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Un blog creato da sara_1971 il 13/07/2007

S_CAROGNE

Avvertenze: questo è un blog, bipolare come i più comuni disturbi dell'umore

 
 

Sara

 

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Vecchio Paz

Esistono persone al mondo, poche per fortuna, che credono di poter barattare una intera Via Crucis con una semplice stretta di mano, o una visita ad un museo, e che si approfittano della vostra confusione per passare un colpo di spugna su un milione di frasi, e miliardi di parole d'amore...

 

Cuor di Carogna

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Diario di una gravida

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Torna a casa Lassie

Post n°455 pubblicato il 20 Gennaio 2009 da sara_1971

Assioma: per apprezzare una situazione negativa è sufficiente sperimentarne una pessima. Se avere tre cani e due disadattati per casa può indurvi a sentirvi in croce, perdere una di queste bestie durante le feste di Natale è qualcosa che ricorda molto da vicino la Via Crucis.


Giorno -1: Sara osserva con scetticismo un volantino su cui campeggia la foto di un cane smarrito mesi prima e, screziata da sarcastica indifferenza, pensa tra sé e sé: “Tsk. A me non potrebbe mai capitare”.


Giorno 0: Sara lascia il cane nel giardino del Castelletto Genitoriale al mattino, torna in serata e (tu guarda un po’) non lo trova più.


Giorno 1: Sara decide di adottare un modo del tutto personale di manifestare l’amore-odio verso questo compagno, a volte così insopportabile da essere amabile ed irrinunciabile: tempesta il quartiere di crisi isteriche e lo impreziosisce di urla e poderose bestemmie. Alcuni vicini minacciano l’intervento della forza pubblica, altri invece spontaneamente (!) decidono di partecipare alle strenue ricerche nelle campagne circostanti.


Giorno 2: Vengono sguinzagliati Geghe, nel ruolo del maratoneta che fu di Dustyn Hoffman, Jay nella raccolta di informazioni utili dal popolo dei cartoni, Vogliosara nella veste di autista tuttofare, in quanto unico elemento in grado di vantare una patente di guida non (ancora) ritirata.


Giorno 3: Vengono reclutati Ipo e Blus. Quest’ultimo emette diagnosi: “era l’unico cane decente in tuo possesso, sicuramente è fuggita per salvarsi, c’è da capirla, l’avrei fatto anch’io”.


Giorno 4: Sara torna a casa all’una di notte dopo una ronda durata 18 ore: da un biglietto minaccioso lasciato dai vicini sulla porta di casa,  si rende conto di aver staccato per errore i loro contatori al mattino.


Giorno 5: Vengono stampati 1500 volantini. L’affissione viene attuata prevalentemente di notte, cosa che porta a stringere amicizia con il figlio (pregiudicato) di un avanzo di camorrista morto ammazzato negli anni’90 (non mi soffermo, sarà argomento di un prossimo post o del mio epitaffio, che poi tanto si sa come vanno a finire queste conoscenze).  


Giorno 6: Sara viene data per dispersa al Dipartimento. L’Anziano Direttore si prodiga per evitare il licenziamento sostituendosi a lei nel regolare svolgimento del lavoro di ricerca. Viene infatti avvistato verso le ore 14.00 alla fotocopiatrice con le giunture accademiche scricchiolanti.


Giorno 7: Sara decide di dirigere le sue indagini verso il nulla dell’area industriale, accompagnata da un epatotossico che tossica alle sue spalle (Jay). I due arrivano in un casolare che vanta la stessa organizzazione di un liceo occupato, la qual cosa empie la coppia di entusiasmo. Dopo una serafica fumata (di sigaro, malpensanti) le ricerche riprendono avvalendosi dell’aiuto di un pitbull raccattato nel centro sociale di cui sopra, che si scoprirà poi avere la rogna.


Giorno 8: Prima segnalazione. Sara accorre entusiasta. Si cerca un cane femmina, quello trovato è, naturalmente, maschio.


Giorno 9: Viene prestato conforto morale ad un amico di Jay casualmente incontrato al comando dei Vigili Urbani presso cui Sara si è recata per sporgere denuncia  (non dovrei occuparmene, lo so, e dovrei piuttosto impegnarmi a riscattare la televisione – dei miei - impegnata da Jay e dal suo amichetto in un momento di necessità).


Giorno 10:  Una malattia virale giunge a funestare le battute di caccia. Si teme sia varicella, ipotesi smentita da pronta visita medica. Per precauzione Vogliosara deciderà di continuare le ricerche munito di guanti e mascherina.


Giorno 11: Scegli un posto in centro, irraggiungibile con la macchina, fai in modo che scoppi un temporale memorabile, dopodiché rispondi ad una telefonata delirante in cui ti viene detto che il cane è da giorni rinchiuso in una officina. Sotto il diluvio è cosa giusta e buona innescare una piccola rissa con il proprietario del locale. Del cane, naturalmente, nemmeno l’ombra.


Giorno 12: Sara vaga di notte per le campagne adiacenti il Bronx barese (Carbonara). Di fronte a sé  trova un monatto con la fregola della profezia (bella cosa l’integrazione: non ritrovarsi in una città che ti è cambiata intorno e ti fa sentire un paria anche se sei nato poco distante). Forte della presenza del pitbull, ormai diventato a tutti gli effetti socio fondatore del gruppo investigativo, assapora per qualche istante il gusto solleticante della profanazione instaurando un simpatico dialogo sulla distinzione tra caso e destino (ogni tanto mi piacerebbe conoscere una persona afflitta solo da disturbi lievi piuttosto che gravi).


Giorno 13: Occhio ad usare i tranquillanti perché provocano, in soggetti predisposti, fenomeni depressivi. Ve lo dice una che è predisposta e non può fare a meno di prenderli (a discrezione inserire il complemento oggetto: tranquillanti o antidepressivi).


Giorno 14: Una telefonata anonima avverte della presenza di una carogna sulla tangenziale. Sara non si sente forte abbastanza per recarsi di persona e invia l’oscuro emissario (Jay) per i doverosi accertamenti. Quest’ultimo tornerà dopo 2 ore (di agonia) con in mano un collare rosso nuovo di zecca.


Jay: Non era lei ma il collare è riutilizzabile.


Sara: Fai schifo.


Jay: Vabbè ho capito, me lo vendo.


Giorno 15: Sara decide di comprare una pagina della Gazzetta, ritenendo i soldi necessari all’acquisto i talleri meglio spesi nell’ultimo anno, (oltre naturalmente, a quelli sborsati per sostituire il divano divorato dalla fuggitiva nei mesi precedenti la scomparsa). Blus si offre come guida per accompagnare Sara attraverso la smaliziata piega della burocrazia.


Blus: Mi sono informato, costa parecchio.


Sara: E’ l’unica possibilità, ormai.


Blus: Con che soldi pensi di pagare?


Sara: Con quelli che mi presterete tu e Vogliosara.


Blus: Due minuti di silenzio.


Sara (glissando): Vogliono contanti o accettano anche un assegno?


Blus (leggermente sfastidiato): Assegno. Purché sia coperto.


Giorno 16: Sara, ormai stremata, siede sul balcone della sua triste magione in compagnia della disperazione. Passo – pensa - ho sprecato fin troppe fiches puntando su un solo numero. Quante probabilità ci sono di riaverla? Siamo sinceri: non è bello ritrovarsi ad aspettare una fioritura quando si è già in autunno. O restare aggrappata ad un sogno che non si realizzerà mai, che poi è la stessa cosa. Basta.


Giorno 17: Non credo di dovervi spiegare cosa si prova quando vi restituiscono l’odiosa ed insopportabile bestiaccia  ma una cosa voglio dirvela. In questo viaggio ai confini dell’improbabile ho visto generosità, speranze e miserie. Com’è nel genere umano. E nel vortice della gora una cosa (forse) l’ho imparata: perché un affetto sappia muoversi, raggiungere l’altro e riportarlo a casa è necessario avere fortuna ma altrettanto indispensabile è volere (fortissimamente volere) aiutare la buona sorte.


Che è poi lo scellerato patto di chiunque non riesca a smettere di sperare.


 


Conclusioni: ho vinto un pitbull demodettico. Adesso i cani sono quattro. Di tutti i capolavori che Sara ha firmato nella sua carriera questo è sicuramente il più riuscito.


Baci rognosi.

 
 
 
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