Creato da: je_est_un_autre il 04/11/2008
Date la colpa alla mia insonnia

Area personale

 

Archivio messaggi

 
 << Luglio 2017 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
          1 2
3 4 5 6 7 8 9
10 11 12 13 14 15 16
17 18 19 20 21 22 23
24 25 26 27 28 29 30
31            
 
 

Cerca in questo Blog

  Trova
 

Guarda, a dir molto siete in:

 
Citazioni nei Blog Amici: 114
 

Ultime visite al Blog

peppe_randazzo2015Paintedonmyheartje_est_un_autreneimieipassiEstelle_kvanille_noirelunetta_08Sky_EagleSignorina_Golightlylacky.procinoslavkoradicpa.ro.lepiratugoNarciso_Ale
 

Chi può scrivere sul blog

Solo l'autore può pubblicare messaggi in questo Blog e tutti possono pubblicare commenti.
 
RSS (Really simple syndication) Feed Atom
 
 

 

 
« Potrei anche farci un parcheggioFinale di Partita (una s... »

E' l'insonnia, che genera i mostri (*)

Post n°85 pubblicato il 15 Aprile 2010 da je_est_un_autre


L’inferno degli insonni è l’ossessione del tempo.
L’inferno degli insonni è il conto alla rovescia.
L’inferno degli insonni è una stanza le cui pareti si restringono sempre più.
Un incubo reale.
Insomma, c’è poco da stare allegri.

 

Accendo la luce, e sono già dieci volte. Do un’occhiata alla sveglia: tredici minuti dall’ultima ispezione. Credevo di più. Cerco un sollievo che non arriva. Spengo la luce e mi giro su un fianco, cercando di concentrarmi sulla mia stanchezza, sulle gambe pesanti, sulle braccia indolenzite.
Dormi, mi dico. Niente.
Più pensi alla deriva e più questa si allontana: anni di allenamento mi hanno insegnato tutto su sintomi e manie delle veglie prolungate. Ma questo mio cervello ignorante si inerpica solo sugli stessi ciechi sentieri.
Accendo di nuovo la luce, e già so che questa è la volta definitiva. Mi alzo a sedere.

L’alba è lontana e devo avere un po’ di coraggio per dirmelo, ma è così: sono sveglissimo, e non mi addormenterò più. Me lo dico a voce, forse per farmi compagnia.

Questa frase, che risuona così strana e sola nella stanza fredda, genera immediatamente un sacco di pensieri stupidi, come ad esempio che forse non dormirò mai più per tutto il resto della mia vita.
Vita che a quel punto non potrà che essere breve.

Mi abbandono a questa fantasia, e penso che se succederà potrebbero invitarmi a qualche show televisivo: ecco a voi l’uomo che non dorme da un anno e sei mesi, un bell’applauso!
Forse mi porterebbero alle conferenze mediche, mi farebbero delle fotografie per evidenziare il mio progressivo logoramento e finirei su qualche libro dove universitari iscritti a medicina studierebbero il mio straordinario caso.

Probabilmente diventerei famoso in tutta la nazione, e folle di curiosi rimarrebbero la notte di fronte a casa mia, sotto la finestra della mia stanza, sotto quella luce naturalmente sempre accesa, in attesa di qualcosa, di un segno, di un mio movimento dietro il vetro. Intere comitive di pellegrini giungerebbero da ogni dove per raccogliersi in preghiera, invocando lo spegnimento di quella che ormai tutti chiamerebbero La Luce.
Verso l’alba mi affaccerei alla finestra per un saluto ai miei devoti, e per una benedizione che li accompagni fino a casa.

Fermo, seduto sul letto, con gli occhi chiusi, penso che sto impazzendo - ecco a cosa porta il non dormire mai! - e che non me ne importa niente.
La visione continua. Ci sono io che scappo dal retro della casa, nella notte, per non farmi vedere dai miei numerosi fans. Intabarrato come un brigante per non farmi riconoscere, recupererei la mia vecchia auto parcheggiata poco lontano, e mi metterei alla guida dietro consiglio di un istinto muto, per arrivare fino alla città, fino alle luci della tangenziale, fino all’ultima uscita, fino a quella piccola strada che conosco così bene e che sale verso la collina. Dopo l’ultima curva, sempre in salita, la vegetazione si dirada, e l’aria è sempre più fresca.

Eccolo, lo spiazzo ben noto. Più sotto, il prato nudo da cui si può vedere tutta la città. Ed è così che arrivo a pensare che forse lassù, su quel prato, riuscirei a calmarmi. A pensare meno alla mia sventura. Stare lì fermo a guardare la città, con le luci che si accendono e si spengono, i fari delle macchine, i rumori lontani. Ma anche prima, quando la città dorme. Guardare giù, sapendo che tutti sono ancora immersi nel sonno.
Dormite tranquilli, penserei. Ci sono qua io, che veglio su di voi.
Annusando l’aria pungente, guardando il colore del cielo che cambia.
Magari a volte passerebbe un aeroplano. Non ci si annoierebbe troppo.

Così adesso gli insonni sono due. Uno su un prato, che guarda tranquillo la città.
E ce n'è un altro, seduto su un letto, con La Luce accesa.


(*): per parafrasare Bufalino

 

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 
Vai alla Home Page del blog