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Creato da: je_est_un_autre il 04/11/2008
Date la colpa alla mia insonnia

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Come sono vecchi i giovani d'oggi (uno sfogo)

Post n°234 pubblicato il 20 Luglio 2014 da je_est_un_autre

Ovvero seri, responsabili, oculati; in una parola: noiosi. E io che credevo, ero convinto anzi, che la gioventù fosse l'età dello scialo. Devo essermi perso qualcosa.
L'antefatto: la santa alleanza che ha preso il potere nel mio piccolo paese ha decretato che il festival rock gratuito - una specie di utopia realizzata - che ivi si svolge da una ventina d'anni, alè, da oggi non si deve più fare. Perchè? Perchè, questa la motivazione "si deve risparmiare per migliorare i servizi".
Ora, dal momento che l'equazione "Niente rock=migliori servizi" mi sembra semplicistica e tutta da dimostrare (e inoltre non stiamo parlando dell'amministrazione di un fatiscente comune colluso con la mafia di qualche profondo sud ma di un posto dove tutto sommato le cose funzionano bene), ecco, io mi sarei aspettato quanto meno una protesta, una levata di scudi, almeno una pernacchia. No, niente.
Sul social network che tutti conoscete anzi, l'applauso si è levato forte e chiaro, con un richiamo alla responsabilità che nemmeno mio nonno.
Cioè, a sentire questi abbiamo potuto ballare con la coscienza tranquilla per vent'anni perchè i decibel coprivano gli angoscianti lamenti di poveri vecchi lasciati a languire in orride topaie che qualche cinicone chiamava "strutture per anziani".
Ora, calma e gesso. So bene che con queste cose non si scherza ma qui ci si dimentica che anche la cultura è un servizio, anche la musica è un servizio, anche non far morire un paesino della provincia remota è un servizio e se qualcuno provasse a scavalcare il muricciolo dell'angusto cortiletto che è il nostro piccolo comune saprebbe che altrove, a Bologna, in tutta la provincia e anche fuori, ci conoscono proprio per questo festival e ce lo invidiano e lo stimano e poi accidenti, ragazzi, lo chiedo a voi, ma un guizzo di originalità, mai? Un pocolino di coraggio, di indipendenza, su.
Ragionate. Che cos'era Sonica, il Babau? Brrr, che paura.
Beh, ve lo dico io cos'era. Una settimana di concerti gratuiti, accidenti, e quello che si deve pretendere a vent'anni è proprio questo: poter ascoltare buona musica sbronzandosi di birra a buon prezzo e sperabilmente rimediare una scopata prima che albeggi! che altro?
Questo mi sarei aspettato: a sentire la nuova cattolicissima giunta minacciare la chiusura del festival, io mi sarei immaginato un personaggio (che chiameremo Giovane Tipo) prendere per il collo l'Immacolato Nuovo Sindaco (di fresca nomina):
GT: Che cazzo è questa storia che ci chiudete il festival?
INS: Sa, Giovane Tipo, i servizi costano e...
GT: Non me ne frega un cazzo. Fai il tuo lavoro di sindaco e i soldi per i servizi trovali da un'altra parte. E' il tuo lavoro, tu l'hai voluto fare e adesso sei tu che ci devi pensare. Io in quanto giovane ho altri cazzi per la testa.
INS: Ci posso provare, ma non è detto che ci riesca. Forse saremo comunque costretti a chiudere e...
GT: E allora, se così sarà, fate in modo che funzioni TUTTO  a meraviglia, perchè nei prossimi 5 anni io starò con gli occhi bene aperti e non appena vedrò qualcosa che non va io vengo qui e vi faccio un culo così.
INS: ...gulp.

(Non scandalizzatevi per il linguaggio ruvido del mio Giovane Tipo, si tratta di una pasta di ragazzo, ve l'assicuro).

Ecco, questo speravo accadesse. E invece nulla, non una parola, non un gesto, non un ruttino di protesta hanno esalato i giovani di questo paese. Il mio Giovane Tipo, semplicemente, non esiste.
Parlavo prima di equazioni sbagliate o irrisolvibili: ecco, la mia equazione adesso me la risolvo da me e il risultato immalinconisce: questo piccolo borgo, semplicemente, Sonica non se la merita.
Del resto ha già dimostrato ampiamente di meritarsi altro.
Cosa, non è ancora chiaro.
Lo vedremo. Lo scopriremo.

 
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Un fottuto Vietnam

Post n°233 pubblicato il 17 Giugno 2014 da je_est_un_autre

Da noi, il corso di teatro lo fanno anche gli agenti della Polizia Municipale. Tipi allegri che ci hanno raccontato una serie di episodi piuttosto divertenti. Il testo seguente, che sarà presentato sempre allo spettacolo che celebrerà i vent'anni della Compagnia, è ispirato ad un episodio realmente accaduto, una coppia che si è ritrovata un serpente in cucina e che non sapendo che fare, ha chiamato i vigili.

Non mi guardare così,serpente. Non potevo fare a meno di trattenerti in cella almeno per una notte: quei due si sono spaventati a morte nel trovarti lì nella loro cucina. Difficile biasimarli: non succede a tutti di aprire la dispensa per cercare gli spaghetti e ritrovarsi davanti un rettile. Naturalmente a quel punto hanno chiamato noi: è questo che fa la gente. Su, ti ho risparmiato le manette, dovresti ringraziarmi.
Bah. E’ davvero un fottuto Vietnam, questo nostro lavoro.
Ti va un caffè? Io lo prendo nero, senza zucchero.
Mi piacciono i tipi di poche parole come te, rettile.
Ehi, che c’è? Ti offende, sentirti chiamare rettile? Ok, serpente, non volevo essere scortese, ok?

Senti un po’, il mio istinto da pubblico ufficiale mi impone di rivolgerti una domanda: che diavolo ci facevi in quella cucina? Avevi fame?

A proposito, di che cosa ti nutri?

Piccoli topolini, immagino,l’ho visto alla televisione. Mh.

Potrei cercarne uno, stordirlo con lo spray al peperoncino e portartelo: ti piace il piccante?

Ok, era solo una battuta,d’accordo?

Sto solo cercando di tirarti su. Vedrai che domattina risolviamo la questione. Se nessuno verrà a reclamarti ti libereremo da qualche parte: non è facile trovare un microclima tropicale vicino a Ozzano Emilia ma abbiamo risolto casi peggiori. Adesso che ci penso, potrebbe essere il caso di uscire molto presto, per evitare di essere seguiti dagli umarell.

Sì, è una buona idea, usciremo all’alba. Mi piace l’odore dell’aria, all’alba.

A proposito, conosci gli umarell, serpente? No?
Mh. Come faccio a spiegarti?…ecco: nella giungla urbana gli umarell sono quella razza lenta e attempata rintracciabile soprattutto laddove si eseguono i lavori: ne trovi sempre qualcuno lì, con le mani dietro la schiena, intento a dar consigli. Pochi però sanno che gli esponenti più estremi della razza degli umarell si sentono un po’ come i nostri agenti a L’Avana: alcuni di questi si muniscono di macchine fotografiche e fanno pervenire nei nostri uffici autentici reportage su quello che a loro parere non è a posto, in giro per la città. Insomma se dovessero venire a sapere che c’è un serpente in circolazione, non avresti più una vita tua. Noi ne sappiamo qualcosa.

Ma non voglio lamentarmi, te l’ho detto che è un fottuto Vietnam questo lavoro.

Senti, chiacchierone, io mi preparo un altro caffè. Sicuro che non ne vuoi? E’ lunga da passare, la nottata qui.

Sai, serpente? capisco che tu sia taciturno, un po’ scontroso. Vedersi aprire davanti agli occhi quello sportello, con quella donna che si mette a urlare, e poi quelle scene di panico, e quindi il marito che si attacca al telefono come se avesse visto il diavolo: non dev’essere una sensazione piacevole. So come ci si sente. Prova a fermare una macchina che viaggia troppo veloce e vedi come reagiscono, quelli.

Abbiamo un destino comune, chiacchierone. Anche per questo mi piace aver fatto amicizia con te.

Ehi, guarda fuori. Sono le prime luci dell’alba. Tra poco ci dovremo salutare.

Niente lacrime, però, ok? Mh. Ecco uno di quei casi in cui sentirò la mancanza di una vigorosa stretta di mano.

Vediamo, come potremmo fare? Potrei caricarti sulla bici elettrica e andare a cercare la foresta che fa al caso tuo. L’aria fresca ci farà bene.

Adesso che ci penso, potremmo anche fermarci a fare colazione, nel tragitto.
Ti va un bombolone?

 

 
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La piccola principessa

Post n°232 pubblicato il 03 Aprile 2014 da je_est_un_autre

Stavolta invece è toccato alla Compagnia della Schiusa, un gruppo di ragazzi affetti da varie disabilità che si esibiscono una volta all'anno nel nostro teatro. I loro spettacoli hanno una trama esilissima, prendono spunto da romanzi o testi anche importanti e prendono una piega tutta particolare, colorata e ingenua, un po' come succede con gli spettacoli per bambini. Parlare con loro è stata un'esperienza umana importante. Se il loro entusiasmo non ti tocca nel profondo, sei di pietra.
Uno degli elementi più curiosi e rappresentativi della Compagnia è il mio omonimo Lorenzo. Eccolo qui.

Sono Lorenzo e mi si è schiuso il cuore.
Del resto noi della Compagnia della Schiusa siamo così: schiudiamo. Lo dice la parola stessa. Che poi vuol dire che ci apriamo.

Era da dire che prima o poi toccasse al mio cuore.

E sapete com’è successo? E’ successo che è arrivata una Principessa e ha trovato la combinazione.

Che poi io mica lo sapevo che fosse una principessa: l’ho scoperto da poco. Infatti noi due ci conoscevamo già da prima: da 11 anni, 7 mesi e 29 giorni per essere precisi. Era un martedì ed erano le 4 del pomeriggio. Certi particolari mi restano in mente, a me.

Abbiamo usato questi 11 anni 7 mesi e 29 giorni per conoscerci meglio - che la fretta, si sa, è cattiva consigliera - poi ci siamo messi insieme. L’anno scorso. Non pensate male, non è che adesso ci siamo messi a bruciare le tappe, sia chiaro.

“Ognuno a casa sua!”, ha detto con voce ferma la mia piccola Principessa, stabilendo che non è proprio il caso di correre. Io la penso come lei.

Del resto in questo momento sarebbe anche complicato mettersi a pensare ad altro, visto che manca davvero poco al debutto del nostro spettacolo. Per essere precisi mancano 73 giorni. Scarsi, che oggi ormai è andato. Cioè, ormai siamo a tiro col debutto.

Perché per noi, per me, per la Principessa, per tutti i nostri amici, il teatro è una faccenda maledettamente seria. Ripetere il copione soprattutto è una faccenda molto seria ed impegnativa. Io ripeto il copione di continuo. Mentre cammino, mentre mi faccio il bagno, mentre mangio, mentre faccio tutto. L’altro giorno, giovedì, saranno state suppergiù le 13.47, stavo attraversando la strada col mio amico Max e intanto ripetevo le battute. Io sentivo le sue e lui sentiva le mie, è così che funziona. Insomma eravamo tutti concentrati nel ripetere la parte. Beh, ci credereste? Un’automobile ha frenato a pochi centimetri dal mio ginocchio. L’automobilista è sceso dalla macchina e ha lanciato verso di noi frasi irriferibili. Io e Max abbiamo risposto da par nostro:
“È molto più difficile giudicare se stessi che gli altri, se riesci a giudicarti bene è segno che sei veramente un saggio!” gli ha urlato Max, e

“Si devono pur sopportare dei bruchi se si vogliono vedere le farfalle... Dicono siano così belle!”
ho aggiunto io.

Ci sono venute lì per lì. Del resto è normale, lo spettacolo dell’anno scorso è stato Il Piccolo Principe e le battute le abbiamo ancora fresche nella memoria. Io ero Il Piccolo Principe e Max il Pilota. Due ruoli mica da ridere, non lo so se mi spiego.

L’anno prima invece Max era l’Arcangelo Michele e io il Narratore nella storia dell’Arca di Noè. Avevo studiato il copione per tutta l’estate, anche in spiaggia, e declamavo la storia dell’Arca di Noè ad alta voce. Ricordo che certi giorni si formavano autentici assembramenti di persone tutt’attorno al mio ombrellone, alcuni mi avevano scambiato per un predicatore e i più esagitati volevano a tutti i costi toccare il mio telo da bagno.

Ma certo il ruolo che resterà per sempre nel mio cuore è quello del Piccolo Principe. Anche perché è stato lì che ho scoperto che Lei è una Principessa. Sentite com'è andata: succede che quando finiscono gli spettacoli ci mangiamo sempre una torta. Al regista ne tocca sempre il doppio, lui dice che la cabala vuole così. Poi dobbiamo dire anche che è dimagrito, dice che la cabala vuole così. E’ strana questa cabala.
Comunque, siamo lì che mangiamo la torta - io avevo ancora su il costume da Piccolo Principe - e proprio un attimo prima che passasse il regista ne ho trafugata una fetta per offrirla a Lei. Arrivo e le dico: “Sai, sono 11 anni, 7 mesi e 29 giorni che ci conosciamo e direi che abbiamo avuto modo di pensare per bene. Ecco, Principessa: la accetti questa fetta di torta, come pegno del mio amore?”.
Lei è arrossita e non riusciva a dire niente, io non sapevo come fare e per fortuna è stato proprio il Piccolo Principe a venirmi in aiuto, perché ho usato queste parole dello spettacolo:
“E quando si arrossisce, significa si',vero? È una sfumatura d'acquerello sulle guance, un tocco intimo, impudico e pungente che vale una conferma.”

Lei allora ha alzato il viso, mi ha guardato e mi ha sorriso.

 

Poi dice che il teatro non serve a niente.

 
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Il mestiere più bello del mondo

Post n°231 pubblicato il 14 Marzo 2014 da je_est_un_autre

Continua la produzione di testi volti a costruire una drammaturgia per lo spettacolo dedicato ai vent'anni della Compagnia. Questa volta partiamo dall'abbecedario compilato da un gruppo di professori di un Istituto tecnico commerciale in cui facciamo i nostri laboratori.
Professori stretti in una morsa di burocrazia assurda, dentro aule fatiscenti, perennemente in emergenza, con attrezzature obsolete e perennemente guaste, ma che, raccontano, vivono l'anno "scandito dagli stessi tempi che avevamo da ragazzi", che non perdono di vista il mito della formazione e la responsabilità dell'esempio, e che mentre tutto attorno a loro sembra crollare, si ostinano a dire che quello è "il mestiere più bello del mondo".


Un’aula scolastica. Una cattedra e di fronte un solo banco con una sedia. In scena c'è il Prof, in piedi. Seduto al banco c'è l'alunno Recalcati.
PROF
: (parla al pubblico)  Signori, benvenuti.
Oggi, qui, per voi, la fotografia di un giorno qualunque in una scuola superiore della provincia, nord Italia.
O almeno, potrebbe essere uno di quei giorni qualunque, quelli in cui in una scuola superiore di provincia succedono le solite cose.
Ad esempio uno di quei giorni in cui si inceppano le fotocopiatrici, le chiavi, le porte, le tapparelle. Uno di quei giorni normali, insomma.
Invece no. Siete fortunati, oggi grandi novità. Sì, perché oggi mi si è inceppato Recalcati.

E’, questo Recalcati, un allievo piuttosto particolare, anzi diciamo pure molto particolare. In gergo tecnico è un BES. Che è poi quanto di più lontano da un bacio ci si possa immaginare. BES significa Bisogni Educativi Speciali.
(alla classe) Bene, oggi parleremo della conquista di Persia. Qualcuno ne sa qualcosa? Ad esempio vediamo...Recalcati?
RECALCATI: Prof, posso andare in bagno?
PROF: Sono le 8.10, che bisogno potrai mai avere di andare in bagno? Va bene, vai pure.
RECALCATI: (non si muove)
PROF: Beh?
RECALCATI: Prof, ha portato le verifiche?
PROF: Ma quali verifiche? Non c'era nessuna verifica da portare. Vieni fuori che ti interrogo.
RECALCATI: Prof, non ho capito.
PROF: Cosa, non hai capito?
RECALCATI: Niente.
PROF: Adesso basta.
RECALCATI: Prof, le do 100 euro se mi dà 6. Prof, posso andare al bagno? Prof, ha portato le verifiche? Prof, ha corretto portato le verifiche? Ifiche? Ifiche? Prof, è che non mi torna il conto dei voti. Sono sicuro che la risposta esatta è “Alessandro Lo Magno”: nel mio libro c’è scritto così. Posso uscire? Comunque ho dimenticato i libri.
PROF
: (al pubblico) Capite che non è semplice,vero?
Naturalmente si è provato da tempo ad affrontare la situazione Recalcati, secondo la snella procedura prevista dal regolamento.
Prima di tutto, valutato con la partecipazione dell’URS, l’ufficio regionale scolastico, che siamo in presenza di un BES in chiaro stato di DSA (disturbi specifici di apprendimento), in collaborazione con l’ATA e come stabilito dal MIUR con apposita circolare, si sviluppa un POF seguito da un MOF che prevede l’inserimento di un insegnante di sostegno forte di un proprio PRO. La domanda viene quindi compilata dal DSGA e discussa all’ODG.
Tutta la procedura è stata seguita passo passo, senza errori, e da tempo stiamo aspettando una risposta.
Coi colleghi abbiamo avanzato delle ipotesi, e abbiamo immaginato che questa risposta potrebbe anche essere, coerentemente, una sigla.
Tipo "OK!".
Noi ci speriamo. E intanto andiamo avanti.
E così, mentre sei lì che cerchi di fare di nuovo mente locale sulle conquiste di Persia, in questo giorno quasi qualunque, ecco, proprio in quel momento lì, magari succede una cosa.
RECALCATI: Prof, ma a parte la Persia, ha visto fuori? In autunno fa buio anche di giorno, e i rami sembrano neri.
PROF: (al pubblico) Certo, il primo istinto è quello di sbattere Recalcati immediatamente dal Preside, poi però ti fermi e guardi fuori. Guardi da quei finestroni alti che ti hanno sempre ricordato le finestre della tua scuola di ragazzo e scopri che Recalcati ha ragione, che novembre non è cambiato e in certi anni sembra davvero interminabile, proprio come allora con la nebbia così fitta, e anche le estati sono lunghissime e indolenti e tu non hai mai smesso di viverle così, ieri ragazzo e oggi uomo, e ti è sempre sembrato un grande privilegio.
E mentre questo pensiero ti attraversa la mente, ti volti e guardi Recalcati con un occhio diverso dal solito, e quasi ti viene il dubbio che forse anche nel tuo libro delle superiori, il noto conquistatore macedone fosse indicato come "Alessandro Lo Magno".

 
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Ribaltare il punto di vista

Post n°230 pubblicato il 24 Febbraio 2014 da je_est_un_autre

Sono sempre stato un cane sciolto, per diverso tempo ne sono stato anche fuori, con qualcuno ho avuto anche incomprensioni forti. Però fa un certo effetto, e alla fine una Compagnia teatrale che compie vent'anni è pur sempre un fatto degno di nota. Quindi, auguri a noi.
Ma non volevo parlare di questo, in questa mia rara puntata blogghistica.
E' che volevo raccontare che in questo periodo - per preparare uno spettacolo che celebri in qualche modo questo ventennale - facciamo interviste a tutti i gruppi con cui lavoriamo, dai vigili che fanno teatro, ai disoccupati, ai richiedenti asilo che raccontano la loro storia, ai disabili.
A me è toccato un gruppo di disabili gravi, il gruppo Gea, che hanno espresso il loro rapporto col teatro e con la loro (voglia di) vita e con la disabilità attraverso un abbecedario, un elenco alfabetico di parole che secondo loro li rappresenta. Si va dalla A di Aischia (uno dei posti che hanno visitato - e lasciamo andare le difficoltà di pronuncia: in fondo è così che si dice, dove sei stato? aischia!) alla E di Emozioni che Francesco canterà nel prossimo spettacolo, e Francesco non sa neanche parlare, ma a cantare ce la farà; dalla M di mongolfiera (una delle loro più memorabili gite) alla V di Volare che è una delle loro canzoni preferite (ma che anche identifica tutti i viaggi che hanno fatto, Tunisia, Egitto, ecc.).
Ecco, alla fine ne è uscito un monologo che un'attrice pronuncerà durante lo spettacolo, e che dimostra se mai ce ne fosse bisogno di quanto conti il punto di vista con cui si guardano le cose.
Del resto anche noi compiamo vent'anni che per una Compagnia teatrale sono tantissimi: ma è pur sempre un'età da ragazzini, no?

 

Toh, abbiamo visite. Dovete scusarmi ma non posso dedicarvi troppo tempo, sapete, ho sempre un sacco di cose da fare.
Questo mese ad esempio sono sul giornale, nella rubrica “Ti trovi bella”, la conoscete?
Beh, questo mese tocca a me, e capirete, c’è da prepararsi per bene.
Il trucco, il vestito, i capelli. Non è che uno si mette lì e improvvisa.
Poi c’ho da preparare le valigie, che uno non può mica stare con le mani in mano.
Dove vado? Nel blu dipinto di blu, naturalmente.
Beh, non è che uno che tutte le settimane è sul giornale poi va in vacanza a Cesenatico, capite, no?
Dio, che vita.
Con chi ci vado? Coi miei 17 amici, naturalmente. E’ il mio staff. Ci divertiamo un sacco: sapete, andiamo nei posti più strani, anche su una spiaggia dove crescono le palme parlanti. Sì. Di solito prendiamo la mongolfiera. Altre volte invece utilizziamo speciali pulmini volanti che sembrano piccoli ma poi, quando ci sali su, vedi che c’è tutto lo spazio del mondo, lì dentro. Se vi dicessi tutti i posti dove siamo stati non mi credereste. Quante ne abbiamo viste! Certo è un po’ un casino, eh? con uno staff così numeroso vi lascio immaginare l’organizzazione, i viaggi, gli alberghi, le stanze eccetera.
Dio, che vita.
Comunque siamo stati Aischia, poi da Aischia siamo andati ad Assisi;da lì siamo saliti in ascensore fin su al Monte Sceic, dal Monte Sceic siamo planati in Tunisia e da lì siamo atterrati in Egitto, sì sì. Il prossimo progetto è andare a Parigi, giusto una puntatina perché poi andiamo a Roma dal Papa che dobbiamo mangiare una pizza con lui cantando Emozioni. Così, c’è venuta quest’idea.
Dio, che vita.
E adesso scusatemi ma devo proprio salutarvi, ve l’ho detto, vado nel blu dipinto di blu coi miei amici.
Per fare la cosa che ci piace di più, ribaltare il punto di vista e scambiare di posto alla Terra e al cielo. Salire fino al sole ed ancora più su, guardare il mondo diventare una pallina e sentirsi leggeri.
E’ così che abbiamo imparato a volare.
Dovreste provarci anche voi. E’ divertente.

 

 
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