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Io che porto il tuo nome

Post n°146 pubblicato il 31 Gennaio 2018 da la.cozza

Chissà dove sei, nonno. Oggi è il nostro giorno, quello in cui finchè sei stato in questo mondo abbiamo festeggiato insieme il nostro onomastico.
Mi manchi nonno, mi manchi da quel 19 febbraio di tanti anni fa.
Di li a poco avrei compiuto quindici anni.
Ora abito nella tua casa che è l'unico posto al mondo dove mi sento finalmente a casa.

Sai, nonno, ti devo tanto: quello che sono stata nella vita e che sono oggi lo devo in grandissima parte a te e alla nonna.
Ero troppo piccola quando te ne sei andato per capire fino in fondo chi eri davvero ma ti ho scoperto dai racconti di papà, dai miei ricordi, dai tuoi libri, dalle vecchie foto sbiadite, dai ricordi dell'unica zia ancora vivente che ti ha conosciuto bene, che è stata  la figlia che tu non avevi.
L'altra sera con il mio primogenito, Charlie, e con suo figlio Azzurro abbiamo guardato l'ultimo film della Disney Pixar e vi ho pensato tanto, a te e alla nonna.
Ho sempre pensato che sia così, che esista una sorta di dimensione parallela che ci consente di restare vicini.
E oggi ti vedo entrare in cucina con il pacchetto della pizzilla che piaceva tanto a nonna e con cui a volte cenavamo quando restavo da voi.
Rivedo il pacchetto delle pastarelle appeso al tuo dito mignolo.
Il tuo cappotto e il "Borsalino" che indossavi con tanta eleganza.
Nonno mio così affascinante, alto, elegante, anticonformista.....
Nonno che mi hai insegnato a scrivere a macchina e a usare la calcolatrice, che non ti arrabbiavi quando ti consumavo tutta la carta copiativa e con le dita sporche di inchiostro blu pasticciavo tra le tue carte o giocavo con i mattoni.
Nonno che mi temperavi i lapis con il coltello e mi davi i tuoi registri per disegnare. Nonno che mi hai trasmesso l'amore per la bellezza in tutte le sue forme e mi hai insegnato la libertà del pensiero e la coerenza.
La vita non ti ha risparmiato niente ma dei tuoi drammi non parlavi mai e quando ti domandavo di raccontarmi della guerra che stavo studiando sui libri di storia, tu che di guerre ne hai combattute due mi rispondevi: "La guerra è una cosa oscena." e che delle cose oscene non se ne deve parlare lo leggevo nei tuoi occhi buoni.
L'estate in cui ti sei ammalato passavo tutti i giorni a portarti il giornale e ti trovavo quasi sempre dove sono seduta ora io solo che lo schermo che guardavi era quello del televisore e non quello di un computer.
"Nonno cosa guardi?"
"La partita di calcio."
"Chi sta giocando?"
"Non lo so."

Te ne sei andato prima che la demenza senile cancellasse quello che eri.
Hai lasciato in eredità ai tuoi pronipoti le tue notevoli doti artistiche, io non ho potuto far altro che regalare a Sally la tua cassetta dei colori ad olio e riempire casa dei tuoi quadri.
L'ultimo ricordo che ho di te è quello di un elegantissimo signore con cappotto e cappello grigio che si ferma a parlare con me e le mie compagne di scuola in una via del centro della mia città.
"Chi era quel signore?" mi chiesero ammirate le mie amiche
"Mio nonno" risposi e orgogliosamente aggiunsi "e io porto il suo nome."

 

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