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Un blog creato da sara_1971 il 13/07/2007

S_CAROGNE

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Vecchio Paz

Esistono persone al mondo, poche per fortuna, che credono di poter barattare una intera Via Crucis con una semplice stretta di mano, o una visita ad un museo, e che si approfittano della vostra confusione per passare un colpo di spugna su un milione di frasi, e miliardi di parole d'amore...

 

Cuor di Carogna

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Diario di una gravida

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Il cavallo di Troia

Post n°296 pubblicato il 15 Maggio 2008 da delilah79

Lei: Sandra 29 anni, precaria, 800 euro al mese. Sposata con un artista di 25 anni e stipendio di 500 euro al mese.

Io: D. 28 anni, precaria, 800 euro al mese. Convivente con un regista di anni 28 e stipendio di 1300 euro al mese.

800 euro che possono fare la differenza tra la vita e la morte.

Vergogna per uno stato che non riesce più a donare la libertà di un sogno a chi voglia e sappia ancora sognare!

Vergogna per uno stato di parole in cui l’importanza dell’Essere e, nel caso specifico, dell’ Essere incinta, debba essere sottoposto e definitivi e drastici calcoli.

Vergogna per un Paese in cui 800 euro in più, sebbene non tolgano enormi sacrifici, consentano di poter respirare di sollievo e avere ancora libero arbitrio.

Mi intrufolo anch’io, idealmente,  nel varco aperto dall’ariete gravido campano.

La mia pancia testimonia l’arrivo alla trentesima settimana. Fra poco le bocche da sfamare saranno davvero tre e si passerà alla lotta sul campo! Lavoro nella precarietà più assoluta dell’università e, con sottili quanto incontestabili comportamenti, mi si è fatto comprendere che la mia posizione è in bilico sul filo della sua stessa sopravvivenza. In teoria, già da ora potrei usufruire di permessi per assentarmi dal posto di lavoro. In pratica, una sanguisuga maschio, giovane, rampante e dalle possibilità di gravidanza nulle, mi ronza intorno famelico, adescato dal mio titolare, al doppio scopo di 1 – ricordarmi che è meglio che mi assenti il solo giorno del parto, preferibilmente per mezza giornata, meglio ancora sarebbe partorire notte tempo. 2 – che c’è, comunque e già, qualcuno che adesso succhia quotidianamente dalla mia esperienza e che sarà ben pronto a sostituirmi alla prima mia defaillance, qualora io osassi lasciarmi andare a ideali velleità materne.

I figli sono “piez ‘e core” e, fra un po’, anche di rene visto che per poterseli permettere si ricorrerà al mercato d’organi! Mi si potrebbe spiegare, gentilmente, che fine fa la dignità della vita, così tanto reclamata e decantata dalla nostra stessa Costituzione? Mi si può spiegare anche  perché, dopo anni e anni di studio, sacrifici, e quotidiano lavoro sottopagato devo vivere in costante ansia, e questo che ci sia o meno una pancia di sette mesi? Colpevole “d’esserci rimasta”? Perché devo sentire il peso di un fallimento mettendo al mondo un figlio al quale, già so, non potrò dare tutto ciò che vorrei? Perché devo partire in deficit per qualcosa che, al contrario, dovrebbe solo darmi dei validissimi surplus? Mi si obietterà che la legge è dalla mia parte, che la donna  e la donna incinta è più che tutelata da svariati punti di vista. Mi si ricorderà, anche, la politica di rilancio nascite, dei baby bonus e quant’altro possa riportarmi ossigeno e dar lustro al nostro Paese. MA fatta la legge, trovato l’inganno e gli escamotage per sfuggire al giusto dovere in Italia sembrano sempre infiniti! La verità è che avere un figlio oggi è un rischio. Una scelta che può concedersi solo chi ha un paracadute. Il mio si chiama “famiglia/e di provenienza”. Genitori miei e del mio uomo, per intenderci. Ma è terribilmente frustrante e, anche questo, precario. Arrivati qui, i bei discorsi sugli aiuti alle famiglie, il rispetto e l’attenzione sulla condizione lavorativa delle donne, il futuro e le aspettative, la fiducia, il tutto infarcito dal clima di rilancio del nuovo (?) governo, valgono come specchietti per le allodole, specie se non supportati da fatti ed in tempi celeri. La questione, poi, si complica se, come me, si nasce tordo! Ma su, non voglio essere la solita disfattista di turno e, allora, racimolo dal fondo del vaso di Pandora in po’ di speranza e guardo avanti. In realtà, posso, possiamo farcela e siamo fortunati anche così, credo. Dai, microcefalo,un po’ d’entusiasmo! Vediamo in chi stiamo riponendo i nostri dubbi, le paure, le urla di rabbia, il nostro orgoglio, di donna, mio, e di creatura, tuo. Dunque, dunque… scorriamo l’elenco prestigioso, la rosa dei nomi, gli Eletti… scegliamone uno su tutti, rappresentativo… dovremmo essere vicini… ecco, Ministero delle Pari Opportunità: Mara Carfagna. ‘azz, figlio mio, siamo a cavallo!

 

 
 
 
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