Creato da: je_est_un_autre il 04/11/2008
Date la colpa alla mia insonnia

Area personale

 

Archivio messaggi

 
 << Agosto 2015 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
          1 2
3 4 5 6 7 8 9
10 11 12 13 14 15 16
17 18 19 20 21 22 23
24 25 26 27 28 29 30
31            
 
 

Cerca in questo Blog

  Trova
 

Guarda, a dir molto siete in:

 
Citazioni nei Blog Amici: 106
 

Ultime visite al Blog

je_est_un_autreLaFemminaMerubepa.ro.lecigliaalcioccolatopiovraneranera0annafausoneneimieipassiFanny_WilmotIrrequietaDoltre.lo.specchioNarciso_Alefrancpolitano43latortaimperfettabellicapellidgl3
 

Ultimi commenti

Buona giornata anche a te!
Inviato da: je_est_un_autre
il 31/07/2015 alle 15:58
 
Che dire!! Il cliente ha (quasi) sempre ragione!!! Buona...
Inviato da: IrrequietaD
il 31/07/2015 alle 10:34
 
Se mi depilo io possiamo imbottire un cuscino.
Inviato da: je_est_un_autre
il 31/07/2015 alle 09:20
 
a me dai più l'idea di uno che dopo lo...
Inviato da: oltre.lo.specchio
il 30/07/2015 alle 10:42
 
Ho la memoria corta, hai ragione, Fanny.
Inviato da: je_est_un_autre
il 29/07/2015 alle 21:29
 
 

Chi può scrivere sul blog

Solo l'autore può pubblicare messaggi in questo Blog e tutti possono pubblicare commenti.
 
RSS (Really simple syndication) Feed Atom
 
 

 

 

Smart

Post n°255 pubblicato il 25 Luglio 2015 da je_est_un_autre

Stavolta mi hanno fatto fare il muratore. Col mio bravo caschetto giallo in testa e le maniche della maglietta arrotolate su.
Per uno spot. Lo spot di un cellulare che non si distrugge nemeno se lo prendi a cannonate, dicono.
Sono arrivato in cantiere di buon'ora - un cantiere vero, solo i muratori erano finti - e lì mi hanno vestito e sporcato di tutto punto.
"Come devo fare? Voglio dire, che intenzione ci metto?" ho chiesto diligentemente al regista.
"Concitato, preoccupato, ansioso" ha risposto lui.
"Non dovrei avere problemi"
Da lì ho cominciato a sudare (non è mai complicato, per me) e ho rovesciato qualcosa come sei o sette secchi di detriti (e il cellulare) dentro uno di quei grossi tubi gialli che se li portano via, fino a quando all'ultimo ciak è arrivata la sospirata formula:
"Ok, buona! Ce l'abbiamo!"
Pacche sulle spalle, ringraziamenti, "veloce ed efficace, ottimo!"

Tutto facile, dunque?
No.
Perchè verso mezzogiorno è arrivato Lui. Alexander. Il cliente. Direttamente dalla Corea.
Non sapevo che lì, nella Corea, si dessero nomi come Alexander, ma tant'è.
Alexander si è seduto a guardare il girato, nella sua camicia blu di lino perfettamente asciutta e fresca.
Dopo un momento di silenzio si è voltato verso di me:
"No"
Io ho deglutito. "No?"
"Troppo ansioso. Hai l'aria preoccupata, capisci? Comunichi ansia, e non va bene. Peccato anche che si vedano quegli orribili peletti delle ascelle, ma lì dubito si possa fare qualcosa"
Il regista, di lato, allargava le braccia come a dire "minchia" o qualcosa del genere.
"Non vorrete depilarmi, spero" ho azzardato io.
"No, magari quello no. Ma la recitazione deve essere, ecco...come dire...più smart"
"Smart?"
"Smart"
"Capisco. Smart. ...ehm, che sarebbe come dire...?"
"Smart"
"Mh. Ok"
Io, come ormai mi sembra sia chiaro, non so una parola d'inglese. Così ho cercato di capire dal resto della troupe - tutta italiana - che cosa, a parer loro, poteva intendere Alexander con questo "smart". Il fonico ha suggerito che forse voleva intendere "sharp", mentre l'operatore suggeriva "cool", laddove altri ancora protestavano "no, è quiet, è quiet!".
Così, stoici, abbiamo ripetuto tutte le scene mentre io cercavo di smartizzarmi il più possibile. Verso le nove di sera, quando ormai anche sulle colline di Rastignano l'aria si faceva "blue" e ormai era scarsa anche la luce per girare, Alexander si è detto satisfied.
E' che bisogna prenderli per sfiniment, a volte.


https://www.youtube.com/watch?v=r4eAa5GQxwQ

 


 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

Il gabbiano migratore

Post n°254 pubblicato il 10 Giugno 2015 da je_est_un_autre

Da dove sono seduto in questo momento, se volto la testa verso la mia sinistra, oltre il vetro, in terrazza, vedo un tavolo. Posato sul tavolo, come sorpreso e raggelato per sempre in questa posizione, c'è  un uccello con le ali tese nell'atto del volo. E' una mia creazione in carta e gesso, e basta un'occhiata per capire che questa attività di scultore quasi certamente finirà proprio lì dove è cominciata.
Tanto per cominciare voleva essere un gabbiano e invece somiglia in tutto e per tutto a un'anatra migrante. Poi ha un'ala ricurva all'indietro e un'altra protesa in avanti: più che volare sembra che nuoti. Per finire, la testina sembra proprio quella sottile e delicata di un'anatra, più che quella tozza e pesante di un gabbiano. Pazienza.
Mi serviva, questo gabbiano, per metterlo nel saggio finale di uno dei miei corsi, dedicato appunto al Gabbiano di Cechov. Questo gabbiano vorrebbe essere, nella commedia cechoviana, la metafora di un sogno spezzato (e infatti viene ucciso ed imbalsamato), un sogno di gioventù che viene cullato fino a quando non si scontra - e quanto dolorosamente! - con l'amara realtà degli anni più maturi. A guardare la mia opera, però, l'unica metafora che si può leggere è trasparente assai e mostra come meglio non si potrebbe quanto io sia poco incline alla creazione artistica. Epperò mi ci sono divertito. Vedere nascere l'uccello sotto le mie mani, impastare il gesso, dare forma con la carta alle ali e al corpo del volatile mi ha dato sensazioni belle e nuove. Spero che i miei allievi ne tengano conto quando vedranno la mia creatura - ehi, ragazzi, c'è del lavoro, qui dentro! - e che siano indulgenti. Del resto non c'è nulla di facile, in Cechov, non poteva certo essere facile "costruire" il gabbiano.
Ho cercato di trattare la pasta come meglio potevo, e non era facile far capire ai ragazzi quelle atmosfere tenui, quelle indolenze solo apparentemente vuote di certi pomeriggi di campagna; ho modellato carta e pagine per evocare quelle donne trepidanti, quegli omini teneramente goffi, ho provato a far risaltare la lucidissima autoironia di Cechov che parla di arte in modo così amaro nel personaggio di Trigorin. La cosa pù difficile era far capire loro perchè "Il Gabbiano" è la commedia più bella del mondo: ma come si fa a spiegare una cosa così misteriosa?
Anche il mio gabbiano, così storto, così poco gabbianesco e più simile a certi suoi parenti migratori, se lo guardi bene sembra davvero che voli.
Anche quello lì, è un bel mistero.

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

I Dialoghi Impossibili: Io, Arturo & la Veterinaria (XIX)

Post n°253 pubblicato il 10 Maggio 2015 da je_est_un_autre

ARTURO: ...non è possibile. Siamo sempre qui. Passiamo più tempo qua dentro che a casa.

IO: A mezzogiorno ti ho pulito gli occhi, sono le quattro e ti si è già formato un grumo orribile sotto l'occhio destro. Mi sembra che ci sia anche del sangue e non mi piace per niente.

ARTURO: Tu sì che sai essere rassicurante. Non è nulla, è solo un graffio, mi sarò strusciato da qualche parte. Sai, ho una vita piuttosto selvaggia, quando non ti viene in mente di infilarmi dentro a questa maledetta gabbia per portarmi qui. (Pausa) Non capisco, perchè ci sono solo foto di cani, in questa anticamera? Guarda quello col fiocchetto fotografato là. Ehi, fiocchetto, fossi in te non mi darei tante arie.

LA VETERINARIA: ...Prego, a chi tocca? Ah, ecco qui il nostro Arturino. Non è tanto che ci siamo visti.

ARTURO: Visto? Se n'è accorta anche lei. Le verrà il sospetto che ci stai provando.

IO: Ma che diavolo stai dicendo?

ATURO: Dico solo che...Ehi, ma...che diavolo è questo tanfo?

LA VETERINARIA: Scusi, mi lavo le mani. Sanno di cane e i gatti si innervosiscono.

ARTURO: Mioddìo, pensarci prima no, eh? "Sanno di cane". Bleah.

IO: Guardi l'occhio di Arturo, dottoressa. Che cosa può essere?

LA VETERINARIA: Mh...Vediamo. La cornea non è lesionata...direi che si tratta solo di una blefarite.

IO: Blefarite? Ma pensa. Sa che l'ho avuta anch'io?

ARTURO: Eccoci qua. Fratelli in sfiga.

LA VETERINARIA: Gli prescrivo questa pomata. La strofini un po' attorno agli occhi. Anche il sinistro mi sembra bruttino. Glielo può fare lei, due  o tre volte al giorno. Tanto vedo che Arturo è buono, non protesterà.

ARTURO: Non è questo. E' solo che ho la pazienza di Giobbe.

IO: Bene, Dottoressa. La ringrazio, spero che Arturo stia meglio, magari facciamo passare un po' di tempo prima di vederci.

LA VETERINARIA: D'accordo.

ARTURO: Ecco, magari. Nel frattempo si procuri qualche foto carina per la sua sala d'aspetto. Non può che migliorare.

IO: Taci! Arrivederci...

 

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

Primavera

Post n°252 pubblicato il 28 Aprile 2015 da je_est_un_autre
Foto di je_est_un_autre

Oggi ho accarezzato il mio gatto.
L'ho incrociato giù. Stava sdraiato su un vassoio pieno di conchiglie aguzze, in veranda. Mi chiedo sempre come faccia a sentirsi comodo lì sopra, eppure sembra starci benissimo. Quando mi ha visto mi ha detto "miao". Ho capito che voleva salire da me.
E' entrato in casa guardingo, facendo vibrare un po' la coda. Ha dato un'occhiata in giro, coi suoi tempi. Mi sono messo sul divano a leggere e ad aspettarlo.
Così mi ha raggiunto ed è salito sul tavolino di fronte a me, pieno di carte e di libri. Ha messo le zampe sul copione di "Nel bel mezzo di un gelido inverno", ha guardato un rebus sulla Settimana Enigmistica, ha passeggiato sulla copertina di un giallo ("Il commissario Zen") e su "Pastorale Americana" di Roth. Non ha degnato di uno sguardo "Il corpo poetico" di Jacques Lecoq e finalmente si è sdraiato su tutta quella confusione di fogli, morbido, silenzioso, sempre con quella invidiabile noncuranza con cui dimostra di sapersi rilassare a meraviglia anche in un letto pieno di spigoli.
Gli ho accarezzato la testa con un dito. Tra gli occhi. Distendeva e arricciava le zampe, con gli artigliucci che graffiavano appena i fogli del copione. Faceva le fusa piano come fa lui. Poi ad un certo punto si è dimenticato di fare quella pastina, le fusa si sono fatte quasi inavvertibili, e si è messo a dormire.
L'ho guardato ed ero contento di averlo lì.
Oggi ho accarezzato il mio gatto.

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

Giusto un zinzello

Post n°251 pubblicato il 11 Aprile 2015 da je_est_un_autre

Ve mò. Lo dicevo solo un paio di post fa che dietro quella gelida cortesia - sempre un zinzello rigida e militaresca - Zofiia dà sempre l'idea di nascondere un pugnale da qualche parte. D'accordo, io son sempre troppo sospettoso e in effetti si è visto che non nascondeva nessun pugnale; ma all'ennesimo tafferuglio acceso dal solito turbolento avventore, sapete cos'ha fatto Zofiia?
Niente di che: semplicemente non ci ha pensato due volte e gli ha staccato un dito. A morsi.

Io non c'ero. Ero a Lecce per una puntatina lavorativa in un Salento freddo e umido che neanche a dicembre. Quando sono tornato - pregustando il meritato riposo rappresentato per me dal solito tranquillo Velduzzo di Quingtian - ho trovato la saracinesca di Chinatown chiusa con un cartello che diceva "si riapre fra due settimane", e lì ho capito che qualcosa non andava. Non riuscivo ad immaginarmelo, Fedelico, dopo cinque anni di apertura ininterrotta, tirar giù la serranda e caricare le valigie in macchina per andare al mare.
Le notizie sono comunque frammentarie. C'è chi dice che la storia del dito - data per vera nei crocchi di zdàure che sostano davanti ai banchetti del mercato - sia una bufala, affermando che i cinesi erano semplicemente "un po' stanchini" e così si son presi un periodo di riposo.
Sia come sia, qui gli avventori storici sono disorientati.
Acume è introvabile: pare sia stato visto aggirarsi sperduto nelle campagne più remote, Silvano è insolitamente taciturno, il mio amico marocchino Farid con cui parlo sempre del Bolonia e della Giuventus è fermo e incredulo davanti ai cancelli inopinatamente chiusi di Chinatown. Immobile, quasi raggelato, sembra chiedersi: è mai possibile?
Comunque 'sti cinesi restano davvero misteriosi, è inutile nascondersi dietro un dito.

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 
« Precedenti Successivi »