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Le foglie e le stelle

Post n°231 pubblicato il 05 Agosto 2010 da max_6_66
 
Foto di max_6_66

Ebbene si, sono arrivato alle vacanze”, pensavo mentre raccoglievo le foglie della magnolia in cortile. “Certo, ma quante foglie cadono da quest’albero” (chi ne ha una sa cosa vuol dire), considerando poi che è un sempreverde, cadono mediamente per tutto l’anno. Però, la magnolia in quella posizione ha un suo senso, e non nascondo che sia stato uno dei motivi per i quali ho scelto di comprare questa casa. Un cortile nella parte posteriore, chiuso per tre lati e aperto verso il giardino, che una magnolia alta quanto la casa ripara completamente dal sole per tutto il giorno, ma che di notte lascia intravedere il cielo stellato tra uno spazio e l'altro della chioma. “Forse sono arrivato alle ferie estive più stanco di altre volte, o forse ho dovuto raccogliere veramente un sacco di foglie”, e la voglia di un sonnellino pomeridiano iniziava a tentarmi.

Non mi vergogno a dire che quando ero bambino pensavo ci fosse un grande tappo sul fondo del mare, come in una gigantesca vasca da bagno. E ancora oggi, mi scopro spesso a camminare per casa cercando di mettere i piedi esattamente sulla piastrella, evitando di pestare le righe. La superstizione non c’entra. Anche se adesso ho scoperto che le “righe” si chiamano tecnicamente “fughe”, anni di abitudine al gioco della campana non si dimenticano. E infondo, penso che nemmeno gli incubi o le paure infantili ci abbandonino del tutto. Tutte le volte che ci facciamo prendere dall’ansia senza un motivo preciso, che abbiamo paura senza sapere di cosa, che differenza c’è tra questo e “l’uomo nero” o il “babau”. In realtà, molte delle  cose veramente importanti di allora  penso di averle perdute. Quello che tutti considerano un processo naturale, al quale nella sostanza non sono riuscito ad oppormi più di tanto. Non mi ricordo minimamente come si gioca a campana o al gioco dell’orologio. E nemmeno a palla avvelenata.

Un colpo di vento, ancora moltissime foglie che cadono dalla mia magnolia, un grande senso di tristezza mi prende, pensando che come dice il Poeta, non siamo poco più di foglie sugli alberi d’autunno. Se accendessi la televisione su un telegiornale a caso vedrei proprio questo. Storie di foglie che cadono in giro per il mondo. Se sono molto vicine, anche di una soltanto sentiamo il rumore sordo, così come all’aumentare della distanza, per fare molto rumore il numero delle foglie deve essere proporzionatamente maggiore, fino ad essere enorme se le foglie cadono da un albero lontanissimo, in un paese di cui conosciamo a malapena la collocazione sulla palla del mappamondo. Anche il tempo fa la sua parte nei telegiornali. Tutti con le telecamere puntate sulla foglia che tentenna, sperando cinicamente di impressionare la pellicola con l’attimo del distacco, mentre delle foglie cadute ieri già se ne parla meno, e i contorni vanno via via sfumandosi.

Per fortuna questa immagine era solo generata nell’attimo in cui appoggiandomi al divano ero crollato nel sonnellino pomeridiano. Il tempo di alzarmi e aprire la portafinestra della cucina, quella che da sul cortile interno. “Basta, adesso sono sveglio, il mio cortile è come l’ho lasciato una mezz’ora fa, massimo un’ora, un’ora e mezzo a esagerare. Non sono cadute altre foglie, tutto è in ordine, posso allontanare da me questi pensieri. Ma…..non è assolutamente tutto in ordine”. La magnolia adesso era altissima, almeno il doppio della casa, in giardino alcuni gatti stavano ballando su un palchetto, proprio nell’angolo vicino alle rose, davanti ad altri gatti che come in un teatrino a volte applaudivano a volte rumoreggiavano. Sul mio nuovo enorme albero c’era tutta una popolazione di scimmie che balzava da un ramo all’altro, mentre in strada, automobili come quelle dei cartoni animati, con gli occhi al posto dei fari, sbuffavano suonando il clacson per salutarsi senza che nessuno fosse alla guida. A quel punto ho visto come spuntare un enorme pallone colorato da dietro la siepe. Era il mio vicino di casa con la famiglia ben stipata in una grande cesta che pendeva da quella palla. Stavano partendo in mongolfiera per le vacanze e mi salutavano agitando fazzoletti bianchi. Ho vissuto attimi di terrore, ho messo le mani sugli occhi come per stropicciarli e quando ho capito era troppo tardi. Avevo solo sognato di svegliarmi, e l’ho capito quando mi sono svegliato veramente.

La prima reazione è stata di sollievo, ma dopo dieci minuti mi sarei preso a schiaffi. Un sogno così nitido e al limite della coscienza e della consapevolezza, così a portata di mano, e non me lo sono goduto nemmeno un po’. Avrei potuto spassarmela tantissimo. Avrei addirittura potuto attraversare le Ande in mongolfiera insieme al mio vicino di casa e la sua famiglia. Quando queste occasioni mi capitavano da bambino non me le lasciavo sfuggire. E quando non ne avevo più voglia o compariva qualche mostro, avevo un sistema infallibile: le mani sugli occhi, una stropicciatina, e il sogno finiva. Non è possibile, chissà quando mi ricapiterà una fortuna simile. E chissà se quando mi ricapiterà sarò in grado di non fare lo stesso errore, di dare il segnale che mi fa svegliare proprio sul più bello. Ho avuto paura. Crescendo si sviluppa questo strano terrore di ciò che non è razionale o spiegabile. Ma non è una cosa naturale è un meccanismo che qualcuno ci mette in testa per farci diventare bravi cittadini, bravi operai o impiegati, persone a modo e senza grilli per la testa.

Periferia, le traverse della via principale, le strade senza sfondo. Quelle dove ci riunivamo da bambini per formare un gruppo, che poi è diventato una compagnia di ragazzini, di adolescenti, di ometti. Posti adatti perché poco trafficati se non alla sera quando i residenti tornano a casa dal lavoro. Si giocava in strada senza pericolo e sui marciapiedi con un gessetto si facevano le righe con i quadri numerati della campana. Negli anni la pioggia le ha cancellate, e sono state sostituite da una bottiglia che girava e che ti poteva regalare uno schiaffo come uno dei primi baci. I tempi sono cambiati e di pioggia ne è caduta ancora, ma sono sicuro che qualcosa di simile esiste ancora, un gruppo di bambini che gioca. Adesso sono arrivate le ferie estive e devo partire, ma al ritorno ne troverò qualcuno e li spierò, per cercare di ricordare le regole di qualche gioco. Devo ricominciare da li.

 
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