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max_6_66
   
 
Creato da: max_6_66 il 30/06/2009
storie.....

Ultimi commenti

Ecco,era ora:))) Ciao, qui tuona e lampeggia..e da te?
Inviato da: ferrarioretta
il 08/07/2014 alle 06:25
 
Felici Vacanze- Buona estate! Un abbraccio grande! ...
Inviato da: g1b9
il 07/07/2014 alle 22:01
 
Una buona occasione per augurarti buone e serene...
Inviato da: monellaccio19
il 07/07/2014 alle 20:02
 
HAI LA CASELLA PIENA....
Inviato da: ferrarioretta
il 19/06/2014 alle 08:53
 
AUGURI :)))))))))) Ma scrivi ancora ?????
Inviato da: ferrarioretta
il 19/06/2014 alle 08:50
 
 

 
 

LE PRIME 100 STORIE

- Una storia vera
- Per il mio compleanno....
- Gigi che ride
- Il Principe Azzurro è gay
- "Dr. Livingstone....i suppose"
- Cercando disperatamente....
- Il ristorante di Diana
- Come mi persi, un giorno...
- Il lavoro di Angelo
- Il ballo in maschera
- Keiko: come un mese fa....
- Il segreto di Ulisse il gatto
- Cuori di pezza
- 30/06/09 - nascita del blog
- Sconosciuti
- Angeli custodi
- Raccolta differenziata
- Il mio filo d'erba
- Facendo la comare
- Notte in bianco & nero
- Petunia
- Sotto mentite spoglie
- Il ragù
- La musa
- Expulsado
- Enigma in 399 parole
- Accudire le rose
- Super Ufficio Postale
- Zingaro....
- Il Natale di massimopiero
- Un giorno intero.....
- Quando se ne è andata la neve
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- La tregua
- Soul Food Cafè
- Gocce
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- Lo sportellino nel petto
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- La grande corsa
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- L'uccellino e il pallone
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- Venti poemi d'amore
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- La tavola rotonda
- Il grande salto
- Allevatori di farfalle
- Veleno amaro
- Ricominciare
- Il mondo a testaingiù
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- Il sogno della porta
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- Il sogno della porta
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- La favola dei barattoli di vetro
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- Il segreto del caffè
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- Come una puzzola rovesciata sul dorso
 
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Il grande salto (Koh Samui – Thailand)

Post n°237 pubblicato il 02 Settembre 2010 da max_6_66
Foto di max_6_66

L’avevo notata già da qualche giorno, sempre in quel ristorante. Forse un po’ è un luogo comune, o l’abitudine al nostro ciclo delle stagioni, l’associazione estate-mare-cenadipesce. In una piccola isola tropicale la cosa ha più senso, perché il pesce è la cosa più buona e meno costosa che si trova. Qui i ristoranti di pesce sono molto simili alle pescherie, soprattutto per il fatto che all’ingresso c’è tutta l’esposizione della mercanzia disposta in cassette o in grandi acquari, si sceglie quello che si vuole, si imposta una trattativa serrata con il padrone del ristorante che poi pesa il tutto e ti fa il conto. Rimane a quel punto da discutere come devono essere cucinate le varie cose, trovare un tavolo libero nella terrazza a picco sul mare e ordinare la birra. Ed è proprio durante una di queste trattative furiose che l’ho vista per la prima volta, forse casualmente, senza nemmeno capire bene se il mio sguardo fosse stato ricambiato o meno.

Una gigantesca aragosta, che giaceva immobile e solitaria nella sua vasca, un enorme acquario lungo almeno un metro per cinquanta centimetri di altezza, appoggiato su un mobiletto munito di ruote, che il proprietario del ristorante provava ad offrire solo a potenziali clienti che immaginava di un certo livello economico. Dopo le prime due sere trascorse in quello stesso ristorante, girandomi di scatto per ordinare l’ennesima bottiglia di birra, avevo avuto come la sensazione che si fosse mossa. Spiandola i giorni successivi, avevo capito che il movimento consisteva in un ritmico molleggiarsi sulle zampe, effettuato solo nel momento in cui i sentiva sicura di non essere osservata da nessuno, una specie di danza, forse no, come una ginnastica, come se facesse delle flessioni. La storia si faceva interessante, a punto che mi ero trovato a costringere tutta la comitiva a consecutive cene a base di pesce nello stesso posto anche nei giorni successivi, durante le quali notai che la grande aragosta compiva questi gesti sempre rivolta verso la balaustra della terrazza a circa quattro metri da lei, oltre la quale c’era il mare aperto.

La quarta sera, l’ultima che probabilmente sarei riuscito a convincere tutti a cenare nello stesso ristorante, avevo però capito che quei quattro metri erano troppi e che nonostante i grandi allenamenti ginnici, sarebbe prima arrivato un cliente ben fornito di moneta e facile al convincimento da parte del padrone. Non è stata una cosa pianificata, ma solo l’intuizione di un piccolo calcio, a fine serata, nel momento che il proprietario era distratto dall’incasso del nostro conto. Le ruote del mobiletto erano ben oliate e il mio piccolo impercettibile colpo aveva permesso di guadagnare ben oltre il metro.

Il mattino seguente, recandomi verso la spiaggia, avevo scelto la strada più lunga, quella che passava dal centro del paese e quindi dal piccolo ristorante sul mare. Il padrone stava rimproverando a turno tutti i camerieri indicando il grande acquario vuoto, come per sfogarsi, per dare a qualcuno la colpa di un qualcosa che non riusciva comunque a capire. E camminava su e giù, continuando ad osservare, senza trovarne una spiegazione plausibile, quella sgocciolatura di acqua sul pavimento nei due o tre metri che c’erano dalla vasca al parapetto a picco sul mare. In una vasca vicino alcune cozze e alcune vongole aprivano e chiudevano continuamente il loro guscio. Come se ridessero.

 
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