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« una storia veraGigi che ride.... »

per il mio compleanno...... il 19 Giugno scorso.....

Post n°2 pubblicato il 02 Luglio 2009 da max_6_66
 
Foto di max_6_66

Questa notte ho fatto un sogno.

Non si tratta sicuramente di un inizio originale, però l’ho fatto, questo è.

Comunque, dopo aver regalato spesso storie a amici e persone che mi conoscono in occasione del loro compleanno o di festività, visto che le prossime scadenze e prenotazioni sono (tranne in un caso)  per dopo le ferie, ho l’opportunità di regalare questa cosa a me. Perché oggi, il compleanno  è il mio.

Essendoci poi un’altra persona che condivide la mia data di nascita, approfitto dell’occasione per regalare questa storia anche a lei. Sarei stato molto felice di aver potuto ricevere la richiesta personalmente. Purtroppo questo non è possibile per tutta una serie di brutte ragioni. L’argomento però è assolutamente pertinente, visto che questa persona è stata arrestata proprio per questo motivo: aver fatto un sogno e averlo raccontato.

Dicevo, dunque,  di aver fatto un sogno.  

Non ne conosco bene i motivi, ma confrontandomi con molte persone, sono arrivato alla conclusione che sognare, nell’accezione classica del termine, sia una cosa meno comune di quello che si pensa. O meglio, è scientificamente provato che durante il sonno si sogna sempre. Quello che è più raro è la consapevolezza della cosa, facilmente identificabile nel ricordarsi quando ci svegliamo cosa si è sognato.  Lascio un attimo di tempo ad ognuno per verificare personalmente la cosa. Molti, da me interrogati al riguardo, affermano  addirittura di non sognare affatto (cosa come dicevo prima non possibile), anche se questo sia poi da intendersi come il fatto che da molto tempo, al mattino o comunque al risveglio, non ricordano cosa hanno sognato.

Anch’io mi sono scontrato con questa convinzione un po’ di tempo fa, quando ponendomi una mattina le questione mi sono reso conto che non ricordavo i sogni fatti nei quindici anni precedenti (ovviamente  escludendo i mostri che seguono le cene a base di peperonata o baccalà con i porri). Viceversa ricordavo distintamente alcuni di quelli fatti da bambino. Anzi, potrei affermare senza dubbio alcuno che nell’età che va dalla prima fanciullezza fino a poco prima dell’adolescenza avevo un rapporto con i miei sogni piuttosto importante e soddisfacente, fino ad arrivare addirittura a scegliere a grandi linee, nel momento in cui finiva Carosello, che cosa avrei sognato la notte. Al mattino mi svegliavo con ricordi molto nitidi e precisi, quindi, nella percezione comune che abbiamo della cosa, avevo sognato. Chissà se chi ha inventato la TV on demand mi deve dei diritti. Vabbé, non divaghiamo. Contemporaneamente a questa presa di coscienza, dopo essermi convinto che si trattasse di una cosa che inevitabilmente tutti perdiamo con il crescere, me ne sono fatto una ragione e mi sono dato nel frattempo allo sport. Fino a quando, pedalando lungo le rive del Bisenzio, e osservandone le (tuttosommato…)  trasparenti acque, mi sono ricordato quando non molti anni fa erano talmente piene di scarichi di ogni tipo che, anche con dieci centimetri di profondità non si riusciva ad intravedere il fondale. Subito mi è apparso come uno striscione sui monti della Calvana, sul quale era scritto qualcosa riguardo al fatto che anche dentro di me c’era qualcosa che mi inquinava e non mi permetteva di vedere. Non ne sono sicuro parola per parola, la Calvana è lontana e io sono un po’ miope, però sono certo che il senso fosse quello. Sono passati un paio di anni di faticosa “depurazione” e…. l’acqua del “mio” Bisenzio non la berrei……. però qualcosa vedo. Ora, al mio risveglio ricordo spesso cosa ho sognato, a volte anche con dovizia di particolari.

Il sogno di questa notte  è uno fra quelli più nitidi di questi due anni. Per questo ho deciso di appropriarmene regalandomelo (e regalandolo a quest’altra persona che è nata il mio stesso giorno).

L’inizio è un campo di grano, in mezzo a due colline. Sembra un campo coltivato sul ventre di una donna enorme, il cui confine sono due seni verdi. Si sentono ancora le cicale, ma non manca molto al tramonto. Io in un primo momento vedo la scena dall’alto come se fossi una rondine (questa visuale dall’alto all’inizio di un sogno mi è stata raccontata anche da altre persone, quindi sembra che sia una cosa piuttosto comune). Solo quando mi avvicino, scopro che la piccola macchia che pensavo fosse l’ombelico è in realtà un gruppo di cinque ragazzi, accovacciati  in mezzo alle spighe. Come spaventati dal mio arrivo, si alzano e iniziano a correre in direzioni opposte, creando con lo schiacciamento del grano quella che  a me dall’alto sembra la creazione del disegno di una stella.

Adesso sono uno di loro, quello più piccolo. Sto calpestando le stoppie scalzo. Sto ferendomi i piedi ma non sento dolore perché devo arrivare prima degli altri al bordo del campo. Questo era in realtà il motivo per cui ci eravamo alzati ed era iniziata la corsa. Ma sono il più piccolo, arrivo ultimo. Per fortuna non nessuno potrà dirmi niente perché da lontano si sentono delle voci di donne che ripetono i nostri nomi e la giornata va verso la fine. Un coro di donne, che dalla sommità dei seni della madre di tutti noi, decidono che il sole può tramontare. Gli uomini invece non cantavano, non avevano nemmeno mai voglia di parlare,  soprattutto  in questo momento della giornata. Aspettavano in casa, in silenzio, seduti ad un tavolo. A casa mia non aspettava nessuno.

Mi sentivo felice, come solo quando è finita la scuola si può essere. A settembre però non avrei provato la sensazione opposta. Avevo già studiato per cinque anni, e il mio piccolo corpo era stato ingrandito a sufficienza dalla necessità di essere usato per scopi considerati maggiormente utili. A Settembre la vendemmia sarebbe stato l’ultimo gioco, poi sarei diventato grande.

La vendemmia. La vendemmia non è un lavoro perché il divertimento non fa sentire la fatica. Tutto si svolge nella mattina fino al pranzo ed avviene con una tempistica molto precisa, anche se niente è regolato dalle lancette dell’orologio. Con la luce ci si alza, il tempo di arrivare tutti alla vigna,  di una fetta di pane e tutto inizia. Quando finisce la raccolta inizia il pranzo, dove si mangiano cose che solo durante questa festa, e sempre quelle, e in una quantità che non esiste in altri momenti, nemmeno a Natale, e che va avanti fino a che le cicale cantano. E’ durante la vendemmia che succedono tutte le cose più importanti della vita di una persona. Il  primo bicchiere di vino, la prima volta sul trattore e naturalmente anche la prima volta che un ragazzo e una ragazza si trovano seduti vicini a tavola, dopo una mattina passata a cercarsi con gli sguardi, attirati da una forza che da quel momento in poi diventava incontrastabile, fino a che si sparecchia, fino a  quando si balla, fino a dopo. Io sono nato a Giugno.

La mia condizione di figlio di solo mia madre non era facile, ma nemmeno mi portava ad essere emarginato o comunque considerato come cosa, persona, fatto strano all’interno della comunità di cui facevo parte. Soprattutto perché non si trattava di una cosa poco comune. Da poco più di un anno era finita una Guerra Mondiale. Dalle nostre parti la cosa non si era notata poi molto, o meglio, erano stati anni difficili, di fame e sofferenza,  di donne che piangevano al buio. Ma la guerra vera e propria, quella dei soldati, non si era proprio vista. Forse era per quello che molti uomini, tra cui forse mio padre, erano partiti: per andare a vederla. Però non erano più tornati.

Forse era perché con l’inizio del lavoro sarei diventato presto un uomo che mi ritrovavo a pensare spesso a queste cose, partecipando un po’ meno ai giochi degli amici che a settembre sarebbero stati ancora bambini, passando parte della giornata da solo, per le strade polverose che giravano intorno alle colline. Mi incamminavo verso il promontorio oltrepassato il quale c’era il campo di grano dei nostri giochi, ma invece di fermarmi con gli altri,  a volte percorrevo il sentiero che portava fino alle colline, mi arrampicavo lungo la breve salita che passava tra i due seni, riscendevo correndo fino ad entrare nella macchia come un animale selvatico che vuole mettersi al riparo il prima possibile, la attraversavo seguendo sentieri che solo io conoscevo ed infine arrivavo al mare. C’era una piccola costa di terra, un dislivello  che separava il bosco dalla sabbia, abbastanza alta perché ci si potesse sedere tenendo le gambe penzoloni, e li guardavo verso l’orizzonte.

Il mare è una cosa talmente grande che potrai avere sempre l’illusione che quello che cerchi sta sicuramente aldilà. Il tuo futuro, la tua fortuna, i tuoi desideri. In quel momento pensai a mio padre.

E qui il sogno è finito.

Come tutti i sogni non rispecchiano avvenimenti reali. Io non ho niente a che fare con la situazione della persona che mi sono sognato di essere, se non il fatto che anche io sono nato in Giugno.

E questo pensavo stamattina appena alzato, mentre mi apprestavo a consumare la mia colazione preferita, ovvero due palmi di schiacciata piena di mortadella. Oggi infatti è il mio compleanno, mi sono preso un giorno di ferie e sono libero di fare quello che mi pare. Anche prendere l’auto, fare centoventi chilometri ed andare nel posto che ho sognato, visto che l’ho riconosciuto perfettamente. Il tempo di mettermi qualcosa addosso e già sono sull’autostrada in direzione Firenze Certosa, mezz’ora di Firenze Siena e altri venti minuti per imboccare la Volterrana. Dopo due ore ero già oltre Follonica in un posto che si chiama il Puntone, una breve salita, una curva e subito dopo una stradina a destra che costeggia un campo di grano. Dopo duecento metri si parcheggia l’auto e sempre costeggiando il grano e i papaveri si percorre un sentiero sterrato che sale verso due colline. Di buon passo ci si mette mezz’ora ad arrivare a Cala Violina, sedersi sul bordo del dislivello che separa il boschetto di macchia mediterranea dalla spiaggia e mettersi a guardare verso l’orizzonte del mare.

Quando nel primo pomeriggio sono tornato verso l’auto ho visto quella che sembrava una rondine che volteggiava sul campo di grano. Era invece una persona, che sta molto lontano, in un posto dove a quest’ora è notte, che stava sognando di correre, bambina, in un campo di grano.

           __________________________________________________

Aung San Suu Kyi  - (Rangoon, 19 giugno 1945) è una politica birmana, attiva nella difesa dei diritti umani.

Sin da giovane si impone nella scena nazionale del suo paese, devastato da una pesante dittatura militare, come una leader del movimento non-violento, tanto da meritare i premi Rafto e Sakharov, prima di essere insignita del premio Nobel per la pace nel 1991. E’ attualmente confinata da due anni agli arresti domiciliari presso la sua abitazione.

   « Prevarremo perché la nostra causa è giusta, perché la nostra causa è fondata. ... La Storia è dalla nostra parte. Il Tempo è dalla nostra parte »

   « La lotta per la democrazia e i diritti dell'uomo in Birmania è una lotta per la vita e la dignità. È una lotta che comprende le nostre aspirazioni politiche, sociali ed economiche. »

 

 
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