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Un blog creato da sara_1971 il 13/07/2007

S_CAROGNE

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Sara

 

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Vecchio Paz

Esistono persone al mondo, poche per fortuna, che credono di poter barattare una intera Via Crucis con una semplice stretta di mano, o una visita ad un museo, e che si approfittano della vostra confusione per passare un colpo di spugna su un milione di frasi, e miliardi di parole d'amore...

 

Cuor di Carogna

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Diario di una gravida

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Angeli con le pistole

Post n°456 pubblicato il 22 Gennaio 2009 da sara_1971

Dicevamo. Nel corso della Via Crucis su cui si è incamminata per ritrovare il lurido cagnaccio, Sara ha avuto l’occasione di stringere amicizia con un gangster tamarro d’altri tempi (punto 5 del post precedente) e qualche giorno dopo il ritrovamento della malabestia ha accettato il suo (ennesimo) galante invito a cena. Un po’ per riconoscenza, un po’ perché, se non batti chiodo da mesi, vuol dire che sei inchiavardata niente male perciò alla fine diventa possibile persino che tu esca con il primo (pregiudicato) che passa, ignorando beatamente la filippica dell’angelo critico appollaiato sulla spalla destra. Confidando nella buena suerte (cosa che dovrebbe insinuare qualche lecito dubbio sulla sensatezza dei miei piani di vita ma tralasciamo) Sara si avventura all’appuntamento truccata quanto basta per far rallentare i camionisti e con un abbigliamento stile “Le calze a rete han preso già il posto dei calzettoni”, Lui elegantissimo come ogni vero gentiluomo e con l’aria di chi ha due mogli accoppate in cantina. Sbagliato. Una sola (non sto scherzando) tra l’altro miracolosamente sopravvissuta all’Incidente (come lo chiama lui). Lombroso evidentemente aveva capito tutto.


Andiamo a cena in uno dei ristoranti più lussuosi di Bari. Il demonio appollaiato sulla spalla sinistra di Sara segna un punto a suo favore: in fin dei conti l’inserimento del proprio nome nella rubrica telefonica del figlio di un camorrista val bene la lauta mangiata che si prospetta.


Si parla del più o del meno. I ricordi dei bei tempi che furono vengono fuori divisi per annate giudiziarie (l’anno in cui mio padre andò in galera la prima volta, quello degli arresti domiciliari, quando fu gambizzato, no aspetta mi sto confondendo fu l’anno della sparatoria nel negozio e via dicendo). La rimozione dell’approccio problematico alla sua fedina penale avviene con spicciola risoluzione in quanto il tamarro-gangster fornisce ben volentieri la versione edulcorata degli atti contenuti nella sentenza del giudice.


Or dunque. Sembra che lui, pio uomo, scoperta la tresca della moglie con l’amante, sia tornato subito a casa, si sia guardato allo specchio e abbia detto tra sé e sé: “bella stronza che è stata, mettiamoci una pietra sopra e non se ne parli più”, solo che evidentemente non intendeva solo metaforicamente perché aveva preso le chiavi della macchina, era sceso in strada ed aveva ripetutamente cercato di investire la bella stronza e l’amante, provocando l’intervento, tra l’altro, del proprietario del bar antistante, che guarda caso era anche lo zio del travolto, ed era immediatamente intervenuto (armato) a scongiurare l’Incidente.


Con una impassibilità da visconte subito dopo il raccontino-deposizione ammette: “Ma in fondo è colpa mia, non bisogna guidare in certe condizioni”.


Ma va’. E io che avevo pensato ad un clamoroso errore giudiziario, ma tu vedi un poco la Madonna (nel senso che proprio ti appare, giusto in tempo per farti notare che stai dividendo il desco con un omicida mancato).


“E poi c’è maniera e maniera di risolvere le cose, i panni sporchi non si lavano per strada” – aggiunge convinto.


E certo, meglio in casa. Sua, per esempio, dove se per caso vi venisse in mente di aprire il frigo trovereste una gamba nel congelatore.


Sara annuisce composta in un ossequio ammaestrato acquisito in anni di praticantato all’Università  ed evita accuratamente di respirare fino all’arrivo del dolce per non innervosire il commensale.


A seguire i due si dilettano con un tour nelle stradine del Cep dove, per una volta, Miss Sara si sente – bisogna ammetterlo - in una botte di ferro. Arriviamo a destinazione. Guardo la targhetta e la porta. Ma sì, è casa mia (Voglio il letto, le lenzuola e lo scaldino. La luce spenta. Io, il demonio e l’angelo polemico tutti insieme sotto le coperte con gli acari della rogna ed il pitbull. E per una volta provo una generica gratitudine nei confronti dell’esistenza).


Splendida serata, grazie infinite e soprattutto ci si risente eh!


(Mortacci)

 
 
 
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