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Depressione.

Post n°340 pubblicato il 29 Agosto 2010 da miraggiogranata
 
Foto di miraggiogranata

E’ questa la parola della settimana granata.
Subito dopo la partita col Varese, il centravanti Bernacci giunto a Torino qualche giorno prima, annuncia la rescissione del contratto per motivi personali, si parla di una forma depressiva che non gli permette di scendere in campo.
Se è questo il motivo, mi dispiace per lui perché conosco la gravità di questa malattia esistenziale che non guarda in faccia, né perdona nessuno, neppure chi pensiamo tanto fortunato per essere un calciatore professionista.
Mi chiedo però se l’aggravamento delle condizioni di Bernacci abbia a che fare con l’ambiente granata oppure no.
Parlando in maniera seria sono convinto che un trauma da cambiamento possa avere aspetti negativi per il paziente, nuove ansie, il mettersi alla prova in un ambiente non conosciuto, il dover affronatare nuovi esami e pensare di non riuscire a superarli, le aspettative andate deluse, possono far deflagrare la situazione, questo è certo.
Se invece analizziamo la vicenda in maniera semiseria, anche se da ridere non c’è assolutamente nulla, non posso non notare come la forma depressiva si manifesti in maniera più cruenta non appena si venga in contatto con la realtà granata.
Depressione per il povero Bernacci e depressione per l’ambiente granata tutto, specialmente dopo la seconda sconfitta, in due partite, di ieri a Padova contro il Cittadella.
E’ una situazione pesante perché non è concepibile come una squadra che, l’ho scritto in precedenza e lo ribadisco anche dopo la doppia batosta, è attrezzata per essere protagonista in positivo, non abbia ancora un punto i classifica.
Allora la domanda che mi pongo è la seguente: Sono i risultati negativi che causano la depressione o al contrario è la depressione che causa i risultati negativi?
Il male oscuro del Toro è, a mio parere, proprio questo, non c’è un ambiente sereno, non c’è la convergenza d’intenti, non c’è la voglia comune di raggiungere l’obiettivo, forse le troppe aspettative che il blasone impone, causano la negatività che è madre di ogni sconfitta.
In parole povere il Toro le busca quest’anno come le ha buscate l’anno precedente e quello prima ancora, come da troppo tempo in qua le busca.
Non è logico pensare che la colpa risieda soltanto nella pochezza tecnica dei giocatori, se è vero come è vero, che le ultime sconfitte sono arrivate contro squadre come il Varese ed il Cittadella che non sono di certo né l’Inter né il Real Madrid.
Chiunque può vincere o almeno pareggiare contro di esse ma non il Toro, il Toro perde e se perde contro giocatori dei quali nessuno di voi conosce neppure l’esistenza, non è per un fatto tecnico, né tattico, nè per un qualsivoglia motivo legato al calcio.
Non è logico pensare che la colpa sia del presidente Cairo che non spende nella campagna acquisti, perché continuare a chiedere esborsi per giocatori, per rafforzare una squadra affinchè sia in grado di battere una neopromossa ed un’altra che nello stesso mercato si è privata degli elementi migliori, uno di questi proprio acquistato dal Toro.
Non bastano quelli che ci sono per vincere in casa col Varese?
Chi si deve acquistare ancora per prendere un punto col Cittadella?
Qualcuno di voi mi citi un giocatore di gran nome ed il relativo ingaggio, acquistato dalle suddette, qualcuno di voi mi dica se sono i presidenti di Varese e Cittadella i padroni del mercato e quanti milioni hanno sborsato per il rafforzamento delle loro squadre.
Gli allenatori delle compagini che ci hanno sconfitti, e dei quali neppure ricordo il nome, sembrano i vati di un calcio nuovo, ciò che ci pareva Lerda l’anno scorso, quando ci prese sei punti su sei, mentre oggi è relegato al ruolo di imbecille.
Se per assurdo prendessimo i giocatori del Cittadella o del Varese e li facessimo scendere in campo con la maglia del Toro, invece che dei leoni sembrerebbero dei docili agnellini, mentre i nostri, con le maglie avversarie vincerebbero le partite a mani basse.
Credete che sia pazzo o un cieco sostenitore presidenziale, ma i fatti mi danno ragione ed i bilanci, le operazioni in entrata ed uscita son li a testimoniare la fondatezza della mia tesi.
Lo zero in classifica e l’odierno – 6 della mia personale tabella, dicono di una squadra impaurita, perennemente sotto esame, di giocatori ritenuti brocchi senza neppure averli mai visti giocare, giudicati e condannati al primo errore commesso.
Dicono di una società boicottata proprio da chi dice di amarla, di un presidente odiato che alcuni non vogliono, di una parte di tifoseria che prende fiato dalle sconfitte per soffiare sul fuoco, che vuole divampi in maniera totale lasciando solo terra bruciata.
Perché nascondere la verità che ormai è palese?
C’è chi tifa e rema contro, e ciò si avverte anche nello spogliatoio, i giocatori perdono motivazioni, sono traumatizzati a livello psicologico, non riescono ad esprimersi come facevano da avversari, non mi invento nulla, lo potete vedere anche voi assistendo alla partita.
Credete che Morello abbia commessi due errori da dilettante perché è così brocco?
Credete che sia per un giramento di testa che all’inizio del secondo tempo ha chiesta la sostituzione?
Beh se è così significa che qualcosa vi è sfuggito o siete degli eterni creduloni.
Perché Morello ha “cappellato” quest’anno mentre l’anno scorso più di una volta ha salvato il risultato?
La risposta è questa, l’anno scorso il portiere giocava tranquillo, non doveva dimostrare nulla, tutto ciò che veniva era un di più, c’era Sereni lui doveva solo tenersi pronto per le emergenze.
Oggi non c’è più Sereni ma c’è ancora la sua ombra, da più parti si è criticata la scelta societaria di privarsene, Morello ha probabilmente avvertita la poca fiducia e la poca stima ed ha cominciato a balbettare, vogliamo dare la colpa a Cairo anche per questo?.
Se il portiere non ha avuta la forza di reagire tanto da non entrare in campo, ce l’avrà Ogbonna che, anche lui subissato da critiche, non ha ancora giocato come sa e come ha dimostrato di saper fare, e avrà la forza di reagire l’allenatore che già qualcuno si augura non mangi il panettone natalizio al Comunale?
Leggo sui forum cose inaudite ed incoerenti, individui che prima hanno minacciate cose turpi se Ogbonna fosse stato ceduto e che oggi affermano che non è mai stato buono e mai lo sarà, prima criticavano Petrachi perché non acquistava Sgrigna, mentre ora che indossa la maglia granata è ritenuto “bollito”.
Potrei andare avanti per pagine intere ma sarebbe solo farmi male e farne ai Granata veri che mi leggeranno, un male quasi fisico perché nulla è più doloroso delle faide familiari, del poco amore e del tanto odio che acceca le menti di tifosi che non possono più considerarsi tali.
A questo punto normalmente ci si saluta con un augurio, io ho persa la fiducia e persino la forza di sperare in un ravvedimento del modo di agire, di sperare che il ragionamento prevalga sull’ipocrisia e sull’odio personale che inevitabilmente ricade, come dimostrato, sulle prestazioni della squadra.

 
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Grazie a tutti.

Post n°341 pubblicato il 31 Agosto 2010 da miraggiogranata
 
Foto di miraggiogranata

 
Il fattaccio è avvenuto ieri sera, attorno alle 23.30, sotto la sede del club, in pieno centro città.
TORINO, 31 agosto - Una bomba carta è stata lanciata ieri sera, attorno alle 23.30, contro la sede del Torino Football Club, in via Arcivescovado, pieno centro città. Sui muri della sede una scritta in vernice rossa: "Game Over".
È probabile, dunque, secondo gli investigatori, che si sia trattato del gesto di un gruppo di tifosi delusi dalle prestazioni della squadra.
Il piccolo ordigno rudimentale, comunque, non ha provocato danni.
Il Corriere dello Sport.it
                 

Ho parlato di odio nell’ultimo articolo e forse qualcuno di voi avrà pensato ad un’iperbole enfatica, forse ad una retorica oltre misura atta a colorare i fatti a tinte forti.
Quella bomba carta è la risposta a tutti, una risposta vile e violenta a coloro i quali pensavano che la contestazione continua e ossessionante contro Cairo fosse invece cosa buona e giusta.
Grazie delinquenti!       Per aver attestata la giustezza delle mie tesi, per esservi mostrati per quello che siete, per darmi la soddisfazione e sentirmi orgoglioso di esser così diverso da voi.
Il vostro gesto ignorante è frutto di un cervello che nella vostra scatola cranica potrebbe esser tranquillamente sostituito da un biscotto del Lagaccio, nessuno intanto se ne accorgerebbe.
Avete fatto di tutto per dimostrare tesi infondate, per screditare, diffamare, dilaniare l’unica, e ribadisco l’unica persona che si è presa la responsabilità di far vivere ancora il Torino.
Ora non lo volete più perché spende poco, a vostro dire, perché ha commessi errori su errori, perché specula sulla società per ricavarne profitti e prende per la parte che ci permette di star seduti la nostra passione.
Bene delinquenti, mandatelo via a colpi di bombe carta o sfinitelo tanto da farlo cedere, poi però prendetelo voi il Toro in prima persona, non fatelo prendere dai vostri burattinai, per una volta tirate fuori voi i soldi, invece di incamerarli in suo nome come sempre avete fatto.
Io sono contrario alle imposizioni, lo sono per mia natura, quindi contro a certe innovazioni che limitino anche la libertà di vedere una partita, ma se tali limitazioni sono state introdotte, è inutile essere ipocriti e nasconder tale verità, si devono al vostro agire violento e perverso.
Non dovrebbe esserci la tessera del tifoso ma la galera per il delinquente professionista, è colpa vostra se è diventato pericoloso andare allo stadio o si rischia la vita se si indossa una sciarpa di una squadra di calcio.
Ma voi siete gli angeli, quelli che soli subiscono le angherie repressive, quelli che soli si sentono autorizzati a rappresentare il tifo o ad occupare posti di una parte di stadio che sentite proprietà privata.
Quei tre nella foto sopra andrebbero sostenuti, appoggiati, messi nelle condizioni di lavorare proficuamente rafforzati dall’entusiasmo e dal calore della gente, invece date il peggio di voi per allontanare le persone civili, i veri tifosi granata, al fine di ottenere in tal maniera la supremazia del tifo.
Quei tre se ne andranno, io al loro posto lo avrei già fatto, così la vostra missione sarà andata a buon fine ma state attenti, vigliacchi, che colui o coloro che vi gestiscono, oltre che a darvi i 30 denari che vi siete guadagnati, facciano anche qualcosa per il Toro, perché se così non sarà, potrebbero esserci altri come voi a non dimenticare i vostri nomi.


 
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Situazioni al limite.

Post n°342 pubblicato il 03 Settembre 2010 da miraggiogranata
 
Foto di miraggiogranata

Oggi è stata consegnata la lista dei  giocatori che potranno essere schierati da Lerda in questo campionato.
Compilata in ossequio alle regole demenziali fatte da personaggi che usano l’ipocrisia come una bussola, regole  fatte senza usare quelle del buonsenso e della condotta onesta.
Non vi riporto nel dettaglio la complicata direttiva che come dettame principale vieta il tesseramento di un numero superiore a 19 calciatori sopra i 21 anni.
Non mi interessano le intenzioni dei padri di tale norma, mi limito ad eccepire che è economicamente pesante per una società dover pagare ugualmente uno stipendio a giocatori che non potranno scendere in campo.
Le squadre sono composte da calciatori con contratti pluriennali, non si fanno dal nulla, non si può scartare un ventunenne appena festeggia il compleanno, non si può vendere uno che ha qualche anno in più ad un’altra squadra perché anch’essa avrà gli stessi problemi di esubero.
Se c’è un calciatore che costa poco ed è utile in un dato ruolo ad una certa squadra, non si può vietarne l’acquisto solo perché sarebbe il ventesimo, è contro il libero mercato, contro la legge sui diritti dei lavoratori, anche se anomali, ed in ultima analisi, contro l’intelligenza e la logica.
Il Toro oggi farà delle scelte per rientrare nella normativa, così avrà la rosa a norma ma se non riuscirà a piazzare gli esuberi, si ritroverà con un gravame economico abnorme, ovvero quello di pagare un lavoratore senza che esso possa lavorare.
Situazione al limite della legalità, per tutelare i giovani, i vivai e le nazionali, si dice, facendo finta di non sapere che la rovina di tutto è stato il calcio affaristico ed i personaggi ad esso connessi.
Le squadre di serie B devono far giocare solo i ventenni, quelle di A si permettono invece di acquistare giocatori senza limiti di numero, di bilancio e di decenza.
Il calcio non si salva con metodi fantasiosi ma con i provvedimenti razionali, logici ed onesti.
Gli introiti, tutti gli introiti, devono esser divisi equamente tra i partecipanti, la squadra “importante” gioca con quella che lo è meno, ed è grazie alla sua partecipazione se lo spettacolo può iniziare, questo si tende a dimenticarlo, a farlo passare inosservato.
Se le entrate devono essere suddivise in parti uguali, le uscite non devono essere loro superiori, prima di iniziare un campionato il bilancio di ogni squadra ai nastri di partenza dev’essere se non attivo, almeno in perfetto pareggio.
Ciò significa regolarità ed equilibrio della manifestazione, è profondamente ingiusto e scorretto, avere, per qualcuno, svariati milioni di debito e poter tranquillamente rinforzare la squadra in sede di campagna acquisti, mentre per altre si deve ricorrere alle cessioni per rimettersi economicamente in carreggiata.
La Lazio che ha debiti verso l’erario per 25 anni ed il Toro che viene fatto fallire per una mancata fidejussione, la Roma che ora appartiene ad una banca pubblica che spende denaro pubblico per Borriello e il Cesena che si arrabatta per aver qualche rinforzo in prestito, queste sono le anomalie volute dalle caste economiche, politiche e perché no……. mafiose.
Situazioni al limite o ben al di là di esso, ma va tutto bene così, lo spettacolo (penoso) continua ed il Toro oggi si priverà di giocatori continuando a pagarli.
Situazione poi, al di là di ogni limite del dolore e di sopportazione veder la nostra tifoseria divisa, lacerata da un conflitto che è stato causato a tavolino, in riunioni che mai hanno vista la partecipazione del cervello.
Sono fermamente convinto che ci siano cause, anche se a me sconosciute, alla base dell’odio per l’attuale proprietà, voglio comprendere tutto, gli errori, le decisioni poco felici, tutto il passato, ma continuare a minare con esso il presente e soprattutto il futuro è da incoscienti.
Io ho sempre tifato pro e mai contro e di cose pesanti da digerire ne ho subite eccome, posso dire ancor prima di nascere, dai tempi della “T” di Talmone, da tutti i torti subiti e le vicissitudini disgraziate, a tutti quegli onesti lavoratori ma nulla di più che hanno indossata la nostra maglia, ma sostenuti sempre e comunque e a prescindere dalla loro bravura.
Situazione al limite della sopportabilità per la squadra attuale, appena assemblata, che, come tutto l’ambiente avrebbe bisogno di incoraggiamento e fiducia piuttosto che di contestazione senza quartiere.
Costretta a vincere, sperando che le vittorie arrivino e bastino per far tacere chi gode delle batoste e dei momenti difficili.
Purtroppo questa incresciosa situazione è figlia della gobbizzazione e del calcio moderno, così come per il Grande Torino anche della meravigliosa tifoseria granata rimarrà solo un nostalgico ricordo.

 
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La rivolta delle vespe.

Post n°343 pubblicato il 07 Settembre 2010 da miraggiogranata
 
Foto di miraggiogranata

Dopo Toro-Crotone siamo a – 5 punti, era la giornata buona per dimezzare lo svantaggio sulla classifica, a parità di giornate, dell’anno scorso invece ci si deve accontentare di uno solo che, tra l’altro, è stato persino di difficile acquisizione.
E questa è la parte che riguarda le vicende sportive, altre, delle quali sono costretto a parlare, lo sono molto meno.
Avrete visto tutti che alcuni spettatori, neppure poi tanti per la verità, indossavano sciarpe e avevano tra le mani vessilli di colore giallo e nero, anziché granata.
E’ la “rivoluzione delle vespe”, dai colori adottati, che con la frase scritta su uno degli stessi: Nero e Oro finché non vendi il Toro” vuole indicare la non appartenenza ai colori granata finchè Urbano Cairo rimane alla presidenza del Torino f.c.
Una rivolta della quale e sulla quale mi sono ampiamente espresso ma, visto che pervicacemente continua, anche a dispetto della maggioranza contraria ad essa, son costretto a darvene conto.
Ciò che è stato palese a coloro che erano presenti allo stadio, ma anche a chi come me assisteva alla televisione, è stato il dissenso espresso con fischi inequivocabili ai cori contro Cairo.
Non sussistono dubbi a tal proposito, da una parte la voglia di una guerra da combattere fino alla capitolazione del nemico, dall’altra la nausea per una situazione che, come tutte le guerre, non porterà che alla rovina.
Una cosa molto meno palese e che voglio portare alla Vostra attenzione risiede nella frase rilasciata da un esponente delle “Vespe” alla testata Toronews che recita:
. Aveva detto “resterò presidente fin quando lo vorranno i tifosi”.
Quel momento è giunto, i tifosi del Toro non lo vogliono più e lui deve andarsene.
E deve andarsene lasciando il Toro allo stesso prezzo cui lo ha acquistato, cioè zero euro”
Queste parole sono la prova dell’arroganza e della prepotenza che anima coloro che attuano la rivoluzione in corso, proviamo ad analizzarle nel dettaglio.
Il fatto di arrogarsi il diritto di parlare a nome dei tifosi del Toro, ben sapendo di non essere autorizzati a farlo ed essendo altresì perfettamente a conoscenza che la tifoseria sia spaccata su questo tema, indica il poco rispetto per tutti coloro che non vogliono assoggettarsi alle loro manovre.
Scrivere su di un cartello “ Nero e oro finchè non vendi il Toro” e poi dichiarare “ Deve andarsene a zero euro” è la negazione del proprio pensiero.
O vende, per cui acquisisce denaro, o lo lascia gratis, non c’è molto da capire, basta chiarirsi le idee, una cosa esclude l’altra, che si mettano d’accordo almeno su questa semplice questione logica.
Mi auguro che quantomeno prevalga la linea dell’invito a vendere, se invece prevalesse la tesi del lasciare a costo zero, beh penso proprio che sia materia di competenza del codice penale.
A mio parere si configura quale estorsione l’atto coercitivo con il quale viene imposto a Cairo di togliere il disturbo, un atto che in maniera insensata ed irresponsabile nasconde troppi punti interrogativi.
Mi chiedo ma perché non basti più una vendita, chi vogliono favorire economicamente le “vespe” con questa manovra economicamente vantaggiosa?
Purtroppo non lo so ma non sono tanto fesso da non immaginarlo, qualcuno sta manovrando la protesta per fini di lucro, il Toro non c’entra nulla, forse è molto più appetibile qualche area edificabile, qualche affare mercantile, qualche interesse molto personale.
Non mi fido di questa situazione, c’è troppa aggressività immotivata, dicono di non contestare per la partenza poco brillante della squadra, ma per la gestione degli anni passati, però alcune decisioni le hanno ampiamente condivise, tra i 5 mila plaudenti alla presentazione di Recoba, qualche ronzio di vespa, doveva pur sentirsi, o no?
Ma perché proprio nel momento in cui Cairo ha finalmente lasciato operare sul mercato una persona abile e competente, quale è Petrachi, diciamo che abbia fatti due passi indietro, non un solo, e la società sta con fatica incamminandosi su una strada virtuosa, non se ne vuol prendere atto, rifacendosi sempre agli errori del passato?
Troppe cose non tornano, proprio come il passato, quel passato che si porta testardamente in discussione con il pericolo sempre più imminente di negare al Toro un futuro.

 
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Toro-Novara

Post n°344 pubblicato il 19 Settembre 2010 da miraggiogranata
 
Foto di miraggiogranata

Come di consueto non faccio la cronaca delle partite, mi limito a segnalare qualche aspetto delle stesse ed il mio punto di vista che molto spesso non è in sintonia con i commenti altrui.
Lo faccio a maggior ragione questa volta, visto che ho assistito all'incontro non in tv ma allo
stadio.
A questo proposito vorrei fare un appunto alla biglietteria in linea TicketOne presso il quale
ho acquistato il biglietto, si tratta dell'impossibilità di un cambio settore, che sarebbe possibile esattamente come il cambio dell'utilizzatore.
Sono stato incerto fino a qualche giorno prima, non sapevo se poter partecipare all'evento oppure no per cui, non ho acquistato il tagliando il giorno stesso nel quale lo hanno potuto fare gli amici coi quali sarei poi andato.
Quando giovedi sera mi sono recato sul sito non erano più disponibili i biglietti per lo stesso
ordine di posti, per cui, ho dovuto sceglierne un altro, tra parentesi dello stesso prezzo, però il bello di assistere alla partita assieme era malinconicamente sfumato.
Per rimanere in compagnia una persona avrebbe persino acquistato un secondo biglietto
ancora disponibile nel mio settore rimettendoci il prezzo del primo ma neppure questo è stato possibile perchè la stessa risultava già titolare di un posto e non è consentita la doppia titolarità.
A quel punto sarebbe bastato prevedere un semplice cambio di settore, da quello ormai
esaurito ad uno ancora disponibile per risolvere con una piccola modifica il problema generatosi e favorire nel contempo anche chi avrebbe avuto a disposizione un posto dato già per introvabile.
Detto questo, anche se da solo, ho assitito ad una partita psicologicamente pesante per i
l Toro, un incontro difficile più per le pressioni esterne che per il valore degli avversari.
Essì perchè nonostante tutte le lodi, tutti gli apprezzamenti e le meraviglie di essa decantate,
il Novara mi è parsa compagine che difficilmente riuscirà a stare in una zona tranquilla della classifica, nel momento cruciale del campionato.
Il Toro con la corsa ed un gioco razionale, concentrato ed attento l'ha resa quasi inoffensiva
nel primo tempo, rendendosi spesso pericoloso sotto porta.
Dicevo del pesante fardello psicologico che la squadra granata ha dovuto sopportare in
questa giornata; per dare maggiormente addosso alla gestione Cairo le testate giornalistiche hanno magnificato la conduzione novarese ridicolizzando quella del Torino f.c.
Tutto bello, tutto luccicante, tutto perfetto, l'America, si sarebbe detto un tempo, a Novara, il
primato in campionato, i tifosi sempre più numerosi, mentre dall'altra parte solo difetti, disorganizzazione, il "barbonismo" del nemico Cairo che si ostina a non togliere il disturbo.
L'obbligo granata di vincere per mettere a tacere ogni critica, per non amplificarla con una sconfitta che prescinde ormai dall'aspetto sportivo ed agonistico, per riuscire ad avere un minimo di serenità che in un tal ambiente ha le sembianze di un miracolo.
Allora all'attacco senza timori nel primo tempo e gol fulmineo, giocando come i giocatori
granata non riuscivano a fare da anni, senza risparmio di energie per muovere una classifica che era deficitaria per mille ed una ragione.
Poi quando nel secondo tempo il Toro poteva usufruire della superiorità numerica, doppia
dalla mezz'ora, è sparito inghiottito nei gorghi della paura.
Paura di non vincere, di non dimostrare che qualcosa di buono sanno fare anche a Torino, di
essere spernacchiati senza pietà con quel sarcasmo di dubbio gusto.
Paura che ha fatto tremare finchè il triplice fischio arbitrale ha sancita una vittoria che solo
per imprecisione e terrore indotto non è stata più ampia.
Questo è il frutto di una situazione che da sempre conosciamo ma che ora viene ulteriormente
aggravata dalla volontà di suicidio metta in atto da una frangia della tifoseria.
A proposito, a me pare che i colori delle api siano rari, mettere dei drappi in balconata non
significa nulla, non rappresentano migliaia di persone ma soli quei due o tre che li hanno appesi, sciarpe al collo qualche decina non di più e parole senza senso per contraddistinguersi.
Ieri mi son sentito persino dire: "Ma non ha speso (Cairo) e non ha neppure preso Brienza".
Persino Brienza viene bene ora, Brienza, non Maradona ma tutto è valido quando gli
argomenti mancano, la razionalità è perduta e l'odio irragionevole ha annichilito il cervello.
Ora siamo a - 5 e non và male perchè l'anno precedente l'inizio non era stato male, la stellare
Atalanta ha un punto in più e le altre che tutte avevano qualcosa in più del Toro non stanno certo entusiasmando.
Se la stragrande maggioranza dei tifosi starà vicina alla squadra, così come ho visto fare ieri,
e la sparuta minoranza di idioti perderà la voce, possiamo sperare in un campionato importante.

 
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Teste di maiale e teste di .....

Post n°345 pubblicato il 03 Ottobre 2010 da miraggiogranata
 
Foto di miraggiogranata

La protesta anti-Cairo degli ultrà granata alza i toni. Non saranno gli stessi che tra due domeniche si presenteranno a Bergamo (trasferta consentita ai titolari della tessera del tifoso e biglietti disponibili solo ai residenti), sta di fatto che dopo le bombe carta e la scritta «game over», ieri notte davanti alla sede del Torino Fc è stata lasciata una testa di maiale, con la scritta «Vattene porco» tracciata sul marciapiede. Un gesto inquietante che rappresenta il terzo episodio di contestazione becera, in un mese, ai danni del presidente.

La Stampa 1/10/2010

 

Il Toro da sempre deve affrontare un avversario in più in ogni partita, non è mai un duello alla pari, due squadre contro e basta, e vince chi butta dentro un pallone in più.
Che i nemici si chiamino: Palazzo, arbitri, poteri forti, desiderio di dominio cittadino e altro, destino, sfortuna, lo sappiamo ed, in qualche modo, lo accettiamo come male ineluttabile da sempre, ma che il nemico sia oggi arruolato nella nostra tifoseria non possiamo e non dobbiamo proprio accettarlo.
Un avvertimento di chiaro stampo mafioso quello di cui tratta l’articolo del giornale, non può essere archiviato con la dicitura “burla”, chi non da peso a questi fatti, chi non si indigna ma ne ride oggi, si rende responsabile morale di qualche accadimento più grave domani.
Quella contro Cairo è una lotta della quale ho ampiamente parlato ma gli episodi che si susseguono a ritmo incessante mi costringono a riprendere l’argomento in ogni articolo.
Sono pochi i contestatori ma le loro gesta sempre più eclatanti hanno lo scopo di farli apparire come l’intero universo granata, una sparuto manipolo che cerca disperatamente consenso tra le menti più fragili ma che ottiene l’effetto opposto nella totalità dei tifosi perbene.
Contestatori assoldati da chi non si sa, o meglio, io un’idea l’avrei ma la tengo per me, onde evitare problemi con quella giustizia che sarebbe molto più severa con me piuttosto che con coloro i quali si macchiano di gesti che si ispirano al film “Il Padrino”.
Un centinaio di insoddisfatti, non tanto della gestione Cairo, quanto della loro inutile esistenza, fischiati e contestati a loro volta dall’intero stadio, stufo della loro testarda incapacità di pensiero.
E in questo scenario sono arrivati i sudatissimi tre punti che portano il Toro a -3 della mia personale tabella, in una situazione che mi auguravo decisamente migliore ma che per molti motivi non si è rivelata facile da raggiungere.
La squadra continua a fare fatica, gioca male, il che non vuol dire che debba mostrare quel bel gioco fine a se stesso, i colpi di classe o le azioni ariose del Brasile di una volta, ma quegli accorgimenti tattici che rendano la partita difficile all’avversario e non a sé stessi, che non le facciano subire la supremazia degli stessi e che non porti a soffrire fino al fischio finale per la paura di subire una rete.
Il centrocampo è sempre in affanno, in balia di quello avverso, incapace di difendere adeguatamente la difesa e di rifornire in maniera proficua l’attacco che, a sua volta, gioca in un imbuto che favorisce le difese rivali.
Lerda è testardo quanto Colantuono e continua con un modulo improponibile con i giocatori a disposizione, la squadra soffre l’impensabile contro compagini che provengono da campionati minori, la differenza tecnica è annullata dalla volontà e dalla maggior dinamicità alla quale i granata non riescono mai ad opporsi.
Difesa a uomo, centrocampo robusto a fare filtro, e contropiede veloce perché gli interpreti giusti al Toro non difettano, è la ricetta semplice ed efficace per raggiungere la promozione, ma è tutto troppo facile per essere praticato, sono idee antiquate che danno frutti ma che i tecnici moderni si vergognano di mettere in opera.
Così la squadra si esprime male per colpe tecniche e pressioni ambientali, ed è una menzogna  asserire che la contestazione non incida, l’ambiente è sempre importante per trascinare alla vittoria, e se ciò è vero, se non è un’invenzione quella del dodicesimo uomo in campo è altrettanto vero che possa avere un ruolo determinante nella sconfitta.
Le teste di ….. che mettono la testa del maiale davanti all’uscio d Cairo, lavorano contro la società e contro la squadra, quelli da loro compiuti son gesti logici e comprensibili se odiano il Toro e perseguono dietro compenso la sua estinzione, molto meno se messi in opera da chi si professa tifoso granata.
Questi sono i fatti, questa è la reale situazione, non ci sono “ma” che tengano, è l’ora dell’assunzione delle responsabilità, chi tace e acconsente è complice, chi ama davvero il Toro lo dimostri ora, prima che sia troppo tardi.

 
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Legge matematica.

Post n°346 pubblicato il 10 Marzo 2011 da miraggiogranata
 
Foto di miraggiogranata

I numeri hanno sempre più peso nella nostra società, noi stessi siamo numeri e non più persone, e se vite semplici come le nostre sono a loro legate, figuriamoci quelle più complesse di coloro che fan parte di mondi più complessi.

11 8 11 34 36 41 non è una giocata del superenalotto, è la logica conseguenza dell’esonero di Franco Lerda.

Il penultimo ormai, allenatore del Toro, arrivato quest’estate, per portare la squadra nella categoria di competenza, tramite un gioco divertente, offensivo, vincente.

11 vittorie ed altrettante sconfitte, 8 pareggi, 34 reti segnate e 36 subite, per un totale di 41 punti, sono invece il bilancio disastroso di 30 gare disastrose.

Lerda è l’allenatore che avrei voluto al Toro, a vita, una persona semplice, onesta e pulita, tifoso granata da sempre, ma che alla luce dei risultati, è stato obbligatorio sostituire.

Si parla ora dell’ennesimo fallimento di Cairo, e comprendo che, quando le cose non vanno sia logico incolpare chi è ai vertici, ma penso altresì che la parola “fallimento” debba ricordare molte cose a chi critica con odio preconcetto.

Chi di noi non avrebbe scommesso su questo allenatore che, nella scorsa stagione, ci ha inflitte 2 sconfitte su 2, chi, visto all’opera Colantuono, avrebbe pensato ad una sorte peggiore?

Lerda ha fatto male, come tutti i suoi predecessori hanno fatto male, perché, a mio parere, non hanno capito che essere il Torino, oggi, non conta nulla, che non si scende in campo già sull’uno a zero a favore, solo perché si indossa una maglia storica.

Ragionare, pensare, immaginare, in questi termini, porta un allenatore, a mettere in campo la squadra in maniera supponente, a giocare come in altre piazze mai, neppure si sarebbe sognato.

Difensori senza la giusta grinta, terzini che fanno le ali, che non marcano e non sanno marcare, attaccanti che non tornano a difendere, e un centrocampo formato da un troppo esiguo numero di uomini.

Il Toro non è il Brasile dei tempi eroici e, neppure i tifosi devono sognarlo così, è il disastro totale se questo, è il progetto di chi siede in panchina.

Lerda, doveva pensare in maniera opposta, costruire, o meglio, non distruggere l’intelaiatura già esistente, aggiungere qualche tassello operaio ad una squadra operaia.
Immaginate se a Pestrin e Barusso, fossero stati affiancati De Vezze e De Feudis, sarebbe bastato acquistare un uomo d’ordine e il centrocampo, non avrebbe avuti rivali.
Invece no, ciò che funzionava, andava annullato, cambiare tutto per dimostrare di essere i vati del nuovo, per inventare, per stupire, per fare cose alternative, senza capire che il calcio è sempre lo stesso e, sempre, risponde alle medesime regole.

Il calcio è la cosa più semplice ma, le cose semplici non vanno di moda, per cui non sono attuabili, anche se alla fine dei conti pagano sempre.

In serie B, si lotta, si corre, si fa uso della grinta, a maggior ragione dovrebbe farlo chi, come il Toro, fa di essa, la prerogativa imprescindibile.

Lerda ci ha stupito con la zona franca, per gli avversari, non con la zona semplice, naturalmente, faceva marcare a zona persino sui calci di punizione, e, infatti, ogni calcio piazzato avversario, significava una rete subita.

L’allenatore cuneese, non è riuscito a dare un gioco alla squadra, non si è mai visto un movimento armonico della stessa, mai, si è visto uno schema ed un disegno tattico.

E’ mia convinzione, che Lerda, avesse in mente di giocare in una certa maniera ma che sia stato “costretto" a giocare in un’altra, del tutto incompatibile col suo credo calcistico.
Dico costretto, e penso a Bianchi, il centravanti non è adatto al gioco palla a terra di Lerda, e quest’ultimo, lo avrebbe volentieri lasciato in panchina, ma come avete potuto vedere, nella partita col Pescara, metterlo in pratica ha dato luogo a fatti di dubbio gusto.

Un allenatore che non può fare autonomamente la formazione, perché il giocatore escluso si ribella, o perché la piazza non è d’accordo con la sua scelta, è un allenatore con le ore contate.
E’ inammissibile che succeda questo, a maggior ragione, se accade dopo l’unica vittoria ottenuta con due gol di scarto, non si può lavorare così, non si può che fallire, in una piazza così.

Cerchiamo di esser onesti e togliamoci la benda nera sugli occhi, diciamolo una volta per tutte, senza la paura di cantare fuori dal coro, Bianchi, sarà pure una bravissima persona, un ragazzo perbene, e tutto ciò che volete ma, è un calciatore mediocre.

E’ l’uomo in più se servito con palloni che gli arrivano telecomandati sulla testa, ma un uomo in meno in tutte le altre fasi di gioco.

Diventa un peso per la squadra, e lo è stato in molte partite, quest’anno, Lerda lo sapeva, ma non poteva, né estrometterlo, né fare un tipo di gioco a lui congeniale.

Che l’allenatore non avesse potuto farlo, o che non sapesse farlo, non mi è dato capirlo, ciò che è incontrovertibile è la realtà dei numeri che dicono di uno dei peggiori attacchi della serie cadetta.

Se non ci fossero pressioni esterne insostenibili, un’aria pregna di disfattismo, una stampa sempre pronta a criticare ed una parte di tifoseria becera ed incompetente in materia, non si spiegherebbero gli insuccessi di ogni allenatore si sia seduto sulla panchina granata.

Ora questa panchina, è per una dozzina di partita di Papadopulo, del quale nulla voglio dire, perché ormai ho persa pure la speranza, mi limito ad osservare, e quel che verrà, verrà.

 
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A Renato Gandolfi.

Post n°347 pubblicato il 01 Maggio 2011 da miraggiogranata
 
Foto di miraggiogranata

E’ mancato ieri all’età di 83 anni Renato Gandolfi, portiere granata scampato alla tragedia di Superga che il 4 maggio 1949 cancellò il Gran­de Torino.

Era un sopravvissuto, Renato Gandolfi, unico tra i giocatori granata, appunto assieme a Sauro Tomà, oggi 85enne, scampato alla tragedia di Super­ga per via di un infortunio.
Già, per un ca­so della vita. Perché su quell’aereo sareb­be dovuto salire lui, Gandolfi, mentre sul Fiat G.212 prese posto Dino Ballarin.
Il ruolo di secondo portiere, alle spalle di Va­lerio Bacigalupo, era infatti di Gandolfi. Il terzo era del giovane Ballarin.
Il volo per Lisbona fu preso da quest’ultimo an­che per le pressioni del fratello Aldo, che minacciò di abbandonare la squadra granata se a Milano non si fosse imbar­cato Dino al posto di Gandolfi, affinché anche il terzo portiere, una tantum, aves­se un premio meritato. E così andò.
Gandolfi difese i pali della porta del Grande Torino in due partite di campio­nato nella stagione ’48-’49: Torino-Triesti­na 1-1 (gol granata di Mazzola, pari giu­liano di Tosolini), e Torino-Atalanta 2-0 (Bongiorni, Rigamonti). Nella stagione successiva totalizzò cinque presenze in campionato e una in coppa Italia. Legna­no, Genoa, Lazio e Piacenza le altre ma­glie indossate prima di lasciare il calcio e stabilirsi a Genova.

Da tuttosport.com

Renato, che nella foto è ritratto assieme a Paolino Pulici, durante una manifestazione del nostro Club, ora è con i suoi compagni.
In una delle nostre chiacchierate, mi diceva del suo disagio ad essere ancora in vita.         
Si definiva fortunato, ed era felice di essere ancora vivo, ma una sua parte importante è rimasta a Superga, tra i rottami di un aereo pilotato dal destino.
Gli mancavano i compagni, gli mancavano come amici, come uomini, non come eroi, come mito, come simbolo di un qualcosa che nulla avrà mai di ripetibile..
Per lui, non potevano essere ciò che sono e, sempre saranno per noi, ne parlava senza retorica, senza enfasi ma, con tanto affetto umano.
Ho avuta la fortuna di conoscerlo, ho avuto il privilegio di ascoltare i suoi racconti, ho avuto il piacere di incontrare un uomo semplice che raccontava una favola come se fosse la realtà più scontata.
Se n’è andato 4 giorni prima del 4 maggio di 62 anni fa, solo qualche giorno prima, di molti anni dopo, la morte che lo ha risparmiato, oggi lo ha accompagnato su un prato verde, in compagnia a dei ragazzi con la Maglia Granata.
Addio Renato, ti ringrazio per la stima e l’amicizia che ci hai sempre dimostrata.

 
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A chi non sa.

Post n°348 pubblicato il 04 Maggio 2011 da miraggiogranata
 
Foto di miraggiogranata

4 Maggio 1949.
La realtà diventa leggenda.

5 Scudetti
vinti consecutivamente 42/43 45/46  46/47 47/48
1 Coppa Italia.
Massimo punteggio in classifica 65 punti (1947/48)
Vittoria casalinga con più alto punteggio 10-0 Alessandria (1947/48)
Vittoria in trasferta con più alto punteggio.7-0 Roma (1945/46)
Partite vinte in casa .... 19 su 20 (1947/48)
Punti conquistati in casa .. 39 su 40 (1947/48)
Reti segnate in campionato .. 125 (1947/48)
Record di giocatori presenti in nazionale
10 giocatori 11/05/47 Italia-Ungheria 3-2  
408 Reti segnate nei 5 anni dello scudetto:
Mazzola 97, Gabetto 86, Loik 62, Ossola 50, Menti 39, Castigliano 35, Grezar 19, Martelli 10, Ballarin 4, Bongiorni 2, Fadini, Maroso, Rigamonti
e Schubert 1. 

                                  

 
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Ottavo posto.

Post n°349 pubblicato il 30 Maggio 2011 da miraggiogranata
 
Foto di miraggiogranata

Si è concluso il campionato di serie B e di serie B sarà anche quello del prossimo anno, per il Toro.

Si è concluso malamente, e non poteva essere altrimenti, visto che malamente è iniziato e malamente è proseguito.

Malamente ma giustamente, mai come quest’anno la squadra ha meritato l’ottavo posto finale.

Sarebbe stato profondamente iniquo se il Toro fosse stato promosso in serie A, e lo sarà pure se a salire fosse la Reggina, a danno di squadre quali il Varese ed il Novara che lo avrebbero strameritato entrambe.

Non amo per questo gli spareggi, penso che siamo un controsenso, un gioco nel gioco, inventato per far continuare il circo ancora per due settimane.

Le classifiche, tutte le classifiche, servono per determinare un merito, alla fine chi merita deve esser premiato, non messo in discussione a tempo scaduto.

Ero uno dei ventimila e passa, che ha assistito allo scempio finale, dopo i tanti scempi visti nelle gare precedenti, ho voluto vedere, e forse credere, che almeno per una volta, la volta per eccellenza, quella del dentro o fuori, un manipolo di calciatori, si potesse trasformare in una squadra di calcio.

Speranza vana, desiderio inappagato, sogno infranto, anche stavolta, ancora una volta, lo squallore di sempre.

Cairo ha dichiarato che quella di quest’anno, era la formazione più forte da quando è presidente, a mio parere aveva ragione, sulla carta era la più forte ma, non si deve esser forti solo sulla carta perché è carta anche quella igienica, e di usarla in tal maniera, avremmo fatto volentieri a meno.

Bianchi, Antenucci, Sgrigna, Iunco, Gabionetta, Pagano, assieme, hanno partorito 49 reti, una in più di quelle subite! Le vittorie sono state 15, una sola in più delle sconfitte, per un totale di 58 punti, ben 21 punti in meno della prima classificata.

Sarebbe stato giusto esser promossi con questi numeri negativi sul groppone?  Sarebbe stato etico?  Sarebbe stato meritato?

No di certo, sarebbe stato un miracolo, quello si, ma mai miracolo sarebbe stato meno degno di fattibilità.

A questo punto le domande che tutti ci poniamo, son sempre le stesse: “Perché è finita così, cosa è successo, di chi è la colpa di tutto ciò”?

Di Cairo che non ha dati i fondi a Petrachi per mettere a disposizione dell’allenatore una rosa completa fin dai primi giorni del raduno estivo?

Dello stesso Petrachi, che non ha scelto i giocatori con le caratteristiche umane, professionali, tecniche, adatte a competere con le squadre più attrezzate?

Dell’allenatore Lerda, che non ha saputo far rendere la squadra per quanto valesse?

Dell’ambiente e delle tensioni alle quali, da sempre è sottoposto il Toro, costretto a vincere, per blasone, per bacino d’utenza o per destino?

Possiamo trovare cause e spiegazioni a dismisura, possiamo formulare le ipotesi più disparate ma, non ne verremo mai a capo, per cui tale esercizio diventa inutile, solo una grande perdita di tempo.

Ora il tempo è prezioso, non si può perderne altro, si deve azzerare il passato ma, definitivamente stavolta, ricominciare dalle fondamenta, basta costruire su basi insicure e a rischio crollo ad ogni caduta di foglia.
Lo so, è il discorso di sempre, son le cose che ci troviamo a ripetere ogni anno, da troppi anni, sono le cose ovvie che tutti vedono, che tutti sanno ma che, chi sarebbe deputato a fare non fa, e perché non le faccia è un’altra di quelle domande che mai avranno una risposta.

 
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Disfattismo chirurgico.

Post n°350 pubblicato il 05 Agosto 2011 da miraggiogranata
 
Foto di miraggiogranata

E’ ripreso, o meglio, non è mai finito, l’attacco disfattistico del giornale degli Agnelli.

Non paghi di cantare le mitiche gesta della squadra di famiglia, devono per forza, o per destino, creare turbolenza in quella dei dirimpettai.

Forse per quel senso di inferiorità morale, che da sempre li rende subalterni al Toro, forse perché la piccola entità granata è sempre viva, nonostante abbiamo operato assiduamente per farla morire, sta di fatto che, puntualmente, con cadenza giornaliera, da quelle pagine, si alzano critiche e calunnie verso la società di Cairo.

E’ una costante ormai, se le cose al Toro vanno male, fingendo di prendere le parti del tifoso granata, fanno polemiche, inaspriscono la contestazione, sobillano, alimentano le fiamme, affinchè, anche un piccolo fuoco, diventi un incendio che lasci solo cenere dopo di se.

Se niente niente, le cose sembrano prendere una piega più rosea, se la speranza fa una piccola breccia nel cuore del tifoso del Toro, non perdono un solo attimo per raderla al suolo, per tramutarla nel pessimismo più cupo.

E’ un gioco che ho denunciato più volte, una manovra neppure nascosta, ma che riesce sempre ad aver successo a causa dell’ingenuità della tifoseria granata.

In questi giorni è uscita, sulle pagine de La Stampa, una nuova ipotetica trattativa, o meglio, una non trattativa, per acquisire il Torino Calcio.

Dopo  i russi, dopo i Mister X, dopo Ciuccariello, dopo i Tesoro, dopo gli arabi, dopo le lattine della Red Bull, hanno detto degli alieni? Non potevano mancare gli americani!.

Si tratterebbe del sig. Soave, titolare di una società con sede a Detroit, della cui vita e delle sue attività economico/finanziarie potete avere informazioni su internet.

Ciò che preme a me non è trattare di questa persona ma, mettere a fuoco l’atteggiamento strisciante di un giornale, la cui attività principale è infangare e ridicolizzare il Toro e la sua tifoseria.

Non posso incollare qui gli articoli completi del giornale, sia di ieri che di oggi, voglio riportare qualche passaggio, per mostrare come nella parole di coloro che li hanno scritti emerga la malafede e la scorretta informazione.

In queste frasi, tese a magnificare il cambio societario si legge:
“Nei cassetti c'era un piano immobiliare (stadi, Filadelfia compreso, e centro sportivo), e uno tecnico: gli uomini erano già stati scelti e, dai sondaggi effettuati, sarebbero stati graditi alla piazza granata. Insomma, una rivoluzione”.

E’ credibile un’affermazione d questo genere?  
Lo chiedo alla vostra intelligenza e soprattutto alla vostra onestà intellettuale.
Lasciamo stare il piano immobiliare che potrebbe essere, ma il piano tecnico già chiuso in un cassetto?
Già contattato allenatore e stilato l’organigramma societario, già fatto il mercato calciatori, da soli senza entrare nelle logiche che questo mondo impone, definito ogni singolo aspetto sportivo ma, e questa è la cosa che più mi lascia esterrefatto, avrebbero fatto un sondaggio del gradimento, con esito positivo, presso la “Piazza granata”.

Ma senti questa!   E che cos’è, chi è la piazza granata?
Chi ha così tanto potere, per accordare il proprio gradimento o disapprovare una tal azione?

Nomi, cognomi, dati di fatto, parole certe, prove tangibili, ecco cosa dovrebbero mostrare a corredo di un tale articolo, non frasi a vanvera solo giustificate dallo scopo di cui parlo all’inizio.

Non paghi di questa ennesima prova di piccolo giornalismo, fornita ieri, non si sono risparmiati neppure oggi, convinti di dare un’altra spallata a Cairo e a tutto il Toro.

Sentite questa: “Detroit, dove ha sede la Soave Enterprises che fattura 1,5 miliardi di dollari, qualche ammissione viene fatta sulla trattativa. «La possibilità di entrare nel calcio italiano attraverso il Torino - commentano dalla Truscott Rossman, agenzia che cura le pubbliche relazioni della holding statunitense - è qualcosa che ci hanno proposto, ma poi non c'è stato l'interesse ad andare avanti». Sui motivi del dietrofront cala il più rigido dei «no comment»,”

Convinti di dimostrare la volontà di non cedere il Torino Calcio, dicono di un commento, di una società che tratta le pubbliche relazioni, di una proposta non meglio precisata alla quale non vi è stato riscontro.

E allora?  Che ci sia una possibilità di entrare nel mondo del calcio, anche attraverso il Torino, è cosa ovvia ma, tale ovvietà, cosa dimostra?    
Ma, chi ha concretamente proposto il Toro a questa agenzia?   
E perché questa proposta non è stata recapitata ai diretti interessati senza troppe ed inutili trafile?
E detto che non c’è stato l’interesse a proseguire, come mai c’era già il piano tecnico chiuso nel cassetto?        Come mai l’ipotetica piazza granata ha dato l’assenso a fronte di un’affermazione che, cito:”
Poi non c'è stato l'interesse ad andare avanti». Sui motivi del dietrofront cala il più rigido dei «no comment»,”
Certo no comment e sarà meglio che non commentino perché non saprebbero cosa rispondere.

La cosa che più amareggia in tutto questo, consiste nell’assistere come a certa stampa venga ancora accordata credibilità, il tifoso granata non dovrebbe più cadere in simili tranelli, dovrebbe esser vaccinato e riderne, o ancor di più, essere gratificato dal fatto di dare fastidio, di far parte della riserva indiana che mette in crisi la potenza di uno stato.

Leggeremo altre odiose bugie anche domani e, dopodomani ancora sberleffi e prese per il culo, e non la smetteranno, perché questo è il loro modo di agire, l’arroganza di chi ha tutto ma è consapevole che guardandosi dentro non troverà niente.

 
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Dopo Siena.

Post n°351 pubblicato il 22 Agosto 2011 da miraggiogranata
 
Foto di miraggiogranata

Ho attesa la partita di Coppa Italia, voi chiamatela come volete, io mantengo la definizione originale, per

parlare di questo nuovo Toro targato Ventura.

Che Toro è quello che si appresta all’ennesima scalata alla serie A?  

Prima di esprimermi sulla squadra e sul suo potenziale, vorrei soffermarmi su di un aspetto che a molti è sfuggito: l’aspetto psicologico.

C’è un’aria nuova intorno al Toro, si vede, si respira, si capta con le doti animalesche della nostra mente, è istinto, forse, forse speranza travestiva da presentimento, forse lucida follia, non lo so, ma io l’annuso come si annusa l’aria inconfondibile di primavera.

Non ho dubbio alcuno che tutto ciò sia da attribuire al nuovo tecnico, il quattordicesimo, tra andate e ritorni, se non ho persi i conti, dell’era Cairo.

Per carità, non dico che il mio corregionale sia il miglior tecnico al mondo, non credo affatto che le sue squadre giochino il calcio più bello, non considero neppure l’ipotesi del calcio-libidine ma, è fuori da ogni dubbio che il buon Giampiero, sia riuscito a riportare serenità e fiducia in tutto l’ambiente.

Un ambiente ancor più prostrato dopo l’ulteriore delusione patita, un ambiente al collasso, in preda ad una crisi depressiva che si andava a sommare a quelle patite negli anni precedenti.

Ventura è intelligente e ha compreso che doveva dare una sferzata di energia, di identità, di vita a chi, dentro e fuori il campo, era attaccato solo alla flebo della fede.

C’era tutto da ricostruire: solo qualche mese fa abbiamo assistito allo sfacelo contro il Padova, tutto distrutto alla fine di quei 90’ disastrosi, di un campionato disastroso.

Ora le macerie sono state rimosse, il cantiere è tornato operoso, la costruzione, che poggia su fondamenta solide, prende forma, un piano è già terminato, la fase più difficile è stata ultimata.
Non sarà l’edificio più bello che sia mai stato costruito ma, si vede che viene eretto con perizia e non crollerà alla prima scossa di terremoto.

Al di la della metafora, la squadra ora ha un gioco, bello o brutto, che piaccia oppure no, ha poca importanza, un’idea di come stare in campo però c’è e si vede.

Dopo anni di un calcio basato sul colpo di fortuna, sulla giornata storta degli avversari per racimolare un punticino, su quello che sapevamo bene il nostro destino mai ci avrebbe potuto concedere, ora, al contrario, si vede un progetto.
Come detto prima e voglio ancora ribadirlo, non è il più bel progetto possibile ma, oggi come oggi, è già tanto vedere i calciatori granata muoversi senza palla, secondo un copione prestabilito e logico, cosa che era impensabile solo fino a tre mesi fa.

Se non vogliamo tener conto di questo e vogliamo solo parlare di una partita persa malamente, possiamo anche farlo, anzi, voi potrete farlo ma io non vi seguirò su questo terreno.

Lascio questi argomenti a chi sa poco di aspetti psicologi, a tutti coloro credono che basti far spendere dei gran soldi al presidente di turno per ottenere dei risultati, a chi è così ottuso da pensare che, ogni giocatore acquistato sia un bidone mentre quelli acquistati dalle rivali siano campionissimi.

No, non si costruisce nulla solo criticando, solo con l’ironia di pessimo gusto e con il narcisismo presenzialista di sgrammaticati autori di articoletti sui forum.

Penso si debba essere onesti, giudicare serenamente senza essere accecati dall’odio verso Cairo, lasciandolo stare per una volta, senza metterlo sempre nel mirino perché fa figo e alternativo.

Vogliono essere alternativi e lo sono davvero costoro, alternativi all’intelligenza, alternativi all’educazione e alla democrazia, alternativi a tutto ciò che il Toro è sempre stato e di cui loro nulla sanno.

Per fortuna questa frangia di disperati conta solo qualche migliaia di individui, sono sempre di meno come numero e sempre più isolati dall’universo civile, finalmente non più coperti dall’ipocrisia di chi mentiva sapendo di mentire.

Il Toro, come l’araba fenice sta rinascendo ancora una volta, non sò se sia quella buona o no ma non ha senso abbatterlo senza neppure vedere se riuscirà a volare.

Ieri è venuta la prima sconfitta, non mi fa piacere ma era preventivabile, in fondo, tanto per guardare in casa d’altri, neppure le più osannate e “già promosse in serie A”, hanno superato questo turno.

Era preventivabile perché la squadra sta piano piano assimilando gli schemi, sta studiando per diventare una compagine coesa ed organizzata, e si sa, quando la cifra tecnica non è quella di Junior o Claudio Sala, l’organizzazione tattica diventa fondamentale.

Crescerà giornata dopo giornata, i meccanismi e i movimenti sul campo verranno maggiormente affinati, l’intesa sarà perfezionata, non si può che migliorare con lo studio e il Toro sta studiando per superare anche questo esame, e, come dice Ventura: “Se vogliamo, possiamo”.

 
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I ruderi e l'astronave.

Post n°352 pubblicato il 08 Settembre 2011 da miraggiogranata
 


Bastano queste due foto per dire tutto.

Le immagini parlano più chiaramente di ogni parola, però le devo commentare per tutti coloro che sono capitati per caso su questo mio blog.

Si vedono due stadi uno, più che altro, è il ricordo di uno stadio, dei miseri ruderi, che trasudano di storia e leggenda, l’altro è uno stadio/astronave ultra moderno.

Sarebbe logico pensare che si tratti della stessa zona, lo stesso contesto ambientale, la stessa struttura sportiva, prima distrutta e poi risanata; da macerie a ricostruzione, da abbandono a dignità.

Un po’ un “prima e dopo la cura”, per intenderci, quindi tutto perfettamente logico, comprensibile e consequenziale, se ci trovassimo in una nazione normale, in una città normale con degli amministratori normali.

Invece si tratta di Italia che, una nazione normale le è poco, di Torino che una città che, magari qualcosa di normale lo avrà pure fatto, tranne questa e con gli amministratori dell’epoca che quelli si, hanno fatte cose normali, viste le pressioni che “normalmente” hanno sempre avute.

Sono invece immagini di due stadi diversi; il primo è lo stadio Filadelfia, lo stadio del Grande Torino, il secondo l’ex Delle Alpi, stadio cittadino, costruito con i soldi dei cittadini, per i mondiali del 90’ e successivamente “regalato” alla squadra della potente famiglia Agnelli.

Il primo è stato abbattuto in maniera scandalosa col permesso della sovrintendenza delle belle arti, la stessa che, in un secondo tempo, ha posti vincoli di ogni genere contro la sua ricostruzione.

Il secondo è stato venduto, senza neppure indire un’asta e senza chiedere l’approvazione di niente e di nessuno, alla Juventus per la somma di € 4.68 al metro quadrato, avete letto bene; quattro virgola sessantotto!

Le storie due storie parallele le potete trovare a questi indirizzi:
http://www.toronews.net/?action=article&ID=18662

http://blog.libero.it/Toropersempre/1628746.html        

Le immagini parlano da sole e le pagine di cui sopra qualcosa dimostrano, io posso aggiungere che non è invidia la mia e non mi rode la gelosia, sono soltanto schifato e indignato, quello si.
Provo la stessa amarezza che, son certo, anche voi, stiate provando nei confronti delle manovre fiscali che ci e vi colpiscono ancor più duramente, nonostante diate già, sotto mille formule, all’erario la metà delle vostre entrate.

E’ l’ingiustizia che non sopporto, son le furberie ai danni dei meno tutelati, sono le solite prese per il lato b che le caste ci omaggiano un giorno si e l’altro pure che mi indignano.

Oggi non è un giorno di festa per coloro che non amano il doppiopesismo e il doppiogiochismo; vedere premiata la parte disonesta e maneggiona e penalizzata quella debole e vilipesa è un insulto ai valori e al vivere civile.

Non è un giorno di festa, anche se vogliono che festa sia, a tutti i costi, tra battimani e cori di un’anime approvazione.
Non è un giorno di festa quando è festa solo per una parte, la solita parte, che guarda caso, coincide sempre con la parte prepotente.

Ma, questo è e questo sarà, finchè le persone si accomoderanno sul pensiero altrui, dando ascolto a chi, per un proprio tornaconto, farà loro credere che il più ricco ha sempre ragione.

Oggi, come sempre, ci saranno i ruderi da una parte e l’astronave dall’altra, non so voi, ma, io ho già scelto da che parte stare.

 
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L'esperienza di Lerda.

Post n°353 pubblicato il 21 Settembre 2011 da miraggiogranata
 
Foto di miraggiogranata

E’ un buon Toro quello visto finora, una squadra che è stata solo speranza, ricordo nostalgico per anni, lustri passati tra A e B tra cambi di allenatori e deludenti risultati.

Oggi, Ventura l’ha materializzata, come d’incanto sul prato verde si vede la grinta di un tempo, si riconosce il carattere del Toro, si vedono maglie granata lottare e correre fino all’ultimo secondo, si vede che la resa non può e non deve essere accettata.   

Che poi, si vinca o si perda non è importante, è importante come si vince ma soprattutto come si perde.

E il Toro può perdere, certo che può perdere ma, essere sconfitto combattendo e avendo dato tutto perché ciò non avvenga è già una vittoria.

Dopo questa doverosa premessa e, ora che le cose vanno bene, vorrei dire qualcosa prima che accada perché, sempre, diventa inutile ed è troppo facile parlare a cose fatte.

Ho detto che è un ottimo Toro ma aggiungo che potrebbe essere ancora migliore, e lo sarebbe se Ventura avesse il coraggio e la saggezza di qualche modifica.

Senza girarci intorno, mi riferisco a Bianchi e in seconda battuta pure a Parisi, ma per lui è un discorso diverso.

Il centravanti che, voglio ribadirlo, stimo come persona, bravo ragazzo, il figlio ideale per ogni madre, una persona che a pelle, avverto pulita ed onesta, non è però l’uomo giusto per l’attacco del Toro attuale.

Come non lo era nemmeno per quello di Lerda perché, questa è la mia personale convinzione, io penso che il suo fallimento sia proprio dovuto alla presenza di Bianchi.

Lerda e Ventura, per il loro modo di interpretare il calcio, hanno bisogno di calciatori almeno decenti nei fondamentali, che riescano a ricevere un passaggio e farne uno a loro volta, in maniera dignitosa.

Bianchi non lo sa fare, è perfettamente inutile essere ipocriti, è perfettamente inutile che gli occhi mandino un’immagine al cuore e lui la trasferisca al cervello tradotta in parole d’amore.
Lerda ha perso il posto, e ha fatto perdere al Toro uno dei posti utili alla promozione, perché non ha avuta la forza di una scelta che, per quanto dolorosa potesse essere, sarebbe stata l’unica soluzione al problema.
Ventura, oggi che va tutto bene, non deve cadere nello stesso errore, non deve temere la disapprovazione, non deve allinearsi all’inspiegabile ed illogico teorema che Bianchi debba essere inamovibile.

Tra l’altro, questa è una tesi che mi suona strana, e quando qualcosa di “strano” circonda il Toro, significa che tanto strano poi davvero non sia.

Non trovo infatti casuale che, i commenti degli “esperti” siano costantemente, prodighi di elogi nei confronti del centravanti, sempre oltre la sufficienza in pagella e sempre tra i migliori.

Poiché, chiunque abbia vista almeno una partita di calcio in vita sua, direbbe cose diverse e valuterebbe le sue prestazioni ben al di sotto della decenza, mi fa sorgere qualche dubbio.

Se il Toro da fastidio, se lo si vuole relegato nel ghetto, se lo si desidera quale terza squadra del Piemonte, forse è meglio che non si esprima per quanto potrebbe, forse è meglio che nel meccanismo sia celata qualche imperfezione.

Quindi è meglio suscitare polemiche al solo pensiero di un’esclusione di Bianchi, quindi frutta maggiormente esorcizzarla e renderla impossibile per ragioni di ordine pubblico.

Lerda ha pagato per quest’imposizione mediatica che poi, diventa strumento per manipolare i cervelli non pensanti, Lerda non lo avrebbe fatto giocare ma ha dovuto e, dovendo, ha fatto il gioco del nemico.

Mi auguro che Ventura sia meno condizionabile, mi auguro che riesca a non cadere nel tranello, perché io son certo, che lui abbia capito, come tutti, d’altronde, che Bianchi è attualmente l’anello debole di una catena forte.

Se vuole continuare nel suo progetto di calcio, meglio scegliere la coppia titolare tra Antenucci, Ebagua e Sgrigna, meglio persino il ragazzino Oduamadi ma Bianchi no!
L’unica possibilità se lo vuole mettere in campo è cambiare il suo credo calcistico, attuare un gioco fatto di traversoni dalla linea di fondo, di palloni telecomandati sulla testa della punta, solo così, usufruendo di una ventina di passaggi aerei a partita, la sua presenza potrebbe essere utile alla causa.

Non esiste alternativa, ho sperato fino alla quinta di campionato, ho azzerati i miei pregiudizi ho voluto dargli il tempo necessario per veder un minimo cambiamento ma nulla, il nulla più nulla del nulla, questo, è un modo di giocare che a lui non si adatta, è inutile costringerlo a subire figure meschine che, solo l’ipocrita compiacenza riesce a mascherare.

A chi poi eccepisse che contano i gol che il buon Rolando ha segnati, rispondo  che le sue reti non sono né servite a salvare il Toro dalla retrocessione né a riportarlo in serie A.

Come non è servito al Cittadella aver Piovaccari capocannoniere del campionato, come non è servito Abbruscato al Vicenza o Cacia al Piacenza.

Conta segnare ma ancor più conta entrare nei giusti meccanismi di una squadra, come è indispensabile la fase di non possesso palla, come è indispensabile quella corsa che si fa per aiutare il compagno, cose che il nostro numero nove non sarà mai capace di fare.

Detto di Bianchi, spendo due parole per Parisi, giocatore in età avanzata, terzino ormai in fase calante, troppo calante per vederlo ancora in campo.

Non mi spiego razionalmente la sua scelta, anche averlo preso gratis non giustifica il suo posto di titolare; l’altra sera contro il Brescia, due delle azioni più pericolose per la difesa granata le ha innescate proprio lui.

Lento, impacciato, sempre in ritardo e in affanno, contro dei ragazzini di vent’anni che non riesce neppure più a rincorrere, un pericolo per l’equilibrio di una squadra che proprio nell’equilibrio ha il suo fondamento.

Non è colpa sua, come non è colpa di Bianchi se vengono schierati, la colpa è di chi non pensa a valide alternative, pur avendole a disposizione.
A questo proposito, vorrei proporre la mia innovazione tattica in questo ruolo.

Come terzino sinistro, e non esterno basso, definizione che al solo sentirla rabbrividisco, vedrei bene il mediano Basha.

Ha buona corsa, buona visione tattica e buoni piedi, non gli manca nulla per ben figurare in un ruolo che si è evoluto in maniera più tecnica, senza poi dimenticare che il centrocampo si gioverebbe di un mediano in più, un rinforzo vitale per un reparto che vede due sole pedine.

Basha, Vives e Iori sarebbero una garanzia totale per una squadra votata all’attacco, una squadra che subisce poco e subirebbe ancor meno, una squadra che con questi pochi ritocchi tattici si potrebbe definire, senza dubbio alcuno, di una categoria superiore.

 
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Partita finita.

Post n°354 pubblicato il 04 Dicembre 2011 da miraggiogranata
 
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Definire Padova - Toro di ieri pomeriggio una partita non conclusa è un errore clamoroso; un qualsiasi evento ha termine, di fatto, quando vengono alterate le condizioni iniziali dello stesso.

Nella fattispecie, l’inizio del secondo tempo dell’incontro, ha già avuto il crisma dell’irregolarità, entrare in campo ed attendere 10 minuti per cominciare a giocare fruendo di un’illuminazione decente, è irregolare.
Successivamente, giocare per tre minuti per poi trovarsi nuovamente al buio, è irregolare, come lo è, riprendere nuovamente e rifermarsi per una seconda volta e poi ancora per una terza.

Questa situazione irregolare, sancisce la fine della partita, non solo di quella porzione di tempo giocata.
L’incontro Padova – Toro è finito dopo i primi 45 minuti, e poiché le partite di calcio durano 90 minuti, ne deriva che tale gara sia nulla a tutti gli effetti.

Tale incontro non esisterà più, ogni sua ipotetica conclusione a data destinarsi, non potrà in alcun modo regolarizzarne la situazione, ed è indiscutibile che se verrà presa una tal decisione, di fatto, falserà il campionato stesso.

Comprendo che qualcuno penserà che le mie parole vogliano essere un salvagente per un Toro che nel secondo tempo era sotto di una rete, mentre io penso invece che la logica, il buonsenso e l’intelligenza vadano rispettate al di la di ogni presa di posizione partigiana.

Proviamo a ragionare e vedere la situazione sotto ogni punto di vista.

E’ vero che il Toro fosse in svantaggio al momento della definitiva sospensione dell’incontro ma, è altrettanto vero che stesse perdendo quando la regolarità era già compromessa.

E’ altrettanto fuori dubbio che nessuno possa sostenere che il risultato, qualsiasi risultato, non potesse mutare, qualora lo svolgimento della gara fosse stato regolare.

Decidere di far continuare l’incontro dal momento dell’interruzione alla fine dei 90 minuti più recupero, è non tener conto che tutto il secondo tempo fosse già ampiamente falsato.

Come è fuori di alcun dubbio che dar vita ad una nuova partita, della durata di un tempo, è un’aberrazione sotto ogni profilo, a partire da quello sportivo-regolamentare per arrivare a quello psico-fisico.

Le condizioni che facevano capo all’incontro di ieri, saranno completamente ribaltate domani o tra una settimana o tra due, nulla sarà la stessa cosa, per cui nulla potrà esser riconducibile allo stesso.

Una squadra che ha speso molto nel primo tempo, è possibile che sia in debito di energia nel secondo, ma è logico pensare che possa esser riposata una settimana dopo.

Una squadra che è caricata a mille per raggiungere un pareggio, è possibile che la stessa carica non la possa avere una settimana dopo, e così come la concentrazione, l’adrenalina o la forza nervosa.

Due squadre che hanno in campo determinati giocatori oggi, non hanno la garanzia di averli tra una settimana,

così come nessuno può garantire loro del loro identico stato psico-fisico.

Due squadre che si incontrano oggi è certo che siano le stesse che si incontreranno tra una settimana?

No, è certo invece, il contrario, non potranno mai esser le stesse, non potranno mai esser nelle stesse condizioni, non potranno mai dare vita allo stesso tipo di gara.

Cosa direbbe mai il Padova, se in vantaggio ieri di una rete, si vedesse decimato da un virus gastroenterico e dovesse scendere in campo con la formazione Primavera domani?

Che direbbe mai il Padova se nel tempo rimanente di partita, a sostituzioni già effettuate, si vedesse costretto a giocare in otto per qualche intemperanza agonistica o per qualche guaio fisico?

Che direbbe mai il Padova se incontrasse un Toro scatenato, rigenerato, formato Barcellona, o quello dell'incontro che state ascoltando in sottofondo, e ne buscasse tre in un quattro minuti?

Penso che direbbe le stesse cose che io ora sto dicendo, non sarebbe felice di una tale svolta, penso che direbbe le cose oneste che si dicono quando non c’è in ballo il proprio tornaconto.

Tutto potrebbe succedere se questa mini-partita, oltre ogni logica e razionalità, fosse considerata il proseguimento dell’ormai inesistente Padova – Toro di ieri, un’incontro abortito che, per definizione, mai potrà vedere la luce.

A proposito di luce, il regolamento è chiaro in tal senso; ritiene responsabile la società ospitante del corretto funzionamento dell’illuminazione sia del terreno di gioco che degli spalti.

La società Padova ha disattesa questa direttiva, personalmente non sarei felice dei tre punti conquistati a livello legale ma, stante le mille situazioni irregolari che si son create e si verrebbero ulteriormente a creare con il proseguimento dell’incontro, penso che, in fondo, sia l’unica decisione regolare che la Lega di B possa assumere.

 
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Il Grande Torino a S.Margherita Ligure

Post n°355 pubblicato il 20 Aprile 2012 da miraggiogranata
 

Il nostro Club, Fedelissimi Granata Golfo del Tigullio 1989, allestirà la mostra sul Grande Torino nella cittadina del Tigullio.

Si tratta della seconda edizione, dopo quella del Novembre 2009 a Sestri Levante, sulla scia del grande successo avuto in quell’occasione, abbiamo deciso di riproporla in un’altra cittadina del nostro comprensorio, per dar modo a tutti coloro che non hanno potuto esser presenti la scorsa volta di non farsela sfuggire.

A questo proposito dobbiamo ringraziare l’Associazione Spazio Aperto di Santa Margherita Ligure, ed in particolare il sig. Giovanni Galvani che si è adoperato per concretizzare l’avvenimento.

Al visitatore presenteremo cimeli originali, giornali, dipinti, e molto altro materiale relativo alla Squadra che fece sognare un’intera nazione, per dare uno spaccato del periodo storico e comprendere meglio quel “Toro” che non fu solo un mero fenomeno sportivo.

In questa occasione renderemo omaggio all’amico Renato Gandolfi, (vedi Art 347) intestandogli il nostro Sodalizio.

Questo è il programma della manifestazione e gli orari di apertura della mostra sita presso

Associazione Spazio Aperto di Via dell’Arco

Via dell'Arco, 38 - Santa Margherita Ligure

 

Sabato 28
ore 16: apertura mostra
ore 17: conferenza nel ricordo del 63esimo anniversario di Superga.
Partecipano: i familiari di Renato Gandolfi, Carla Maroso, vedova di Virgilio Maroso,
Stefano Semorile, presidente Toro Club Fedelissimi Granata Golfo del Tigullio,
Domenico Beccaria, presidente associazione Memoria Storica Granata,
Giampaolo Muliari, direttore Museo del Grande Torino e della Leggenda Granata.

Chiusura giornata con rinfresco di ringraziamento.

 

Orari di apertura mostra:
29 aprile-1 maggio
dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 16 alle 19

2-4 maggio
dalle ore 16 alle ore 19

 
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Febbraio 2013

Post n°356 pubblicato il 18 Maggio 2012 da miraggiogranata
 
Foto di miraggiogranata

Guardando il calendario 2013, Andrea Agnelli ha affermato che il mese di febbraio non ha 28 giorni ma 30!

 
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Finalmente, dopo tre anni.

Post n°357 pubblicato il 30 Maggio 2012 da miraggiogranata
 
Foto di miraggiogranata

Finalmente, dopo tre lunghi anni di attesa, il Toro è di nuovo in serie A.

Sono stati tre lunghi anni di attesa, interminabili anni passati tra speranza e delusione, tre anni sprecati malamente da una società che, tutti ci auguriamo, faccia tesoro dell’esperienza negativa affinchè il passato possa insegnare a gestire meglio il futuro.

Detto che il Toro è salito nella massima serie, voglio esser chiaro e preciso su un punto, il Toro ha vinto il campionato.

Non pensiate che questo mio, sia un atto di prepotenza alla Agnelli, non sto attribuendo alla squadra né stelle né scudetti virtuali, sto solo facendo rimarcare un dato oggettivo.

I granata assieme al Pescara hanno totalizzati 83 punti, una volta, le due squadre avrebbero condiviso il podio più alto, a “pari merito”, oggi invece, hanno deciso di premiarne una sola, per cui, per riuscirci, si sono inventati conteggi aritmetici che, come quasi sempre si scontrano con la logica.

Facciamo un ragionamento semplice, se due squadre si trovano in testa al campionato di competenza e nel suddetto vengono promosse tre squadre, perché mai non può esserci un ex aequo tra le due?

E a maggior ragione, se gli scontri diretti disputati sono in perfetto equilibrio (una vittoria per parte) ed anche il numero di reti fatte e subite (4-2 per il Toro e 2- 0 per il Pescara) propone una costante parità, cosa comporta dire che il campionato ha due vincitori?

Conta così tanto l’attribuzione della Coppa Ali della Vittoria, di cui son certo, la stragrande maggioranza dei tifosi non ne conosce l’esistenza?

A me sinceramente, che il Toro sia arrivato primo o secondo non importa assolutamente nulla, ciò che conta è la promozione ottenuta con una giornata d’anticipo, la mia disquisizione nasce dal fatto che ritengo ingiusto attribuire maggiori meriti ad una squadra piuttosto che ad un’altra, nonostante gli stessi punti conseguiti.

Se poi volessimo esser precisi sino in fondo, dovrei dire che al Toro mancano i tre punti del buio di Padova, tre punti sacrosanti negati solo per un mero cavillo procedural-burocratico.

A questo proposito ci tengo a sottolineare che son felice della non attribuzione, quando si parlerà del campionato appena terminato, nessuno, e dico nessuno, potrà mai dire che il Toro lo ha vinto grazie a tre punti assegnati a tavolino e nessuno e ribadisco con forza, nessuno, potrà mai dire di piccoli “aiutini” piovuti dall’alto.

Faccio sommessamente notare che, al Toro è stato assegnato un solo rigore a favore in 42 partite, penso che sia un record per una squadra che ha vinto il campionato.

Fatte queste doverose precisazioni, soprattutto a conforto della gente della mia stessa fede, direi che quest’annata sia stata un’ottima annata per merito di Ventura e nonostante Ventura e per merito di Ogbonna.

Non è una contraddizione, né un gioco di parole, a mio parere, l’allenatore è stato determinante per il conseguimento del risultato ma, ha operate scelte che non riesco a condividere.

E’ stato bravo a compattare il gruppo, ha agito a livello psicologico, inducendo ogni singolo giocatore a sentirsi parte di un progetto che doveva portare alla serie A, ha ridato vita a quella cellula granata (parole sue) che stava esalando l’ultimo respiro nello scoramento e nel disfattismo.

E’ stato bravo a capire che l’ambiente aveva bisogno di risultati, per dimenticare gli sconcertanti campionati precedenti, per far ricredere anche i tifosi più scettici e gli esperti che non annoverano il Toro tra le favorite.

Gli imputo invece la mancata promessa di un gioco che avrebbe dovuto regalare ai tifosi un piacere orgasmico, quella simpatica smargiassata contraddetta dai fatti che certificano un modo di fare calcio molto spesso irritante.

Gli imputo la mancanza di schemi offensivi, quel suo insistere con il modulo che prevede quattro punte schiacciate al limite dell’area avversaria, due delle quali a pestarsi i piedi senza mai incrociarsi.

Cosa che toglie spazio alla manovra in profondità, alla fantasia ed alla velocità sugli esterni che raramente, troppo raramente, arrivano sul fondo per effettuare traversoni precisi.

Senza questo schema Bianchi, non è solo inutile per la squadra ma è addirittura dannoso, gioca favorendo le difese avversarie col suo farsi sempre trovare in fuorigioco e senza mai dialogare decentemente coi compagni, vista le sue carenze tecniche.

Gli imputo pertanto la sua testardaggine nell’insistere con una tattica che prevede due soli uomini a centrocampo, quando, è stato dimostrato, che giocando con un centrocampista in più la squadra ha sempre vinto in maniera convincente.

Gli imputo di non aver dato a De Feudis lo spazio che avrebbe meritato, la qual cosa mi lascia fortemente perplesso, visto che il miglior giocatore della passata stagione è di proprietà del Toro.

Gli imputo la tattica suicida dei passaggetti indietro al portiere, anche quando la situazione di gioco avrebbe richiesto dei sicuri lanci liberatori; troppe volte è andata di lusso perché la categoria era quella che era, il prossimo anno, con attaccanti di levatura migliore, non andrà sempre così bene.

Mi auguro che Ventura comprenda che la serie maggiore impone scelte meno spavalde, e molto più terrene, gioco semplice e organizzato improntato alla rapida finalizzazione e difesa granitica.

A questo proposito, voglio pensare che Ventura riesca a convincere Cairo a non vendere Ogobonna nonché Ogbonna a rimanere ancora al Toro, perché questo ragazzo, ha garantito da solo, come minimo una dozzina di punti.

Per puntare ad una posizione di classifica tranquilla Ogbonna non deve essere ceduto, anche se la cifra ricavata dalla sua cessione fosse ragguardevole, è troppo importante rafforzare la squadra e non indebolirla e ciò può avvenire soltanto ripartendo da ciò che di buono è stato fatto in questa stagione.
Ora avremo qualche mese per rilassarci e liberarci della tensione che la corsa alla promozione ci ha procurata, il Toro è tornato nella categoria che gli appartiene, a me basta che ci rimanga, delle coppe non mi importa nulla, di certo non vorrei più sentir parlare di quella con le Ali della Vittoria.

 
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Regole e torte.

Post n°358 pubblicato il 24 Giugno 2012 da miraggiogranata
 
Foto di miraggiogranata

Detto, nell’articolo precedente, di un regolamento della serie B che retrocede al secondo posto una squadra, nonostante questa abbia conseguiti gli stessi punti di quella considerata la prima classificata, una sconcezza ancora maggiore, ci è stata servita dopo gli spareggi per il terzo posto utile per la promozione in serie A.

Forse, nessuno si era mai accorto di questa aberrazione regolamentare poiché si è concretizzata solo quest’anno, per la prima volta, in serie B, da quando tale regola ha vista la luce.

Però le prime volte sono tali perché si verificano, prima o poi, e di ciò avrebbero dovuto tener conto, anzi, avrebbero dovuto prevedere anche le situazioni meno prevedibili.

Così dobbiamo assistere alla vergognosa assurdità di una squadra che si è piazzata al terzo posto, al termine della stagione regolare, conseguendo 80 punti, non salire in serie A a scapito di un’altra che è arrivata sesta con 67 punti.

Non è possibile accettare questo, non è possibile azzerare un risultato ottenuto in 42 partite e sostituirlo, ribaltarlo, con un risultato bugiardo ottenuto in 4 parite, che, anche se vinte tutte, non avrebbero potuto dare i punti necessari alla squadra sesta classificata, per raggiungere la terza.

La cosa che mi stupisce è che nessuno abbia sollevata la minima protesta, il solito complice silenzio scende come una fitta nebbia che mira a celare la magagna nascondendola nella gioia di chi, questa volta, ha tratto vantaggio da una porcheria della quale, in futuro, potrebbe esser vittima.

Anzi, a dire il vero, non mi stupisce nemmeno più, ormai anche il calcio è un sistema tirannico, la cupola decide, e qualunque stupidaggine, viene avallata chinando il capo e ubbidendo in maniera servile.

E’ inutile girarci intorno, far finta di non vedere e pensare che tutto vada bene così, l’interesse economico prevale anche nello sport, così come nella vita, è inutile dare spiegazioni cervellotiche di ipocrita menzogna.

Pensate che ci hanno fatta passare questa “americanata” come la panacea contro la corruzione sportiva, per eliminare il fenomeno delle “torte” fatte per taciti accordi o accordi tacitati o dietro compenso o per metter fine al giro di scommesse clandestine e non, differenza che non esiste per quanto riguarda l’aspetto malavitoso.

Già di per sé asserire una cosa del genere è ammettere e certificare che nel calcio si “aggiustano” le partite, aggiungere che si è pensato ad uno stratagemma regolamentare per motivare le squadre fino alla fine è scavarsi la fossa da soli.

A proposito di “torte” o altri prodotti dolciari, l’ipocrisia italica ha dato il meglio di sé nei giorni passati.
Quando si parla delle partite finali dei campionati gli aggettivi relativi a squadre che nulla hanno più da chiedere alla stagione, o allorchè la divisione della posta consente alle due di raggiungere il proprio obiettivo, si sprecano e, si ritiene scontato che, l’impegno dalle stesse profuso per la vittoria, sia ridotto ai minimi termini.

Nessuno si è mai scandalizzato troppo, in fondo, conta il fine e non il mezzo con il quale viene conseguito, e se la non belligeranza porta più benefici della guerra, perché mai dichiararla?

Tutto va bene, e si inneggia all’intelligenza, alla sagacia tattica, alla furbizia, nel Paese dell’ipocrisia, fino a che tale atteggiamento, ci vede come beneficiari, si ribalta invece se di questo atteggiamento potremmo esser vittime.

Allora non si ammette la divisione dei punti per passare un turno o per salvarsi, non si ammette quel tacito, furbesco, accordo non scritto che porta vantaggi ad altri.

La nazionale era virtualmente fuori dall’Europeo, l’unica speranza era quella di vincere la partita con l’Irlanda e sperare che Spagna e Croazia non pareggiassero.

A fronte di questa situazione, fermi tutti!   La regola della furbizia non vale più, le cose dette e pensate prima, o son state travisate o non si son capite bene, la sola cosa che conta è la lealtà sportiva.

Le “torte” cominciano ad essere indigeste, non sono più ammesse, si criminalizzano a preventivo Spagnoli e Croati, diventano sleali, non furbi, antisportivi per gli sportivissimi italiani che mai giustificherebbero una prova di tale scorrettezza.
Ma guarda un po’ dopo aver pensati gli spareggi per non “taroccare” i risultati e nonostante questi, continuare bellamente a “taroccarli” ci si meraviglierebbe se a far ciò fossero altri.

E meraviglioso no?         Tutto cambia a seconda delle convenienze, tutto diventa lecito per poi sprofondare nella più grande illiceità, basta cambiare il punto di vista.

Non seguo la Nazionale dai tempi del mondiale messicano, non mi frega nulla, farei un’eccezione qualora scendesse in campo un giocatore del Toro, e a maggior ragione non seguo questa infarcita di gobbi, non seguo neppure per principio questo Europeo macchiato del sangue di migliaia di cani assassinati da mani criminali.

Mi sarebbe però enormemente piaciuto che la Nazionale fosse stata eliminata proprio grazie a quella “torta” Iberico/croata per ascoltare fin dove l’ipocrita critica sarebbe arrivata.

Sarei stato curioso di ascoltare le parole di Buffon in merito alla lealtà sportiva, si proprio lui che ha, con il plauso unanime di commentatori servili, dichiarato che manco si sarebbe sognato di ammettere di aver tirato fuori dalla propria rete un pallone entrato almeno di mezzo metro.

E chissà cosa mai avrebbero potuto dire tutti i suoi compari che sentono come vinti sul campo tutti quegli scudetti rubati al cellulare, sì, sarebbe stato bello, istruttivo ascoltare lezioni di etica sportiva, magari saper anche se lo stesso portiere ha scommesso (un caffè, naturalmente) su qualche incontro.

Purtroppo non è andata così perché gli Spagnoli, anche se mediterranei come noi, non sono italiani, e la partita se la sono giocata, e per essersela giocata, ora son da noi considerati non onesti ma dei “coglioni”.

Pensate un po’ se sti fessi perdessero l’Europeo nella partita di finale proprio a favore dell’Italia, ci sarebbe proprio da ridere, roba da barzelletta, ma da barzelletta italiana, il paese “barzelletta” per definizione.

 
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Sventura o Ventura?

Post n°359 pubblicato il 05 Agosto 2012 da miraggiogranata
 
Foto di miraggiogranata

Quando si parla di Toro c’è sempre motivo per tirare fuori la sventura, ma quello che sta succedendo al Toro attuale, o quello che verrà, non è frutto della sola sfiga.
La sfiga, se la cerchi la trovi e, sia Cairo che Petrachi con la partecipazione speciale di Ventura, la sventura se la stanno cercando davvero.
Il tecnico si è fissato su giocatori che ha avuti alle proprie dipendenze gli anni scorsi.
Posso comprendere se questo desiderio è limitato ad un giocatore, quel giocatore cardine che può essere l’allenatore in campo e se il suo impiego può dare quel valore aggiunto che permette di fare un salto di qualità importante all’intero gruppo.
Però quest’anno esagera davvero, quest’anno sta facendo delle scelte tattico tecniche inammissibili e costringe la società ad accettarle.
Ha voluto ad ogni costo Gillet, un portiere normale, come ce ne son tanti, ma che sa, a suo parere, dare due calci al pallone, ma io me ne frego se gioca coi piedi, a me importa che sappia parare con le mani, ma soprattutto mi importa che non sia implicato in giri di scommesse.
A lui evidentemente importa poco, perché sapeva benissimo che qualche problemino con la giustizia sportiva lo aveva, non voglio dire della sua colpevolezza o meno, mi limito a dire di qualche problemino.
Nonostante questo lo fa acquistare dal Bologna e la società felsinea non aspetta altro che cedere per dei bei soldoni, un giocatore che potrebbe, se ritenuto colpevole, non giocare per molto tempo.
Lo stesso valga per Masiello che ha fatto acquisire a gennaio e, già che ci siamo, facciamolo valere pure per Gazzi, c’è dentro pure Vives (tanto per non farci mancare nulla) ma almeno quest’ultimo era già in rosa l’anno scorso, tre giocatori che potrebbero essere dei non acquisti, anzi delle vere e proprie perdite di tempo e di denaro.
Non è sventura esser così poco accorti, poco razionali e poco professionali, è Ventura, un allenatore che non riesce ad adattare il modulo ai giocatori ma richiede giocatori, a suo dire, adatti al modulo.
L’anno scorso il Toro ha pescato il jolly nel mazzo, ha trovato un centrocampista coi fiocchi, e pure con gli attributi, Manuel Iori, il giocatore che ha condotto i granata in serie A, un giocatore  di spessore che avrebbe meritato la conferma anche quest’anno ma, Ventura lo ha ritenuto inadatto alla categoria.
E’ sventura adesso cercare un pari ruolo che non esiste sperando di pescare un'altra carta fortunata?
E’ sventura non trovarlo e non prendere neppure in considerazione un altro giocatore che sa giocare al pallone, come De Feudis, per ragioni che mi lasciano sempre più perplesso?
No, questo è Ventura, uno che cambia Iori che corre per due, per due giocatori rotti (Brighi e Santana) che non correranno neppure per uno, uno che cerca Tissone o Pazienza o chiunque sia perché De Feudis non va bene.
Penso che se si impegnerà, potrà far ricadere la sua scelta su altri giocatori del Lecce, del Bari o di qualche altra squadra interessata nei filoni d’inchiesta, qualche suo pupillo in odore di deferimento ci dovrebbe ancora essere in giro, no?
Mi pare persino strano che non abbia fortemente richiesto pure Guberti, intanto era già li, uno più uno meno che differenza avrebbe fatto?
Sono deluso, delusissimo, non per i risultati sportivi, che son figli di altre situazioni ma, per la presunzione e la poca capacità tecnica che Ventura dimostra.

 
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