Creato da: je_est_un_autre il 04/11/2008
Date la colpa alla mia insonnia

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Divertente e irriverente insomma...
Inviato da: pippi_lu
il 14/01/2017 alle 12:14
 
E' moltissimo. Grazie.
Inviato da: je_est_un_autre
il 13/01/2017 alle 16:22
 
Diverente. Non mi par poco
Inviato da: pippi_lu
il 12/01/2017 alle 21:41
 
Che poi non è detto che non ce ne siano altre maggiormente...
Inviato da: je_est_un_autre
il 12/01/2017 alle 10:36
 
sarò antica ma preferisco le tele o le sculture o tutto ciò...
Inviato da: oltre.lo.specchio
il 12/01/2017 alle 09:58
 
 

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Il tempo in cui si vive

Post n°290 pubblicato il 05 Gennaio 2017 da je_est_un_autre

Ho visto la mostra di Dalì.
La cosa che salta agli occhi, nella mostra di Dalì, è che non  ci sono quadri di Dalì.
(Non so bene quando sia iniziata questa moda di allestire mostre d'arte senza le opere d'arte, ma mi sembra che stia prendendo largamente piede. Del resto bisogna pur dirlo che si tratta di una gran trovata: la massima resa col minimo sforzo. Niente più complicati e costosi spostamenti di quadri e sculture fragilissime e ingombranti: si chiama piuttosto un bravo light designer o un grafico o  un ingegnere del suono o un tecnico che ne sa di video o magari tutti insieme e il gioco è fatto. A volte i risultati sono interessanti, altre volte si esce da lì con la vaga sensazione di essere stati truffati).
Ecco, con la mostra di Dalì io sono rimasto, diciamo così, piuttosto perplesso. Sì, qualche giochino interessante c'è (come ad esempio la rosa che nel video perde i petali se soffi in un'elicuccia: solo che l'elicuccia andrebbe regolata diversamente, bisogna soffiare fortissimo altrimenti la rosa non prende vita, c'è gente che ha soffiato pomeriggi interi là dentro senza che un solo petalo si muovesse) ma la sensazione è quella di una piccola Disneyland messa su un po' frettolosamente, e da lì (chiedo scusa) si esce senza saperne di più su Dalì.
Certo, un grandissimo inventore di immagini (adesso le chiamiamo "icone") evocative e provocatorie. Ad esempio gli orologi molli. Ecco, quelli mi piacciono, quelli davvero mi fanno pensare. Lì vedo l'artista, quello a cui puoi guardare perchè legge la realtà con un passo diverso, più lungo e sapiente. Con una sola immagine, poi ripetuta in maniere diverse centinaia di volte e su supporti diversissimi (e infatti alla mostra senza quadri era pieno), è come se avesse scritto un trattato di mille pagine.
Sull'elasticità del tempo, sulle ore che non sempre sono uguali (le ore bambine e le ore dell'uomo maturo sono diversissime) dovrò tornarci , una volta o l'altra.

Nel frattempo il calendario mollle ancora non è stato inventato, e ci dobbiamo accontentare dei soliti rigidi almanacchi, che mi ricordano però di augurare buon anno a tutti quelli che hanno ancora la bontà di passare di qui.

 
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C'è un pettirosso sul mio terrazzo

Post n°289 pubblicato il 18 Dicembre 2016 da je_est_un_autre

C'è un pettirosso sul mio terrazzo
Piccolo, col suo bel petto screziato
Di giallo di rosso di arancione

Viene quasi sempre di sabato
E' un pettirosso abitudinario

Piega la testa e guarda attraverso il vetro
Zampettando attorno al cestino dell'immondizia
Fa sempre così
L'ho detto che è abitudinario

Ieri ha fatto una cosa diversa
Per un momento ha guardato me
Non uno sguardo a caso, no, mi cercava proprio

Ho pensato, forse ha freddo, magari lo faccio entrare
Mi sono alzato per aprire la porta finestra
Ed è volato via

Devo avere sbagliato i tempi
Mi dò una settimana
Per imparare la complessa lingua dei pettirossi 

 
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Pillole per non far morire il blog (o per dargli il colpo di grazia, forse)/11

Post n°288 pubblicato il 03 Dicembre 2016 da je_est_un_autre

Delle infinite attese nella sala d'aspetto del Doktor P. mi pare di aver già parlato, qui sopra. Ecco, di nuovo c'è che Herr Doktor sta cercando di migliorare il suo record personale. Per dire, ieri mattina ho preso il numerino (il 36) alle 09.53, e conoscendo i miei polli (visto che dentro c'era il 23) me ne sono andato per le mie faccende. Sono tornato lì forse troppo ottimisticamente alle 12.20.
"Chi c'è dentro?" ho chiesto.
"Il 29!..." mi ha risposto un'utenza insolitamente eccitata "...ma c'è di buono che il 34 se n'è andato...e non tornerà più!"
Ecco, io in quel momento avrei avuto bisogno di andare al bagno, ma ho rinunciato.
Non volevo essere io, a rinvenire il cadavere. O ad incontrare un sicario.

 
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Il punk è morto, e anche noi stiamo come stiamo

Post n°287 pubblicato il 27 Novembre 2016 da je_est_un_autre

Leggo da qualche parte che un tal signor Joseph Corré - marginalmente il figlio di Malcolm MacLaren, quello cioè che nel '77 ha preso in mano un movimento ancora genuino e ne ha fatto un business, diciamo - ha radunato la collezione di cimeli, dischi e rarità ereditata dal padre (una raccolta valutata cinque milioni di sterline), l'ha portata in una barca sul Tamigi e l'ha bruciata. 'Un gesto davvero punk', sentenzia lui.
A me pare invece che la cosa sia andata così: il signor Corré deve essersi chiesto "mi si nota di più se vivo fino alla fine dei miei giorni in questo deprimente anonimato, o se chiamo tutte le televisioni e faccio una vaccata epocale in diretta tv?". E poi si è dato la sua risposta.

Povero punk, che fine ingloriosa. Questa notizia mi ha messo su una certa tristezza perchè ho sempre guardato con simpatia al punk e avrei preferito un congedo più degno.
Certo, di mio, mai stato punk. Non avrei mai tollerato l'idea di bucarmi la pelle con delle spille da balia, e non avrei mai avuto il coraggio di truccarmi gli occhi o tirarmi su i capelli a cresta di gallo. Il fatto è che credo che per diventare una certa cosa, devi avere su la faccia giusta. Non c'è niente di più triste di un punk improbabile. (Ricordo una vacanza con gli amici in Grecia, avrò avuto vent'anni. Non esisteva per noi la parola "prenotare" così arrivammo a Ios senza la minima idea di dove avremmo alloggiato. Chiedemmo a qualcuno lì nel porto e ci indicarono una casa: "Là c'è una signora che affitta delle stanze". Andammo, e in questa casa c'erano in effetti delle stanze, ma i letti erano solo dei materassi buttati lì, e c'era anche un bel po' di gente bisognosa di una doccia che ciondolava in  giro. Così arrivavi, sceglievi il tuo materasso ed era tutto. Niente armadi, niente sedie, niente di niente. Non  esattamente il Ritz, ma per noi andava bene. Quando, dopo una sera piuttosto movimentata tornammo lì, trovai il mio materasso occupato, e sopra ci dormiva un punk. Ma questo punk non era un punk normale, lo guardai bene e pensai "è un punk buono". Cercai di svegliarlo, ma lui grugniva e non si svegliava. Però accidenti, quel materasso era il mio. Così decisi di andare per le spicce. Mi feci aiutare da un amico e sollevammo il materasso, lo trascinammo fuori e liberai così il mio letto. Il punk buono rotolò per terra senza lamentarsi troppo, disse qualcosa in una lingua incomprensibile e se ne andò. Da quel giorno per noi "il punk buono" restò proverbiale e lo citammo per parecchio tempo).
Ecco, io non  avrei mai tollerato di essere un punk buono, ma forse avrei avuto proprio quella faccia lì. Insomma mai stato punk, ma certe canzoni sono belle, certi album addirittura invecchiano bene, che si sa che col rock la vera difficoltà è proprio quella (ricordo che quando me la tiravo da darkone ascoltavo certe cose che se le riascolto adesso mi suonano addirittura ridicole). Non lo so, prendiamo quasi tutta la discografia dei Clash di quegli anni  ad esempio. O i Jam. O gli X di Los Angeles. E certe canzoni esplosive come New Rose dei Damned.

Insomma si poteva pensare a qualcosa di meglio, per salutare.
Tipo andare sul Tamigi, bersi una pinta di birra con New Rose nelle orecchie e pensare al bel tempo che fu.
Non è forse meglio?

 
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Pillole per non far morire il blog (o per dargli il colpo di grazia, forse)/10

Post n°286 pubblicato il 17 Novembre 2016 da je_est_un_autre

Non riesco. Non appena ci provo, ad informarmi quel zinzello di più per andare alle urne con qualche consapevolezza, mi viene sonno.
La mia scelta serale, una volta nel letto, va suddivisa fra tre volumi che ho sul comodino:
- un Saramago iniziato da poco con la sua prosa torrenziale senza punti e senza mai riposanti andate a capo
- l'ultimo Freud già anziano e sofferente, ripetitivo e poco chiaro
- un bignamino della misura di un libriccino per bambini dal titolo ecumenico "Perchè sì/perchè no - Perchè no/perchè sì", con le lettere a caratteri cubitali, mancano solo i disegnini.
Su quale dei tre non vado mai a buttare gli occhi in quelle ultime ore della sera?

Continuando così rischio davvero di decidere all'ultimo, orientato più da sentimenti personali che da valutazioni quanto più possibile oggettive.
Rischio di decidere in gabina. Però magari Saramago e Freud restano a casa.

 
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