesse uno dei miei ragazzi. Ma sa ch’io non posso scherzare; non le è possibile ammettere che io scherzi, per un momento solo; e seguita maledettamente a guardarmi, atterrita.

*********************************************

Nella novella “La Carriola”, è trattata una possibile reazione dell’animo umano sottoposto alla monotonia delle costrizioni “vitali”:

Un uomo, insoddisfatto e deluso nella sua vita lavorativa e familiare, prende l’abitudine di torturare il proprio cane, sottoponendolo ad una “carriola” quotidiana, si chiude nel suo studio col cane, gli alza le zampe di dietro e lo costringe a camminare in questo modo.
Questo “sfogo” dell’uomo, come avveniva nelle rivolte proletarie e degli schiavi, deriva dalla coscienza dell’impossibilità di cambiare la propria vita, allora spesso si paga gente innocente con la valuta da cui si è pagati ogni giorno; questo s’intuisce anche dal linguaggio figurativo, infatti si dà un notevole risalto allo sguardo del cane, ormai triste e rassegnato come quello del padrone.

 La carriola è una novella di Luigi Pirandello, che fa parte della raccolta Novelle per un anno. Il mondo ha imposto al protagonista una maschera: costui è, infatti, obbligato a mostrarsi una persona affidabile, precisa, colta, sicura di se, delle proprie capacità e possibilità. Il protagonista ci spiega che ogni sua forma, ogni sua maschera è una forma di morte, perché è comunque una maschera. Pirandello, nello scrivere questa novella intende comunicare che la pace è solo nella follia, che è il sovvertire tutti gli schemi. In questo brano è presente, infatti, la visione di vita pirandelliana, che si caratterizza da una realtà di uomo che non vive ma interpreta una parte; è inoltre pervasa dal pesante incombere di una maschera che non si può togliere perché è vincolante per la riuscita della nostra vita, e che ci porta a un senso di angoscia e solitudine...

 
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ITALIANOinATTESA
ITALIANOinATTESA il 18/09/10 alle 15:17 via WEB
Nei giorni scorsi ho visitando il nuovo blog di "galadriel_fairy". Nel primo post Lei scriveva del suo ritorno dopo un anno di assenza. Ebbene lessi la motivazione "intima" che l'aveva spinta a ritornare. Leggendo del riferimento alla carriola mi ritrovai come fossi nel mio blog. Infatti questo blog ed i passaggi che io faccio nel web sono, per me, un po' come la "carriola" del racconto.
Ma tutti i personaggi che ci sono intorno che tipo di carriola utilizzano?
Non, si verifica per caso, che ciascuno di noi funzionamo da carriola per psicopatici o sociopatici?
(Rispondi)
 
ROBERT62VR
ROBERT62VR il 19/09/10 alle 10:39 via WEB
Ciao Mario . Pirandello l'ho letto un po' , ma La carriola , no , mai . Forse lo leggero' , ma forse no : mi hai atterrito , come la cagnetta , per quel che descrivi . Io nel mio profilo e nel mio blog ho sempre cercato di mettere piu' verita' che fantasia , anche troppa verita' avendo parlato di certi miei trascorsi . Pero' forse qualche elemento folcloristico ce l'ho messo , consapevolmente o meno . Ma i dati anagrafici e la composizione familiare sono veri , insieme alla mia personalita' . Devo dire pero' che anch'io , come tanti , sono stato sociopatico per lungo tempo : paura degli altri , questo si . Anche il fatto di esprimere protesta verso una societa' come la nostra in una citta' " di facciata " e di destra come la mia , è stato , in parte , dovuto alla mia sociopatia di fondo . Di questo sono divenuto consapevole dopo anni di lotta interiore , contro me stesso . Ora cerco di lottare " per " me stesso , e a favore di coloro che amo . Hai descritto tutto fin troppo bene , compreso quel senso di terrore e di vacuita ' che puo' prendere qualsiasi persona sana , veramente sana di mente , poiche' chi non si fa' di queste domande è vuoto , lui si è pericoloso . Per quanto riguarda le torture , anche " minime " diciamo , verso gli animali , anche questo aspetto mi ha scaraventato in un abisso di disperazione , non hai idea . Quante volte penso che in questo sporco mondo esiste gente che si sfoga sugli animali , addirittura i propri , e sui propri stessi figli , o su altri bambini , a causa di cio' che vive all'interno di se' stesso , a causa della propria inquietudine e scontentezza . Questo mi fa' piangere , tuttora . Molto bello il tuo post , è vero , siamo maschere . Alcuni , molti a dir la verita' , lo fanno perche' vuoti dentro e finti per propria stessa natura . Altri lo fanno per difendersi dal mondo ed anche per avere una sorta di " identita' bis " , che li appaga e con la quale riescono a mentire perfino a se' stessi . Anche io , negli anni piu' bui , quelli della dipendenza , mentivo a me stesso , lo sai . Poi ho deciso di uscire allo scoperto , nei riguardi di me stesso ed anche nei confronti degli altri , indiscriminatamente , forse anche troppo . Ecco perche' ho fatto un post dove parlo della condizione di drogato da eroina , quale sono stato io , ecco perche' parlo a volte dei miei pochi amici che sono morti , ecco perche' parlo di tentativi inconsci di suicidio , come nel post : Sfida alla sorte dai torrioni del castello di Avio ( Tn ) " , che non so se hai letto . Scrivi sempre benissimo , complimenti , e scrivi sempre di argomenti " duri " . Ora esco con mia figlia . Sto per piangere , ma è uscito il sole , è una bella domenica qui in veneto , devo prendere una boccata d'aria . Con affetto , un abbraccio , amico . Roberto
(Rispondi)
 
liberemanuele
liberemanuele il 19/09/10 alle 15:54 via WEB
Si, l'accaunt "maschera" è un po' la novità di quest'epoca ... ma nemmeno più di tanto. Infatti credo che nella vita sociale si indossi sempre una maschera, ma questa maschera rispecchia parti autentiche di noi, così, credo, l'accaunt. Mi è capitato più volte di incontrare poi gli amici di blog in pranzi e cene, e devo dire che questa convinzione si è rafforzata. Poi penso a me stesso: perché scrivi sul blog? Perché crei un' identità virtuale? Semplice: la vita di tutti i giorni è molte volte di corsa, affaticata, distratta e superficiale. Se vai a prendere un caffè dopo pranzo o una birra dopo cena, la chiaccherata nasce spontanea; sui blog è tutto meno spontaneo, costruito, progettato e riflessivo: ma comunque vero. Abbiamo la possibilità di esprimere pensieri senza fretta, commentarli con comodo: meglio di un salotto liberale del '800! Quindi credo che l'accaunt non ci nasconde mai completamente, anzi.
(Rispondi)
 
 
ITALIANOinATTESA
ITALIANOinATTESA il 19/10/10 alle 00:33 via WEB
Dici, Emanuele, "Mi è capitato più volte di incontrare poi gli amici di blog in pranzi e cene, e devo dire che questa convinzione si è rafforzata."
Questa esperienza diretta io non l'ho mai fatta; volutamente, per ora, proprio per evitare questo rischio.
La principale domanda che mi sono posto, Emanuele, riguarda l'uso che l'autore del blog fa della sua creatura. Essa è utilizzata un po' come la cagnolina pirandelliana oppure lo stesso autore diventa esso stesso "la carriola" per altri. Interni o esterni al sitema della community.
(Rispondi)
 
occhineri2005
occhineri2005 il 19/09/10 alle 22:18 via WEB
CON DOLCEZZA TI AUGURO UNA SERENA SETTIMANA E ANCHE IO ESPRIMO QUELLO CHE PROVO NEL MIO BLOG
(Rispondi)
 
trampolinotonante
trampolinotonante il 20/09/10 alle 10:47 via WEB
Ho letto con attenzione il tuo post! Intanto buongiorno: E poi m'è venuto da pensare quel ch ci succede quando leggiamo in un libro o in un' enciclopedia di medicina, qualche notizia su una malattia e ci convinciamo tramite quel che leggiamo o dai sintimi descritti, di avere veramente quella malattia e tutte le altre malattie del mondo, tanto siamo paurosi. Ora leggendo il tuo post, forse un pò ho avutp paura di riconoscermi, ma poi ho di colpo superato l'impasse e confrontandomi con te ho visto che tu sei di gran lunga più nascosto di me, non hai messo na foto, una qualsiasi cosa che rimandi al reale. Io invece mi sono steso come un straccio bagnato sul filo ad asciugare al sole! E sono stato contento. Pirandello è uno di quei geni che OCCORRE anzi E' UN DOVERE leggere ma che non si vorrebbe mai aver letto. Non perchè riesce a scavare dentro come pochi altri sanno fare, ma perchè disturba generando un senso di angoscia che non aiuta a vivere. Rimane un genio! Preferisco Musil. Ciao. Post interessante! tt
(Rispondi)
 
 
ITALIANOinATTESA
ITALIANOinATTESA il 19/10/10 alle 00:44 via WEB
Effettivamente i nostri profili sono impostati in modo diverso. La diversità non è occasionale, ma per quanto mi riguarda, voluta. Ciò non per nascondermi, ma semplicemente per permettermi di realizzare un confronto alla pari con persone che non conosco e che, forse, mai conoscerò.
Il profilo nasconde solo il nome e cognome ed indirizzo dell'autore; non nasconde certo il suo carattere, le sue positività, i suoi evidenti limiti. Un saluto a te, benvenuto nel blog, M@.
(Rispondi)
 
ironwoman63
ironwoman63 il 20/09/10 alle 19:05 via WEB
maschere.... ma pur sempre esseri umani.. e in quanto tali.. prevedibili. buona serata, lulù
(Rispondi)
 
ladymarianna0
ladymarianna0 il 21/09/10 alle 20:18 via WEB
Ciao Mario, più volte è stato affrontato questo tema, ed ogni volta il mio commento (pertanto frutto della mia opinione ed esperienza personale ed in quando tale discutibile) è stato il medesimo: dietro ad ogn blog c'è una persona in carne ed ossa, con il suo bagaglio di vita vissuta, anelata, con i propri stati d'animo, le proprie fragilità, le proprie fatiche, con le proprie virtù, i punti di forza... Persone, niente di più niente di meno... Ogni olta che mi accosto ad un blog, come in questo momento, lo faccio con il massimo rispetto e considerazione per l'autore ed i suoi ospiti e amici... Ma ti assicuro che ogni volta prendo per pe qualche frammento della loro anima, piccole gocce della loro esperienza, piccole perle della della loro saggezza, cercando di donare a mia volta qualcosa di me... La chiamo condivisione e confronto, e trovo che siano i valori che ci legano attraverso un filo invisibile e che dovrebbere essere la ragione che ci porta qui... utilizzando questo mezzo come la grande opportunità che è: quella di mettere a contatto persone che non avrebbero mai potuto incontrarsi altrimenti... E reputo che questo sia il vero ed unico senso di questo "non luogo" che è la rete... Un caro saluto, Monica
(Rispondi)
 
 
ITALIANOinATTESA
ITALIANOinATTESA il 19/10/10 alle 00:52 via WEB
Monica, hai fatto la sintesi e, in un certo modo, già tratte alcune conclusioni di questo post.
Preso da te in un vecchio commento: "siamo realisti, esigiamo l'impossibile."
(Rispondi)
 
dolly.1
dolly.1 il 22/09/10 alle 00:33 via WEB
Il mondo è pieno di maschere, sia nella vita reale che nel virtuale.. Purtroppo sono persone che non hanno autostima e preferiscono crearsi una nuova identità.. Personalmente preferisco avere meno amici, ma buoni, mostrando il mio volto.. anche se a volte comporta non essere sempre compiacente.. Ma sempre me stessa. Serena notte. Dolly
(Rispondi)
 
ITALIANOinATTESA
ITALIANOinATTESA il 22/09/10 alle 01:23 via WEB
Innanzi tutto un grazie di cuore a chi a gia commentato.

A questo punto della discussione faccio qualche riflessione.
Fra i miei blog amici, cioè fra quelli che tengo dinamicamente inseriti fra i 100 previsti da libero ritrovo ogni tanto questo annuncio:
Ho appena creato il mio blog.
Presto inserirò i messaggi. Torna in un altro momento. Ciao

Oppure:
L'utente "io_tu_noi_voi_essi" non ha reso pubblico il proprio profilo.
Prova a fare una ricerca con Il Trovamici
Ed ancora:
"Questo è l'ultimo post", "Mi fermo" e mille modi per annunciare o non annunciare l'abbandono della propria creatura. Quindi dopo mesi od anni di attività, magari con la pubblicazione di centinaia o addirittura migliaia di post, l'autore del blog decide, ad esempio, di cancellare "tutto" come fosse per davvero "tutto di sua proprietà" e quindi in sua piena ed esclusiva disponibilità. Cioè opera in tal modo fregandosi della collaborazione, diciamo così, dei commentatori, amici o meno che siano stati.
Fra le tante domande che ci possiamo porre io spesso mi sono chiesto cosa fare in queste situazioni: cancellare il link o attendere la eventuale riemersione?
Ma la riemersione spesso avviene con altro blog ed altro nick e non sempre l'autore appare trasparente.
Certo come dice Monica, occorre tener conto che dietro ad ogni nick c'è una persona umana la cui dignità va sempre rispettata a prescindere dalle motivazioni e modalità da lei adottate per esercitare il suo diritto di componente della community.
Ma ritengo che ciò non basta e vedremo come andrà a svilluparsi la discussione.

Ovviamente l'oggetto principale del post rimane quello iniziale.
Noi abbiamo bisogno di un qualcosa che funziona come una sorta di pirandelliana "carriola"?
Noi siamo coscienti di essere potenziali "carriole" per altri ed in particolare per psicopatici e sociopatici?
Soggetto ed oggetto mi sembrano spesso fondersi in un'unica entità che diventa allo stesso tempo schiavo e tiranno di se stessa.
Su questo punto vorrei comprendere qualcosa in più.
E, tanto per cambiare, questo post potrebbe essere l'ultimo di questo BLOG.
(Rispondi)
 
 
ITALIANOinATTESA
ITALIANOinATTESA il 22/09/10 alle 16:53 via WEB
VAI AL CONCORSONE messaggio non codificato offerto da generosi PISICOPATICI TIRANNI-AGENTI a SOCIOPATIVI SUDDITI-PASSIVI.
(Rispondi)
 
ITALIANOinATTESA
ITALIANOinATTESA il 22/09/10 alle 11:38 via WEB
Con il permesso, regolarmente non richiesto, all'autrice del blog Outoftarget, al quale rimando per il testo del post, riporto la seguente classificazione delle motivazioni sottostanti alla nostra presenza in questa community:

BLOGGER PERCHé?

TIPOLOGIA IMPRENDITORI SI NASCE: per fare pubblicità alla propria attività economica.

TIPOLOGIA VORREI MA NON POSSO: per fare pubblicità alla passione che si vorrebbe far diventare anche un'attività economica, redditizia se possibile.

TIPOLOGIA VIVA L'AMMMMMORè: per pubblicare immagini, racconti e poesie romantiche col fine d'incontrare l'amore di una vita.

TIPOLOGIA EROTOMANE: per pubblicare immagini, racconti e poesie erotiche (porno?) chè poi vedi come (ti) acchiappo.

TIPOLOGIA IMPEGNATA: per fare politica, la stessa di tanti altri e opposta a quella di altrettanti altri.

TIPOLOGIA L'IO SEGRETO MA NON TROPPO: per mostrare al mondo cosa si sente dentro, salvo arrabbiarsi perché il mondo non lo capisce.

TIPOLOGIA PASIONARIA: per difendere un ideale; di solito un Utopia con la U maiuscola che, però, ci fa sentire speciali.

TIPOLOGIA BLOG PER IL SOCIALE: per aiutare i più indifesi, i più maltrattati, i più poveri, dovunque e chiunque siano.

CATEGORIA EDONISTA: perché, da piccoli, hanno scelto tutt'altro nome ma solo Narciso sarebbe stato perfetto per noi.

TIPOLOGIA BRACCINO CORTO: perchè spedire sms a tutti gli amici costerebbe troppo mentre l'ADSL già si paga.

TIPOLOGIA ARTISTA PER CASO: perchè non riusciamo a resistere, dobbiamo riempire spazi vuoti, pagine bianche, lavagne nere come novelli Picasso telematici.

TIPOLOGIA SCETTICA: perchè lo si è aperto per provare, stando a vedere se durava e poi...;

TIPOLOGIA LUPO SOLITARIO: perché ci si sentiva soli e si sperava di trovare degli amici e di non esserlo più.

TIPOLOGIA VOGLIA DI LAVORARE SALTAMI ADDOSSO: credo non abbia bisogno di spiegazioni, ognuno faccia autocritica.

CATEGORIA ATTORI NATI: per fingersi diversi da come si è; migliori? ma di e per chi?

TIPOLOGIA VOLTO PAGINA: per trovare la forza per o la conferma della propria volontà di cambiamento.

TIPOLOGIA MISSION: per riportare le anime (degli altri) a riscoprire la spiritualità perduta.

ed io, forse inebriato di follia, aggiunsi:

TIPOLOGIA EUDEMONICA: per ricercare la serenità come rimedio ai mali dell'esistenza.
Il sole, da miliardi di anni, sorge ogni mattina e continuerà a sorgere anche dopo il 31/12/2012. Nonostante tutto, e va bene così.

(Rispondi)
 
 
ITALIANOinATTESA
ITALIANOinATTESA il 22/09/10 alle 14:18 via WEB
......ma la felicità la si può raggiungere meglio così. ....se vi pare.
KLIKKA - la felicità: istruzioni per l'uso
(Rispondi)
 
OutOfTarget
OutOfTarget il 22/09/10 alle 17:39 via WEB
Post lunghissimo che mi leggerò a puntate... ma certo il dubbio che gli interlocutori in Internet possano mentire frena molto il desiderio di manifestarsi veramente abbandonando la sicurezza del Nick, almeno per me. Eppoi nessuno secondo me è veramente trasparente. Siamo un po' tutti dei piccoli Andreotti... lui ha dichiarato di portarsi nella tomba diversi segreti di Stato ma chi è che non ha nemmeno un segreto nascostissimo in sé... magari non di Stato ma ritenuto altrettanto inconfessabile.
(Rispondi)
 
OutOfTarget
OutOfTarget il 22/09/10 alle 17:44 via WEB
A dimenticavo... non sono gelosa né dei miei commenti né dei miei post. Spazio gratuito per me... gratuito uso altrui e grazie della citazione. Ciao M@
(Rispondi)
 
ladymarianna0
ladymarianna0 il 23/09/10 alle 01:05 via WEB
Ciao M@, se me lo consenti vorrei aggiungere la tipologia "SPECCHIO" (non mi sovviene altro tremine per identificare quella nella quale credo di rientrare). Si dice che ogni persona possa vedere tutto tranne il proprio volto, per poterlo fare deve servirsi di uno specchio... Ecco, io scrivo per capirmi, perchè sono la prima lettrice di me stessa. Scrivo per fissare ciò che mi sfugge, scrivo per fermare il mio sentire e restituirgli nuova vita…. Scrivo per sentire la mia voce nel momento in cui rileggo le parole. Ma ciò che ancor più mi affascina è leggere l'interpretazione di coloro che mi leggono, specialmente di chi riesce ad intuire gli spazi bianchi, le righe non scritte, che riesce a trovare significati profondi in ciò che scrivo ma che a volte sfuggono perfino a me... Trovo tutto questo semplicemente fantastico, una stupenda opportunità... Per questo non penso a machere o a ruoli che gli interlocutori possano rivestire, non ne vedo la ragione... Felice notte Mario, Monica
(Rispondi)
 
to_revive
to_revive il 23/09/10 alle 10:12 via WEB
penso che ogni essere umano, presto o tardi, si veda vivere, ovvero si riconosca come "altro da sé" e proprio come il protagonista su quel treno simbolico, che altro non indica il passare del tempo, faccia i conti con il passato. Sarebbe opinabile che, almeno per alcuni, servisse di lezione per divenire più umili; ma si sà..io credo alle favole!
(Rispondi)
 
dolly.1
dolly.1 il 23/09/10 alle 21:52 via WEB
Siamo operatori della nostra vita e non dobbiamo permettere a nessuno di condizionarci.. Credo in un sogno.. quello di un mondo migliore.. Una serena serata. Dolly
(Rispondi)
 
nausychaa
nausychaa il 23/09/10 alle 22:03 via WEB
Nausychaa mi ha sempre rappresentato in tutti i sensi Mario, ma è stata ingenua e stupida nell'essere eccessivamente se stessa fino a diventare un libro aperto per chiunque la conoscesse nel reale e nel virtuale. A volte non portare maschere che tolgono il respiro è controproducente, ma questo si comprende solo quando ci si ferisce e si giunge ad insultar se stessi per non aver saputo e voluto mentire. Ci si accorge allora che la maschera che molti soggetti usano indossare, avrebbe sì limitato il respiro, ma avrebbe permesso di sopravvivere fra le tante maschere che ci circondano. Delusa Mario, ecco .. si può sintetizzare in questo modo, la chiusura del mio blog e ultimamente delusa ulteriormente per aver confidato ad alcune persone la mia vera identità. E' probabile che presto possa sparire anche il secondo blog e che ne nasca un terzo che sicuramente Mario, contatterà ancora te, ma sicuramente Non più altre persone. Tutto qui ... Sinceramente, Daniela
(Rispondi)
 
 
ITALIANOinATTESA
ITALIANOinATTESA il 23/09/10 alle 23:04 via WEB
Il blog *NAUSYCHAA* di Daniela è stato fra i primi e più importanti miei amici. La sua eliminazione mi è molto dispiaciuta. Il LINK rimanda a uno dei più importanti commenti di Daniela rilasciati in questo Blog. Grazie, Daniela per il tuo commento. un saluto, M@.
(Rispondi)
 
Silvio.Perroni
Silvio.Perroni il 24/09/10 alle 01:52 via WEB
Lo stato d'animo raggiunto dal protagonista del racconto di Pirandello è il passo iniziale di un percorso che porta alla Verità.
Fisiologicamente le prime sensazioni sono di nausea, paura, angoscia, orrore, depressione.
Si prende distacco da quella realtà e si ripudia se stessi, le persone che si sono amate, e quindi tutto il mondo.
Come dice il protagonista, capita a pochi. E tra quei pochi, la maggior parte reagisce in modo "illogico", come l'autore, perchè presi dall'angoscia di quella rivelazione si crede ormai che sia tutto chiaro, e che la Realtà sia tutta lì: tanti robot condizionati l'uno dall'altro, e tutti da non si sa cosa, senza più traccia di una pur minima sensazione positiva, di calore, di vita, in ciò che prima si considerava la rassicurante Realtà.
Una esperienza simile la si può riscontrare ne "La Nausée", di Sartre.
Non so come finisce il racconto di Pirandello, ma il protagonista di quello di Sartre si rassegna sconsolato a convivere con la sua nausea, che ogni tanto, come quì sul treno, di sorpresa lo assale.
Ora io proverò, dall'alto della mia poco umile presunzione, :-), a descrivere invece il resto del percorso che attende chi non si fa vincere da quelle profondamente angosciose sensazioni, ma riunendo tutte le sue forze, le sue certezze, se pur ancora ne restano, ed anche le incertezze, tutta la logica alla quale riesce ad appellarsi, ma soprattutto una disumana fede nella Vita, si fa coraggio e, ormai certo che quelle sensazioni un fondamento ce l'hanno, ma che non possono ridurre la Realtà tutta lì, affronta quella angoscia, ci si tuffa, si lascia avvolgere, se la studia, la analizza, ci si perde e ci si ritrova, finchè finalmente percepisce una via d'uscita, una spiegazione, un perchè, che è anche una speranza, un ritorno a provare il gusto della Vita, e questa volta finalmente senza più quelle strane sensazioni fastidiose anche quando sembra si stia provando la felicità, ma che ora sono drammaticamente chiare.
Non è proprio esatto dire che quell'essere che si è stati fino a quel momento non è più se stesso. Non è esatto dire che non si può cambiare la propria vita e/o quella degli altri.
Tutto ciò sono solo le prime reazioni, ripeto, fisiologiche, alla drammatica scoperta.
Ma la drammatica scoperta è tale solo perchè prima si immaginava, e così ci hanno sempre insegnato a crederlo, un mondo del tutto diverso.
Il mondo è così. Siamo tutti condizionati gli uni dagli altri.
Siamo tutti legati gli uni agli altri.
E finchè non ci rendiamo conto di come funziona, crediamo in questo o in quello, riteniamo che sia per nostra pura volontà se facciamo questo o quello.
La profonda angoscia che sale quando scopriamo che non è così, è invece solo delusione nel riconoscere che tutto ciò in cui credevamo, in cui ci identificavamo, era semplicemente indotto da altri, da altro, senza che noi ne conoscessimo l'origine.
In realtà noi non conoscevamo, noi semplicemente "credevamo".
Ecco perchè bisogna sempre diffidare da chi ti chiede di "credere", ecco perchè non bisogna mai credere, ma sempre cercare di andare a fondo, capire per conto nostro, perchè come "La carriola" e "La Nausée" dimostrano, noi abbiamo le capacità di comprendere a fondo la vita, la realtà, e non c'è bisognio quindi di credere a qualcun altro.
Ognuno di noi può prendere coscienza di se stesso e del mondo intero.
Se non ci riusciamo è solo perchè il primo impatto è quella profonda angoscia, che prima invece inconsciamente rifuggiamo con ogni nostra energia, come quando capita un improvviso silenzio ad una tavolata di amici... Subito ci si affanna a trovare un nuovo argomento di discussione.
Chi invece ha passato quell'esperienza, non ha questo impulso. O ancora angosciato, o finalmente avendo superato quel momento, comprende, e lascia che il silenzio sveli se stesso.
Quando la fede di cui dicevo prima ti ha permesso di intravedere la via d'uscita, allora comprendi che sì, è vero, il mondo è quello che è, ma è semplicemente un sistema fisico di realizzazione della Vita.
Ora ne conosco le leggi, bene, ma questo può tornare a mio vantaggio.
e sì, perchè quando conosco le leggi che muovono un meccanismo, allora posso interagire consapevolemte con esso, posso modificarlo, posso migliorarlo o peggiorarlo, posso creare o distruggere.
E posso usare quei robot, compreso me stesso, ai miei fini, oppure lasciare che tutto scorra così come prima.
> A quel punto devo decidere cosa voglio fare della mia vita.
Se decido di usare quei robot per i miei scopi personali, queli che pur avevo prima, sono condannato a restare solo, che è poi questa, infine, la angoscia che ci invade inquei prmi momenti, la scoperta di essere soli. Realmente soli, in tutto questo mondo.
Soli come vita, non semplicemente fisicamente. Una solitudine molto più profonda, molto più angosciante, che può portare alla follia, se non si ha un robusto equipaggiamento interiore.
Ma quegli scopi personali provengono anch'essi da ciò che si era precedentemente.
Se li seguiamo torniamo ad essere dei robot, la nostra vita continua ad essere morte, ed ancor peggio, col cinismo di chi ha scoperto parte, e sottolineo parte, della Verità.
Una persona così può fare danni incalcolabili, e produrre immane sofferenza, in un mondo che ora sa come manipolare.
E non avendo scoperto tutta la Verità, non può sapere che più sofferenze causerà agli altri, e più terribile sarà la sua sofferenza quando anche di questo diverrà consapevole, perchè prima o poi accadrà.
E sarà proprio questo, il suo inferno.
Proseguendo nel percorso, invece, mantenendo i nervi saldi, senza andare a rompere le scatole alla cagnetta, si scopre che il calore della vita può essere riportato in quell'arido mondo di robot.
Innansitutto ci si deve abituare ad accettare la realtà così com'è.
Si rimette tutto in discussiosne, relazionandolo, proporzionandolo, al nulla, al vuoto assoluto.
E allora si scopre quanto sia preferibile una stupenda giornata di sole, anche da soli, in riva al mare, o nella campagna, piuttosto che il nulla più nero.
Si scopre quanto sia inebriante il profumo del verde in una umida sera d'estate.
Scopri quanto sia realmente bello il mondo che viviamo, finalmente lo comprendi nel giusto modo, finalmente lo assapori in piena consapevolezza.
Anche il copmportamento degli animali cominci a comprenderlo più profondamente.
Resta quello degli esseri umani, è quello il punto dolente.
Un immane massa di robot che vivono senza sapere cosa vivono, perdendosi appresso futili e spesso dannosi obiettivi. E così facendo perpretando l'allontanamento di tutti, se stessi e gli altri, dalla felicità.
Ma ora tu sai, e sapendo puoi interagire, e modificre la Realtà consapevolmente, di tua pura volontà.
E allora socpri che la felicità è possibile. Ma che riguarda tutti, non è un fatto individuale.
E quindi è necessario che tutti prendano coscienza della Verità.
E allora provi a raccontarla, così come sto cercando di fare io ora, anche conscio che ciò che scrivo è solo un infinitesimo di quanto si dovrebbe scrivere per far comprendere tutto ciò di cui si viene a conoscenza. Ci sarebbero tante cose da raccontare. Ma + già tardi. Che racocnto a mia moglie domattina quando non riuscirà a svegliarmi?
E così, spero che chi legge possa cogliere qualcosa, e che poi sviluppi da sè.
E quindi passo alla conclusione.
Una volta scoperto te stesso e gli altri, sei diverso, non sie più quello di prima, per forza di cose. Ma sei anche ancora in buona parte quello di prima.
E allora, senza buttar via i panni col bambino, si accetta, ed è questo che fa male, che si è stati quello che si è stati, e ci si mette di buona lena a provare a cambiarsi, a rivivere il tutto nella nuova ottica, a ricalarsi in se stessi e nelle vecchie credenze quando si ha paura di andare avanti nella ricerca, e tornare a guardarsi da fuori quando ci si è ricaricati, per vedersi ogni volta un pochino meglio, un pochino più veri, reali, consapevoli, sia fuori di sè sia dentro di sè, sorridenti, perchè qualcosa si stà muovendo.
E si scopre che si può fare molto di piuù di quello che si credeva prima con le persone intorno a te.
Prima non riuscivi a farti capire da una persona, ora sai chi è, sai come comunicare, e cominci a farti comprendere.
E quel nuovo spirito che ti sostiene senti che comincia a passare anche in chi è intorno a te.
Una volta scoperto il gioco, e superata l'angoscia finale, una volta trovati i giusti punti di riferimento, comprendi che l'Amore è unicamente la VoOlontàè di accettare il mondo per cià che ralmente è, accettare che fino ad allora eri un semplice robot, ma che ora sai, e puoi decidere. Decidere se continuare a morire, o donare la tua Volontàè al mondo, accettarlo e contribuire a migliorarlo, aiutando chi può e chi vuole a svelare la Verità, e quindi trovare la serenitèà.
Ovvero, puoi decidere di Amare, di dare Vita al mondo, donando te stesso, oppure di morire.

Quando scopri tutto ciò ti senti solo.
Quando scopri la bellezza del mondo, continui a sentirti solo, ma godi della pregnanza della realtà fisica.
E così passi ad essere solo nel cielo. ;-)
Quando hai trovato un modo per interagire con gli altri, quando hai trovato la capacità di accendere la speranza di fuoriuscire dallo stato di robot anche qualcun altro, quando scopri che anche qualcun altro vive la tua stessa consapevolezza, allora non ti senti più solo, ma senti di vivere insieme agli altri, insieme sulla terra. ;-)
E quando accetti finalmente, per tua scelta, e per inervento esterno anche, il tuo ruolo, accetti anche il nome che ti è stato assegnato dal "destino".
Uno o l'altro, ormai son belli tutti.

... Però...

Mi chiedo...

Ma quello lì....

Proprio come me si doveva chiamare? ;-)

Un caro saluto Mario. :-)
(Rispondi)
 
foriero0
foriero0 il 24/09/10 alle 08:18 via WEB
Ciao caro Amico sono tornato e spero di avere tanto più spazio per gli amici affezionati a proposito del tuo nik dietro al quale ti nascondi può essere interpretato come"Un nome, Un programma: secondo me sei in attesa che cambi qualcosa per questa Bella Italia! Ciao. Silvano.
(Rispondi)
 
Anna.Giannetti
Anna.Giannetti il 24/09/10 alle 14:34 via WEB
Il panino col prosciutto me lo sono magnato io...e sai perchè??? Perchè scrivendo questo Kilometrico post,tu,avendo le mani occupate nella tastiera,non avresti potuto mangiarlo...;-) Come supervisore giustiziere degli abitanti di Libero,non sei male...sempre che a qualcuno freghi qualcosa, delle idee che ti sei fatto ;-) Beh,adesso che sono stata quì a perdere tempo a leggerti,il che ha "nuociuto" (si scrive così? Bho ;-) molto alla mia salute,come alla tua salute ha nuociuto scriverlo,visto il tempo che hai perso, sottraendolo alla natura,sai che ti dico??? Me ne vado a fare una bella camminata in mezzo alla natura...come faccio tutti i giorni...5 Km in mezzo al verde ;-)
(Rispondi)
 
 
ITALIANOinATTESA
ITALIANOinATTESA il 24/09/10 alle 22:30 via WEB
Ciao,
non è obbligatorio leggere .....non è obbligatorio scrivere .....non è obbligatorio mangiare .....non è obbligatorio commentare
W la natura e chi sa godersela!
(Rispondi)
 
Anna.Giannetti
Anna.Giannetti il 24/09/10 alle 23:24 via WEB
Che hai detto !?!?!?!? Mangiare "E' OBBLIGATORIAMENTEOBBLIGATORIO" sennò tiriamo le quoia...;-)
(Rispondi)
 
 
Utente non iscritto alla Community di Libero
M@ a volo il 25/09/10 alle 17:29 via WEB
mangiare.

....e va bene per:
Ingerire un cibo solido
Mangiare di magro
Mangiare in bianco
Mangiare un boccone
Mangiare alla carta,
Mangiare a prezzo fisso
Mangiare a quattro palmenti

....e va +o - bene per:
Mangiare per vivere o Vivere per mangiare
Mangiarsi qualcuno dai baci, ricoprirlo di baci
Mangiare una pedina, una dama, un alfiere
Mangiare il vento, di natante a vela
Mangiarsi la via, camminare rapidamente e percorrerla in un attimo
Mangiare, mangiarsi qualcuno con gli occhi, guardarlo con vivo desiderio

......Ma ...perchè dovrebbe essere obbligatorio:
Mangiarsi le unghie
Mangiare alle spalle di qualcuno
Mangiare il pane a ufo,a tradimento
Mangiare il pane dello Stato, del governo, avere un impiego statale
Mangiare la foglia, accorgersi di un inganno, intuire un sotterfugio
Mangiare la minestra in testa a qualcuno, essere più alto o più bravo di qualcuno
Mangiarsi il fegato, l'anima, rodersi per l'invidia, l'ira e sim.
Mangiarsi la parola, non mantenere una promessa
Mangiarsi le mani, pentirsi
Mangiarsi le parole, una sillaba, una lettera, parlare in fretta non pronunciando, o pronunciando male parole, sillabe, lettere
Mangiarsi vivo qualcuno, rimproverarlo aspramente
Corrodere, intaccare - mangiato dalla ruggine
Dissipare, sperperare: si sono mangiati il patrimonio
Mangiare la camicia a qualcuno, prendergli tutto, rovinarlo
Guadagnare in modo illecito: un affare in cui tutti mangiano
Mangiarsi l'avversario, Soverchiare, sopraffare
Mangiare e dormire da impenitente.
(Rispondi)
 
Anna.Giannetti
Anna.Giannetti il 25/09/10 alle 17:50 via WEB
Non posso risponderti come vorrei,per rispetto del padrone di casa e per paura che mi legga qualcuno che gira da queste parti...Sai...ora faccio la brava...;-) Ma che caruccio che sei...simpatico, istruito,colto...veramente grande !!! (GGGGRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRR!!!!!!!)
(Rispondi)
 
Anna.Giannetti
Anna.Giannetti il 25/09/10 alle 17:57 via WEB
Comunque di tutta questa lista...tu rientri di sicuro trà i "Mangia a ufo";-)
(Rispondi)
 
semprepazza
semprepazza il 26/09/10 alle 12:45 via WEB
Ho riletto con piacere "La carriola" che non rileggevo dai tempi di scuola e che mi aveva, per la prima volta, aperto orizzonti sui meandri della personalità, spesso oscuri anche a noi stessi. Viviamo in una società che necessita di numerose regole per permetterci una convivenza civile (e non sempre) le quali, alle volte, vanno anche contro i desideri naturali dell'individuo. Il web ha aperto nuove finestre e possibilità di relazione illimitate, sta a noi usarlo correttamente o farne territorio di piccole e grandi trasgressioni. Dipende dai valori, dall'educazione, dal carattere, dagli scopi che ciascuno si propone. Chi non ha problemi grandi e vive una vita serena e normale non avrà bisogno di crearsi personalità alternative e fasulle, chi è frustrato, deluso, depresso, forse ne avrà la tentazione. Ma credo che, alla lunga, gli inganni siano percepibili, da tanti piccoli particolari che si affinano con la pratica virtuale. Personalmente nascondo dietro l'icona di una pilota di rally degli anni '70 il mio volto, ma non la mia personalità che penso in parte affiori dalle interazioni virtuali. E' anche una questione di prudenza a volte: nessuno è in grado di garantire la sicurezza dei dati personali circolanti in rete. Tuttavia molte delle persone con cui interagisco virtualmente conoscono il mio aspetto ed hanno notizie più personali di me. Come avviene nella realtà, del resto: non affidiamo al primo venuto i nostri pensieri più profondi. Un cordiale saluto. Diana
(Rispondi)
 
solidale_mente
solidale_mente il 06/10/10 alle 09:57 via WEB
il mondo è bello perchè è avariato.... dico sempre io! ma passo lo stesso per augurarti una serena settimana, Alessandra ^_^
(Rispondi)
 
dolly.1
dolly.1 il 11/10/10 alle 09:39 via WEB
Felice inizio settimana a te Mario. La trasparenza è la miglior cosa da farsi, prima o poi la maschera cade.. e rimaniamo soli.. Un abbraccio. Dolly
(Rispondi)
 
occhineri2005
occhineri2005 il 11/10/10 alle 20:27 via WEB
SCUSA MARIO,HO LETTO TUTTO TUTTO,POI,MI E' SALTATA LA LINEA..COMUNQUE QUESTO POST CADE A FAGIOLO,CREDO CHE CI SIANO TANTISSIME MASCHERE ANCHE NELLA VITA REALE..QUI POI NON SI CONTANO....MA SE SI E' SE STESSI,PRIMA O POI,LA MASCHERA CADE...LA MIA VOLPE....(DONNA)SO CHI E'.NON HANNO NEANCHE IL CORAGGIO DI MOSTRARSI...PIU' MASCHERA DI QUESTA?UN ABBRACCIO
(Rispondi)
 
vietcong70
vietcong70 il 11/10/10 alle 23:23 via WEB
DIETRO OGNI NICK C'E' SEMPRE UNA PERSONA, IL DIFFICILE E' SAPERE SE E' VERA O FALSA... BUONA SERATA. MARCO
(Rispondi)
 
 
Utente non iscritto alla Community di Libero
Lillianaconda il 08/08/13 alle 15:43 via WEB
Vera o falsa secondo quali parametri? Io vendo pensieri e non automobili, quindi, nel mio caso, il problema non si pone. Ahahahah ...@
(Rispondi)
 
 
 
ITALIANOinATTESA
ITALIANOinATTESA il 09/08/13 alle 10:20 via WEB
..."vendere" ....come fai Tu mi piacerebbe che lo facessero in tanti: i tuoi contributi sono sempre dei regali come gemme preziose che occorre disporsi a meritare". un abbraccio, M@.
(Rispondi)
 
ITALIANOinATTESA
ITALIANOinATTESA il 11/10/10 alle 23:43 via WEB
APPENA RIENTRATO HO FATTO UN GIRO FRA I BLOG IN EVIDENZA ED ECCO CHE MI E TOCCATO ELIMINARNE DIVERSI:
Ooops la pagina che cerchi non è stata trovata!
Le cause possibili sono:
L'indirizzo che hai digitato non è corretto (ricordati di rispettare le lettere maiuscole e minuscole);
Il Blog non esiste più.

Non hai ancora creato il tuo Blog su Libero? Fallo subito
Torna alla Community
(Rispondi)
 
CHEgirl
CHEgirl il 14/10/10 alle 08:39 via WEB
Siamo qui... dietro una maschera... ma se guardi "bene" i Blog che comunicano la Verità di quest'Italia viene immediatamente BANNATO o peggio ancora Sospeso, ed è così che ti ritrovi a cambiare il nick per aprire un nuovo Blog.
(Rispondi)
 
 
ITALIANOinATTESA
ITALIANOinATTESA il 14/10/10 alle 11:26 via WEB
I link che ho eliminato questa volta riportavano tutti la descrizione indicata. Diverse volte mi è capitato di trovare la seguente descrizione:
Blog rimosso
Il Blog a cui stai cercando di accedere è stato rimosso dallo spazio web di Libero perché viola i termini e le condizioni d'uso della Community.
Torna alla Community


Mi piacerebbe capire perchè vengono rimossi i blog e non cancellati i messaggi ritenuti illegittimi, magari previo una preventiva comunicazione.
(Rispondi)
 
ITALIANOinATTESA
ITALIANOinATTESA il 14/10/10 alle 11:41 via WEB
IL TEMA DEL POST E' QUELLO DI CAPIRE PERCHE' SI APRE UN PROFILO O UN BLOG ED, IN PARTICOLARE, PER QUALI MOTIVI DEVO RITENERE OPPORTUNO CONTINUARE CON LA MIA PRESENZA QUI'.

Dopo quasi due anni di presenza in questa "community" mi sono posto una serie di domande alle quali cerco di trovare delle risposte plausibili.
Un caro saluto a tutti coloro che, in qualche modo, offrono il loro contributo.
(Rispondi)
 
dolly.1
dolly.1 il 16/10/10 alle 00:29 via WEB
Grazie del video meraviglioso.. I sorrisi sono la miglior medicina dell'anima.. Dolce notte. Dolly
(Rispondi)
 
Silvio.Perroni
Silvio.Perroni il 17/10/10 alle 03:00 via WEB
E l'animaccia tua! ;-)
Me lo potevi dire che il problema era questo?
Mi sarei risparmiato quel mio chilometrico commento!
Anzi no.
Se lo leggi attentamente forse trovi ciò che cerchi.
Forse...

Mario, ognuno ha un suo motivo per aprire e continuare un blog quì.
Fondamentalmente comunque, a prescindere dal motivo dichiarato, agli altri o a se stessi, il motivo principale è sempre e comunque il desiderio di condivisione che ognuno di noi ha nel profondo.
Anche in quei blog chiaramente interessati a commercializzare i loro prodotti, o a pubblicare i video prodotti per prenderci qualche soldino, anche in quelli accalappia-amanti, o cosiddetti "politici", se ci rifletti a fondo, potrai ricondurre tutto a quel motivo.
Se ritieni che il grado di condivisione quì non sia per te accettabile, appagante, può forse dipendere dal tuo modo di porti, oltre che dal fatto che comunque più di tanto non è facile condividere in questo ambiente, a parte situazioni particolari.
Io posso solo darti la mia epserienza quì, ad esempio, per eventualmente motivarti, o al contrario demotivarti.
Io sono entrato in questa community per motivi personali, neanche sapevo cosa erano i blog, andai dritto in chat.
Ma imparando a conoscere molte persone in poco tempo, e questo ambiente, ebbi una evoluzione, e prima mi ritrovai ad aprire un blog, anche se non sapevo ancora bene cosa scriverci, poi presi coraggio e scrissi testi, poesie, e soprattutto politica, e scoprii di essere apprezzato, almeno da qualcuno, in ognuno dei settori.
La mia evoluzione continuava, fino a sfociare nel gruppo che conosci.
Per il resto, un "incidente di percorso" mi obbligò a "cristallizzare" il vecchio blog, ma la risoluzione di quell'"incidente" mi ha dato modo di poter continuare senza più la "maschera alata" che mi ero creato.
Ed eccomi quì col mio faccione sorridente, così come mi vedo quando penso a me.
Non ho più tanto tempo da dedicare al blog, ma ho un sacco di cose da scrivere ancora, e vorrei farlo, perchè sè che qualcuno prima o poi le legge, e ne trae a volte beneficio.
E' questa la condivisione che io cerco.
Una a livello sociale, perchè ritengo ce ne sia necessità in un momento come questo.
E l'altra, a livello personale, di comprensione e condivisione delle mie parole, tale che porti beneficio a chi legge, e di riflesso anche a me.
Ma non sarei obiettivo se non dicessi (e l'ho comunque detto) che questo ambiente mi ha fatto crescere parecchio, e credo che ancora potrà farmi crescere.
Lo scambio di contatti comunque umani, pur in questo ambiente semi-virtuale, è un bene che ritengo prezioso, molto più di tanti altri beni.
A me tutto questo basta, come motivazione per continuare a stare quì.
Potrebbe essere lo stesso in un altra community, mi è capitata questa, ed ormai ho amicizie quì alle quali tengo, nonostante ci contattiamo magari una volta ogni morte di papa.
Non chiedo nulla a nessuno.
Se ciò che scrivo, nei post come nei messaggi ed email che scambio, dona qualcosa di positivo agli altri, a me basta.
Non pretendo scambi quotidiani, e neanche settimanali o mensili, anche perchè io stesso sono poco affidabile in questo.
Ed anche perchè comunque esiste una vita reale da vivere.
Io ho moglie e figli piccoli, e il tempo che dedico quì lo tolgo a loro e al lavoro.
Ancora più quindi mi costa.
Ma sento di dover ancora scrivere, e pure tanto.
E so che alcuni mi leggeranno e troveranno utile ciò che scrivo.
Così come so che ancora qualcuno capiterà che anche inconsapevolmente mi aiuterà nel mio percorso.
Ecco, un percorso...
Forse è tutto lì il "trucco".
Se hai un percorso, un progetto, anche se non ben definito, allora non ti poni questo problema.
Sai perchè lo fai, sai perchè ci stai.
E ti stà bene così.

Non so quanto posso esserti stato utile, ma questo è quanto mi è venuto di scriverti.
Un saluto Mario.
(Rispondi)
 
voiomanoposo
voiomanoposo il 17/10/10 alle 22:21 via WEB
Vivere mascerandosi perennemente ….. che vita infame, buttata, eppure c’e’ chi la vive, no, non lo invidio, nonostante anch’io nell’uso di un blog usi un nik, nella vita reale, anche se ci sono stati momenti in cui mi sono travestito, la gran parte del mio tempo c’ho messo la mia faccia, naturalmente pagando in prima persona, e credimi, non ho pagato poco. Ma, una cosa mi rende fiero al giorno d’oggi, non ho mai rinnegato le mie origini, i miei errori, le mie idee, le mie scelte, e nonostante vari potenti o protetti di turno si siano dati spesso da fare per mettermi i bastoni tra le ruote, quasi sempre riuscendoci, la mia voce riesce ancora gridare, forse non fara’ piu’ paura, ma riesco ancora a mostrare i pugni e qualche volta il mio volto a prenderseli … se la causa e’ una causa giusta. In una cultura dove il falso impera, l’essere se stessi e’ causa di emarginazione, non sei controllabile, le tue reazioni non sono mai misurate, la tua sincerita’ destabilizza lo status-quo, meglio non vedere, non sapere, non ascoltare, meglio vivere in un reality show, e gia’ che ci siamo, credere al nostro governo … va’ tutto bene ! mi vien da piangere, ciao Mario
(Rispondi)
 
giampi1966
giampi1966 il 18/10/10 alle 10:40 via WEB
Si è il meccanismo che scatta a militare con il nonnismo. Per quanto concerne la sincerità dei blog, non c'è una regola per la maggioranza è come dici tu ma in altri casi proprio in rete si può esprimere il proprio vero spirito e le propriereali idee che nel mondo convenzionale bisogna tener nascoste per questione di sopravvivenza. buona settimana :-)
(Rispondi)
 
 
ITALIANOinATTESA
ITALIANOinATTESA il 18/10/10 alle 23:28 via WEB
Il virtuale, infatti, può rappresentare una base per l'applicazione del principale principio della democrazia: porre le persone nelle stesse condizioni di partenza. Tutti "uguali" fra "diseguali".
Tutti uguali in quando a ciascuno sono concesse le stesse opportunità e pari mezzi. Dietro ad un nick ci può essere una pesona lontanissima da noi che mai potremo incontrare, ma, invece potrebbe trovarsi anche il/la vicino/a di casa. Magari il condomino con cui riesci ad avere normali relazioni interpersonali, oppure il "condomino orco" che sta sempre li in fondo all'assemblea a comunicare di dissentire su qualsiasi decisione assembleare. Può essere il commerciante che ogni giorno ti frega e tu, contento per i suoi modi cortesi, non te ne accorgi neppure.
Può essere quindi, il tuo medico, il tuo avvocato, il portier ...insomma uno qualsiasi delle persone che noi mai immaginiamo potesse essere.
Questa condizione di potenziale mistero della nostra presenza nel virtuale mi affascina molto di più dei rapporti interpersonali che si instaurano fra persone ogettivamente riconoscibili.
(Rispondi)
 
OutOfTarget
OutOfTarget il 18/10/10 alle 12:58 via WEB
"Mangiare ad ufo" Hai un'idea di come questo rappresenti un problema per il nostro paese di furbacchioni? ;) sono in ferie... ho letto tutta la novella e siccome non ho il libro credo lo comprerò. Quello che mi ha colpito di più della descrizione del disagio del protagonista è il senso d'afa, la difficoltà a respirare liberamente. Tra i primi sintomi della depressione, male del secolo. P.s.: che la tua riflessione sulla permanenza in Community non ti porti alla decisione di lasciarla, c'è troppo bisogno di PENSIERO qui dentro.
(Rispondi)
 
 
ITALIANOinATTESA
ITALIANOinATTESA il 19/10/10 alle 00:05 via WEB
.....il senso d'afa .....la mancanza d'aria respirabile? .....per porre rimedio .....ci soccorre il genio di Gaber.
Cara Ale' vado in apparente contraddizione alla risposta all'amico ciampi. C'è, in questa community, un bel gruppo di persone "in carne ed ossa" che mi piacerebbe incontrare, tutti insieme, con le loro diversità, intorno ad un tavolo, magari imbandito. Persone molto diverse fra loro, alcune tu le conosci, Ale'. Sono certo che con le nostre diversità si avrebbe una bella occasione per migliorarci reciprocamente. Chissà, Ale', se un giorno si riuscirà a fare qualcosa?
(Rispondi)
 
 
 
ladymarianna0
ladymarianna0 il 27/10/10 alle 19:47 via WEB
Ecco Mario, mi hai fatto venire alla mente un'altra ragione per cui sono e ho deciso di restare "qui": l'opportunità di conoscere (pur entro certi limiti) persone molto diverse da me e da quelle che frequento abitualmente... Diverse per ciò che concerne la provenienza, diverse per cultura, per ideologia, per età, per gusti... E reputo la "diversita" una forma di arricchimento che ha origini nel confronto, nella condivisione e perché no... nello scontro a volte... In sostanza un'opportunità di crescita che non avevo previsto, un bilancio assolutamente in positivo :-) Un affettuoso saluto, Monica
(Rispondi)
 
ITALIANOinATTESA
ITALIANOinATTESA il 18/10/10 alle 16:14 via WEB
Così anche GPF è scomparso!

Ho appena creato il mio blog.
Presto inserirò i messaggi. Torna in un altro momento. Ciao


E tutti i messaggi ed i commenti che fine hanno fatto?
Anche i miei commenti hanno preso il volo .....
(Rispondi)
 
occhineri2005
occhineri2005 il 18/10/10 alle 21:55 via WEB
serena settimana Mario,con affetto e stima
(Rispondi)
 
 
ITALIANOinATTESA
ITALIANOinATTESA il 19/10/10 alle 00:08 via WEB
Ciao Laura, grazie a te di essere passata per questo blog in letargo dinamico.
(Rispondi)
 
shineon67
shineon67 il 21/10/10 alle 14:41 via WEB
ciao Mario ti parlo da esperto non di maschere ma di chat, fui uno tra i primi a chattare con il programma di windows, un programma ormai storico (windows chat 1998) e posso dirti che inevitabilmente noi siamo quello che trasmettiamo. La maschera stanca, invece essere quelli che si è non può stancare, quindi la conversazione è destinata a durare. Quando poi ebbi il modo di incontrare la persona, questa spesse volte mi diceva che ero esattamente come mi immaginava quindi piacevo come persona perché ero già piacito chattando. Tutto questo per dirti che le maschere non servono anche se riconosco che sono molti che preferiscono far credere di essere un'altra persona, ciao.
(Rispondi)
 
ormalibera
ormalibera il 24/10/10 alle 09:42 via WEB
L'ho letto tutto, e quasi mi è dispiaciuto che fosse finito! Forse perché so quel che significa?! Ho sperimentato, e non è piacevole. E' come ritrovarsi gettati fuori da una realtà virtuale e divenirne consapevoli. Roba da....niente può essere più come prima. In merito alle ragioni che spingono a scrivere un blog sono d'accordo, includendo anche la motivazione "specchio", anch'io lo uso come specchio e forse con quella spolverata di altre ragioni. Grazie per questo post, mi è servito per ricordare un abbraccio
(Rispondi)
 
 
ITALIANOinATTESA
ITALIANOinATTESA il 23/09/11 alle 16:19 via WEB
il nome, il nostro nome, cos'è il nome

Post n°485 pubblicato il 20 Settembre 2011 da ormalibera

ho letto oggi questo tuo bellissimo post che mi piace linkare sotto al tuo commento di quasi un anno fa. un grazie, M@.
(Rispondi)
 
ITALIANOinATTESA
ITALIANOinATTESA il 05/11/10 alle 20:24 via WEB
UN SALUTO AI TANTI AMICI CHE STANNO CHIUDENDO I LORO BLOGS DOPO AVER SCELTO QUESTA ALTERNATIVA:

CHI PUÒ SCRIVERE SUL BLOG

Solo l'autore può pubblicare messaggi e commenti in questo Blog.
(Rispondi)
 
ITALIANOinATTESA
ITALIANOinATTESA il 05/11/10 alle 21:59 via WEB
blog collettivo?

Post n°651 pubblicato il 05 Novembre 2010 da PSICOALCHIMIE

Tag: comunicazione, internet

sembra che non sia facile mettere su un blog collettivo
a volte qualcuno è ospite di qualcun altro
ci sono persone che dialogano abitualmente nei commenti
si riportano post su altri blog con citazione dell'autore
nella migliore delle ipotesi si riesce ad organizzare una staffetta su un tema
ma i blog a più mani o sono una sorta di testata giornalistica
o sembra siano destinati a vita breve
personalmente non mi piacerebbe il senso di "obbligo" o di "impegno"
forse non mi divertirebbero le regole o gli accordi
ma qualche volta un gran raduno virtuale mi intrigherebbe parecchio...
(Rispondi)
 
ITALIANOinATTESA
ITALIANOinATTESA il 06/11/10 alle 00:40 via WEB
PSICOLOGIA

Sei in: benessere.com / Psicologia / Test / Risposta Test
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Risposta del test:

Misura la TUA capacità di esprimere le emozioni

ALESSITEMIA (L'incapacità di esprimere emozioni)
Hai, tutto sommato, un buon contatto con il tuo mondo interiore, sai discriminare e descrivere ad altri ciò che provi: i tuoi sentimenti ed emozioni raramente ti appaiono confusi

EMPATIA (La capacità di comprendere le proprie e altrui emozioni)
Sei attento/a a ciò che gli altri provano, sei in grado di entrare in sintonia con gli altri e sei capace di capire chi ti sta vicino. In ogni caso riesci anche a limitare il tuo coinvolgimento in modo che non diventi mai troppo intenso.
(Rispondi)
 
ITALIANOinATTESA
ITALIANOinATTESA il 06/11/10 alle 10:17 via WEB
IO VADO
di Calypso
(Rispondi)
 
ITALIANOinATTESA
ITALIANOinATTESA il 11/11/10 alle 19:27 via WEB
CAFFE' PER L'OSPITE ROMANA, SE PASSA.
ed anche per gli altri se lo gradiscono.
(Rispondi)
 
ITALIANOinATTESA
ITALIANOinATTESA il 23/09/11 alle 16:07 via WEB (Rispondi)
 
Word_User
Word_User il 31/05/15 alle 09:28 via WEB
Sono arrivato al tuo primo incrocio, che dire. la mia carriola, se atterrisco le bestiole, è di fare insieme ginnastica mentale e condivisioni di progetti tanto per restare in forma durante il resto. Virtuale o reale, un contest letterario, un blog Evento, cosa cambia o manca? Forse il reading di lettura a vivavoce. Noto inoltre che il tuo mettere in relazione ha radici e "date" profonde. grazie per i tuoi versi di fine maggio, proseguo sulla panoramica suggerita. in punta di penna, wU
(Rispondi)
 
L_OCCHIO_DEL_FALCO
L_OCCHIO_DEL_FALCO il 31/05/15 alle 10:41 via WEB
Se la novella fosse stato un racconto breve, oggi sarebbe Gabbie? ^_^grazie, Falco
(Rispondi)
 
ITALIANOinATTESA
ITALIANOinATTESA il 22/12/15 alle 18:47 via WEB
Per rispondere al tuo appello, caro T, ho prima verificato, in modo diretto e indiretto e con esito positivo, che la Signora Flora ti ha effettivamente autorizzato a eseguire la tua richiesta, espressa pubblicamente in un commento, da te rilasciato nel suo ultimo post e qui esplicitamente richiamato.
Detto ciò, e premesso che ogni singolo individuo ha il diritto di fare e di esprimere tutto quello che meglio crede nel corso della sua intera vita ed in ogni dove, evidenzio che anche io ho partecipato condividendo il commento di un altro utente della community che, fra i pochissimi, aveva detto la sua in merito al tema che è oggetto del post.
Cioè "DEVI! DEVI?"; un "devi" scritto in maiuscolo una prima volta con il punto esclamativo, una seconda volta con il punto interrogativo. Il tutto per evidenziare agli attenti lettori un intimo stato di disagio del quale ritengo TUTTI i naviganti approdati in quel blog, in quel momento, particolare momento considerando anche il post precedente, avrebbero DOVUTO tener conto. Ciò prima di qualsiasi altra esplicazione di comprensione o solidaristica partecipazione fra e verso altri occasionali o abituali avventori. Pure nel pronto soccorso ci sono le priorità da rispettare, volgarmente classificate con banali codici.
In quella mia condivisione, come l'esperienza di vita mi ha insegnato, speravo che fosse prevalso il significato metaforico (per me ovviamente sufficientemente chiaro) adattabile alla lettura nel momento contingente, piuttosto che la rituale, barbosa, corrispondenza letterale, magari pure non considerata da alcuno. Ovviamente intenti ad altro, secondo le proprie, ritenute giuste, priorità

D’altra parte non si è tenuto conto degli espliciti inviti al silenzio, alla stregua di delicati ORDINI pervenuti da persona specificamente autorizzata all’uopo. Almeno come incentivo a spostarsi altrove …sempre liberi di svolgere le funzioni che a ciascuno meglio aggrada svolgere. In quel momento e sempre.
Tant’è che si è preferito fottersene. Niente altro.
Forse è stato meglio così in quando non essendo più agevolmente leggibile tutto il post risultano in parte sostanzialmente oscurati i commenti più inqualificabili e comunque non consoni in un blog personale. Soprattutto appartenente a una persona costretta, per motivi di saluti, ad essere assente. Fossero pure una banale scusa; assurda ipotesi, il tutto varrebbe lo stesso.
Secondo me ognuno può parlare soltanto per se relativamente ai motivi perchè sta qui.
Potrebbero essere anche UNICI. .
Tanti unici, sino all'infinito di unici. .
Come il migliore del mondo in cima al cielo oppure la schifezza emerita giacente in fondo al pozzo. .
In ogni caso rappresenta il proprio mondo. .
E a questo punto non me ne vogliano Misty e Ellenica se rimando chi sente l'esigenza di farlo ad approfondire la loro OPERA" il MONDO/MONDI prodotta qui. Su questo Portale. In questi mesi appena trascorsi. E non mi riferisco certo all'opera sotto l'aspetto letterario di cui ho sempre denunciato l'assoluta personale incapacità soggettiva a qualsiasi valutazioni di merito. “Giacca in Spalla” sempre non solo cercare, ma costruire nuovi mondi. Anche fossero “castelli di sabbia” sempre apparterebbero al verso giusto cui indirizzarsi.

Io utilizzo questo spazio per migliorare me stesso.
Prima di tutto per questo; se ci riesca o meno non lo so, ma se non fosse per questo motivo farei altro. Per fare bene agli altri ci son altre strade, infinite alternative sono messe a nostra disposizione in ogni dove. Iniziando dal pianerottolo dei nostri condomini, alla stradetta, alla pazza, e così via fino al “nostro” MONDO/MONDI. Anche nel virtuale ci sono infinità di “ALTROVE” ove si può fare di più. O almeno tentare di fare.
Il BLOG, anzi i blogs, i miei tre blog, nel loro insieme e con tutte le interazioni conseguenti sono la mia carriola pirandelliana. Usata con delicatezza, perché la “Creatura” va rispettata e riverita. Sempre.
Li mi avete trovato anche se da me inviati.
E li resto.

Word_User il 31/05/15 alle 09:28 via WEB

Sono arrivato al tuo primo incrocio, che dire. la mia carriola, se atterrisco le bestiole, è di fare insieme ginnastica mentale e condivisioni di progetti tanto per restare in forma durante il resto. Virtuale o reale, un contest letterario, un blog Evento, cosa cambia o manca? Forse il reading di lettura a vivavoce. Noto inoltre che il tuo mettere in relazione ha radici e "date" profonde. grazie per i tuoi versi di fine maggio, proseguo sulla panoramica suggerita. in punta di penna, wU

(Rispondi)

L_OCCHIO_DEL_FALCO

L_OCCHIO_DEL_FALCO il 31/05/15 alle 10:41 via WEB

Se la novella fosse stato un racconto breve, oggi sarebbe Gabbie? ^_^grazie, Falco

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http://blog.libero.it/ITALIANOinATTESA/commenti.php?msgid=9281872&id=231654#comments

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ITALIANOinATTESA
ITALIANOinATTESA il 24/04/16 alle 13:51 via WEB
Commento pubblicato oggi in questo blog che pone, in qualche modo il tema del virtuale.

Per me il virtuale è assimilabile a "La Carriola" di Pirandello. Oggi tale e quale a come l'ho trattato nel settembre 2010.
Una sorta di "specchio dinamico" particolarmente condiviso, fra l'altro, con il pensiero di una mia cara amica che conosceva bene la Persona alla quale mi appare che sia dedicato questo post.
Dal blog di Mapi ho "rubato" questa storiella orientale che lei condivideva come fosse stata sua e credo che nessuna anima sensibile possa tuttora non condividere.

"Moltissimi anni fa, un giovane e ricco uomo di stato si trovava in una missione diplomatica. Una sera, mentre sostava nei pressi di un fiume, udì il suono seducente di un liuto. Egli stesso musicista appassionato, estrasse il proprio liuto e si mise in cammino, sinché scoprì un capraio seduto tra vecchie rovine. A quei tempi gli aristocratici non si mescolavano alla gente del popolo, ma grazie alla musica i due uomini strinsero una grande amicizia e suonarono insieme con la stessa facilità con cui l’acqua sgorga dalla sorgente. Da allora tutti gli anni l’ambasciatore e il capraio si ritrovarono per festeggiare la loro amicizia e, sebbene nel corso dei restanti mesi entrambi avessero molte occasioni di suonare con altri, ogni volta si ripetevano di avere trovato l’uno nell’altro la contro parte ideale. Per molti anni l’ambasciatore cercò di sollevare il capraio dalla sua condizione di povertà, ma questi rifiutava caparbiamente: non voleva inquinare l’amicizia con il denaro. Un giorno l’ambasciatore dai capelli ormai grigi si recò al luogo d’incontro convenuto, ma per la prima volta l’amico non c’era. Cercò allora di suonare da solo ma riuscì unicamente a produrre una melodia sconsolata. Finalmente qualcuno arrivò a dirgli che l’amico era morto di fame durante una recente carestia, notizia che lasciò l’ambasciatore in una grande tristezza. Sapeva di avere sempre avuto il denaro necessario a salvare l’amico ma – ironia della sorte – aveva anche sempre compreso e rispettato il suo valore di essere umano. In preda allo strazio, spezzò il liuto:’’ora che il mio amico se n’è andato, per chi suonerò la mia musica?"

Opportunità questa da cogliere per riflettere su come ciascuno di noi si pone nei confronti dell'amicizia. Considerando pure che i veri "tatuaggi" nelle anime restano indelebili.
Un saluto, M@.

http://blog.libero.it/lisolakece/commenti.php?msgid=13391931&id=124899#comments
(Rispondi)
 
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