Creato da: je_est_un_autre il 04/11/2008
Date la colpa alla mia insonnia

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Ultimi commenti

Caro Je, Arturo ha ancora tanti dialoghi da avere con te,...
Inviato da: Paintedonmyheart
il 21/04/2018 alle 23:21
 
Deve cercare di esserlo più di sempre. Ciao, Grace.
Inviato da: je_est_un_autre
il 21/04/2018 alle 19:20
 
Ciao, p.
Inviato da: je_est_un_autre
il 21/04/2018 alle 19:20
 
Speriamo.
Inviato da: je_est_un_autre
il 21/04/2018 alle 19:19
 
Me lo auguro. Grazie, Golightly.
Inviato da: je_est_un_autre
il 21/04/2018 alle 19:19
 
 

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Oggi

Post n°324 pubblicato il 21 Aprile 2018 da je_est_un_autre

Questo post è solo una speranza. Un soffio.

Oggi operano Arturo. Quella che doveva essere poco di più che una visita di controllo per il suo solito problema si è rivelato quasi una sentenza.
Chi mi segue qui sa bene quanto sia affezionato a questo gatto. Si può volere così bene a un gatto tignoso se mai ce n'è uno, incapace di prendere due carezze in fila senza piantarti gli artigli addosso? Sì, si può.

Oggi, non mi resta che sperare.

 
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Spettri

Post n°323 pubblicato il 15 Aprile 2018 da je_est_un_autre

Sto (ri)leggendo Ibsen. Il grande scandinavo se ne sta appoggiato, con le sue incredibili basette, su due comodini di due case, così, ovunque mi trovi, lui è lì che mi aspetta. Quando mi prende di leggere con questa ostinazione un autore mi dico che qualcosa deve pur capitare. Non credo interpretare uno dei suoi drammi (magari, ma tutto si profila davanti a me tranne questa eventualità, e sì che mi piacerebbe, anche se non ho proprio una faccia da Ibsen, io, troppo italiano, addirittura troppo emiliano, quelle atmosfere raggelanti da fiordo mi sa che non mi si addicono a livello attoriale ed è un peccato, anche se non si sa mai) ma chissà, forse potrei proporlo in uno dei miei corsi. Certo non sarebbe semplice far passare l'idea che proprio io mi metta a fare un lavoro su Ibsen, visto che sono quello che sempre e per forza deve far fare lavori comici, ma questa cosa - iniziata anche per colpa mia - se reiterata così tanto negli anni può diventare una condanna, e un po' si cambia, no? Che poi appunto, ci ho messo anche del mio facendo del norvegese una pietra di paragone del teatro serio, drammatico, solenne e conseguentemente prendendolo un po' in giro: "Ehi, ma come la dici? un po' di leggerezza ragazzi: questo è Neil Simon, mica Ibsen!" oppure "Che è 'sta faccia da funerale, stiamo facendo Molière, non Ibsen!". Vabbè, diciamo che sarà ora di ribaltare la frase. Rinnovarsi è lecito, anzi doveroso.
Insomma gli allievi sono avvertiti, l'anno prossimo si fa Ibsen.
Che poi lo voglio vedere quello sventurato che dovrà pronunciare quella terribile battuta di Osvald, un vero incubo per gli attori: "Mamma, il sole...dammelo, dammi il sole...".

aiuto.

 
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I Dialoghi Impossibili: Io & Arturo (XXIII)

Post n°322 pubblicato il 08 Aprile 2018 da je_est_un_autre
Foto di je_est_un_autre

IO: Dunque? Che ne pensi?

ARTURO: Di che?

IO: Come, di che? Di Spike. Del cane Spike. Ti piace?

ARTURO: C'è un cane da qualche parte?

IO: Non fare lo scemo. Ti piace o no?

ARTURO: Senti. Ti sembra che possa piacermi? Rifletti: esiste una possibilità su un miliardo che possa piacermi un cane? Ragiona, su.

IO: La nostra famiglia si allarga, potresti essere felice.

ARTURO: Come no. Il sogno della mia vita: imparentarmi con un cane.

IO: Lui è felicissimo, quando può stare qui da noi. La mattina corre nel parco che è una bellezza.

ARTURO: L'ho visto. Lui e la sua orribile lingua di fuori.

IO: E dovresti vederlo su da me, come gioca coi tappeti, i cuscini, le ciabatte, come salta sul divano. Si vede proprio, che sta bene.

ARTURO: Non ho mai visto nessuno così felice di farsi radere al suolo la casa.

IO: Certo fa un bel po' di casino. Quando beve, ad esempio: acqua dappertutto.

ARTURO: Bere. Una faccenda maledettamente complicata, se si è cani.

IO: Comunque. Volevo dirti che sei sempre il caro vecchio Arthur. Non pensare che ti sto trascurando.

ARTURO: Non mi trascuri. Ma se proprio vuoi fare qualche cosa per me, cambiami la dieta almeno per qualche giorno. Mangiare solo bocconcini gastrointestinal tutti i giorni da un anno non è esattamente una cosa che ti colora la vita. Cosa dai a Coso?

IO: A Spike? Crocchette. Ma le ultime non  gli piacevano e ho dovuto mescolarle con un po' di ragù.

(pausa)

ARTURO: E io chi sono? Il figlio della serva?

IO: Ok. Capito. Vado.

ARTURO: "Il caro vecchio Arthur". Santapace.

 

 

 
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Domenica mattina

Post n°321 pubblicato il 01 Aprile 2018 da je_est_un_autre
Foto di je_est_un_autre

Io, il cane Spike lo devo proprio ringraziare. Intanto per cominciare mi fa vivere il borgo in un modo diverso. Camminare al paesello la domenica mattina presto, ad esempio, è una specie di scoperta, e io chissà da quanti anni non lo facevo.
Anche la piazza, così silenziosa, sembra diversa.
Passa una signora anziana, su una bicicletta cigolante, va via di fretta. In fondo al portico un uomo cammina, col giornale sottobraccio. Nessun altro in giro.

Si sente fin qui un piccione che si costruisce casa, lassù sul campanile. C'è uno scricchiolìo, gli deve essere caduto un mattoncino.
Anche Chinatown è ovattata, scevra com'è a quell'ora del consueto reparto geriatrico. Fedelico ti sussurra "vuoi bomboloonee?" come se ti chiedesse scusa. Repubblica, intonsa, sembra odorare ancora di rotativa.
E il prato rugiadoso brilla, sulla via del ritorno.
E' bella, la domenica mattina. Me lo ero dimenticato.

 
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Gira e rigira, si torna sempre al bar

Post n°320 pubblicato il 18 Marzo 2018 da je_est_un_autre

Abbiamo messo in piedi questa webserie.
E' nato tutto un po' per caso, per gioco quasi. Un'idea di Andrea:
"Ehi, ho un'idea. Mettiamo su una webserie. Si svolgerà in un bar e ho già pensato anche al titolo, si chiamerà 'BAR'. Vi va?"
Ci andava.
Il pretesto è che ai tavolini di questo bar si possono fare le ordinazioni stando seduti e guardando in una webcam che registra, oltre alle suddette ordinazioni, tutte le fesserie e le amenità che si dicono i clienti, che siamo poi sempre noi tre (perchè siamo in tre).
Ne scriviamo un episodio a testa (ormai siamo quasi a trenta), e io immancabilmente, ogni volta che scrivo una puntata, penso sempre di avere finito le cose da dire. Poi chissà come ne salta sempre fuori un'altra.
BAR è diventato da subito anche un acronimo, e cioè B.A.R., che sono le iniziali dei tre nomi. Sempre un'idea di Andrea, che la presentò così:
"Io rimango Andrea. Voi invece cambierete nome e vi chiamerete Bruno e Roberto, come i personaggi del Sorpasso di Dino Risi. Alla fine saremo Bruno Andrea Roberto. Come vi sembra?"
Ci sembrava bello, e infatti siamo ancora qui.
Bruno lo fa il mio collega Eugenio, e nella serie fa quello cinico, tagliente, interessato sostanzialmente solo alle donne (è un po' così anche nella vita).
Andrea lo fa Andrea, sognatore, visionario, passa il suo tempo ad iscriversi ai corsi più improbabili per poi raccontare le sue esperienze agli amici (forse anche lui è un po' così).
Io faccio Roberto, ansioso, goffo, un po' sfigato, e fra i tre sono l'incassatore, la vittima (spero di non essere così).
Non sappiamo molto di quello che fanno nella vita e di come fanno "a pagare le bollette": ce li immaginiamo sempre seduti lì al bar. Del resto, qualcuno che vive così lo conosciamo tutti.

Ma se per caso vi è venuta la curiosità, potete dare un'occhiata qui:

https://www.facebook.com/barlaserie/

 

 
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