Creato da: je_est_un_autre il 04/11/2008
Date la colpa alla mia insonnia

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Messaggi di Novembre 2020

 

Il cane Spike mangia la terra

Post n°439 pubblicato il 28 Novembre 2020 da je_est_un_autre

Il cane Spike mangia la terra. Quando va bene, mangia la terra, perchè se ce n'è mangia anche di peggio. Che quando lo vedi che si abbuffa con tutto quello che trova, naso al suolo, mi aspetto sempre che arrivi qualcuno a chiedergli "dàni brisa da magnér, a cà?" al che io dovrei intervenire dicendo, sì che gliene diamo, ma per ragioni di salute siamo costretti a somministrargli solo insipidissime crocchette renali, di fronte alle quali evidentemente diventano succulenti anche i giaroni di fiume.
Comunque della terra ne va proprio matto. Preferisce le zolle umide dove i prati cominciano a salire, verso la collina. Il fatto è che la terra (e altre cose anche peggiori) lo fanno stare male, e così sono stato costretto a diventare il cane da guardia del mio cane, per evitare queste insane scorpacciate. Avendo scarso o nessun talento come poliziotto, quando lo bado divento goffissimo. Lo inseguo, corro, gli urlo dietro, spesso inciampando in buche nel terreno scavate probabilmente da lui stesso. Insomma non è semplice mantenere quel certo aplomb, e gli sguardi di rimprovero degli altri proprietari di cani lo dimostra (cani seduti lì nei paraggi, totalmente inespressivi, evidentemente sedati a pollo e salsicce).
Quando torniamo a casa, lo guardo mentre mi tolgo gli ultimi residui di fango dalle scarpe e dai vestiti, e mi chiedo: chissà se si fa delle domande su tutti questi inseguimenti, su questo mio affannarmi. Ma Spike è già sul divano, in pace, e in due minuti scivola nel sonno.
Così, ronfando, mi risponde.

 
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Quella voglia di autogrill

Post n°438 pubblicato il 15 Novembre 2020 da je_est_un_autre

Mi piace, quando passo da casa della Mother, rubarle qualche cioccolatino. Io poi dico rubare, ma la derubata è molto accondiscendente, diciamo.
Di solito Pocket coffee, di cui vado ghiottissimo, ma anche cioccolatini assortiti. Ecco, una volta, tanti anni fa, quando li rubavo a casa di mia nonna (accondiscendenza anche maggiore, vista la tenera età del ladro) non c'era questa cosa degli assortiti. Erano semplicemente cioccolatini a forma di bauletto, avvolti in carta dorata, con una striscia nel mezzo, azzurra, blu, verde, rossa, ma dentro c'era sempre lo stesso gusto: cioccolata al latte. Sì, tu ti sforzavi di sentire un gusto diverso, ma alla fine era poi sempre quello. E non era poi mica male 'sta cosa, anzi, tu bambino pensavi: ecco, vedi, il mondo può essere pieno di tranelli, ma se vai a guardare il risultato è rassicurante. Ah, che belle, le certezze dell'infanzia.
Adesso è successa una cosa. Una rivoluzione epocale.
I cioccolatini a casa della Mother sono assortiti ma inesorabilmente, implacabilmente fondenti. Cioccolata fondente. Ma non fondente e basta, di più.
50%! 70%! 90%! urla la carta. Tu li apri e ti metti in bocca una roba amara che non puoi capire.
Beh, son cose che non capisco.
Per me è moda. Siate sinceri: non credo vi piaccia davvero, quella cioccolata al sapore di ghiaia.
Non è colpa della Mother naturalmente: tutto il mondo sembra apprezzare solo la cioccolata fondente amara come il peccato, e lei si adegua.
Magari non sono informato. Forse la cioccolata al latte è fuorilegge. Forse c'è il coprifuoco, per la cioccolata al latte. Forse ci si deve vergognare, ad essere amanti della cioccolata al latte. E in effetti, a pensarci bene, le ho viste, certe facce disgustate, mentre scartavo un kinder, quello col bambino ariano sulla scatola.
Le hanno ancora, negli autogrill, le scatole di kinder col bimbo nazista lunghe un metro?
Voglia, improvvisa, di autogrill.
Ma pensa le voglie che ti vengono, in questi sabati sera.

 
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Storia di un altro tempo

Post n°437 pubblicato il 01 Novembre 2020 da je_est_un_autre

Un tempo in cui si poteva respirare insieme dentro la stessa stanza.

Lei aveva il suo studio in periferia. Io passavo a volte sotto la sua finestra. Facevo una piccola deviazione, guidando, e arrivavo lì. Non mi fermavo nemmeno.
Non aveva senso, eppure lo facevo. Non speravo di incrociarla. Era come un vizio assurdo, incomprensibile. Solo a volte mi fermavo da lei. Potevano passare mesi da una volta all'altra.
Lei mi odiava per questo. Mi apriva la porta, silenziosa. Un lieve rimprovero negli occhi grandi. Durava solo un attimo.
Diceva, il mio corpo è freddo, non provo niente, nessun desiderio. Nè con te nè con nessuno: se proprio vuoi, fai da solo. Io facevo da solo. Lei mi lasciava fare. Mi dava solo un bacio su un fianco. Un bacio leggero, ad occhi chiusi, di una sensualità inconsapevole.
Nel ricordo, quell'attimo si è ingigantito, e ha assunto i contorni del mito, inscalfibile.
Lei ne riderebbe se lo sapesse. Eppure quel gesto, ora, ora che tutto è cambiato e tutto è svanito da tanto tempo, non riesco a non pensare a quell'istante se non con un  senso di piena gratitudine.
E di rimpianto. Per quello che non abbiamo più.

 
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