Creato da: je_est_un_autre il 04/11/2008
Date la colpa alla mia insonnia

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Messaggi di Novembre 2023

 

Di cosa parliamo quando parliamo di maschi

Post n°565 pubblicato il 19 Novembre 2023 da je_est_un_autre

Sto notando un'equazione rischiosa, per quanto comprensibile in queste ore: uomo uguale individuo violento. E' la solita, odiosa storia della dittatura di una minoranza: per via di qualche (molti, troppi, lo so, ma pochissimi nel mare maschile) assassino, mostro, violento, si rischia di far passare l'intero genere cui appartengo composto solo da persone potenzialmente pericolose per le donne. Non è così. Ve lo assicuro.
Sono stato, anch'io, come tutti più o meno, lasciato, abbandonato, mollato. Che cosa facevo, in quei casi? Mi disperavo. Nient'altro. Una naturale inclinazione al melodramma mi faceva comportare in modi di cui adesso dovrei vergognarmi, ma che volete, è così che sono (ero?) fatto: piangevo davanti a tutti, sfrantumavo i maroni agli amici fino a sfinirli, mi buttavo sul letto piangente e lì rimanevo per ore a fissare il soffitto mentre mia sorella, pietosa, mi teneva la mano. Insomma cose che adesso a pensarci mi fanno sprofondare nel terreno per la vergogna. Ma mai, mai, mi sarebbe venuto da correre da lei per picchiarla o peggio. In quei momenti la mia attitudine allo strazio mi faceva solo pensarla abbracciata a un altro. E giù lacrime.
Poi finalmente, un mattino, settimane o mesi dopo, così, senza nemmeno sapere come, lei non era più il primo pensiero. Si era allontanata. Si poteva tornare a respirare.
Insomma se ne esce. Anche attraverso il dolore. Che addirittura può essere anche più sobrio di così.
Come tanti altri, ho scoperto che si poteva risorgere.
Sì, lo so. Non si può liquidare la "cosa" con un "non siamo tutti così" ma non ho le competenze di un sociologo per fare le valutazioni che qualcuno dovrà pur fare.
Però voglio dire: non fate quell'equazione. E' sbagliata.

 
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Kafkianamente

Post n°564 pubblicato il 10 Novembre 2023 da je_est_un_autre

Per qualche ragione faccio quasi sempre solo sogni in cui mi trovo in estrema difficoltà, in situazioni complicate e ansiogene. Anche se si tratta di sogni affollati di gente, l'unico incapace di cavarsela sono sempre solo io. Immagino sia una tipologia di sogno abbastanza diffusa, ma mi piacerebbe sapere cosa c'è sotto, e perchè a me succeda sempre così.
A suo tempo mi cimentai anche nella lettura non semplice de L'interpretazione dei sogni, ma al di là dell'apprezzamento per la magnifica arte scrittoria del vecchio Sigmund, io tra sogno latente, sogno manifesto, camuffamento dovuto al lavoro onirico e tutte quelle storie lì, ecco, mi perdevo e soprattutto trovavo impossibile l'autointerpretazione. Per di più mi dicono che il lavoro di Freud lo si ritiene ormai abbastanza superato. E non saprei dove altro guardare, per capire il sogno di stanotte. Comunque eccolo qua.

Mi richiamavano a fare il militare. Di nuovo a Trieste. Si dirà: è un sogno indotto dalla situazione mondiale. Può darsi, ma lì sembravano tutti tranquilli. Tranne me.
C'era un sacco di gente, conoscevo quasi tutti, gente della mia età soprattutto, uomini e donne. La promiscuità tra i sessi però sembrava non turbare nè interessare nessuno, anche perchè tutti avevano il loro bel daffare, una volta arrivati in caserma. Io non riuscivo neanche a trovare la mia camerata.
La caserma era molto diversa da quella vera in cui feci il mio militare, sembrava piuttosto una sterminata fortezza kafkiana, piena di scale e camerate e corridoi infiniti. Tutti trovavano il loro posto letto, io naturalmente no. Mi affacciavo sulla soglia delle camerate, consultavo l'elenco appeso alla porta ma il mio nome non c'era mai. Facevo su e giù nei vari piani, sempre più affannato, quando una specie di superiore, tranquillo, mi diceva: ma lei non deve stare qui, deve andare al distaccamento poco lontano.
Andavo al distaccamento poco lontano.
In macchina. Ma non trovavo parcheggio. Vi giuro, era impossibile parcheggiare, lì. E poi c'erano le striscie blu. Non potevo parcheggiare nelle striscie blu, per qualche ragione lo sentivo come un azzardo pericolosissimo. E così giravo e giravo, e si faceva sempre più tardi. Ad un certo punto mi fermavo di fianco a un capannello di ragazzi coi capelli lunghi, cui chiedevo: non siete militari, vero? Loro ridacchiavano commentando in una lingua tipo ungherese. Poi chiedevo se c'era un parcheggio che non fosse striscie blu, e uno biondo e riccioluto mi guardava con compatimento, indicando una strada più in là. Ricominciavo a girare, ed era quasi notte. E dappertutto, solo striscie blu. Sempre e solo striscie blu.
Poi dice che uno si sveglia stanco.

 
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