Creato da: je_est_un_autre il 04/11/2008
Date la colpa alla mia insonnia

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Il decano

Post n°471 pubblicato il 18 Luglio 2021 da je_est_un_autre

Mi hanno chiesto di partecipare a una partita di calcio a 5. Io ero già scarso negli anni 70/80, figurati adesso, con lo stato di forma di uno che ha già cominciato a dire "oplà" quando si china per raccogliere una gruccia da terra al mercato.
Cionondimeno, ho detto sì, che parteciperò, è uno dei casi in cui amo rischiare. Del resto mi sembra un appuntamento imperdibile, non foss'altro per chi organizza la partita, ovvero dei detenuti a cui un collega dedica delle ore per insegnare loro un po' di recitazione. Chissà dove giocheremo, la cosa è in via di definizione. Non credo nel cortile dove si fa l'ora d'aria. O magari sì, guardati a vista dai secondini, armati e pronti a sparare. Probabilmente mi spareranno addosso vedendomi giocare.
Da ragazzino mi piaceva fare l'ala destra, mi immaginavo un po' come un 7, quando i numeri sulle maglie avevano un senso. Correvo abbastanza inutilmente in su e in giù sulla fascia destra. Era il mio pezzo forte. Adesso probablmente sono diventato un 7 più contemplativo, a volte forse un po' svagato. Insomma non credo convenga molto, avermi in squadra.
Comunque come dicevo ho accettato lo stesso, ma alle mie condizioni. Siccome mi ha sempre affascinato la figura della vecchia gloria, mi piacerebbe giocare solo uno scampolo di partita, magari gli ultimi minuti: il Decano che onora il campo con un'ultima apparizione, una specie di Altafini, che scendeva in campo a 5 minuti dal fischio finale, e segnava.
Ecco: capace che entro e faccio gol.
Beh, speriamo almeno sia nella porta giusta.

 
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Il mio dentista

Post n°470 pubblicato il 04 Luglio 2021 da je_est_un_autre

Il mio dentista - ebbi occasione di parlarne qui, parecchio tempo fa - è un tipo particolare. Gli piace così tanto chiacchierare che quando apre la porta dell'ambulatorio non ti fa entrare, ma viene a sedersi con te nella sala d'aspetto. Ogni cosa evidentemente rappresenta interessante materia di conversazione, per lui. Quando il dialogo langue, guarda fuori dalla finestra e dice cose come: "Non ci sei poi andato a controllare dove sono di preciso quei pioppi laggiù, quelli di cui si vede solo la punta? Eppure te lo avevo già prescritto, tre anni fa".
Quando finalmente ti fa sedere sulla sedia per metterti le mani in bocca, fa preamboli strani: "Lorenzo, io vivo su una nuvola, non son di questo mondo". Eppure io credo che a questo mondo ci stia benone, anche se certamente deve essere una seccatura ogni tanto doversi mettere a lavorare - anche se quando lo fa mi sembra competente assai.
"Ho notato delle micromacchioline, sui denti sotto, teniamole sotto controllo" mi ha detto l'altro giorno.
"Cosa? Accidenti. Ecco, sarà la senilità incipiente"
"Oh, non ti preoccupare, Lorenzo, tu non sei mai stato giovane" risponde lui. E tu non sai mai se ti sta prendendo per il culo o se è un uomo saggissimo e per stare tranquilli è il caso di andare a vedere quei pioppi dove sono.
Il mio dentista è strano.
Ma tutto sommato a me piace avere un dentista un po' dada.

 
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"Potete diventare qualunque cosa"

Post n°469 pubblicato il 13 Giugno 2021 da je_est_un_autre

Il titolo del post è una frase che dicevo spesso ai miei ragazzi, quando insegnavo. Oggi, l'ho provato personalmente.

In Sicilia, come è noto, una parola come "finestra" - per via di quell'incrocio di consonanti - diventa una cosa diversa: qualcosa come "finesc-cià", più o meno (mi perdoneranno i siciliani). Beh, ieri ho fatto per la prima volta nella mia vita la finesc-cià (e anche la portafinesc-cià) per una cliente agrigentina, indecisa sulle tende da comprare.
Ovvero io tenevo su le tende, con le braccia in alto, a guisa appunto di vetro di finestra, per mostrarle alla cliente. Lei mi dirigeva gentilmente, provando tutte le variazioni: "finesc-cià, vieni più a desc-cià", "portafinesc-cià, più a sinisc-cià", e così via.
Come detto, era la prima volta che interpretavo il ruolo di una finestra siciliana, ho cercato di fare del mio meglio.
La prossima volta lo aggiungo allo showreel, subito dopo la performance con Elio Germano.
 
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Monopattini (una storia da nulla)

Post n°468 pubblicato il 05 Giugno 2021 da je_est_un_autre

Ieri ho assistito a una zuffetta, a un piccolo diverbio, in centro a Bologna, che mi ha incuriosito assai, e dirò il perchè.
Camminavo nei pressi del Sant'Orsola quando certi urli, certi insulti lanciati a volume sostenuto, hanno catturato la mia attenzione. Mi sono girato e ho visto, a una certa distanza, un uomo corpulento su un ciclomotore prendersela con un giovane su un monopattino. Probabilmente il monopattinista ha urtato il ciclomotorista che usciva dal suo parcheggino, ma questa è una supposizione mia, non ne sono sicuro, ero troppo lontano. Fatto sta che dopo essersele dette di santa ragione, il monopattinista è ripartito e il ciclomotorista, prima di andarsene anche lui, gli ha lanciato dietro l'ultimo improperio: "E ALLORA VAFFANCULO, COMUNISTA DI MERDA!".
Ora. Calma e gesso.
Ma perchè "comunista"? E poi, perchè mai "di merda", di grazia?
Il monopattinista non portava nessun segno distintivo, ed era vestito in maglietta e pantaloni scuri, esattamente come l'altro.
Forse la giovane età bastava ad etichettarlo come "comunista"? O era il fatto che fosse più magro? Era forse un fatto d'invidia? Uhm. Non credo che il ragazzo si sia rivolto all'altro citando Lenin: "Va bene che la rivoluzione non è un pranzo di gala, ma si è mai visto uscire qualcuno da un parcheggio a questo modo?!". Mannò, non è possibile.
Sia come sia, una cosa è certa. Fino a quel momento ero uno spettatore imparziale, ma dopo l'insulto del ciclomotorista, ho subito parteggiato per il ragazzo col monopattino. E per i monopattini in generale.
Che mi fanno sempre una gran paura, questi sui monopattini, mi sembrano fragili birilli votati al suicidio, ma da oggi tengo per loro.
Monopattini di tutto il mondo, unitevi.

 
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Catturare

Post n°467 pubblicato il 30 Maggio 2021 da je_est_un_autre

Volendo esagerare con la sintesi, la vita da un certo momento in avanti diventa da un lato un continuo prepararsi alla fine, dall'altro un (faticoso, impossibile, continuamente frustrato) cercare di riprovare quel raro momento di pura, piena e ingenua bellezza che con buona approssimazione potremmo chiamare "felicità"; e che - credo - in molti si è vissuto, e per quanto mi riguarda si colloca in una certa fase dell'infanzia. Beh, per me è così.
Questo momento puro e perfetto per me coincide con un crocicchio di strade semivuote dai muri scrostati, a metà degli anni '70. Quando ci torno, in quel vicolo che sfocia nell'incrocio, ovviamente non sono veramente "là", nel senso "in quel tempo", perchè le strade, i muri, l'asfalto, l'odore, i colori, io stesso in primo luogo, tutto è un'altra cosa, ormai.
Infatti ci passo, se proprio devo, ma in modo impersonale, come se ci camminasse qualcun altro. Eppure, significa un qualcosa, quel tratto di strada di pochi metri, che per me conteneva tutto il mondo.
Per un po', la felicità ha avuto un senso.
Almeno credo.

 
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