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Una gran brutta storia

Post n°149 pubblicato il 26 Agosto 2018 da la.cozza

C'era una volta un ragazzo buono che volle fare il prode cavaliere e salvare una giovin donzella dalla prigione dove era tenuta rinchiusa dai suoi familiari.
Di famiglie così non ce ne erano molte, quelle poche di cui si era sentito parlare erano nella cronaca nera dei giornali o negli elenchi dei tribunali dei minori.
Pensate al degrado fisico e morale e poi peggiorate tutto quello che avete pensato e forse vi avvicinerete alla verità.
Il prode cavaliere però non aveva fatto i conti con la sua inesperienza e la sua giovane età ne aveva dato peso ai suoi conflitti interiori non risolti e alla presenza ingombrante e malata di suo padre nella sua vita.
Il sogno finì prestissimo e in men che non si dica dovette fare i conti anche con tutto quello che nemmeno la donzella sapeva di se stessa, quanto la vita vissuta ne avesse condizionato lo sviluppo mentale già precario e quanto non si possa aiutare chi non vuole essere aiutato.
Iniziò un calvario di liti furibonde ma nonostante questo si sposarono delirando di una famiglia da costruire per la bimbetta che aspettavano e minacciando ogni giorno di lasciarsi.
Il ragazzo si rifiutò di crescere e diventare uomo, in fondo suo padre non era un sessantenne di quindici anni?
Scelse di farsi vittima come era stata sua madre e a niente valsero i mille amanti di sua moglie, le ferite sul suo corpo e le lacrime innocenti della sua bimbetta.
Sua madre, una vecchia fattucchiera che distruggeve famiglie col pretesto di salvare i bambini dalla malvagità dei loro genitori, si mise in testa che qualcuno doveva intervenire e curare le ferite di quei tre, cavaliere, donzella e bimbetta.
Dopo essersi rivolta ai Dottori ( gli attuali assistenti sociali, neuropsichiatri, logopedisti, psicologi del Materno infantile e psichiatri del CSM) provò con lo Stato ( i mediatori familiari e gli psicologi dei Servizi sociali, i Carabinieri, la Polizia) ma l'unico modo per far sì che qualcuno si occupasse di quella disgraziata famiglia fu rivolgersi ai Giudici.
La fattucchiera raccontò tutto quello che sapeva e le dissero che doveva fare una denuncia. Con la morte nel cuore fece quello che sapeva che avrebbe dovuto fare molti anni prima, quando la bimbetta era piccolissima, ma non ne aveva avuto il coraggio.
Anche le fattucchiere amano i propri figli e nipoti e se per salvarli bisogna andare in tribunale, che tribunale sia!
Il prode cavaliere la accusò di ogni nefandezza e non le parlò più e non andò più a casa sua e dei suoi fratelli se non era invitata anche la donzella sua moglie, che naturalmente nessuno invitò più.
Ma la giustizia in quel lontano paese era molto lenta specie quando qualcuno faceva tutto quel che poteva per rallentarla insabbiando le carte.
Passarono due anni, due lunghi anni di dolore, impotenza e attesa e alla fine la fattucchiera tornò a bussare alla porta dei Giudici e dello Stato e qualcosa sembrò stesse per succedere.
Ora la fattucchiera è lì che aspetta disperata di sapere quale sarà la sorte della donzella che non ha colpe, che è la prima vittima in tutta questa storia, quale sarà la sorte della bimbetta adorata e del prode cavaliere, il suo amato figlio, il sio figlio amatissimo...

 
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