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Un blog creato da sara_1971 il 13/07/2007

S_CAROGNE

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Sara

 

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Vecchio Paz

Esistono persone al mondo, poche per fortuna, che credono di poter barattare una intera Via Crucis con una semplice stretta di mano, o una visita ad un museo, e che si approfittano della vostra confusione per passare un colpo di spugna su un milione di frasi, e miliardi di parole d'amore...

 

Cuor di Carogna

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Diario di una gravida

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Il senso di Mosé

Post n°284 pubblicato il 01 Maggio 2008 da delilah79

Che io stia vivendo questa gravidanza in forma sui generis, è noto. In virtù di questo, mi ero ripromessa di ignorare (per quanto possibile) il mio gravidume, fino al momento in cui, svegliandomi una mattina, la panza non avesse superato la soglia della proporzione consentita all’oblio.

La mattina è arrivata (anche più tardi di quanto immaginassi). Oggi, ore sei, mi sono resa conto che non ho più vie di fuga! Sono io! E’ il mio corpo, o meglio: è il mio corpo? Ingrassata di sette kg e mezzo (di cui uno 1.7 mi dicono essere l’inquilino, ma gli altri da dove sono saltati fuori, sangu della matrioska?!). Le tette sono gonfie che sembrano prendermi per culo dopo anni di riti vudù e di preghiere alla Madonna della Fiducia affinché avvenisse il miracolo.

E poi ti sento, chiaro, netto, forte. Accidenti, salvo sia una gravidanza isterica (cosa da non escludere visto il soggetto che mi ritrovo ad essere), non solo prendo reale e definitiva coscienza del mio stato, ma, cosa ben più “pesante”, fra non molto partorirò.

Ok, caro diarietto, lo ammetto, sono impreparata. Mi sento come alla soglia di un esame con un quarto del programma saltato per presunzione d’incoscienza! “Ginecologo, ostetrica, infermieri tutti vi  prego, non fregatemi! Sugli argomenti del primo e secondo esonero sono preparatissima!”

Ok, come agiamo? Che si fa in questi casi? Quando sarà il momento mettiamo il santino di Padre Pio, o un pezzo della sua maschera di cera, tra una tetta e l’altra e andiamo all’avventura? Oppure cerchiamo di recuperare calma e conoscenza nel tempo (poco, cazzo!) che ci rimane? Siamo al settimo mese ed il parto potrebbe essere vicino. Tutti i controlli sono in regola, cresci come devi, ma potessi segarmi il ventre ora  lo farei senza remore.

Ansia, ansia… attacchi d’ansia… ho detto ansia?!

Mammaaaaaaa dov’è la marmellata di fichi? E la Barbie?! Regressus ad uterum…

E poi? Come si rompono le acque? E Mosé c’entra? Comincia lo stato confusionale. Che figuraccia dovrò prepararmi a fare? Si sporca molto, si dà di matto? Oooom… oooom…

E chi si chiama in questi casi? Il mio uomo sta per ripartire, in America per un altro mese. Se avviene tutto quando lui non c’è? Mi sono scocciata! Altro che regista e sogni di gloria! Al prossimo giro mi metto con un muratore, abbronzato dodici mesi l’anno (seppur con la forma della maglietta della salute, ma non si può avere tutto nella vita!) e con panino alla mortadella garantito. Poca filosofia, molti fatti!

Dunque, dicevamo, chi si chiama?

La madre no. Forum, De Filippi e tg locali le impediscono di rispondere se non dopo il dodicesimo squillo. Per quell’ora sarai già maggiorenne.

La vicina è out: è ancora in manicomio e, se anche fosse qui, sarebbe capace di portarci in un prato verde a fare yoga in pieno travaglio!

Si chiama un taxi, sì! Prima dell’ospedale sosta strategica al market per tre birre medie ben fredde. Ti partorirò con un rutto.

Calma e sangue.

Girando per una passeggiata scaccia-pensieri, mi fermo ad una bancarella dei negri. Decido di comprare un braccialetto bianco: “libertà”.

Guarda caso è finito. Destino? Mi rendo conto che fra poco tempo non sarò mai più “completamente libera”.

Gran peccato! …Il braccialetto bianco voleva essere il mio primo regalo per te.

 

Ventottesima settimana.

 
 
 
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