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Nel 1947 l’allora presidente del Consiglio fu chiamato a un azzardo, nell’estremo tentativo di risollevare un Paese messo in ginocchio dalla guerra. La sua visita negli Usa si rivelò un successo e cambiò per sempre la politica italiana

De Gasperi (in primo piano sulla destra) in partenza per gli Stati Uniti nel 1947; a destra: Truman e De Gasperi a Washington nel 1951 (Foto Fondazione Trentina Alcide De Gasperi)
È forse il cappotto più famoso della politica italiana. Perché lo indossò Alcide De Gasperi durante il viaggio più importante che un presidente del Consiglio italiano abbia mai compiuto negli Stati Uniti. La storia è questa: è il gennaio del 1947, l’Italia è uscita dalla guerra umiliata, affamata e distrutta. A portare di fronte al mondo il peso dell’avventura militare voluta dal fascismo e della disfatta, è ora un uomo che Mussolini aveva messo in carcere e costretto, durante il Ventennio, a un esilio di fatto in Vaticano.
Un Paese in ginocchio
De Gasperi è disperatamente in cerca di pane, carbone e soldi. È un durissimo inverno di freddo e disperazione. Ma deve innanzitutto ricostruire l’onore del suo Paese. Riceve un invito privato a partecipare a una conferenza a Cleveland organizzata dal settimanale Time; glielo manda l’editore Henry Luce, il marito di colei che sarebbe poi stata l’ambasciatrice statunitense a Roma dal 1953 al 1956, Clare Booth.
De Gasperi è indeciso se partire: non ha avuto alcuna assicurazione dalla Casa Bianca che le sue richieste saranno ascoltate. Il presidente della Repubblica, Enrico de Nicola, lo spinge ad andare comunque e gli raccomanda di chiedere agli americani di aumentare la razione di pane: «Perché con 200 grammi giornalieri, i giovani non ce la fanno più». Anche l’ambasciatore americano Dunn lo invita ad accettare, ma gli raccomanda di portare una pelliccia per il freddo.
L’azzardo e il «segreto» del cappotto
Il presidente del Consiglio si decide per il viaggio, nonostante si tratti di un azzardo politico. Ma non ha una pelliccia; anzi, neanche un cappotto. Il suo è troppo liso per indossarlo davanti alle massime autorità degli Stati Uniti. A prestarglielo, secondo la versione più diffusa, è allora Attilio Piccioni, in quel momento segretario della Dc e a lui molto vicino. Ma c’è un’altra fonte, diretta e autorevole, che racconta un’altra storia. Il giornalista Paolo Palma, sull’Europeo, raccolse la confidenza di un parlamentare democristiano, Giuseppe Brusasca, all’epoca dei fatti sottosegretario agli esteri del governo. Insieme a un altro sottosegretario, Paolo Cappa, cui De Gasperi aveva confessato di non avere i soldi necessari all’acquisto, si muovono a sua insaputa: «Cappa procurò la stoffa, io l’astrakan tramite amici della Resistenza. La moglie del presidente, Francesca, prese un vecchio cappotto di De Gasperi. Andammo da un sarto, a Piazza Venezia, in un ammezzato. Le prove le feci io. Quando il presidente trovò la sorpresa sul letto, nella casa di via Bonifacio VIII, disse burbero alla moglie: “Quei due li metterò a posto io”. Ma si vedeva che era commosso».
In volo con la tempesta di neve
Il viaggio non partì sotto i migliori auspici. Una vera e propria tempesta di neve si accanì contro l’aereo su cui viaggiavano il presidente, la figlia Maria Romana, Donato Menichella, che a breve sarebbe diventato governatore della Banca d’Italia, Pietro Campilli, ministro del commercio estero, e un poco più che trentenne Guido Carli, allora direttore dell’Ufficio italiano cambi. Erano altri tempi anche per i voli intercontinentali. Il vento costrinse il quadrimotore ad atterrare per due volte alle Azzorre. Alla ripartenza, dopo lo scalo per il rifornimento, il vento era così forte che dovette tornare indietro. Durante il volo, per esorcizzare la tensione, il presidente trovò il modo di scherzarci su con la figlia: «A che pensi, papà?», gli chiese lei durante la turbolenta notte per fargli coraggio. E lui: «Penso a come farà Menichella ad allacciarsi il paracadute. Nella prova che abbiamo fatto prima della partenza, mi sono accorto che i paracadute sono studiati per soli magri e lui, dopo alcuni tentativi di allacciarsi la cintura, aveva abbandonato del tutto l’idea».
Il viaggio che cambiò per sempre l’Italia
Non precipitarono. Anzi, il viaggio si rivelò un grande successo. L’assegno degli Stati Uniti, seppure molto inferiore alle richieste, aveva una cifra tonda che risollevò il morale del Paese: 100 milioni di dollari. In più De Gasperi poté annusare i primi indizi dell’incipiente Guerra fredda e della dottrina Truman: pochi mesi dopo, nel maggio, estromise le sinistre dal governo tripartito e avviò una nuova stagione politica, quella del centrismo, che avrebbe portato l’Italia nell’Alleanza atlantica e realizzato grandi riforme sociali.
Un uomo d’altri tempi
Era un’Italia povera e modesta quella che si identificò con lui, ancora ben lontana dal boom economico. De Gasperi stesso era un uomo di altri tempi: nato nell’Ottocento, devoto cattolico, di quasi maniacale sobrietà e distacco dai beni materiali. Scriveva alla futura moglie poco prima del matrimonio, quasi mettendola sull’avviso circa il suo rapporto con il denaro: «Con le mie attitudini posso, se vorrò, guadagnare di più. L’avrei potuto anche fin d’ora, ma mi sono tracciato norme di severo disinteresse perché mi preme soprattutto la valutazione morale. Io sono tranquillo che tu condividerai con me le larghezze e le ristrettezze della vita, e che in te troverò un sostegno per addolcire quella preoccupazione che venisse non un aculeo verso guadagni che potessero turbare la limpidezza della mia vita politica». Davvero altri tempi.
PRIMA PUNTATA Antonio Polito___da___IL Corriere della sera






