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Un blog creato da sara_1971 il 13/07/2007

S_CAROGNE

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Esistono persone al mondo, poche per fortuna, che credono di poter barattare una intera Via Crucis con una semplice stretta di mano, o una visita ad un museo, e che si approfittano della vostra confusione per passare un colpo di spugna su un milione di frasi, e miliardi di parole d'amore...

 

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Diario di una gravida

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« EmozioniMaster and servant »

Forse ho scelto te perché...

Post n°219 pubblicato il 21 Febbraio 2008 da delilah79

Domenica 17 febbraio ’08

 

Forse ho scelto te perché non mi hai mai chiesto nulla. O perché i tuoi boccoli sorridono. Ti ho scelto perché alle frasi fatte hai sempre preferito i silenzi concludenti. Perché il trailer mi era davvero piaciuto e, a quel punto, volevo vedere il film. Perché hai sempre pagato tutte le birre che ho bevuto e non hai mai disdegnato un giro sulla cresta dei miei voli pindarici.

Ti ho scelto perché l’unico momento in cui metti tua madre tra noi è quando poggi pigiama e accappatoio sul termosifone, per riscoprirti bambino dopo la doccia. Ti ho scelto perché siamo due dipendenti precari di un futuro incerto e non fingiamo di avere lo stesso respiro. Ci limitiamo a rispettare quello dell’altro.

E adesso sono qui, sperando che la nostra melagrana abbia i miei occhi, ma il tuo sguardo.

 

Diciottesima settimana.

 

Decido di raggiungerti, di farti una sorpresa. Partenza gravida per Roma. Sabato mattina. “Prendo un treno e vengo da te…”. Mai fare sorprese mi ripeto durante il viaggio, mai fare sorprese! Scaccio il pensiero. Stazione termini. Taxi. Mai fare sorprese e già la mente ti immagina nel letto con “la negra”  del piano di sotto, la tua avventura esotico-romana. Mai fare sorprese, sono dietro la tua porta. Mai fare sorprese, giro la chiave. Entro. Non sei in casa. Aspetterò. Intanto, frugo come una ladra in ogni angolo del monolocale in cerca di tracce d’Africa. Nessuna. Penso che il tradimento si consumi al piano di sotto. Scendo. Suono alla porta dell’amante. Scusa banale: “Hai per caso visto Ello?” – “Chi?” – “Il ragazzo del piano di sopra.” [Tanto lo so che c’è una tresca tra voi! E tu? Lo sai che sono la sua donna? Gravida, per giunta! Vergogna! Rovina famiglie! Ti hanno detto che qui la bigamia è out? E fammi vedere il permesso di soggiorno!] – “No, no visto nessuno. No sapere lui qui.” – “Ok, grazie. Ah, scusa, per caso hai un limone?” – “Si. Entra!”

Perlustrazione interna del suo appartamento. Ello non si nasconde dentro, né c’è traccia di lui. In compenso, conosco Kennedy, marito della simpatica, dolce, gentile, ospitale, di sicuro in regola, ragazza di colore che scopro anche collega di gestazione.

Furia francese, ritirata spagnola. Metto da parte gli ingiustificati pensieri. Torno su più innamorata che mai.

Arrivi dopo mezzora. Onde evitarti l’infarto per timore di ladri in casa, ti ho messo un post-it sulla porta: SONO DENTRO. SAPPI CHE TI HO GIA’ PERDONATO PER IL TRADIMENTO NON CONSUMATO, gravida.

Entri con il tuo solito ampio sorriso a tre quarti, quello che fai quando ti compro regalini inaspettati. Sai che sono disconnessa, pertanto, non chiedi spiegazioni sul post-it.

Ed è giocare, mio, familiare, alla lotta. Mi lasci fare finché, puntuale, non sferri il tuo unico e ultimo colpo che decide la partita. “Seccata” da un cuscino in pieno viso! Si ride. Si racconta. Si esce.

La sera è cena e poi, finalmente, a letto, posso sfoderare le mie doti di meretrice gravida! Intendo essere particolarmente generosa con te questa notte, affinché la mia pelle bianca ti dimostri gratitudine “per la preferenza accordatale”! Metto da parte, per quarantacinque minuti netti, il mio gravidume e mi lancio in acrobazie a due piazze degne dei miei gloriosi diciotto anni. L’espressione del tuo viso è indecifrabile. Un misto di piacere e terrore per l’indemoniata che hai nel letto.

Spossata e soddisfatta, al termine delle mie fatiche, mi adagio mollemente e teatralmente all’indietro. Misuro male le distanze. Precipito giù, atterrando rovinosamente tra letto e comò. Tonfo da vocabolario caduto sul pavimento con sinonimi e contrari al seguito. Grossa botta a culo, testa e spalla. Stordimento, mio. Allarmismo (misto irrefrenabili scatti di risate) tuo. Per i primi cinque minuti mi chiedo chi sono, da dove vengo e quanto costa riparare l’anta del comò. Intanto spunta bernoccolo in testa e lividi su spalla e sedere.

La notte si conclude al pronto soccorso del Fatebenefratelli per doverosi accertamenti gravidi. Il/la figlio/a sta bene, è la madre che preoccupa.

Domenica nel primo pomeriggio mi pianti sul treno e ancora non riesci a guardarmi senza scoppiare a ridere fino alle lacrime.

 

Forse ho scelto te… solo perché mi hai messo incinta, bastardo!

 
 
 
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