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Un blog creato da sara_1971 il 13/07/2007

S_CAROGNE

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Sara

 

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Vecchio Paz

Esistono persone al mondo, poche per fortuna, che credono di poter barattare una intera Via Crucis con una semplice stretta di mano, o una visita ad un museo, e che si approfittano della vostra confusione per passare un colpo di spugna su un milione di frasi, e miliardi di parole d'amore...

 

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Lul

Post n°782 pubblicato il 27 Febbraio 2015 da sara_1971

Tutto qui è instabile: ti piacerebbe.

Le scale non hanno la balaustra affinché si possa sperimentare l'ebrezza delle vertigini dopo tre bicchieri di vino. Il pavimento scricchiola e gli infissi sono pieni di spifferi e ciò torna utile nel cuore della notte, quando qualsiasi cosa è possibile fuorché dormire.Dappertutto vige un'aria di fragilità ed incertezza come per lasciare il posto alla speranza che l'ennesimo cattivo pensiero possa dissolversi come questa casa.

E' proprio il fatto che questi oggetti stiano in piedi a malapena che mi affascina. La maniglia della porta spesso mi rimane in mano. Finora sono sempre riuscita a riattaccarla ma il moncherino sopra la serratura mi minaccia come il dito di mia madre: incapace di badare a se stessa!

Quaggiù ogni cosa domestica tende a vivere al limite.

Il frigorifero va al massimo ma il latte dura appena due giorni. Sotto la doccia si rende necessario aprire solo il rubinetto dell'acqua calda acciocché il getto esca appena tiepido. Il riscaldamento è fiacco e non riesce a contrastare la muffa che si espande rigogliosa. Come se non ci fosse più possibilità di andare oltre, come se il motore avesse già passato il massimo dei giri. Questa piccola casa tremolante gronda fatica da tutti i muri. E' esausta, non sembra neppure vera, e nemmeno io lo sembro più. Forse per questo mi sento così a mio agio, qui: è tutto fuori misura. Esattamente come il resto del mondo da un po' di tempo a questa parte.


Mi ricordo perfettamente il giorno in cui hai fatto irruzione nella mia vita.Proprio io che stento a distinguere i giorni dai mesi e dagli anni. A quei tempi ero una piccola unità autosufficiente. E mi sentivo anche parecchio ironica. Quella mattina mi ero guardata allo specchio dicendomi Mi piacerebbe proprio che arrivasse qualcuno a rendermi la vita un po' disperata. Detto fatto. All'epoca ero ancora convinta che si potesse giocare a fare la bohémien senza metterci dentro tutta la propria vita. E tu sembravi così innamorato. Non c'era possibilità che io passassi oltre.


Lo sai com'è, no? Quasi tutte le coppie sono separate da qualcosa di informe, una sorta di confine: una vecchia storia, un rancore che aleggia, addirittura un presupposto sbagliato su cui hanno costruito tutta la loro storia.

Nel nostro caso era il tuo punto di vista: sapevi fin dall'inizio che non sarebbe stato per sempre. Io venivo da un passato troppo desolato perché potessi considerare come una cosa da nulla il miracolo di una relazione. Era ovvio non potesse funzionare.

E' contro le regole, vero? Parlarne, intendo.


Mi sono innamorata di te esattamente come si innamorano le donne intelligenti. Come un'idiota. Ad ogni tua contraddizione fornivo risposte semplici che servivano a giustificare le tue soffuse noncuranze. Noncuranze che ritenevo, allora, pienamente riscattate da quelle ore solo nostre trascorse ad incrociare le rispettive radici nelle reciproche immutate piccolezze. Quelle ore ancora mi mancano,tu pensa. Eri diventato il mio privato 'se solo'. Come dire? Saresti stato perfetto se solo fossi stato mio. Mio non lo diventasti mai. In compenso a perdere possesso di me stessa fui io: appiccicosa è un modo crudele per definire la cosa più preziosa della terra, che in pochi apprezzano. Un'inversione di tendenza che ricordava Il Principe e Il Povero. E che non mi piaceva nemmeno un po'.


Quella strategia di giocare a fare lo stupido, che era cominciata come uno scherzo gentile, degenerò in una totale incapacità di afferrare le mie intenzioni. Eravamo diversi: avevi notato la differenza e la differenza ti aveva fatto arrabbiare. Eppure sembrava che nessuno dei due, all'inizio, avesse barato. Non hai idea quanto possa essereimbarazzante, adesso, darti ragione.


La prima a salvaguardarsi, come al solito, fui io: la me stessa saggia iniziò a suggerirmi le controindicazioni e mi indicò la strada di un risentimento che avrei dovuto imparare a serbare come un tesoro, non fosse altro per la sua franchezza. Ma è sempre così: anche la pace nel mondo, che io sappia, rimane in piedi sul risentimento. Tu, d'altro canto, ti consolasti subito. Anche se laverità è che le persone disperate accettano sempre un sollievo a breve termine in cambio di una perdita a lunga distanza.


Adesso di me e te ho un'altra concezione. Come vedi continuo a considerarc iuna cosa sola, al pari della traccia di un vinile che continua asaltare sempre nello stesso punto. Mi dispiacerà deluderti ma avevo una certa difficoltà con le chiusure già prima di incontrarti perciò no, non sei tu la causa del mio aspirare a qualcosa di eterno, seppure ingiusto. Dopo aver flirtato con la prospettiva che noi due fossimo davvero ciò che andavamo raccontandoci sono guarita e riesco ad essere più lucida. Sarai invece felice di sapere che non mangio più pistacchi da quando nessuno me li sbuccia. In questo siamo uguali, due ostinati con la pretesa di essere coraggiosi:soltanto tra noi ce la potevamo raccontare così! Eppure. Eppure ho come l'impressione – e la pretesa - che noi due continueremo a cercarci in eterno come allora. Non so se hai presente la chiamata alla Moschea in Medio Oriente. Le nostre rispettive esistenze, che -per carità - hanno seguito sempre orbite diverse, appartengono a tutti gli altri che ci stanno intorno, mentre noi due apparteniamo solo a noi stessi e dovunque andremo ci porteremo dietro il maledetto pezzo strappato all'altro.

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