Opec sotto pressione “Produca più petrolio per frenare i milazione”

 

 

 

Petrolio, l'Opec+ non aumenta la produzione per difendere il rialzo dei  prezzi - la Repubblica

 

 

 

Opec sotto pressione “Produca più petrolio per frenare i milazione”
Si muove Bruxelles: fondi straordinari e acquisti comuni di gas naturale
ROMA — È stato il tema principale di discussione tra il consigliere per la Sicurezza Usa Jake Sullivan, che giovedì scorso ha visto il principe ereditario dell’Arabia Saudita, Mohammed bin Salman. Sulla scia dell’intervento del portavoce della Casa Bianca, Jen Peski che più o meno nelle stesse ore si era rivolto direttamente ai vertici dell’Opec+ (lo storico cartello dei principali produttori di petrolio, da qualche anno allargato alla Russia). Entrambi i rappresentanti dell’amministrazione di Washington hanno fatto la stessa richiesta: aumentate la produzione di greggio, in modo da raffreddare il prezzo del petrolio, prima che le ricadute sull’inflazione pregiudichino la ripresa a livello globale dopo la fine dell’emergenza pandemica. La tempistica non è casuale: domani, i rappresentanti dell’Opec+ avranno un incontro in videoconferenza per fare il tagliando alla decisioni prese a luglio, quando è stato satbilito che la produzione di petrolio sarebbe cresciuta di 400 mila barili al giorno, per recuperare gradualmente il taglio di 5,8 milioni di barili stabilito dopo il drammatico crollo dei prezzi in seguito al lockdown. In passato, l’Opec+ ha saputo resistere alle pressioni e solo un mese fa ha confermato le sue decisioni: ma i nuovi dati sull’inflazione a livello globale (+5,4% negli Usa, +3,4%
Domani riunione del cartello per ridurre i tagli decisi un anno fa
e far scendere le quotazioni dopo le richieste arrivate da Washington
nell’eurozona, +9,5% in Cina, ai massimi da 13 anni) hanno cambiato il quadro. Così, secondo alcuni analisti, i vertici dell’Opec+ potrebbero essere accomodanti: l’ipotesi prevalente è l’aumento di 800 mila barili a partire da novembre, anticipando anche i 400 mila di dicembre, ma recuperando poi a dicembre quando non ci saranno aumenti. Una risposta ai report di alcune banche d’affari secondo cui qualsiasi aumento fino a 600 mila barili al giorno non farebbe che spingere i prezzi del greggio fino ai 90 dollari. Le preoccupazioni sono condivise anche a livello europeo. «Per il terzo trimestre del 2022 pensiamo di ottenere un prezzo ragionevole per il gas», ha detto ieri il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, pensando forse di rassicurare i consumatori dopo l’aumento record delle bollette appena entrato in vigore (+29,8% per l’elettricità e +14,4% per il gas naturale). In realtà, parlando a Milano alla giornata conclusiva dei lavori preparatori della Cop26, il fisico già a capo dell’Istituto italiano di tecnologia ha confermato che la nottata dei costi energetici sarà ancora molto lunga e dispendiosa per imprese e famiglie. Le quali, per almeno altri nove mesi, dovranno fare i conti – in senso letterale – con il caro-bollette. In assenza di nuovi provvedimenti straordinari la domanda di gas e petrolio è destinata a salire ancora, e i prezzi di conseguenza. Il che non è una bella prospettiva, visto che il petrolio ha chiuso la settimana sui mercati tornando sopra gli 80 dollari al barile (80,75 il Brent indice di riferimento del greggio del Mare del Nord) ai massimi da tre anni. Mentre il gas naturale ha superato anche i 100 euro per megawattora, facendo segnare un nuovo record di sempre. Eppure, il ministro parla a ragion veduta, perché i derivati delle materie prime, dicono che la curva dei prezzi inizierà a scendere soltanto verso la metà del prossimo anno. Un primo segnale potrebbe anivare domani dall’Opec+, come detto. Così come da Bruxelles: nelle stesse ore si tiene l’Eurogruppo che ha la questione del caro-bollette come primo punto in agenda. La Commissione sta preparando una sua strategia per far fronte all’emergenza dei mesi a venire, ma anche per lavorare nelle prossime settimane a un piano strutturale che preveda interventi comuni di fronte ad altre crisi che potrebbero avvenire in futuro. Finora i Paesi si sono mossi in autonomia, con i governi che hanno preso provvedimenti straordinari per limitare i rincari. Ma ora si va verso una strategia comunitaria, come acquisti congiunti di gas o un fondo transitorio fino a 8 miliardi per sterilizzare gli aumenti dei prossimi mesi.

***

II numero
800 mila
L’aumento L’Opec+ domani potrebbe decidere di aumentare di 800 mila barili la produzione giornaliera, invece dei 400 mila previsti, per raffreddare la corsa dei prezzi. II greggio ha toccato un nuovo massimo sui mercati finanziari venerdì scorso, superando gli 80 dollari al barile a Londra, record degli ultimi tre anni.

 

&

Share via emailSubmit to redditShare on Tumblr