Creato da paoloalbert il 20/12/2009

CHIMICA sperimentale

Esperienze in home-lab: considerazioni di chimica sperimentale e altro

 

 

Indice 401 - Fine

Post n°434 pubblicato il 01 Febbraio 2020 da paoloalbert

401-Capitolo di metallurgia... - Parte seconda
402-Capitolo di metallurgia... - Parte terza
403-Capitolo di metallurgia... - Parte quarta
404-Capitolo di metallurgia... - Parte quinta
405-Un rame residuo
406-Ma quanto centrifuga la mia centrifuga?
407-Ondina 33, Coltano...
408-Intervallo d'estate
409-Composti d'atiquariato
410-Il Magnete mi attira
411-Arrivo!
412-Sintesi del Bismutato di sodio
413-Test del bismutato di sodio
414-Il mistero del coherer
415-Al timone del Krassin!
416-Problemi lontani?
417-Ma da dove arrivano? Da Luiyang!
418-Gina e le meditazioni calanti
419-Spunti da una via di Milano
420-Primule di primavera
421-I limoni contengono acido citrico?
422-Al Deutches Museum 2.0, sconsolato
423-Sintesi della N,N-Dietiltoluamide - Prima parte
425-Sintesi della N,N-Dietiltoluamide - Seconda parte
426-E' arrivato il Secondo programma!
427-Lavoisier e le calcàre
428-Buon Natale 2019
429-Finalino della commedia
430-Indice 1 - 100
431-Indice 101 - 200
432-Indice 201 - 300
433-Indice 301 - 400

 

              ...°°°OOO°°°...°°°OOO°°°...°°°OOO°°°...


E col numero 429 mi commiato da quella manciatina di lettori che mi hanno seguito fin qui.
Grazie e buon futuro a tutti noi.

 
 
 

Indice 301 - 400

Post n°433 pubblicato il 31 Gennaio 2020 da paoloalbert

Indice dal 301 al 400

301-Buon 2015... col vischio
302-Intervallo
303-Forte e chiaro Samantha.
304-Test di ramatura
305-Michael Faraday e il mio test di ramatura
306-Ramatura chimica insolita
307-Tre Carneade formichieri
308-Sistema Pratico, ottobre 1958
309-Peltier e il Principio di reciprocità
310-Dialogo tra quattro strampalati
311-Turner
312-La guerra romantica
313-Riposa in pace
314-LCD Winstar 12864 A/J
315-Verso le Dolomiti con la 740
316-Arrivano i Tartari!
317-Ettore Molinari
318-Etere e perossidi
319-Dialogo su un quadro
320-Pausa artica
321-Un magico triangolo
322-Evento sull'Olimpo
323-Rame in Ahrntal
324-I due Seleniti
325-Citrazinic acid: failed!
326-Veleni e avvelenamenti
327-Che bel becco!
328-Sintesi della 3-Nitrofluoresceina
329-Luce irreale
330-Allucinant... eXpo!
331-La fame di Litio
332-Ai margini del bosco
333-Rosso cardinale
334-La disfatta di Caporetto? Colpa del piombo e dello zinco!
335-Omeopatiche diluizioni
336-Fiori, cobalto e atmosfere violette
337-Buon Natale
338-Non è Atlantide
339-Frequenzimetro "a capoccia"
340-La chimica della sciura Adele
341-Intervallino
342-Un Giallo limone
343-Un metallo dorato blù cielo
344-Riflessioni di galvanotecnica spicciola
345-Un microscopico riconoscimento a Eugenio Bertorelle
346-Questione di campi
347-Prugnoli in fiore
348-Grande anniversario
349-Risonanze fotoniche, coerenze quantistiche... e pentole
350-Al Deutches Museum
351-150 KiloClick
352-Aspettando l'occasione
353-Missione compiuta!
354-Acido mucico, sintesi
355-Povero Cangrande della Scala
356-Acido gallico dal tannino
357-Cimici sperimentali: razza in estinzione?
358-Sintesi del Cloretone
359-Intervallo
360-Solfuro di piombo, raddrizzi o non raddrizzi?
361-Il ferro di San Galgano
362-2016, l'anno dei Senza
363-Coincidenze cosmiche e numerologiche
364-Solstizio di dicembre 2016
365-L'Acido borico, H3BO3
366-Preparazione del Triossalocromato di potassio
367-La pila Daniell
368-Sintesi dell'Acido tioglicolico
369-Intervallo. Recupero del bario
370-Sintesi della 2,4-(Dinitrofenil)-fenilammina
371-La festa delle donne e l'Acido borico
372-Intervallo per l'11 aprile 1987
373-Sintesi della 2,2',4,4'-Tetranitrodifenilammina
374-Intervallo con quiz linguistico
375-Sintesi della 2,2',4,4',6,6'-Esanitrodifenilammina
376-Una amara Signora in Rosso
377-Potassio ed Esanitrodifenilammina
378-Risposta a Sabrina
379-Assaggiando la Feniltiocarbammide
380-Formiato di rame tetraidrato
381-Il nanocondizionatore
382-Kong Oscar IIs Kapell
383-Orizzonti lontani
384-Una spedizione sfortunata
385-Mistero svelato
386-Tutto è un'onda?
387-Stevia la dolce
388-Rossi di caco
389-Un berilometro a neutroni
390-Negli anni '70, a caccia di acquemarine
391-Al bivacco Vaninetti, tempo fa
392-Vinternatt i Rondane
393-L'inchiostro della nonna
394-Lo Stagno secondo Biringuccio - Prima parte
395-Lo Stagno secondo Biringuccio - Seconda parte
396-Lo strano "teorema di Kohn"
397-Scommetto 50 zecchini d'oro che... - Prima parte
398-Scommetto 50 zecchini d'oro che... - Seconda parte
399-Rame per il Doge
400-Capitolo di metallurgia... - Parte prima

 
 
 

Indice 201 - 300

Post n°432 pubblicato il 28 Gennaio 2020 da paoloalbert

Indice del blog dal 201 al 300

201-Acido fenilacetico - Aggiunta al post n.199
202-Anche le mosche amano
203-Un libro "elegante"
204-Nidi d'autunno
205-Sintesi del Magneson II
206-Il professor Umberto Sborgi
207-Un reattivo per Magnesio
208-Alcaloidi e letteratura
209-Dopo la Coniina... la Brucina
210-Intervallo di Santa Lucia
211-Un elemento "inutile"
212-Buon Natale
213-Buon compleanno Transistor
214-Ancora qualcosa sul Tulio
215-Una "analisi" per vie molto traverse...
216-Spiriti chimici
217-A proposito dello "spirito per campana"
218-La copiosa Repubblica degli Acidi...
219-Uno spiraglio nella campana
220-...e liquori da laboratorio
221-Simboli
222-Reazione di Schmidt e Tornow per il mercurio
223-Intervallo
224-Estrazione del Cadmio dal pigmento giallo
225-Minerali organici (prima parte)
226-Minerali organici (seconda parte)
227-Come eravamo
228-Il Salofene di Mustafà
229-Indicatori di primavera
230-Nikolai Nikolaievic Zinin
231-La condensazione benzoinica; sintesi
232-Intervallo di montagna
233-La chimica di Jules Verne
234-I gas... e il Ventennio
235-Intervallo con rose d'officina
236-Sintesi del p-Amminobenzoato di etile
237-La Hexbeam prende forma
238-Dal Benzoino... al Benzile
239-E dal Benzile alla 5,5-Difenilidantoina
240-Intervallo con Metel
241-Il reattivo di Marme e la tosse
242-Galeotto fu il cioccolatino... parte prima
243-Galeotto fu il cioccolatino... parte seconda
244-Il vecchio Lesa torna a girare
245-Sintesi del 2,4-Dinitroclorobenzene
246-La Tenda Rossa - Parte prima
247-La Tenda Rossa - Parte seconda
248-La Tenda Rossa - Parte terza
249-I frutti della Metel

250-Anche le valvole muoiono
251-La pianticella che ama i ruderi
252-Meraviglie d'autunno
253-Che piante saranno?
254-Che piante saranno? Elementare Watson!
255-Ligustro, pH e ioni alcalino terrosi
256-Alchimie nell'arte
257-C'è il Contest CQ WW!
258-Sintesi della 2,4-Dinitrofenilidrazina
259-Intervallo di Natale
260-Scatolette ritrovate
261-Le miniere di Potosì
262-Automobili ad acqua di rubinetto
263-Sistematiche demolizioni
264-Metalli insanguinati
265-Arduino, piccola grande gloria italiana
266-La sfida del fiammifero
267-Due parole sul Biossido di cloro
268-Risigalli, nicoli e spati di Bologna
269-LF e VLF
270-Antenna a telaio per LF e VLF
271-Due steppers per Arduino
272-Facciamo la "lissia"?
273-Analizziamo a cenere
274-Intervallo cretese
275-Ancora qualcosina sul Selenio
276-Work in progress...
277-Esagerazioni in un senso e nell'altro
278-Biciclette, chiocciole e carburi
279-Carburo e...?
280-Una miniera di antociani
281-Grimeton a log!
282-I razzi dell'Anselmo
283-Sal di muro
284-Sintesi del 1,3-Dinitrobenzene
285-Sintesi della m-Nitroanilina
286-Il mio Teslino
287-Sintesi dell'Acido valerianico
288-Sintesi del Formiato di isopropile
289-Mi chiedo...
290-Prologo a Biringuccio
291-Vannoccio Biringuccio, 1540... prima parte
292-Vannoccio Biringuccio, 1540... seconda parte
293-Vannoccio Biringuccio, 1540... terza e ultima parte
294-La storia a cavallo del 1540
295-La mucca moltiplica i capezzoli
296-The Chemist
297-Santa Lucia 2014
298-Sal di Spello
299-Buon Natale!
300-Buon Natale Samantha!

 
 
 

Indice 101 - 200

Post n°431 pubblicato il 20 Gennaio 2020 da paoloalbert

Indice del blog dal 101 al 200

101-Idrocianato di tritossido di ferro...
102-Commento al post precedente
103-Il Selenio, le sue forme e qualche curiosità
104-Allora, lo facciamo questo selenio?
105-Preparazione del Selenio dal Rosso di cadmio
106-Oggi parliamo di giacimenti minerari
107-A proposito di reagenti...
108-La ballata del Deodorante
109-Robert Jemison Van de Graaff, un multimilionario... in volt!
110-Generatore elettrostatico Van de Graaff - Prima parte
111-Generatore elettrostatico Van de Graaff - Seconda parte
112-Sintesi della Crisoina
113-Riflessioni sui coloranti organici
114-Corrosione elettrochimica
115-Classificazione chimica dei coloranti
116-Giocando con le pile: sintesi del Manganito manganoso
117-Un piccolo omaggio ad Alexander Bain
118-Strane fluorescenze...
119-Alla miniera di Schneeberg-Monteneve
120-Sintesi dell'Acetato di mentile
121-DDT, sintesi di un simbolo
122-Edgar Degas ed una passeggiata in collina
123-Cobalto, reazione di Blomstrand
124-I signori Marne, Kedde e gli oleandri
125-La viscida Muresside... parte prima
126-La viscida Muresside... parte seconda
127-La leggerai da lassù
128-Sintesi della Semicarbazide cloridrato
129-Le dieci gemelle PI
130-Quando usavamo i cannelli ferruminatori...
131-Sintesi della Fenilidrossilammina
132-DDR, Cumene ed esperimenti
133-Sfondi d'autunno
134-Cannelli ferruminatori in azione!
135-Sintesi dell'Acetato di metile
136-Termocromatismo del Tetraiodomercurato rameoso
137-L'olio d'oliva del barone Arthur von Hubl
138-Cu2HgI4: celletta per conducibilità
139-Occhi magici
140-L'ho trovato!
141-Sintesi del Tetraperoxicromato di potassio
142-La chimica ed un lontano processo
143-L'apparecchio di Marsh
144-Elettroalberello di Saturno
145-Gli Alogenuri alchilici (prima parte)
146-Sintesi del Bromuro di n-amile (seconda parte)
147-Cara vecchia radio a galena
148-Intervallo
149-La mia radio a galena e altre considerazioni
150-Il saggio di Lassaigne
151-Ricerca dell'azoto col saggio di Lassaigne
152-Il saggio di Lassaigne completo
153-Isotiocianato di allile... a Natale!
154-Natale duemilaundici
155-Chimica e letteratura gotica
156-Intervallo
157-Estrazione della Cuminaldeide
158-Il saggio di Tollens
159-Aspirina e DDT: cos'hanno in comune?
160-Tempo di non sintesi...
161-Noci, nocini e polifenoli
162-Laboratori quasi siberiani
163-Profondo Sud
164-Dal profondo Sud
165-Il venditore di Montreal: come nasce una truffa... chimica!
166-Un bel regaluccio
167-Giocando col sole
168-Intervallo
169-Il sonnifero della nonna
170-Zurufusu
171-Fantasmi a Ingurtosu
172-Piombo, argento e zinco a Montevecchio
173-Un colorante inedito
174-Un minerale "buttato nell'acido"
175-Sintesi dell'1-naftalensulfonato sodico
176-Il Genio della Lampada
177-Pile di una volta
178-Test sulla pila Grenet
179-Un'analisi dedicata... al gatto
180-Seconda parte dell'analisi... felina
181-Intermezzo messicano
182-Colorimetro PA mode, release 2.0
183-Il problema del vaso poroso
184-Aggiornamento al post n.180
185-Il flogisto e il peso negativo
186-Silice blù: la fine
187-Piccolo intervallo estivo
188-Piroantimoniato di potassio; prima parte
189-Piroantimoniato di potassio; fase operativa
190-Noise generator
191-Gli alogenuri acilici
192-Sintesi del cloruro di acetile
193-Sintesi del 4-(4'-idrossi-3'-metossifenil)-3-buten-2-one
194-Una preparazione da Ferragosto 2012
195-Tutta colpa delle macchie solari
196-Il fascino dell'attenuazione
197-Sintesi del propionato di n-amile
198-Sintesi dell'o- e p-cloronitrobenzene
199-Sintesi del fenilacetato di etile

200-Schema del colorimetro PA-mode

 
 
 

Indice 1 - 100

Post n°430 pubblicato il 16 Gennaio 2020 da paoloalbert

Indice del blog dall'1 al 100:

1- L'immagine del blog - CH3-CO-Br
2- Preparazione dell'Acido bromidrico
3- Datura stramonium
4- Preparazione del Cobaltinitrito di sodio
5- Sintesi del Dibenzalacetone
6- Il Trimetilborato
7- La gara delle puzze - L'Idrogeno seleniato
8- Sintesi del Cloruro di butirrile
9- Sintesi del Butirrato di amile
10- La reazione di Borodin
11- La macchina di Wimshurst
12- Sintesi del Salicilato di metile
13- Preparazione del Solfato di tetramminorame
14- La reazione di Stahre
15- Sintesi dell'Acido 5-nitrosalicilico
16- Preparazione del Bromuro rameoso
17- I sali di Roussin
18- Etilxantato, rame e altri metalli
19- Guerra chimica e puzzole!
20- Nitroprussiato sodico e solfuri
21- Arsenico e vecchi... pallini
22- Gutzeit, Bettendorf e vecchi pallini
23- Il ricevitore Barlow-Wadley XCR-30
24- Piccola cella elettrolitica
25- Sintesi elettrolitica del Bromato di potassio
26- Ferro VI: il Ferrato di sodio
27- Sintesi del n-Butilmercaptano
28- Esperimenti col Sig. Peltier
29- Sintesi dell'Acido mercaptoacetico
30- Sintesi dell'Aspirina
31- Preparazione del Dicloruro di pentaminoclorocobalto
32- Continuazione del Pentaminoclorocobalto
33- Sintesi del Luminol fase 1
34- Sintesi del Luminol fase 2
35- Sintesi del Luminol fase 3
36- Sintesi del Luminol fase 4
37- Buona estate!
38- Un Home-Lab, immagini da...
39- Un Home-Lab, immagini dal post precedente
40- Sintesi della Cuproftalocianina
41- Preparazione del Fluoruro di neodimio
42- Un grazie al Prof. Gustaf Komppa
43- Sintesi dell'Acido cinnamico
44- Giochino matematico con le leghe bimetalliche
45- Argento puro dalle sue leghe
46- Sintesi del Cinnamato di metile
47- Cinnamato di benzile: una sintesi da dimenticare
48- Un libro prezioso
49- Il Vetriolo di Cipro
50- Curiosità superchimiche

51-La reazione di Feigl
52-Una sensibilissima reazione
53-Sintesi dell'Acetato di benzile
54-Preparazione elettrolitica dello Iodato di potassio
55-Compagni di scuola
56-Acido carbossilico... chi è costui?
57-Sintesi del Propionato di benzile
58-Sintesi del Periodato di potassio
59-Pirotecnia, Händel e fuochi artificiali
60-Sintesi dell'Eosina ed Eosinato d'ammonio
61-Scavando fra le Terre Rare
62-Gadolinio e Disprosio, due sconosciuti?
63-Giocando con la candeggina
64-Intermezzo
65-Sintesi del Formiato di benzile
66-Buon Natale!
67-Sintesi dell'Idrobenzamide
68-Sintesi della Lophine
69-Fiat lux! E luce fu! (poca...)
70-Buon duemilaundici!
71-Giro di boa
72-Ambientalismo vittoriano
73-Sintesi del 2-Naftalensolfonato sodico
74-Un bel soffritto di cipolla
75-Divagazioni tra reagenti e acido nitrico
76-Chimica ed Arte: il Verde di Parigi
77-Scambio di coppie
78-Preparazione del Bromato di bario
79-Estreme insolubilità
80-Gli alcoli...
81-... e gli esteri!
82-Chimica e olio di oliva
83-L'acidità dell'olio di oliva
84-Perchè tre pale (prima puntata)
85-Perchè tre pale (seconda puntata)
86-Perchè tre pale (terza e ultima puntata)
87-La chimica in maschera
88-Una reazione specifica per il rame
89-Le acque storiche
90-Galeotto fu il libro
91-Tornasole, un indicatore fuori moda
92-Contatore Geiger FH-40b
93-Preparazione del Siliciuro di magnesio
94-Esperimento con i Silani
95-Intermezzo cristallino
96-Spettroscopio/colorimetro PA-mode (1° parte)
97-Spettroscopio/colorimetro PA-mode (2° parte)
98-Spettroscopio/colorimetro PA-mode (3° parte)
99-Spettroscopio/colorimetro PA-mode (4° e ultima parte)
100-I don't know how to love him

 
 
 

Finalino della commedia

Post n°429 pubblicato il 05 Gennaio 2020 da paoloalbert

Eh sì, non c'è nulla che non abbia un termine, ed anche questo blog ovviamente ce l'ha.
Da quando è iniziato sono passati giusto dieci anni e ormai è giunta l'ora di chiudere bottega.
Ho avuto parecchi affezionati lettori, che ringrazio della fiducia e della benevolenza; del resto sul Web si trovano infinite cose da leggere... una più una meno poco cambia. Giusto?
[A proposito: talvolta mi sono imbattuto in Rete in frammenti dei miei lavoretti "copiati e incollati" da qualche altra parte. Ringrazio anche i copiatori: di solito non si copia ciò che non si apprezza]

Termino per due fondamentali motivi:

MOTIVO PRIMO

Le sintesi chimiche possibili in home lab sono ovviamente tante ma non infinite; molte le potrei ancora fare, ma continuare a portarne avanti di INEDITE (e a questo ci tengo categoricamente) è diventato via via troppo costoso.
Come ho già detto altre volte fare nuove sintesi presuppone l'acquisto reiterato di sempre nuovi costosi reagenti.
Costosi non tanto in senso assoluto, ma nel senso di pessimo investimento economico... e mi spiego con un esempio:

-Facciamo finta che abbia trovato sfogliando il Vogel la bellissima sintesi X, che mi intriga particolarmente per i miei motivi.
Per poterla fare mi devo procurare una confezione da 100 g dei due reagenti Y1 e Y2 al prezzo Z1 e Z2.
Di Y1 ne uso 15 g e me ne rimangono 85... idem esattamente per Y2.
(E' un esempio: il principio non cambia anche dal punto di vista quantitativo!).
Con buona probabilità gli 85 + 85 g rimanenti rimarranno inutilizzati a far compagnia alle tante altre bottigliette del lab.
La resa economica di questa sintesi X è stata del 15% per la sostanza Y1 e del 15% per Y2.
La resa economica totale è calcolata quindi come 0,15 * 0,15 * 100 = 2,25%
(Il rendimento globale di un sistema è dato dal prodotto dei rendimenti di ciascuna fase).
Ho speso Z1+Z2 e ho avuto meno del due e mezzo percento di resa economica globale.
E questo solo acquistando due nuovi reagenti!
Si capisce facilmente che non è possibile continuare a lavorare in home-lab con questi rendimenti.

MOTIVO SECONDO

L'altro motivo altrettanto importante per la decisione di chiudere i battenti è che è venuto meno l'interscambio di esperienze con altri hobbisti sperimentali.
E mi spiego: qualche anno fa (diciamo fino al 2015) i chimici sperimentali che presentavano sintesi non banali attivi in Italia (fra i quali molto immodestamente mi metto) stavano come numero sulle dita di due mani... ed eravamo nel periodo d'oro della sperimentale home-lab!
[ATTENZIONE: insisto a parlare di sperimentale hobbistica e non di quella istituzionale, che non ha valore per questo discorso!]

Al giorno d'oggi tutti hanno tirato i remi in barca (per molti motivi che non sto qui a considerare) e nessuno più partecipa ai forum chimici, che si sono praticamente autoestinti.
[Esisteva un tempo un bel ex-forum chimico italiano, piacevole, vivace e assai attivo, ma di quel forum e delle antiche glorie è rimasto oggi solo un patetico ectoplasma che vivacchia di ricordi... (e di noiosissimi esercizi per gli esami)].
Il bello della chimica sperimentale hobbistica praticata ad un livello non terra-terra è anche (e soprattutto!) la condivisione giocosa delle proprie esperienze, i commenti costruttivi dei vari "competitors", che fino a qualche anno fa facevano a gara per intervenire con le proprie idee.
Se questa piacevole e sana condivisione viene a mancare, la mia pur bellissima sintesi X di cui sopra rimane incollata a me stesso, diventa fine a se stessa e non ha più senso.
Ora è appunto questa "condivisione giocosa e costruttiva" che è venuta a mancare completamente, come sono venuti a mancare i giocatori.
E' morta prima la gallina o si è rotto prima l'uovo?
Come il solito non si sa, ma è pacifico che si è verificata una reazione autocatalitica al rovescio, portando al crash.

Ci sono molti altri motivi, anch'essi importanti, che hanno determinato il tracollo della sperimentale home-lab, ma bastano i due citati per spiegare il fenomeno... ed eccoci qua, arrivati al traguardo.

Mi è stato giustamente suggerito di mettere un indice al blog, come fosse un libro a capitoli o un diario personale tematico (e lo è!); metterò quindi quest'indice per comodità di chi, capitando qui per caso, volesse leggersi qualche riflessione specifica in questo mio ludico teatrino non solo di chimica.

 
 
 

Buon Natale 2019

Post n°428 pubblicato il 21 Dicembre 2019 da paoloalbert

 

Natale 2019

 

La Colomba della Pace tenta di prendere il volo dalla sommità del Mondo

 
 
 

Lavoisier e le "calcÓre"

Post n°427 pubblicato il 12 Dicembre 2019 da paoloalbert

Quand'ero piccolissimo (appena poco più di un bimbo) mio padre mi portò a vedere l'ultima accensione dell'ultima "calcàra" della valle.
Venivano detti nella mia zona "calcàre" i forni rudimentali, praticamente identici a quelli romani e medioevali, per produrre quell'allora prezioso materiale che è la calce viva, cioè l'ossido di calcio -CaO-
I pochi ruderi di quella calcàra esistono ancora, ormai del tutto sepolti dai rovi e dalla vegetazione spontanea che cresce lungo la strada e ai margini del bosco di una stretta valle ombrosa.
Ecco come si faceva in queste piccole fornaci per la produzione locale, dai tempi di Romolo e Remo a quelli di mio padre.
Non è possibile far vedere la foto di ciò che resta di questo impianto, ma l'immagine seguente rende sufficientemente l'idea di come avrebbe potuto essere fino a qualche decennio fa, aumentando l'altezza di un paio di metri.

 

Calcàra

 

La calcàra era una costruzione circolare del tutto simile ad un piccolo nuraghe sardo, alta circa quattro metri, fatta di grosse pietre al contorno e con una grande cavità all'interno alla quale si accedeva tramite una piccola apertura alla base.
La volta della cavità veniva riempita, ammassandoli con arte, di grossi frammenti di roccia calcarea (cioè costituiti da carbonato di calcio CaCO3, di cui la zona era ricca); al di sotto della volta tutto il restante spazio veniva letteralmente stipato di centinaia di quelle che erano chiamate dai boscaioli "spinarele", cioè piccole fascine di legna secca e sottile derivanti dalla pulizia invernale, allora accuratissima, dei boschi.
Una volta completate le operazioni di riempimento, questa specie di rustico altoforno veniva acceso.
Le spinarele, una volta toccate dalla fiamma, bruciavano nè più nè meno come fossero benzina... e questo particolare che ho visto da bambino mi è rimasto fotografato nella memoria in maniera indelebile.
Qualche "diversamente giovane" capitato in questo strambo blog si ricorderà di quei vecchi catechismi e di quelle omelie parrocchiali nei quali gli inferni fiammeggianti erano lasciati immaginare agli adulti peccatori e ai bambini ignari.
Beh, l'inferno come me l'avevano descritto da bambino (e quello fiammeggiante di Dante) era esattamente come il ventre di quella calcàra.
Una fiamma infernale s'intravvedeva dalla porticina, dalla quale l'aria aspirata alimentava il vortice rovente che lambendo il calcare lo surriscaldava e poi usciva sotto forma di una altissima colonna di fumo e faville da quel vulcano in miniatura.
Essa veniva continuamente alimentata con nuove fascine, e così via per giorni interi fino al momento in cui il mastro calcàro avesse ritenuta compiuta l'operazione di cottura.

E' banale (ma la scrivo per i non chimici) immaginare la reazione che avveniva nel calcare per mezzo del calore:

CaCO3 --> CaO + CO2    (1)

Traducendo la semplicissima formula, significa che il carbonato di calcio a circa 900° gradi si scinde in ossido di calcio e anidride carbonica.
I "sassi" calcarei sono diventati sassi di calce viva, purgandosi dell'anidride carbonica che se ne è andata sotto forma di gas.
Dopo il tempo convenuto si lasciava raffreddare lentamente (pregando tutti i santi che nel frattempo dal cielo non piovesse!) e poi la calce viva veniva rapidamente caricata sui carretti o su qualche scalcinato camion Dodge residuato bellico americano e la si portava a "spegnere".
Lo spegnimento si faceva in prossimità del cantiere edile o della casa in ristrutturazione, in una apposita fossa fatta con delle tavole in legno nella quale si ponevano i pezzi di CaO ancora tiepidi, sui quali veniva versata cautamente dell'acqua con un secchio.
Anche qui la reazione è facile:

CaO + H2O --> Ca(OH)2    (2)

L'ossido di calcio reagisce con l'acqua e si trasforma in idrossido di calcio, Ca(OH)2.
La reazione della calce viva con acqua è molto esotermica e l'acqua gettata entrava in ebollizione, causando spruzzi di idrossido di calcio caustico assai pericolosi.
I bambini venivano tenuti alla larga dalla spegnimento della calce, perchè tutti sapevano che se ne ricevevi uno schizzetto in un occhio, eri orbo per il resto della vita.
Mescolando e mescolando, l'idrossido di calcio si andava formando sotto forma di un cremoso, morbido e bianchissimo grassello, ed era la calce spenta, con la quale, per generazioni e generazioni, si sono costruite case, palazzi e monumenti fino all'avvento del cemento.
(La calce spenta viene impiegata estesamente anche oggi, ma ovviamente si fabbrica e si usa in altre condizioni, anche se il principio rimane identico).

E per concludere: come mai con la calce si possono costruire manufatti che durano secoli?
Anche qui la chimica (grazie, chimica!) ci viene in aiuto:

Ca(OH)2 + CO2 --> CaCO3 + H2O    (3)

L'idrossido di calcio mescolato alla sabbia e ghiaia assorbe lentamente l'anidride carbonica dall'aria (esattamente quella che aveva perduto nelle fiamme della calcàra), e facendo presa si ritrasforma in carbonato di calcio duro e resistente (più o meno come quello dei sassi originari).
E l'acqua che pian piano si libera? E' esattamente quella aggiunta col secchio!
Visto come il cerchio chimico si chiude perfettamente? Una meraviglia...

Siete curiosi di sapere anche le quantità in gioco? (Questi calcolini, in chimica, si chiamano stechiometria):

-Da 1 quintale di calcare (supposto puro) si ottengono 56 Kg di calce viva e sono stati emessi 44 Kg di anidride carbonica (22 metri cubi di gas, reazione 1)

-Da 56 Kg di calce viva, aggiungendo 18 Kg di acqua, si ottengono 74 Kg di calce spenta (reazione 2)

-Quei 74 Kg di calce spenta assorbiranno, durante la lenta presa, 44 Kg di anidride carbonica ed emetteranno 18 Kg di acqua (reazione 3)

-E 74 + 44 - 18 quanto fa? 100! Giusto il quintale di partenza!

-I conti tornano! Nulla si crea e nulla si distrugge- esclamerebbe con soddisfazione il vecchio Lavoisier, che alla stechiometria ci teneva...

[per inciso, 100, 74, 56, 44 e 18 sono i pesi molecolari di CaCO3, Ca(OH)2, CaO, CO2 e H2O)

 
 
 

E' arrivato il Secondo Programma!

Post n°426 pubblicato il 03 Novembre 2019 da paoloalbert

Cosa sarà mai questo strano oggetto qui sotto?

 

Secondo programma 1



Vuoi vederlo anche dentro? Eccolo:

 

Secondo programma 2



Che sia roba elettronica è chiaro, che sia roba molto vecchia anche, perchè oggi con tutto questo materiale metallico ci fanno una lavatrice, non un aggeggino grande mezza mano.
Quando questo oggetto arrivò, a fine 1961, fu accolto come manna dal cielo da quella ingenua e felice società degli anni sessanta perchè veniva a portare nelle case del boom economico nientepopòdimeno che il SECONDO PROGRAMMA TV!
Da domani, DUE canali sull'elettrodomestico più amato dagli italiani: ragazzi, questo sì che è progresso!


Ecco come più o meno funzionò all'esordio la faccenda:

1- Facciamo finta che il Ragionier Spartano abbia comprato da un paio d'anni un bel televisore di gran marca, un Grundig a 19 valvole col suo tubo catodico da 17 pollici sporgente un chilometro dietro il mobilone di legno lucidissimo impiallacciato noce.
Tutto bene finchè arriva una grandissima novità in fatto di TV: la RAI ha lanciato il SECONDO PROGRAMMA!
Ma siamo negli anni '60 e il ragioniere non può permettersi di comprare ex novo un altro televisore per vederlo.

2- Allora Spartano carica sulla millecento il suo cassone e lo porta dal "radiotecnico" di fiducia (allora i radiotecnici, oggi completamente estinti, erano numerosi) e lo incarica, come tanti altri italiani, di "installare il secondo programma" sul suo televisore.

3- Detto fatto; il radiotecnico fa col trapano due bei buchi nel mobile finto noce: uno per farci passare un perno girevole e uno per far passare un interruttore a levetta, di quelli col pallino in cima.

4- Quale perno girevole? Proprio quello dell'immagine vista sopra. L'accrocco è opportunamente avvitato all'interno del mobile (tanto di spazio ce n'è d'avanzo) e il perno sporge fuori munito di opportuna manopola.

5- Non è finita: il medesimo radiotecnico fa un viaggetto sul tetto della casa degli Spartano e, accanto all'antenna "del primo programma" ne piazza un'altra più piccola, appunto quella "del secondo".

6- Alla fine della piattina di discesa (allora non c'erano i cavi coassiali e dall'antenna agli appartamenti si scendeva con una selva di "piattine", linee bifilari in polietilene) il radiotecnico monta dietro il televisore uno scatolino detto "demiscelatore" che manda i segnali televisivi metà alla vecchia presa d'antenna e metà all'oggetto misterioso protagonista di questa storiella.
[Un pezzetto della piattina di ingresso la si può vedere anche nelle foto sopra]

7- E' quasi finita: da stasera il Ragioniere e la sua signora (Adele) possono guardare anche il secondo programma TV (dalle 21:05 alle 23:15; un paio d'ore, non di più!) ... ma prima ci vuole la "sintonizzazione"!

8- Acceso il Grundig monumentale, si sposta l'interruttore sporgente dal buco laterale da "1" a "2" e si gira lentamente (lentamente, ragioniere!) la manopola fino a sintonizzare il segnale, che il radiotecnico assicura dover arrivare abbastanza bene nella zona.
Evviva, un po' di neve, ma funziona!

-Adele, telefona alla moglie del ragionier Picchetti e dille che noi stasera ci guardiamo "Caccia al numero" con Mike Bongiorno sul SECONDO programma.
Vediamo se sono sempre loro i primi in tutto...-


                                    ...°°°OOO°°°...

Ma, a parte la piccola sceneggiata, cos'era in pratica quel "coso"?
Era semplicemente un convertitore UHF, che abbassava la frequenza ricevuta dall'antenna in gamma UHF (da 470 a 860 MHz) a circa 43 MHz, che era la Media Frequenza dei vecchi televisori; insomma una frequenza alla quale erano predisposti per il funzionamento (il discorso sarebbe lungo e complesso, la metto giù solo così).

Era un oggetto all'avanguardia per quei tempi perchè le frequenze in gioco molto alte obbligavano all'uso di transistor speciali (nel convertitore di cui sopra i famosi AF239 e AF139).
I canali del secondo andavano dal 21 al 69 e girando la manopola si trovava il canale della propria zona, un po' come la sintonia delle vecchie radio.
Una volta "sintonizzato", la manopola non si toccava più e si agiva solo sull'interruttore... da una parte il Primo programma, dall'altra il Secondo.

E le televendite? E i canali tematici? E le TV private? E i film "on demand"?... Fantascienza, assoluta fantascienza.

 

 
 
 

N,N-Dietil-m-toluamide sintesi, seconda parte

Post n°425 pubblicato il 03 Novembre 2019 da paoloalbert

Allora andiamo avanti con il nostro "Autan"?
Fatto il toluilcloruro? Siamo belli calmi e sicuri? Allora possiamo partire per la seconda parte della sintesi, che tanto per cambiare... è peggio della prima!
Rinnovo quindi le precauzioni operative già date; questa fase va svolta tassativamente all'aperto (visto che le cappe professionali non sono così comuni in home lab), con guanti e quant'altro.
Veteria perfettamente asciutta anche in questo caso.

Materiale occorrente per la seconda parte

- cloruro di toluile
- dietilammina
- etere
- vetreria opportuna

In un pallone da 250 ml porre il toluilcloruro precedentemente prodotto ed aggiungere 100 ml di etere anidro.
Devo dire di aver soprasseduto su questo particolare e di aver usato l'etere che avevo così com'era. Sicuramente la resa finale sarebbe migliore usando etere effettivamente anidro.
Raffreddare e preparare a parte una soluzione di 35 ml di dietilammina (attenzione!) e 70 ml di etere anidro.
Ora viene la parte lunga e fastidiosa: aggiungere goccia a goccia, mentre si mescola vigorosamente il pallone, l'ammina al cloruro.
La reazione è estremamente energica, quasi come mettere ammoniaca nell'H2SO4 conc... quindi RI-attenzione! Si ha istantanea formazione del cloruro di dietilammina sotto forma di un precipitato bianco-beige voluminoso, che riempie ben presto tutto il pallone.

deet 5

Quando tutta l'ammina è stata immessa, mescolare per una decina di minuti.
Aggiungere ora 70 ml di NaOH al 10% e tenere in agitazione per altrettanto tempo.
Con i reagenti ancora presenti si forma il sale sodico solubile dell'acido m-toluico, eventuale tionilcloruro viene distrutto ed è solubile pure il cloruro dell'ammina in eccesso; rimane quindi un liquido lmpido rossastro diviso in due fasi.

 

 

 

deet 6Separare la fase eterea superiore, lavarla con un po' di soluzione di NaOH e riseparare.
Lavare ora la fase eterea con 50 ml di HCl al 10% e poi con altrettanta acqua.
Anidrificare con una spatolata di Na2SO4 o altro essiccante e lasciar agire fino a che il liquido sarà limpido.

 

 

 

 



deet 7Eliminare l'etere in eccesso mediante evaporazione; io ho lasciato la soluzione in recipiente aperto e arieggiato fino a che tutto l'etere è evaporato.
Purtroppo la dietiltoluammide grezza è sempre di colore bruno rossastro, dovuto ad impurezze ineliminabili durante la sintesi.
Andrebbe purificata su colonna con allumina ed esano (operazioni che ovviamente non posso fare per non perdere tutta la piccola quantità prodotta... mi basta il principio).
La resa è stata di 8,2 ml, pari a circa il 53% sull'acido toluico; dopo tutti i passaggi mi ritengo anche troppo soddisfatto.

 

Quando feci la sintesi avevo scritto: -"ora che abbiamo fatto l'Autan originale, la DEET è stata sostituita commercialmente con l'icaridina. Che ci tocchi fare la sintesi anche di questa?"

Purtroppo no, nel frattempo... i tempi per le belle sintesi sono tramontati, non solo per me.

E questa appena presentata, probabilmente, sarà (sarà stata) l'ultima sintesi di un certo impegno. Eccola:

 

deet 8

 

Ma la dietiltoluamide non è incolora? Certo che lo è, ma se l'avessi trattata con carbone attivo sarebbe stata bella ma me ne sarebbe rimasta troppo poca. Mi accontentai.

 
 
 

N,N-Dietil-m-toluamide sintesi, prima parte

Post n°423 pubblicato il 23 Settembre 2019 da paoloalbert

Tutti ci siamo spalmati sulla pelle almeno una volta, chi più chi meno, la dietiltoluamide dell'Autan, simbolo commerciale di un famoso repellente per insetti.

Ora questa sostanza è stata sostituita dalla icaridina ma la dietiltoluamide rimane in memoria come il repellente-tipo.


deet   icaridina

                DEET                              Icaridina

 

Ho provato (ormai qualche anno fa, ma la pubblico adesso per i motivi che dirò) a farne la sintesi, con maggior interesse del solito perchè la stessa è tosta e quindi di particolare soddisfazione una volta arrivati alla fine.
Lo dico subito: la sintesi NON E' ADATTA in modo categorico ad uno sperimentatore alle prime armi e che non sia per sua natura "accorto e prudente".
Anche i reagenti non sono proprio quelli che si trovavano nel Piccolo chimico, nemmeno quello di quando eravamo bimbi e quel gioco era una cosa seria.
Detto questo come premessa doverosa, andiamo alla procedura.
La stessa si svolge in due fasi: nella prima avviene l'alogenazione (con tionilcloruro SOCl2) dell'acido m-toluico a cloruro di m-toluile il quale, nella seconda parte, viene fatto reagire con la dietilammina per dare l'ammide N,N-sostituita.

Materiale occorrente per la prima parte

- Acido m-toluico
- Cloruro di tionile
- vetreria opportuna

Ecco la reazione:


reazione

 

La procedura DEVE essere eseguita con tutti i sottintesi ai quali ho accennato prima, sotto cappa o in condizioni opportune.
Preparare un setup con pallone, condensatore allhin e trappola per HCl, come si vede in foto.
Il metodo dell'imbuto rovesciato su acqua funziona benissimo; se il setup è fatto bene NON si ha emanazione acida nell'ambiente e praticamente tutti i vapori fortemente acidi che si svolgono vengono assorbiti senza problemi.
Porre attenzione al livello dell'acqua, che deve essere di qualche mm appena sotto l'imbuto, senza toccarlo.
Tutta la vetreria deve essere perfettamente asciutta.


deet 1Mettere in un palloncino da 100 ml 10 g di acido m-toluico e aggiungere 10 ml di cloruro di tionile; chiudere immediatamente, mescolare e tenere a riflusso su bagno di sabbia per 15-20 minuti.


Regolare la temperatura in modo che si abbia una leggera ebollizione ed un regolare svolgimento di HCl gassoso e anidride solforosa dalla sommità dell'allhin, che vengono assorbiti dalla "gas trap" in maniera praticamente totale.

deet 2

 

 

 

 

Lasciar raffreddare e tenere il cloruro di m-toluile prodotto (ermeticamente chiuso con tappo smerigliato) per la successiva reazione con la dietilammina.
Si presenta come un liquido rossastro, fumante all'aria e aggressivo come tutti i cloruri acilici.


deet 3

 

Ecco il cloruro di toluile! Conclusione la prossima volta.

 
 
 

Al Deutches Museum 2.0, sconsolato

Post n°422 pubblicato il 09 Giugno 2019 da paoloalbert

Lo sconsolato post di oggi è purtroppo un altrettanto sconsolato aggiornamento al post n. 350
Anni fa andai a visitare quello che avevo sempre considerato il più bello dei musei tecnico-scientifici mondiali, ovvero il Deutches Museum di Monaco.
Mi ero sempre ripromesso di tornarci, con l'idea fissa di starci come minimo un paio di giorni dalla mattina alla sera e di rivedermenlo tutto, pezzo per pezzo.
Ecco, ora l'ho fatto... e sono uscito sconsolato (è la terza volta che lo dico!) dopo poche ore.
L'atmosfera in una decina di anni è radicalmente cambiata, in peggio.
Addio macchina dei fulmini (l'attrazione fondamentale, una volta sempre in funzione), addio sezione chimica, addio un mucchio di altre cose che non sto a dire.

Ci si è "modernizzati" anche qui, inserendo a piene mani quelle banalità pseudo didattiche che oggi van di moda per le scuole... il giroscopio con la ruota di bicicletta... la molla elastica... le palline rimbalzanti all'urto... lo specchio deformante... eccetera eccetera.
E sale piene di marmocchi schiamazzanti... e pannelli molto colorati ma con poco senso hanno preso il posto a tante di quelle fantastiche vetrinette ognuna racchiudente un intelligente esperimento scientifico comandabile con un pulsante.
E quelle ancor più fantastiche vetrinette con le più strane reazioni chimiche fattibili in tempo reale?
Semplicemente eliminate, non esistono più, la sezione chimica l'ho trovata in sfacelo.
E la macchina di Linde per fabbricare l'aria liquida?
Un'altra mia fissa infantile: l'ho cercata anche stavolta ma non l'ho trovata, colpa mia.
Sicuramente questa c'è ancora, ma ero distratto da troppa gente e troppi didattici schiamazzi... me ne sono andato.

                                   ...°°°OOO°°°...

Tutto quanto sopra lo potrei riportare pari-pari (fatte le debite proporzioni!!!) per il Museo della Scienza e della Tecnica di Milano.
Questo l'ho visto troppe volte, scendendo ogni volta un gradino.
Anche qui gente e bimbi, bimbi e gente, maestre con la loro filetta di bimbi (giustamente) schiamazzanti, scuole medie di mezza Italia in attesa del loro turno "didattico"... la famosa macchinona di Tesla... fuori servizio... eccetera, idem con patate... pardon, idem come sopra.
La prima volta che visitai questo museo c'ero andato per vedere (da appassionato al tema) la storica Tenda Rossa di Nobile.
Da quanti anni questo cimelio giace sepolto nei sotterranei non visitabili del Museo?
Da troppi (e forse pessimisticamente non ne uscirà mai più).
A quei tempi col biglietto del museo si visitava perfino la vecchissima semisconosciuta Xiloteca Cormio; che fine ha fatto?
Ma tant'è, roba per i vecchi, di nessuna importanza.


Avanti maestre e bimbi, tutti a vedere i modellini di Leonardo come avete visto in TV... non è forse intitolato a Lui questo Museo?

 
 
 

I limoni contengono acido citrico?

Post n°421 pubblicato il 19 Aprile 2019 da paoloalbert
Foto di paoloalbert

Che domanda! Ovvio che lo contengono, lo sanno anche i bimbi.
E allora perchè questo titolo abbastanza stupidino?
Perchè nonostante la semplicità del caso non avevo mai effettuato il saggio analitico di Denigès per i citrati, che per un chimico sperimentale vecchia scuola è una bella mancanza!
Corro subito ai ripari... quindi di corsa a cercare un limone e qualcos'altro che serve!

Il professor Georges Denigès è stato anch'egli un classico rappresentante di quella bella chimica sperimentale ottocentesca, della quale questo modesto blog ha riproposto tanti esempi corredati spesso dalla esecuzione pratica di "vecchi" metodi analitici.
Un esauriente articolo di Guy Devaux (per la Société d'histoire de la pharmacie, Paris 2002, LINK) racconta per esteso tutta l'opera chimica di Denigès e termina con la seguente frase, alla quale mi associo come sempre faccio quando riproduco per gioco vecchi lavori di scienziati oggi spesso dimenticati:

-"...Georges Denigès... Que sa memoire demeure toujours prèservée de l'herbe de l'oubli"-

Ecco perchè, in onore del vecchio Georges, ho cercato, si fa per dire, l'acido citrico nei limoni.

Materiale occorrente (e qui mi vi viene in aiuto l'insostituibile Treadwell):

- Ossido di mercurio
- Acido solforico
- Permanganato di potassio
- Cloruro di sodio
- Cloruro ferrico

Il reattivo di Denigès si prepara sciogliendo 5 g di HgO in una miscela di 100 ml di acqua e 20 ml di H2SO4 concentrato; in pratica ne deriva una soluzione acida di solfato mercurico HgSO4.
E' sottinteso che, rispettando le proporzioni, ho preparato nel mio caso una minima quantità di reattivo, sufficiente per condurre un paio di test.
La prova è stata fatta diluendo 1:3 del succo di limone e filtrando per ottenere una soluzione limpida.
Si tratta la soluzione citrica (qualche ml) con un ventesimo del suo volume del reattivo di Denigès, si scalda all'ebollizione e si aggiungono 5-6 gocce di KMnO4 N/10.
Il permanganato si decolora e si ottiene subito un precipitato bianco cristallino combinazione tra il solfato mercurico ed il sale di questo metallo con l'acido acetondicarbossilico, di formula HCOO-CH2-CO-CH2-COOH

Nell'immagine qui sotto si vede a destra la soluzione citrica dopo la procedura appena descritta; a sinistra per contrasto la soluzione di permanganato.

Denigès 1

 

In casi come questo di piccole quantità di sostanza è molto conveniente separare per centrifugazione il precipitato anzichè perderne gran parte sul filtro.

Procedendo con il metodo descritto dal Treadwell, si tratta il precipitato con una soluzione di cloruro di sodio, nella quale si scioglie perfettamente con formazione di HgCl2 e acido acetondicarbossilico, il quale, come gli altri composti chetonici o fenolici, si colora in rossastro in presenza di cloruro ferrico.

 

Denigès 2

 

L'immagine mostra a destra la soluzione ferrica, al centro la prova in bianco con tre gocce di FeCl3 e a sinistra la colorazione rossa indice della presenza di quell'acido acetondicarbossilico formatosi per ossidazione dal citrico.
La reazione di Denigès pur non essendo specifica è molto sensibile, riuscendo positiva fino ad una concentrazione di 500 mg/l di acido citrico.

E l'altra reazione classica per i citrati, con la formazione di pentabromoacetone?
Beh, l'onore al farmacista svedese L.Stahre l'ho già reso, facendo e descrivendo la sua reazione una decina di anni fa in uno dei primi post, il n.14-

 
 
 

Primule di primavera

Post n°420 pubblicato il 13 Marzo 2019 da paoloalbert

Lungo una strada montana dei miei posti è oggi tutto un fiorire di primule gialle; se fossero usignoli l'ambiente rimbomberebbe di inni alla primavera.
Il loro inno monocromatico lo mostrano lungo tutto il mese di marzo, riempiendo il tragitto di migliaia di occhietti gialli che rallegrano il percorso.

 

primule

 

Si tratta della diffusissima Primula vulgaris che vive in tante parti delle nostre colline; durante l'anno  si fa notare con difficoltà solo per qualche fogliolina verde rugosa, mentre esplode nel suo breve fulgore all'inizio della primavera.
Per quanto è carina da vedere, al contrario delle sua sorellina violetta è solo leggermente profumata.
Per stare in tema chimico, dopo essere passato da quelle parti ho dato un'occhiata al Parry (The chemistry of essential oils, 1921) per vedere i costituenti odorosi di questo delizioso fiorellino spontaneo.
Vi sono nella radice due glucosidi dai bellissimi nomi (Primaverina e Primulaverina!) che quando idrolizzati danno origine rispettivamente all'estere metilico dell'acido β-metoxiresorcilico e all'estere metilico dell'acido m-metoxisalicilico lievemente aromatici.
Ecco le rispettive formulette:

primule smell


Esse nulla diranno ai non chimici ma le metto qui apposta provocatoriamente per dimostrare (per la milionesima volta...) che la natura E' FATTA di chimica, e che sta di casa anche e specialmente in quelle fragranti essenze che inebriano l'olfatto e in quell'arcobaleno di colori che rapiscono la vista.

-Niente chimica, mi raccomando!... -sento sempre dire da qualcuno- solo cose naturali!

E quei tremendi "-metoxi" ... eccetera che ho messo sopra, chi li ha fatti se non la natura?
Non facciamoci continuamente abbindolare, per favore, da quella stucchevole chimico-fobia social-mediatica oggi di gran moda!

 

 
 
 

Spunti da una via di Milano

Post n°419 pubblicato il 05 Febbraio 2019 da paoloalbert

C'è nella profonda Milano nord, alla Comasina, una anonima (nel senso di poco conosciuta) via intitolata a Gerolamo Forni, farmacista milanese del XIX-esimo secolo.
Chi era questo ignoto farmacista per avere l'onore di una via dedicata?
Avete presente il bicarbonato di sodio (NaHCO3) e la soda Solvay (Na2CO3)? Sono cose da molti milioni di tonnellate prodotte nel mondo per infiniti impieghi.
Ebbene, nella prima metà dell'ottocento il milanese Gerolamo Forni fu lo sfortunato precursore di Ernst Solvay, colui che è passato poi alla storia e alle fortune industriali per essere riuscito a mettere in pratica un economico processo per la produzione della soda usando sale e ammoniaca come materie prime.
La soda era prodotta fin dagli albori della vera chimica, suppergiù gli anni della Rivoluzione francese, con un procedimento dispendioso ed estremamente inquinante, il processo Leblanc.
(Sarebbe interessante vedere anche questo procedimento, ma lo rimando ad altre occasioni).

Ecco che nel 1836 il nostro Gerolamo ebbe l'idea di far reagire ammoniaca, anidride carbonica e cloruro di sodio per ottenere bicarbonato, secondo la reazione complessiva seguente:
 
NaCl + NH3 + CO2 + H2O → NaHCO3 + NH4Cl

A parte l'ovvia disponibilità ed economicità del sale, anche l'ammoniaca era un sottoprodotto delle fabbriche del gas illuminante e pure l'anidride carbonica derivava a basso prezzo dalla calcinazione del calcare (CaCO3 → CaO + CO2).
Le sue prove furono perseguite dal 1838 al 1840 nella raffineria dei nitri di Milano, col beneplacito del Governo austriaco; l'idea era giusta, ma i risultati furono purtroppo poco incoraggianti e non vantaggiosi, evidentemente per carenze nella messa a punto del procedimento industriale.
E la storia di Gerolamo Forni imprenditore finisce qui... sicuramente avrà continuato con più successo a fare il farmacista.

Il procedimento del Forni riuscì invece bene (e passò alla storia alla grande!) a Ernst Solvay, un intraprendente giovanotto belga figlio di un salinaio brabantino.
Dopo studi in chimica assai limitati, il giovane Ernst si trovò ad aiutare uno zio che dirigeva un'officina del gas a Schaerbeerk, vicino a Bruxelles; qui pensò di utilizzare l'ingente produzione di acqua ammoniacale derivante dal lavaggio dei gas e ignaro degli sfortunati tentativi precedenti (fra i quali appunto quello del farmacista milanese) nel 1861 a soli 23 anni fece brevettare il procedimento base dell'industria della soda, ovvero la precipitazione del bicarbonato sodico poco solubile per azione del bicarbonato ammonico sul cloruro di sodio.
Oltre alla reazione sopra citata, il procedimento recuperava sia l'ossido di calcio (sottoprodotto per la CO2) che il cloruro ammonico NH4Cl secondo le reazioni:

CaO + H2O → Ca(OH)2     idrossido di calcio, calce spenta
Ca(OH)2 + 2 NH4Cl → 2 NH3 + CaCl2 + 2 H2O    e l'ammoniaca viene rimessa in ciclo

L'unico residuo è il cloruro di calcio (che oggi viene usato come anticongelante e disidratante nei deumidificatori).

Dopo alterne fortune (Solvay arrivò sull'orlo della bancarotta) il processo riuscì finalmente ad affermarsi anche economicamente ed Ernst ebbe la soddisfazione di veder riconosciuta la sua determinazione all'Esposizione di Vienna del 1873 quando, soprattutto per merito di Stanislao Cannizzaro e dell'industriale lombardo Candiani, fu messa in evidenza la genialità e praticità del suo processo.
Tant'è che il nostro celebre scienziato (padre della famosa reazione per le aldeidi che porta il suo nome), si adoperò per fargli assegnare il primo premio.
Da quel momento la Solvay & C. si affermò in tutti i paesi europei e in America e le tonnellate di soda prodotte si moltiplicarono esponenzialmente, mentre il vecchio processo Leblanc cadde per sempre nel dimenticatoio.

Ernst Solvay fu un industriale tenace e fortunato ma anche ammirevole amico della scienza ed impiegò generosamente parte delle ricchezze che l'industria gli arrecava per sovvenzionare molteplici Università ed istituzioni scientifiche e migliorare l'istruzione e l'educazione della classe operaia del suo tempo.
E fu così che una frazione di Rosignano Marittimo in provincia di Livorno divenne nel 1923 Rosignano Solvay, dal momento che una decina di anni prima il nostro intraprendente Ernst vi aveva aperto uno stabilimento per la produzione di bicarbonato (NaHCO3) e carbonato di sodio (Na2CO3) e avviato altre benemerite iniziative sociali.

Ed il povero farmacista milanese, da cui è partita questa storia?
Si deve accontentare di una anonima via alla Comasina... ma onore anche a lui, avere una via intitolata non è poco!

 
 
 

Gina e le meditazioni calanti

Post n°418 pubblicato il 16 Gennaio 2019 da paoloalbert

Mi diceva ieri la Ŝiura Gina: -Sai che mi salta il ticchio di fare un esperimento?-

-Ti dai agli esperimenti, Gina? Che esperimento?- dico io.

-Domani non fò nulla, sto stravaccata sul divano assolutamente immobile, e medito sul senso della vita ventiquattr'ore filate!

-Ma che cavolo di esperimento è?- dico io -a cosa ti serve una boiata del genere?

-Prima di tutto, meditare filosoficamente non è una boiata- dice la Gina - e in secondo luogo l'eperimento ha uno scopo.

-Sentiamo... scommetto che sarà una di quelle genialate del cavolo che trovi in Internet...- dico io con ironico scetticismo.

-Immagini sbagliato come il solito- dice la Gina piccata - l'idea è tutta mia e te lo dimostrerà scientificamente la mia bilancia!

-Senti Gina- dico io -non è meglio che, scusa il gioco di parole, non ti speghi "meglio"?

-Vabbè- dice la Gina -voglio verificare se il semplice fatto di respirare mi fa calare di peso.

-Ma non sei grassa Gina!- dico io rassicurante -secondo me passi troppo tempo in Internet, ecco tutto!-

-Stai zitto e ascolta- inizia a dire la Gina. E sembra rapirsi in un'estasi pseudo-stechiometrica:
per una persona media Wiki dice che  facciamo transitare nei polmoni qualcosa come 11 metri cubi d'aria al giorno- giusto?

-Va bene, facciamo finta di sì- dico io - dopo tutto noi siamo entrambi persone medie- aggiungo.

-Di questi 11 mila litri, quelli espirati sono evidentemente la metà, diciamo 5500 litri...-
E tu sai benissimo la composizione dell'aria, vero?-
mi sfida la Gina, come per dire: "vediamo se lo sai!".

-Su questa non mi freghi, la so da sempre- sentenzio io -79% di azoto, 20% di ossigeno e 1% di argo... il resto sono finezze-

-Esatto- conferma la Gina -quella è l'aria media di tutti, ma NON LA MIA QUANDO LA ESPIRO!-

-Chiaro- penso io - con le quintalate di cavoli e verze che usi in cucina...- ma mi trattengo in tempo.

-Sei un cretino a pensar male e non capisci dove voglio andar a parare!- dice seccata la Gina.
Dicevo che la mia aria, quando la espiro, contiene (a scapito dell'ossigeno) il 5% circa di anidride carbonica, ci-o-due, capito?
Il 5% di 5500 litri, arrotondando tutto e considerando solo l'ordine di grandezza dei calcoli, sono 275 litri di ci-o-due-


-Embè, e allora?- dico io, che veramente non so dove voglia andar a parare.

-Non credere di sapere due acche (due acche è anche troppo...) di chimica solo tu!- mi dice la Gina -seguimi che vado avanti-
Ora 275 diviso 22,4 fa 12,3 moli di anidride carbonica (ti ricordo che il vecchio Avogadro diceva che 22,4 litri di un gas qualsiasi corrispondono ad una mole di quel gas)-
Le  12,3 moli moltiplicate per il peso molecolare della CO2 che è 44 (12 per il carbonio e 2x16 per l'ossigeno) fanno 540 grammi-


-Tutto questo pistolotto per dire che dopo un giorno stravaccata sul divano hai buttato fuori mezzo chilo di anidride carbonica?- dico io.

-Certo- dice soddisfatta la Gina -ma il calcolo non è finito perchè in quel mezzo chilo e rotti non c'è solo roba mia!-

-Certo che è roba tua- dico io -l'hai espirata tu quella ariaccia!-

-Sì- dice la Gina -ma la ci-o-due contiene anche ossigeno, e quello l'ho tirato dentro dall'aria quando inspiravo... per "roba mia" intendo dire quello che non c'era nell'aria inspirata e cioè IL CARBONIO contenuto nella CO2... quello quando lo espiro deriva tutto dal mio corpo!-

-Beh, vieni al sodo- dico io -tra tirar dentro e tirar fuori l'hai tirata anche troppo lunga e voglio vedere cosa concludi-

-Nella CO2 espirata (che in 44 grammi contiene 32 g di ossigeno e 12 g di carbonio) quanto carbonio ci sarà in 540 grammi?

-Un etto e mezzo scarso- dico io facendo una proporzioncina (le proporzioncine sono una delle poche cose che so fare).

-Bravo!- conclude la Gina esultante -un etto e mezzo che io domani mi calo di peso, GRATIS, stando stravaccata ventiquattr'ore sul divano a meditare sul senso della vita!
E la mia bilancia posdomani lo confermerà cantando!-


Pensa- aggiunge ispirata -calerò solo respirando! Non è bello?-
Proprio come diceva quel tale secoli fa-
conclude -come si chiamava? Cartizzo, Concesio... ora non mi ricordo il nome esatto, ma sono sicura che diceva: RESPIRO, ERGO CALO!
Proprio così diceva!

 
 
 

Ma da dove arrivano? Da Liuyang!

Post n°417 pubblicato il 31 Dicembre 2018 da paoloalbert

Stavolta non voglio dire di qualche esotico metallo che arriva tutto (o quasi) da quell'unica miniera situata, di regola, nel posto più scomodo al mondo che uno possa immaginare.
C'è una cosa, diffusa una volta all'anno in tutto il mondo, che arriva veramente da un posto solo: i fuochi o fuochetti artificiali di massa, quelli che si trovano adesso anche nei supermercati a milioni, miliardi di pezzi, dovunque ci sia da sparare qualcosa a cavallo di San Silvestro.

Ebbene, quei fuochi colorati, tanto amati da qualcuno e altrettanto odiati da qualcun altro arrivano quasi tutti (il "quasi" è sempre d'obbigo) da Liuyang, una città cinese col suo solito milione e mezzo di abitanti.
Tutti da lì arrivano! Miliardi di tubetti gialli e rossi che invadono capillarmente il mondo per finire, com'è giusto, in fumo.
Avete mai visto un fuochetto artificiale, dal più piccolo al più grande, sul quale non ci sia scritto Made in PRC?
Ci gioco qualsiasi cosa che non l'avete mai visto, nè, credo, mai lo vedrete.

---

A meno che... a meno che non siate in America Latina dove esiste la seconda capitale mondiale della pirotecnia, e allora avreste in mano un petardino prodotto certamente a Tultepec, Messico.
Anche qui tutta la via economica di questa rurale città non gravita più sulla produzione di pulque, mais e fagioli, ma si è riconvertita alla grande nel mescolare salnitro, nitrato di stronzio, alluminio e quant'altro serve (ne ho già parlato) per far fuoco luce e rumore più che si possa.
E le emerite fabbriche pirotecniche italiane?
Ancora resistono per fortuna, e rallegrano le deliziose sagre paesane del nostro Meridione.
Come non ricordare sicuramente una delle più incredibili, quella di San Trifone ad Adelfia, con i suoi quattro giorni di pazzia luminaria e sonora?
Invidio il mio caro amico Matteo di Fermo, che li ha visti, da vero appassionato.

Ma nel caso italiano parliamo di un'industria per lo più locale, di alto livello e che non è destinata ad invadere i supemercati e le tabaccherie del mondo e finire magari in mano a gente di dubbia intelligenza che si spara il petardo in mano, come domani mattina puntualmente verificheremo al Telegiornale.
[Delle fabbriche clandestine e dei fai-da-te improvvisati non ne parlo].
Due cose completamente diverse, l'invasione di massa e il prodotto di nicchia.

E mi va di citare l'azienda francese Ruggieri, che da secoli organizza fuochi degni di un Re, come quelli commissionati nel 1749 da Giorgio II d'Inghilterra e per quali Friedrich Haendel musicò la meravigliosa suite Royal Fireworks Music.
Cose grosse e d'altri tempi, che nulla hanno in comune con ciò che troviamo nelle tabaccherie e che arriva oggi, appunto, da Liuyang, Cina.

Tutto dovrebbe finire nelle mani giuste: guarda di che meravigliose opere d'arte son capaci i cinesi con i loro fuochi...


fuochi cinesi

 

e tanto per finire veramente in gloria ecco un frammento dei Reali Fuochi d'Artificio di Haendel:

 

 

e tanto basta per augurare a tutti Buon DueMilaDiciannove!

 
 
 

Problemi lontani?

Post n°416 pubblicato il 09 Dicembre 2018 da paoloalbert
Foto di paoloalbert

C'è un'interessante faccenda di cui voglio dire, che non conoscevo e che è molto articolata; la pongo per punti per semplificare più che posso.

 

 

A- Ho detto problemi lontani... infatti la Groenlandia è lontana anni luce dai sentimenti italiani.
Ma il Mondo, oggi, è diventato veramente una palla unica; anche una volta lo era, ma non c'erano effetti concatenati.

B- Questo vastissimo Paese (un paio di milioni di chilometri quadrati) ha una popolazione che può stare comodamente seduta tutta allo stadio San Paolo di Napoli ed è da sempre strettamente legato al paese più tranquillo del mondo, la Danimarca.
Chi direbbe che ha invece enormi problemi economici e sociali?
E' molto significativo dunque aggiungere che è anche la capitale mondiale dei suicidi, per motivi che non si possono analizzare frettolosamente qui.

C- Nei dintorni di Kvanefjeld, in Groenlandia appunto, c'è una montagna non ancora sfruttata fatta quasi interamente di lujavrite.
Sono miliardi di tonnellate a cielo aperto di una roccia mineralizzata ad elementi delle Terre Rare (nella fattispecie Lantanio, Cerio, Neodimio, Praseodimio, Yttrio) che ne fanno il secondo giacimento mondiale di questi elementi.
Essi sono del tutto sconosciuti alla gente comune ma assolutamente strategici per l'industria moderna.
Nel minerale di cui sopra, come sottoprodotti di una eventuale lavorazione, vi sono uranio, zinco e fluorite.
Notare bene che l'ossido di uranio viene qui considerato un "sottoprodotto", un semplice minerale di accompagnamento...

D- Il quasi monopolio mondiale di Terre Rare viene oggi strettamente detenuto dalla Cina, come ormai tante altre cose.
La società autorizzata all'eventuale sfruttamento è l'australiana Greenland Minerals and Energy (GME).
Nel frattempo però la società cinese Shenge Resources Holding Co. (SRH) acquisirà il 12,5% di interesse nell'affare, con un'opzione per il futuro per acquisire il 60% delle azioni.
La miniera, tanto per essere chiari, sarà groenlandese di diritto e cinese, anzi cinesissima, di fatto.

E- Da una decina di anni è in corso in Groenlandia una disputa tra i sostenitori dell'apertura della miniera e gli oppositori per i comprensibili motivi ambientali.
I molti milioni di tonnellate di sterili (uraniferi) derivanti dal processo di arricchimento del minerale sarebbero stoccati nel vicino lago Taseq, che verrebbe "incamiciato" con una apposita diga.

F- Visto il luogo dove si trova, il costo per l'apertura della miniera e di tutte le infrastrutture indispensabili si misurerà in dollari ed avrà come minimo nove zeri dopo la prima cifra.
Ma il ricavato negli anni quanti zeri avrà? Ultimamente i cinesi sanno far di conto molto bene...

G- Fin che si sta studiando il progetto di fattibilità, la valutazione dell'impatto ambientale, "i miglioramenti dei risultati finaziari del progetto", eccetera, eccetera, ogni tanto una cinquantina (sono tante cinquanta persone da quelle parti!) di ecologisti vanno in giro per la Groenlandia a far manifestazioni per cercare di fermare la faccenda, appoggiandosi anche al fatto che il sito minerario non è lontano da zone che sono annesse al Patrimonio mondiale dell'UNESCO per motivi di millenaria agricoltura e allevamento.

H- Recentemente la GME ha annunciato di aver presentato al governo della Groenlandia un aggiornamento sulla valutazione dell'impatto ambientale per il progetto dell'uranio (il vero problema è la presenza consistente di questo elemento) di Kvanefjeld.
Si vedrà se il progetto e le valutazioni, contrariamente al passato, saranno rese pubbliche.

I- Il governo locale, sempre più autonomista nei confronti della Danimarca, spera di attirare gli investimenti cinesi per incentivare la dissestata economia groenlandese, che non riesce nemmeno più a vendere i gamberetti (la storica risorsa nazionale) che si sono ritirati più a nord a causa del riscaldamento globale.
(Noi ce ne accorgiamo relativamente, ma nell'Artico la situazione del disgelo e del ritiro del permafrost sta portando a conseguenze drammatiche).

J- Come andrà a finire? L'esito è scontato: frà un po' avremo metalli delle Terre Rare ancor più in abbondanza, con i quali ci potremo fare batterie, magneti, catalizzatori, leghe speciali e quant'altro a nostra discrezione.
E il pesce Groenlandia si sarà finalmente emancipato dalla odiata Danimarca... sputando un amo per abboccarne un altro.

K- Che siano dollari, euro, yuan poco importa, sono QUESTI E SOLO QUESTI (i danè) che contano, il resto son minchiatine.

L- O mi sfugge qualcosa?

 
 
 

Al timone del Krassin!

Post n°415 pubblicato il 14 Novembre 2018 da paoloalbert

La prima volta che son capitato da quelle parti, la città si chiamava Leningrado ed il Krassin stava ancora cercando gas e petrolio nei mari artici e perciò mi sfuggì.

La volta successiva che tornai lassù la città si chiamava San Pietroburgo, ma piacendomi anche la Storia patteggiai il Krassin con l'incrociatore Aurora (altra pietra miliare!) cosicchè ancora mi sfuggì.

-La prossima volta non me lo perdo di sicuro!- mi ripromisi - ed alla fine ci sono riuscito.

Ma cos'è questo Krassin?
Il Krassin è quel rompighiaccio che salvò i superstiti della spedizione Nobile dal pack artico nel 1928 e che ne decretò fama mondiale ed imperitura.
Si può capire che per un appassionato di spedizioni polari, il Krassin rappresenta un must assoluto da vedere.
Eccolo finalmente, ancorato sulla Neva!

Krassin 1



Il rompighiaccio Krassin divenne famoso in tutto il mondo nel 1928 quando, dal ritorno dal Polo Nord, il dirigibile "Italia" si schiantò  sul pack ed i sopravvissuti della spedizione del generale Umberto Nobile poterono essere salvati dall'unico mezzo in grado di raggiungere la Tenda Rossa e dalla costanza e tenacia del Prof. Samoilovic che guidava i soccorritori russi.
Era destinato ad essere un salvatore, il Krassin, perchè sulla via del ritorno assistette pure la nave passeggeri tedesca "Monte Cervantes" carica di passeggeri e in avaria per collisioni coi ghiacci, tant'è che per questo salvataggio il rompighiaccio è stato insignito dell'Ordine della bandiera rossa del lavoro.

La guerra mondiale sorprese più tardi la nave in Estremo Oriente, da dove fu costretta a ritornare attraversando l'oceano Pacifico, il canale di Panama e l'Atlantico, per continuare la sua missione bellica nell'Artico dilaniato dalla guerra.
E' interessante ricordare che il rompighiaccio potè salvarsi solo per miracolo allorchè, guidando un convoglio di trasporti militari, fu oggetto di caccia da parte della famosa corazzata tascabile tedesca "Admiral Scheer" (gemella della Deutchland e della Graaf Spee) che non gli avrebbe lasciato scampo.
Negli anni '50, il Krassin subì una profonda revisione e ammodernamento nei cantieri navali della RDT, che ne modificò parzialmente l'aspetto e le dotazioni tecniche.
Nel ruolo di rompighiaccio il Krassin ha lavorato fino al 1972, poi il veterano della flotta fu dedicato alla Spedizione geologica di prospezione marina del Ministero Geografico dell'URSS.
Furono eliminati i due motori a vapore ed installati due turbogeneratori e la nave fu adibita a ricerca esplorativa di petrolio e gas nei mari artici.

A fine anni '80 il Krassin fu trasferito da Murmansk a Leningrado, e dopo molte disavventure che rischiarono di farlo demolire come rottame, qualche emerito volonteroso in quegli anni di fortissimi sconvolgimenti che decretarono la fine dell'Unione Sovietica riuscì a fargli conseguire lo status di monumento storico... fino ad arrivare al 2014 quando finalmente fu rimorchiato nell'attuale sito sulla Neva, pulito e restaurato, per diventare quella nave-museo che mi sono rallegrato con molto piacere di visitare.

                                   ...°°°OOO°°°...

Dal mio blog ogni tanto salta fuori il mio interesse e passione per le spedizioni polari che fecero storia a cavallo tra l'ottocento e i primi decenni del secolo scorso.
Tali eventi, avventurosi e pericolosissimi, avevano allora una risonanza mondiale che al giorno d'oggi sarebbe assolutamente inconcepibile.
Ormai siamo (purtroppo) abituati a non stupirci più di nulla e sono sicuro che se domani un uomo mettesse piede su Marte probabilmente farebbe meno clamore di quello che suscitava nei media di allora Amundsen nel 1911 conquistando il Polo Sud o magari di quanti giornali aveva fatto vendere Stanley pronunciando il suo famoso "...I presume..." nei riguardi di Livingstone.
Altri tempi naturalmente, nè migliori nè peggiori, semplicemente altri diversissimi tempi.

 

Krassin 2

 

E per concludere... ecco PaoloAlbert tutto preso con il timone del Krassin... non è propriamente la plancia com'era ai tempi del Prof. Samoilovic, ma non si può aver tutto!

 
 
 

Il mistero del coherer

Post n°414 pubblicato il 18 Ottobre 2018 da paoloalbert

Basta cercare in rete la parola coherer e si trova tutto quello che si vuole su questo misterioso dispositivo elettronico.
I due aggettivi sono importanti per quello che voglio dire: sia "elettronico" che "misterioso" sembrano parole grosse in riferimento alla minuzia di cui si tratterà, ma in sostanza sono assolutamente meritate, se non addirittura modeste.
E così rimando di corsa al solito San Google, attraverso il quale avremo anche l'occasione di ricordare con riconoscenza l'esimio professor Temistocle Calzecchi Onesti che inventò il "coesore" nel 1884.

Per riassumere veramente in due parole di cosa stiamo parlando, dico solo che si tratta di un tubicino di vetro con dentro un pizzico di limatura metallica (non compressa) e che è capace di rivelare le onde elettromagnetiche.
Che colpaccio! Un "QUASI NIENTE" fatto in officina con la lima e sensibile alle onde radio!
E' un oggettino talmente insignificante che mi ha sempre affascinato, fin da quando ho saputo da bambino di quel famoso colpo di fucile di Guglielmo Marconi, che fu sparato proprio grazie al coherer.
Dopo una vita mi sono deciso a verificarlo di persona (verificare galileianamente, questa è una mia fissa...) e voglio proprio vedere se quella limatura da nulla sarà veramente capace di dirmi se vicino a lei è scoccata una scintilla elettrica!
Detto fatto.

Ho limato una vecchia moneta da 100 lire (ha la giusta composizione a base di nichel), ho costruito il coherer e l'ho provato secondo il classico schema seguente:

schema coherer

Ed ecco la realizzazione pratica, fatta in un quarto d'ora per provarlo.

coherer 1  coherer 2

           Coherer spento                        Coherer acceso

 

In basso si vede la piccola capsula piezo, recuperata da un accendino, che serve a innescare il dispositivo a qualche distanza.
Facendo le cose per bene (antenna, terra e quant'altro, Marconi docet, appunto!) la distanza aumenta... fino a diventare un rudimentale radioricevitore.


In condizioni normali il LED è spento perchè la limatura metallica NON conduce, avendo molti megaohm di resistenza.
Facendo scoccare una scintilla con il classico accendigas piezoelettrico (ma anche senza provocare una scintilla, basta la scarica oscura nell'aria per effetto corona) il LED si accende e la resistenza del coherer crolla a qualche centinaio di ohm o meno, e in tale stato rimane anche dopo la cessazione dell'impulso.
Si tratta quindi di un dispositivo bistabile e per farlo tornare nelle condizioni primitive occorre dare un colpetto meccanico al tubicino, così il LED si spegne ed il circuito è pronto a rivelare l'eventuale successiva onda elettromagnetica smorzata.
(Ved. ricca bibliografia per tutte le considerazioni, come dicevo sopra).

Ma come è possibile? Ma come può funzionare un accrocco del genere? Quale fisica invocare?
Si leggono in rete superficiali "spiegazioni" riguardo microfusioni e orientamenti dei granuli che non mi convincono affatto; troppo piccola è l'energia in gioco.
Del resto anche lo stesso nome dato da Calzecchi Onesti (coesore) condurrebbe un pensiero meramente intuitivo a pensare che i granuli metallici si "fondano" in qualche modo tra di loro, altrimenti come si spiegherebbe la conducibilità?
L'unico ragionamento che finora mi soddisfa è quello che ne dà il bravissimo Prof. Guido Pegna dell'UNICagliari, che qui riporto integralmente prendendolo da un suo lavoro (sperimentale!) sul coherer.
Eccolo, con anche il *link* per chi volesse leggere l'originale:

-Il principio di funzionamento del coherer è tuttora non chiaro.
Esso è, anche al confronto con i dispositivi a stato solido oggi conosciuti, estremamente interessante.
E' un dispositivo bistabile molto sensibile, nel quale sono in atto processi a valanga probabilmente mediati da effetto tunnel attraverso le sottili barriere di ossido alla superficie dei granuli della limatura.
Ma occorre ancora capire perchè mentre sotto una tensione continua di qualche volt esso non conduce, basta un segnale ondulatorio di qualche decimo o centesimo di volt per portarlo in conduzione.
Non c'è spiegazione poi sul perchè lo stato di bassa resistenza permanga anche dopo che è cessata l'eccitazione.-


Bello vero? Condivisibile il ragionamento che lascia le porte aperte a ciò che ancora non è chiaro e non propone spiegazioni affrettate e poco credibili.
Bello pure il coherer del vecchio Temistocle, che di "effetti tunnel" (se di questo si tratta!) era in anticipo senza saperlo di una settantina di anni sul vero diodo tunnel di Esaki.

 
 
 
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