Creato da: je_est_un_autre il 04/11/2008
Date la colpa alla mia insonnia

Area personale

 

Archivio messaggi

 
 << Settembre 2017 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
        1 2 3
4 5 6 7 8 9 10
11 12 13 14 15 16 17
18 19 20 21 22 23 24
25 26 27 28 29 30  
 
 

Cerca in questo Blog

  Trova
 

Guarda, a dir molto siete in:

 
Citazioni nei Blog Amici: 115
 

Ultime visite al Blog

je_est_un_autrePaintedonmyheartSignorina_GolightlymarittiellabluaquilegiaFanny_Wilmotdaunfiorepa.ro.lelascrivanalunetta_08paneghessaanima_on_lineCarissa_ioneimieipassi
 

Chi può scrivere sul blog

Solo l'autore può pubblicare messaggi in questo Blog e tutti possono pubblicare commenti.
 
RSS (Really simple syndication) Feed Atom
 
 

 

 

I Dialoghi impossibili: Io, Arturo, la Veterinaria & il Veterinario (XXII)

Post n°308 pubblicato il 17 Settembre 2017 da je_est_un_autre
Foto di je_est_un_autre

(nella sala d'aspetto della veterinaria)

ARTURO: Cosa? Siamo di nuovo qui? Ma no, basta, te ne prego.

IO: Certo che siamo di nuovo qui, è la visita di controllo.

ARTURO: Ma non ho bisogno di nessun controllo, io.

IO: Come no? Guarda che con i tuoi problemi non si scherza.

ARTURO: Li ho perfettamente risolti. E' che mi state tutti addosso, e quella parte della mia vita dovrebbe essere lasciata solo a me, io ho bisogno di intimità per espletar...

LA VETERINARIA (aprendo la porta dell'ambulatorio): A chi tocca?

IO: A noi, eccoci qua!

ARTURO: Il tuo entusiasmo è incomprensibile.

LA VETERINARIA: Allora, come andiamo, Arturino, l'abbiamo fatta la cacchina?

ARTURO: Perchè mi tratta come un neonato?

IO: Purtroppo nella cassetta, lei lo sa, non la vuole fare, preferisce andare nel giardino dei vicini. Immagino di sì, ma non posso essere sicuro.

LA VETERINARIA: Sentiamo, vieni qui Arturino che ti sento la pancia...sì, mi sembra a posto, adesso.

IL VETERINARIO (entrando): Oh, buongiorno, Arturo!

ARTURO: Ma quanti siamo, qui?

IL VETERINARIO: Allora, questa cacca?

ARTURO: Cioè, io sarei anche uno che ama il silenzio e starsene appartato.

LA VETERINARIA: Andiamo meglio, molto meglio, e si vede anche.

IL VETERINARIO: E' vero, ha anche una bella cera.

ARTURO: Sono un gatto, non ho nessuna cera.

IL VETERINARIO: Sta continuando con la dieta prescritta?

IO: Assolutamente sì. Ma mi chiedevo: posso comprare dei bocconcini della stessa linea, ma magari di un  gusto diverso? Così, per variare.

IL VETERINARIO E LA VETERINARIA: Assolutamente no!

IL VETERINARIO: Continui pure con quelli, visto che stanno funzionando.

LA VETERINARIA: E' probabile che si debba proseguire con quei bocconcini per sempre.

ARTURO: Che vita eccitante, la mia.

IO: Che magari, visto che gli piacciono, è anche contento.

ARTURO: Certo. Come se tu dovessi mangiare solo bistecca di pollo fino alla fine dei tuoi giorni.

LA VETERINARIA: Bene, sono molto contenta. Ero un po' preoccupata, per come lo avevo visto la settimana scorsa.

IO: Non lo dica a me.

ARTURO: Immagino le notti insonni.

LA VETERINARIA: Direi che siamo a posto così. Magari potrebbe riportarlo sabato prossimo, per un ulteriore controllo.

IO: Ma certo!

ARTURO: Non viene monitorata così neanche la regina d'Inghilterra.

LA VETRINARIA: A sabato!

ARTURO: Forse ho un impegno.

IO: Buono...arrivederci!

(escono)

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

E io che pensavo

Post n°307 pubblicato il 03 Settembre 2017 da je_est_un_autre

Riprendiamo con una confessione poco lusinghiera per me.

Me la son sempre tirata da lettore forte. Sbagliavo: sono una mezza calzetta.
Prendiamo i Karamazov, per dire.
I Karamazov l'ho lasciato lì a metà non una, ma due volte (la seconda volta ricominciando da capo!) e venendone sempre puntualmente sconfitto, costretto a gettare la spugna verso pagina cinquecento.
O il Don Chisciotte.
Mi sa che non ho neanche finito il primo dei due volumi. Sono stato molto ma molto più molle di qualunque mulino a vento, e così l'Hidalgo mi ha infilzato da par suo.
Adesso c'è il Guerra e Pace, lì, sul comodino, con l'orecchia a pag. 280.
Ho voluto affrontare questo corpo a corpo dopo la lettura di Resurrezione, che mi ha fatto pensare: questo Tolstoj sa il fatto suo. Solo che Guerra e Pace ha 1300 pagine. Quando vado a letto il volumone mi guarda e mi dice: sto solo aspettando il momento in cui mi dirai, hai vinto tu.

Mannaggia, e io che pensavo.

Insomma ero lì, parecchio deluso da me stesso, intento a contemplare certe vette mai raggiunte. Poi succede che un cuore gentile mi fa il regalo di farmi conoscere Colette, che io neanche sapevo che fosse una scrittrice.
Perchè se uno mi diceva "Colette" io pensavo, non so, a un'attrice del muto, a una spia della Prima guerra mondiale, a una stilista trasgressiva.
E invece no. Era una scrittrice, e scriveva da dio. Una scrittura densa di vita, un respiro pieno, pieno di natura e di immediatezza e di divertimento. E' davvero una lettura che vola.
Insomma per adesso me la gongolo lì con Colette, ma con Guerra e Pace non è ancora detta l'ultima parola.
Anche perchè all'ultima parola, in fondo, mancano solo milleeventi pagine. Roba da ridere.

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

Dicono che le foto rubino l'anima, intanto a noi ci rubano le foto

Post n°306 pubblicato il 06 Luglio 2017 da je_est_un_autre

Ma che cavolo. Ogni giorno ce n'è una.
Stavolta, per dire, ci hanno tolto le foto. Senza dirci niente. Dove sono finite? Io ci tenevo alle mie due fotine.
Ridateci le nostre foto, erano nostre, non si fa!
Se per caso le vedete in giro, fatemelo sapere.
Ecco com'erano, ve le racconto in breve.
La prima era un bello scatto in B/N di quando avevo meno di un anno, e piango e urlo disperato. O forse urlavo e contestavo, il '68 era lì alle porte. Quasi certamente l'ha scattata mio zio, che per queste cose aveva e ha tuttora fiuto e tecnica.
Nella seconda sono a cavallo vestito da Napoleone e faccio il gesto dell'ombrello a un cartello stradale che indica Waterloo.
Le rivoglio indietro.

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

L'ha presa male

Post n°305 pubblicato il 24 Giugno 2017 da je_est_un_autre

Insomma alla fine il sindaco non l'ha presa bene.
Ho fatto il mio Nastro e lui era lì in prima fila. Come mi ero proposto, ho iniziato parlando della rotondina e del riccio, ma lui l'ha presa proprio malino. Lo vedevo che s'incassava sempre di più nella sua poltroncina, non credo abbia seguito molto quello che ho detto dopo. Il mio era solo un buffetto sulla guancia, un'osservazione quasi di costume per cominciare con leggerezza ma niente, lui l'ha proprio presa così così, non benissimo, diciamo. La sua rivoluzionaria rotondina, segno di grande innovazione in materia di codice della strada, era stata sbeffeggiata e lui non ci ha visto più. Quanto a me, già lavoravo poco, al paesello mio, da adesso mi sa che non ci lavorerò proprio più. Pazienza, me ne farò una ragione.

Certo che è sempre più difficile, ridere, a questo mondo.

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

I Dialoghi Impossibili: Io & Arturo (XXI)

Post n°304 pubblicato il 12 Giugno 2017 da je_est_un_autre
Foto di je_est_un_autre

ARTURO: Cos'è, prima minacci di chiudere il blog poi pubblichi un dialogo con me?

IO: Un po' mi è passata. E poi non scrivevo un Dialogo con te da un anno e mezzo. Magari uno va a pensare che non ne avrei più scritti.

ARTURO: Immagino il dramma. Saranno scattate petizioni e richieste con migliaia di firme, immagino.

IO: No, in effetti no.

ARTURO: Ma guarda.

IO: Però in questi giorni ti guardavo, sotto l'albicocco, e avrei voluto essere te.

ARTURO: Non so perchè ma la cosa mi fa un po' senso.

IO: Si deve stare bene, là sotto. Vedo che ti sistemi sempre sotto le frasche che sono a lato dell'albicocco.

ARTURO: Te lo dico subito, in due non ci si sta.

IO: Mi hai fatto passare qualche brutta settimana con quella spondilite che avevi, sai?

ARTURO: La schiena a pezzi era la mia, però.

IO: Non so come fai, ma sembri non pensarci. Ti metti le cose dietro le spalle e riparti.

ARTURO: Io non ho spalle. I gatti non hanno spalle.

IO: Insomma, oggi ti ammiro.

ARTURO: Che cavolo sta succedendo, qui?

IO: Ora vado su. Gli impegni così umani, troppo umani mi chiamano.

ARTURO: Meno male.

IO: Se più tardi mi viene da rimirarti, magari vengo giù e mi posiziono dalle parti del melograno.

ARTURO: Non sei obbligato.

IO: Ci vediamo dopo, proprio qui, nel muto orto solingo...

ARTURO: ...Ma santapace.

 


 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 
« Precedenti Successivi »