Creato da: je_est_un_autre il 04/11/2008
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O victoria o muerte!

Post n°69 pubblicato il 06 Gennaio 2010 da je_est_un_autre

Beata ingenuità.
L'avevo già vista, scritta su qualche muro, quella sigla: WIDS.
Non sapendone nulla, avevo preso a fare congetture: forse i tifosi di qualche squadra di basket? La firma di una gang metropolitana? Il nome di un gruppo rock a me sconosciuto?
Non sembrandomi soddisfacente nessuna di queste ipotesi, avevo risolto da me l'enigma: si trattava senz'altro di un acronimo da leggere così, W i D.S.
Ovvero la rivendicazione nostalgica di un gruppo di affezionati ad una sinistra pre - P.D. Era sorprendente notare quanti ultras di Fassino fossero disposti ad arrampicarsi sopra un ponte muniti di secchio e vernice.
Ma le cose, purtroppo, non stanno così. La triste verità l'ho scoperta qualche giorno fa leggendo un articolo su Repubblica.
La soluzione è: W il duce sempre. Pazzesco, vero? Fateci caso, a quante scritte così trovate in giro.
Nell'articolo si sottolinea a quanto vada forte (e sempre di più, il nero tira) tutta la paccottiglia para-fascista che avrete visto sicuramente in giro: busti del duce, gagliardetti, manganelli ("ma è solo uno scherzo, poco più di un giocattolo" assicura il produttore. Sì, certo, ah ah che ridere). Pare che in questo Paese da sempre devoto ai clown moltissime famiglie guardino che giorno è su calendari di Mussolini. Nei mesi estivi Mussolini a torso nudo che miete il grano o bonifica le paludi, e probabilmente a gennaio sempre Lui con gli occhialoni da sciatore, chissà.
Pensare che esiste una cosa che si chiama "apologia del fascismo".
Fu così che io e un amico, anni fa, ad una fiera apostrofammo un rivenditore: "Ma questi sono busti del duce! Lo sa, signore, che esiste un reato che si chiama 'apologia del fascismo'?". Lui sogghignò, ammiccando all'adiacente mercante di ricambi d'auto. Due mosche gli avevano procurato solo un piccolo fastidio.
Ma poi chissà. Magari lui col fascismo non c'entrava nulla, quello che conta è vendere.
Anche la mia giornalaia è al di sopra di ogni sospetto, eppure in vetrina ha il Mein Kampf (il Mein Kampf!). Quando sono da lei e il cliente prima di me chiede Libero o La Padania (se è pazzesco pensare che certi giornali esistano, cosa dovremmo dire del fatto che c'è addirittura chi li compra?) mi viene il rigurgito antifascista e compro Il Manifesto. Ed è così che esco dall'edicola, fiero ed eroico.
Sono le mie rivincite, che ci volete fare. Mi ricordo di quella volta che percorrevo l'autostrada a bordo della mia Fiat e stavo per sorpassare una corriera, quando ho visto che sul vetro posteriore portava una bandiera tricolore con la croce celtica nel mezzo. Essendo gli ultimi giorni di luglio, trovandomi verso Forlì, ho capito: era un torpedone di disgraziati che andavano a festeggiare il compleanno del duce (che solo a scriverlo c'è da inorridire, ma pensate loro che andavano sulla tomba a soffiare sulle candeline). Prontamente, mentre sorpassavo e quindi rischiando di andare ad infrangermi sul guard-rail, ho afferrato la copia de l'Unità che tenevo lì a fianco e l'ho spiaccicata sul vetro dalla parte del passeggero, come a dire: ehi, branco di fascistelli, andate pure a tirare le orecchie al mascellone, qui c'è un compagno agguerrito che non ha paura di nessuno, fossi in voi non dormirei sonni tranquilli!
Dallo specchietto non ho visto la corriera riempirsi di tumulto, quelle teste presumibilmente vuote non si muovevano, la corriera stava mettendo la freccia per l'uscita Predappio-Forlì.
Nondimeno, io mi sentivo come se avessi fatto una piccola Resistenza. Non mi sarei sorpreso di vedere due ali di folla festante lungo la A14, e già mi aspettavo i baci di bariste entusiaste all'autogrill.
C'è poco da fare, ognuno si organizza le proprie rivalse come preferisce. Quando sentivo Berlusconi recitare il ritornello "piccì-pidiesse-diesse" (mi pare abbia smesso, anche il PD serve a qualcosa), mi veniva su una rabbia che solo lui è capace di tirarmi fuori.
Ma poi pensavo che io quei tre partiti lì li avevo votati tutti e dentro di me, senza far troppo rumore, mi ripetevo, citando Petrolini:
"ME NE FREGIO!"

 
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