Creato da: je_est_un_autre il 04/11/2008
Date la colpa alla mia insonnia

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I Dialoghi Reali: Io & il Dentista

Post n°299 pubblicato il 22 Aprile 2017 da je_est_un_autre

DlinDlon!

DENTISTA: Oh, Lorenzo. Entra, entra, vieni. Come va?
IO: Buongiorno, dottore. Eh, come va. Va che il dente mi fa ancora male, mi sa che la cura non sta funz...
DENTISTA: Aspetta, vieni qua. Vieni, vieni. Guarda laggiù. I pioppi. Oltre la finestra. Ti ricordi? Ti sei ricordato di guardare i pioppi, Lorenzo? Te lo chiedevo anche l'altra volta. Quei pioppi che si vedono laggiù. Li vedo, da qui, oltre quei tetti, ma non capisco dove sono, su che strada, in quale giardino. Quei pioppi.
IO: Eh? Ah, i pioppi. No, devo confessare che non sono andato a controllare.
DENTISTA: Mh. Mi interrogo sempre, su quei pioppi. Ma siedi, sistemati sulla poltrona, più su...ecco, così. Dicevamo?
IO: Del dente? Ecco, appunto, dicevo che bastano un paio di giorni dopo la sua cura e il dolore torna a farsi sent...
DENTISTA: Ti piacciono i Pink Floyd, Lorenzo? Ho trovato questa stazione radio, mandano buona musica, quella dei miei tempi, senti, senti Lou Reed adesso!
IO: Sì, bene, Lou Reed. Dicevo del dente che mi fa male e io non so più se la sua cura sia quella giusta per...
DENTISTA: Aspetta, Lorenzo. Ti vedo negativo. Non è l'atteggiamento giusto.
IO: Atteggiamento?
DENTISTA: Certo, l'atteggiamento. E' importante. Tu ti dai per vinto troppo in fretta, capisci? Pensa positivo. Apri la bocca, mettiamo l'aspiratore...ecco. Facciamo ancora questo tentativo. Sai, apposta per te ho portato un macchinino, proviamo con questo.
IO: "Muasscingignscio?"
DENTISTA: Scusa, togliamo questo. Dicevi?
IO: Dicevo: "macchinino?".
DENTISTA: Macchinino, certo. L'altra volta ti scavavo manuale, adesso facciamo un lavoro più tecnologico.
IO: Aiuto.
DENTISTA: Positività, Lorenzo, positività!
ssscchrrrrRRRRRRRRTTTTTRRTRRTTTTTFFFFFFFAAARRRTRRRR!
DENTISTA: Fatto. Anche per oggi abbiamo finito. Sciacqua. ...come va?
IO: ...ah, come vuole che vada, dottore, mi sento un po' rintronato.
DENTISTA: Ecco, vieni, ti accompagno alla porta...e mi raccomando, ricordati l'atteggiamento, Lorenzo.
IO: Sì, l'atteggiamento d'accordo, ma se torna a gonfiarsi come prima che cosa possiamo fare per risolv...
DENTISTA: Sai che cosa stavo pensando, Lorenzo? Pensavo a tutte queste caserme dismesse che ci sono in giro. Ci sono centinaia, migliaia di caserme dismesse, vuote, inutili, ci hai fatto caso? E ci sono anche tanti extracomunitari, magari anche giovani bravi, che ciondolano in giro. Ecco, ma perchè non li portiamo nelle caserme dismesse e gli insegniamo un mestiere? Ad esempio io gli insegno a fare il dentista e tu gli insegni il teatro. Non è una bella idea? Bene, Lorenzo, allora ci vediamo tra due settimane. E dai un'occhiata a quei pioppi, che non si capisce dove sono.

Slam!

 

 
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Albe

Post n°298 pubblicato il 09 Aprile 2017 da je_est_un_autre

Mi sveglio prestissimo. A prescindere dall'orario in cui mi metto a letto o dagli impegni che posso avere, mi sveglio prestissimo. Ho sentito dire che è un po' una consuetudine dell'età senile. Insomma dovrò farmene una ragione.
C'è una cosa che mi dà un pocolino di sollievo, ad avere gli occhi sbarrati già nelle prime ore azzurrine, ed è uscire in terrazza. Questa mia terrazza è incassata nel tetto e dà su un piccolo parco pubblico, al centro del quale c'è un laghetto, minuscolo, proprio piccolino, a forma di mezzaluna. Durante il giorno il parco è chiassoso, si anima di voci, gridi di bambini, persone che passeggiano col cane, è naturale che sia così.
Ma è all'alba che diventa bello.
Il parco in quelle ore è deserto. A volte c'è un  anziano, anche lui insonne evidentemente, cammina su e giù da un piccolo monticello costruito dietro al laghetto, fa avanti e indietro sul pendio, deve essere la sua ginnastica mattutina. Alzo lo sguardo dalle tegole ancora umide, sul laghetto aleggia solo in queste ore una tenue nebbiolina, forse troppo timida per uscire di giorno.
Silenzio.
Non l'ho vista per un sacco di anni, ma adesso che la guardo non è tanto male. E' l'alba, qui, in un paesino di campagna.

 
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Ti faccio un nastro/2

Post n°297 pubblicato il 03 Aprile 2017 da je_est_un_autre

Che poi tutta la faccenda è nata così, con una telefonata della bibliotecaria: "Su, tu sei una colonna del rock di Santa Fè (*), sei l'unico che può parlare di queste storie!" e questa cosa di essere una colonna del rock un po' mi rende perplesso, io che non  ho mai imbracciato una chitarra nè altro strumento di alcun tipo. Che poi a pensarci bene non è neanche vero. Per alcuni mesi - ero un protoadolescente di dodici anni, più o meno - ho frequentato un corso di chitarra: si erano iscritti alcuni amici e potevo forse essere da meno? no di sicuro: "Se Pingo e Psico suonano la chitarra, allora anch'io voglio suonare la chitarra!".
Cominciai ad andare alle lezioni con Pampurio (siamo creativi da queste parti coi soprannomi, si nota?) tutti pieni di entusiasmo, ma ci mettemmo tre lezioni a capire che il maestro era un despota crudele e forse anche sanguinario: prima di entrare a lezione io sudavo freddo, con Pampurio ci eravamo inventati alcuni riti apotropaici per scongiurare certe sfuriate che poi diventavano i nostri incubi notturni. In pochi soffertissimi mesi decidemmo che era meglio lasciare, non saremmo mai diventati delle rockstar ma pazienza.
Però la musica era davvero qualcosa per cui valeva la pena vivere, e questo divenne tanto più vero quando già si profilavano davanti i nostri vent'anni. Che poi all'epoca la nostra, quella che ci piaceva di più, era una musica dolente e cupa, i tempi erano quelli e si ascoltava quella roba lì. C'è solo da aggiungere un piccolo ma significativo aneddoto, tenendo conto che io non ho mai smesso di ascoltare quelle cose: ebbene, l'altro giorno alcuni miei allievi del corso di teatro erano in macchina con me, stavamo andando a vedere la sala dove faremo il saggio - e tra questi un ragazzino di tredici anni o giù di lì, che ascoltando le canzoni che arrivavano dalle casse ha commentato: "Cavolo, che musica triste. Peggio di quella che ascolta mio padre".
Ecco come un tredicenne riesce a farti sentire vecchio e deprimente in un colpo solo. E' la forza della gioventù.
Ma venderemo cara la pelle.

 

(*): Santa Fè è il posto in cui abitualmente vivo, Santa Fè in provincia di Bologna.

 
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Ti faccio un nastro

Post n°296 pubblicato il 18 Marzo 2017 da je_est_un_autre

Ho venduto uno spettacolo, ma lo spettacolo non esiste ancora.
Non è l'unico campo, il nostro, dove funziona così. Solo che qui si tratta di farsi venire un'idea, e non è mica che la trovi dappertutto, un'idea.
Mi è stato commissionato, questo spettacolo, per inserirlo dentro una rassegna che coinvolge le biblioteche della zona. Si fa tutti gli anni, questa rassegna, e ogni anno ha un tema diverso.
Quest'anno il tema è "Il viaggio". L'anno scorso era "Il gioco".
Sono temi abbastanza duttili, così uno riesce a farci rientrare dentro di tutto. Uno vuole parlare, chessò, di arte? Bene, si inventa una roba che si chiama "Giochiamo coi colori", et voilà. Oppure quest'anno c'è il viaggio epperò uno vuole parlare di cucina? Ecco sfornata la conferenza "Cucine del mondo" e il gioco è fatto.
A me la biblioteca di qui ha consigliato un viaggio nella musica. La bibliotecaria è una mia vecchia conoscenza e mi lusinga a modo suo: "Ne sai a pacchi, di musica, beh, almeno di quella roba  strana che ascoltavi tu in quegli anni là, rompevi le palle a tutti quando eravamo giovani, e poi hai degli aneddoti, inventati qualcosa, su, forza, non stare lì a poltrire. Tempo due giorni e voglio titolo e presentazione, forza, hop!".
Per adesso ho trovato il titolo. Il titolo è "Ti faccio un nastro".
A me sembra un buon titolo, ha un che di delicato, è come un regalo. Naturalmente il nastro di cui si parla non è un nastro per i capelli, ma un nastro inteso come cassetta stereo, musicassetta, chiamatela come volete.
Adesso devo trovare due righe di presentazione, abbastanza generiche da poterci far rientrare una cosa che ancora non c'è e chissà quale piega prenderà.
Queste righe sono in fase di elaborazione, ma so che potrebbero concludersi con qualcosa come: "...un viaggio nel gotico emiliano, da Cà di Sola di Castelvetro a Sassuolo passando per Nonantola, con un paio di puntatine a Modena e Bologna e addirittura a Londra, che non siam poi mica dei provinciali. A tutti gli intervenuti sarà distribuita, come gadget, una cassetta originale degli anni '80 dalla collezione personale dell'autore".
La locandina, naturalmente, dovrà essere in un rigoroso B/N.

Bòn, è quasi fatta. Adesso basta solo scrivere un'ora di spettacolo, e ci siamo. Che vuoi che sia.

 
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Pillole per non far morire il blog/12: Il bricolage

Post n°295 pubblicato il 11 Marzo 2017 da je_est_un_autre

Son talenti. Uno ci nasce, così.


Proprio una giornata perfetta. L'aria limpida, gli Appennini ben visibili, il Cimone ancora innevato, laggiù. Il terreno soffice, l'erba nuova che comincia a spuntare, le mie scarpe da lavoro quasi comode, soprattutto quasi nuove. E' in giornate come queste, che mi esce fuori l'anima del ciappinaro.
("Ciappinaro" è una parola bolognese che si attribuisce alle persone abili a svolgere i più svariati lavoretti, gente che con grande duttilità passa agevolmente dal sostituire una serratura a riparare lo sciacquone. Qualcuno ne ha fatto un mestiere. 'Cosa fai?' 'Il ciappinaro').
Tipo stamattina sono sceso in giardino per sostituire una semplice fascetta di metallo. Questa fascetta collega il tubo dell'acqua al motorino del pozzo.
Come dicevo, mi sono messo anche le scarpe da lavoro. Mi piace mettermi le scarpe da lavoro, quando scendo in giardino.
Ho recuperato cagnetta, pinze, cacciavite e ci ho dato dentro come solo io.
Alla fine il risultato è che la fascetta è ancora traballante, il motorino del pozzo è bruciato e nell'aprire il coperchio del pozzo per vedere se qualcosa non andava mi sono caduti gli occhiali e li ho pestati. E rotti, naturalmente.
Ah, sì sì, son proprio un ciappinaro coi fiocchi, io.

Però gli Appennini sono così belli, il terreno è così morbido.
Just a perfect day.

 
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