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Creato da: max_6_66 il 30/06/2009
storie.....

 

 

Un bambino

Post n°321 pubblicato il 08 Gennaio 2012 da max_6_66
Foto di max_6_66

-Un bambino, un bambino piccolo, era seduto qui al tavolo vicino a me prima che mi alzassi per andare in bagno- Mi guardano fissi, straniti, senza dire niente, si guardano tra loro, ricominciano a parlare. Mi dirigo verso il cameriere, seduto vicino al bancone con il mento appoggiato alla mano, assorto mentre guarda alternativamente fuori dalla finestra e l'orologio al polso dell'altra mano, ma anche lui scuote il capo, addirittura prima ancora che abbia terminato la mia domanda -Non è possibile che si sia alzato e che se ne sia andato, così, da solo- Mi dirigo verso l'uscita correndo. Appena fuori dalla porta guardo a destra e sinistra, lungo il marciapiede, ma capisco ben presto che in mezzo a tutta questa gente alta, che ingombra la vista con la propria figura ingrandita da cappotti, borse, ombrelli, cappelli, telefoni cellulari, non è possibile vedere un bambino. Faccio un passo verso destra, no, torno indietro verso sinistra, mi gratto la testa, immobile. Da che parte vado a cercarlo ? Non posso perdere tempo, vado verso destra e inizio a correre urtando i passanti. Farò il giro dell'isolato, così anche nel caso che fosse andato dall'altra parte, faccio comunque in tempo a incrociarlo. Mi ritrovo dopo un istante davanti al bar, ma del bambino nessuna traccia.

Com'è possibile che sia sparito, scomparso. Ci ho messo così tanti anni a ritrovarlo, e adesso, mentre stavamo insieme al tavolino di un bar, aspettavamo che ci portassero un'aranciata, appena il tempo di assentarmi un attimo per una necessità, ritorno, e non c'è più. Come posso aver fatto una cazzata del genere. Si, ho fatto una cazzata, una cazzata stratosferica. Forse dovrei andare alla polizia, ma cosa gli racconto, da dove comincio. No, non posso raccontargli questa storia, mi farebbero rinchiudere, devo risolvere tutto per conto mio, devo ritrovarlo da solo e non posso chiedere l'aiuto di nessuno. Nessuno può aiutarmi perché nessuno può credermi.

Devo pensare, dove può essere andato un bambino, da solo. Sicuramente dove ci sono dei giochi, o degli animali, qualcosa di bello per un bambino, no, non l'hanno sicuramente rapito, non è stato portato via da qualcuno, è lui che ha deciso di andarsene, colpa mia, stavamo seduti vicino, aspettando la nostra aranciata, mi sono messo a parlare al telefono. E dopo la prima telefonata ha squillato di nuovo, e poi ancora. Se n' è andato, ne sono sicuro, i bambini si annoiano terribilmente quando sono con un adulto che parla continuamente al cellulare, anzi, soffrono, soffrono terribilmente, si sentono esclusi. E un bambino che si sente escluso, se ne va. La infondo c'è un giardino, un piccolo parco giochi con le altalene, il girotondo, un tunnel di cemento per nascondersi e una scaletta di corda per salire su un albero.

Non è possibile che sia qui, i giochi sono tutti in rovina, pieni di ruggine e scrostati, non vedono un bambino da chissà quanti anni. Mi siedo su un muricciolo con la testa tra le mani, alla ricerca disperata di un'idea, di un indizio.

-Certo, questi giardinetti non sono proprio tenuti benissimo, però io comunque porto sempre il mio bambino qui, a lui piace, vede ?- Tolgo il volto dalle mani, alzo la testa, per accorgermi che nel frattempo una persona si è seduta vicino a me. Il tono della sua voce ha un qualcosa, non so dire, come di consolatorio. Sento la disposizione alla compassione, forse solo la disponibilità ad ascoltare, qualunque cosa abbia da dire per quanto assurda. Sto quasi per raccontargli la mia storia, quando poi mi viene da guardare davanti a noi, ma non vedo nessun bambino. Cerco i suoi occhi, per capire la direzione a cui è volto il suo sguardo. Sorride, saluta con la mano, ma davanti a lui non c'è nessuno. Mi alzo lentamente, cercando di mascherare il mio terrore, saluto e mi allontano indietreggiando con cautela. Appena girato l'angolo inizio a correre a gambe levate.

Mentre corro a rotta di collo ripasso davanti alla porta del bar, un pensiero, rallento il passo, mi fermo. Non è lui che se ne è andato, che si è perduto. E' così difficile tenerlo vicino a se? E' così difficile non dimenticare i suoi occhi, gli unici che possono aiutarci a vedere le per come sono realmente, attraverso una visione non corrotta e sporcata da falsi miti, vetri resi opachi dallo sporco del fumo delle nostre sigarette. Entro, c'è un'aranciata che mi aspetta.

 

 

 
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il trucco del muretto

Post n°320 pubblicato il 04 Gennaio 2012 da max_6_66
Foto di max_6_66

-La convinzione che le cose succedano da sé- Potevo permettermi di parlare un po' da solo, visto che il camminare sul crinale della collina mi offriva una visuale buona per chilometri, dandomi così la certezza riguardo al fatto che non ci fosse nessuno -E soprattutto che da sole vadano sempre per il meglio- Camminavo alla sinistra di un muretto in pietra, malmesso ma continuo, alto mediamente sui trenta o quaranta centimetri -Che tutto tenda naturalmente e inesorabilmente al bene, addirittura anche nostro malgrado- Non so quando il muretto avesse iniziato ad accompagnare, guidare anzi, la mia passeggiata solitaria, probabilmente appena lasciata la strada del fondovalle e incamminato perpendicolarmente verso la cima, mi ero lasciato proprio guidare da quei sassi soprammessi a secco, cambiando direzione proprio un passo dopo che si intersecavano nella strada, iniziando, o forse terminando esattamente in quel punto la loro funzione di probabile linea di confine tra due proprietà, o chissà cos'altro. In avanti non si intravedeva invece la fine di questa che sembrava la Grande Muraglia di un esercito di Soldatini di piombo, viste le dimensioni molto ridotte rispetto all'originale, di questo serpente che si snodava lungo i crinali delle colline successive. E quel suo procedere verso l'infinito dell'orizzonte iniziava a turbarmi.    

Perché tutto nasceva da una convinzione puerile e priva di ogni logico fondamento, ovvero che il primo giorno dell'anno mi dovessi svegliare, aprire la finestra, e trovarmi davanti, sul cortile davanti casa, qualcosa. Ma non un qualcosa qualsiasi, anche se non so dire o spiegare cosa mi aspettassi in realtà. Il fatto è però che mi ero alzato, avevo aperto la finestra, e non c'era. Anche l'anno appena arrivato sarebbe quindi stato uguale al precedente. Forse peggio, perché il tempo, quando si tratta di una cosa da poco scolorisce fino a cancellarla, ma quando si tratta di una cosa importante acuisce la mancanza, drammatizza. Come se la pelle pian piano si seccasse, si screpolasse, fino ad aprire addirittura ferite dolorose -Non avrei potuto fare semplicemente dei buoni propositi per l'anno nuovo? A quel punto sarebbe stato tutto nelle mie mani- Continuavo a pensare a voce alta.

Il sistema di solito funziona. Si tratta di fare attività fisica in modo abbastanza prolungato, una camminata in collina va benissimo, sia come tempo che come tipo di sforzo. Dopo la prima mezz'ora iniziano a liberarsi endorfine e l'umore magicamente cambia; paranoie, stress, depressione, tutto il veleno che c'è dentro è come se si trasformasse in sudore e se ne uscisse fuori attraverso i pori della pelle. Una doccia bollente appena rientri in casa fa il lavoro finale. Chiudi gli occhi mentre l'acqua ti scorre sulle spalle pensando che sta lavando gli ultimi residui rimasti. Ecco perché subito dopo aver aperto la finestra e guardato in cortile avevo deciso di venire a fare questa camminata. Fino a quel momento però, forse anche a causa di quell'inquietante muretto, gli effetti benefici di questo trucco non riuscivo a sentirli.

Si trattava proprio di un confine. Davanti a me iniziava un campo coltivato. Non so quanto tempo sono rimasto immobile, come se un ostacolo insormontabile mi impedisse di proseguire. Certo, non era mia intenzione pesticciare i solchi con al loro interno il seme addormentato, ma rimanere immobile in quel modo, come alla fine di un vicolo cieco, rappresentava comunque qualcosa di irrazionale. Fatto sta che c'è voluta l'aria fresca del pomeriggio per svegliarmi dal torpore, per ritrovare la capacità di muovere la testa intorno a me e capire che la prigione dove credevo di essere finito non aveva in realtà pareti. Un saltello per superare il muretto e trovarmi dalla parte destra, dove avrei potuto continuare a camminare agevolmente.

Sono molti i trucchi che possiamo usare, e molti sono quelli che la vita usa con noi. Bene e  male. Non è difficile trasformare in esperienza ciò che ci capita di negativo, così come allo stesso tempo si cade nell'errore di non vedere ciò che di positivo c'è, o di darlo per scontato. Il trucco è quello di guidare la prospettiva, invece di subirla. Certo, sono trucchi, non cambiano la sostanza delle cose, e difficilmente quando inciampi e cadi sbattendo la faccia per terra, ti trovi davanti agli occhi quei cinquanta euro che altrimenti non avresti visto.

-Cambiare prospettiva- il mio ultimo pensiero ad alta voce, mentre continuavo la mia passeggiata in direzione del tramonto, con un compagno fedele in pietra alla mia sinistra che di tanto in tanto potevo accarezzare sulla schiena allungando la mano.

 

 

 
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Ancora piuttosto impossibilitato, nel frattempo saluto.

Post n°319 pubblicato il 02 Gennaio 2012 da max_6_66
Foto di max_6_66

Il PC nuovo ce l'ho (dopo che qualcuno mi è entrato in casa e mi ha rubato quello vecchio), però lo posso usare solo per navigare. Uhm.....ho un sacco di lavoro "blogghesco" in arretrato.....soprattutto linkare notizie & info per chi volesse procurarsi il libro dei Fiabolatori (ho partecipato con 3 racconti). 

massimopiero

 
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Partenza per le ferie

Post n°316 pubblicato il 05 Agosto 2011 da max_6_66
Foto di max_6_66

Avevo già deciso da tempo che sarei partito stamattina. Ma siccome non sapevo ancora per dove e non sapevo ancora come, mi ero principalmente bloccato nei giorni scorsi nel compiere la prima naturale operazione. Fare la valigia. Come si fa a fare la valigia se non sai dove vai e per quanto tempo? Mentre cercavo di capire cosa avrebbe potuto contenere un “bagaglio medio”, dove più o meno mettere un po’ di tutto il necessario per tutte le eventuali situazioni, mi ero arenato sulla considerazione che l’unica possibilità sarebbe stata quella di portarsi dietro l’intera casa.

Si tratta di una cosa normale. Seduto sul divano a leggere, con la porta che da sul cortile aperta per far entrare l’aria fresca della sera, succede inevitabilmente che la luce della cucina attiri tutti gli animaletti notturni volanti. Le zanzare vengono respinte dai più moderni ritrovati della scienza e della tecnica accesi a pieno regime (figuriamoci se mentre leggo sopporto di avere delle zanzare che mi ronzano intorno), mentre le farfalline notturne, le falene, si accalcano entro breve vicino alla lampada. Ho sempre usato il sistema di spengere la luce per alcuni minuti prima di andare a dormire, lasciando la porta aperta, per far si che se ne tornassero fuori. Non ho mai avuto la certezza che la cosa funzionasse, visto che tutto avveniva a luce spenta, ma sono sempre stato confortato dal fatto che il mattino successivo, al momento di preparare il caffè, di falene non c’era mai stata nemmeno l’ombra. A meno che non si nascondessero di proposito da qualche parte, ho sempre considerato questo fatto come la prova inconfutabile che il sistema della luce spenta per alcuni minuti funzionasse, così come la luce accesa le aveva attirate in grande numero nelle ore precedenti.

“Effettivamente i formicai sono tutti lungo il perimetro della casa”, me lo aveva fatto notare mia madre durante una visita mattutina, mentre ero impegnato a tagliare l’erba del giardino. Ne ero rimasto stupito e anche un po’ allarmato, osservando i buchetti esattamente nel punto in cui i muri esterni della casa si intersecavano nel marciapiede. La cosa era strana, perché di solito le formichine si costruivano casa nel prato. Infatti, proprio mentre tagliavo l’erba, stavo incontrando i soliti mucchietti di terra che ne indicano la presenza. “Ma non è che facendo buchi lungo il muro ti entreranno in casa?” Questa era la preoccupazione di mia madre. Beh, non so da quando era cominciata l’opera di scavo lungo i muri esterni, ma formiche in casa effettivamente non ne avevo mai viste. Non mi ero preoccupato più della cosa, dimenticandola dopo alcuni giorni e facendo sonni tranquilli.

Anche questa notte stavo dormendo alla grande. A parte la buona predisposizione per il dormire o anche il semplice poltrire nel letto, durante questa estate è venuto a mancare il nemico principale del mio sonno sereno: il caldo. Se escludiamo i pochi giorni che si sono trascinati l’afa fino a ben dopo il calare del sole, le nottate sono sempre state fresche e lievemente ventilate. Oserei dire perfette. Anche troppo fresche, come nel caso appunto di questa notte. Veramente troppo fresche.

Durante il sonno, la mano era andata a cercare, senza che me ne rendessi conto, prima il lenzuolo e poco dopo il copriletto. Mi sono svegliato completamente avvolto e rannicchiato in quei pezzi di stoffa leggera con un freddo da battere i denti. La finestra di camera, appena socchiusa, faceva entrare uno spiffero gelido. Eppure il sole iniziava già a filtrare dalle persiane nella sua pienezza. Così appena svegliati ci vuole un po’ prima di concretizzare la realtà. Dalla finestra di camera mia non entra il sole al mattino. L’albero davanti alla casa è oramai cresciuto al punto di sopravanzare la finestra e difenderla quindi dai raggi del sole. In quale letto e quale casa mi ero svegliato ? Appena il tempo di stropicciare i pugni sugli occhi come fanno i bambini. Niente di strano, ero sdraiato sul mio letto e quella era proprio la mia camera. Allora nella notte mi avevano rubato l’albero davanti casa…..

Non era azzardato pensare a cose così improbabili. La verità era ben più assurda. Me ne sono accorto appena ho avuto la forza di alzarmi dal letto e affacciarmi alla finestra. Sotto di me una città di case minuscole, costruite intorno a strade appena percettibili e popolate di formichine. No, non erano formichine, erano persone, e io le stavo osservando da più di mille metri di altezza. Ero affacciato alla finestra di una casa che se ne stava volando via per chissaddove. Non so come, ma mi erano venute subito in mente le formiche. Se la casa si era sbarbata dalle sue fondamenta c’era stato qualcuno che aveva lentamente, nel tempo, compiuto questo lavoro di taglio e scavo. Certo, capisco che sia una cosa difficile da accettare come vera, però era tutto sommato abbastanza plausibile, e quando uno si trova su una casa volante il limite di ciò che è possibile e ciò che non lo è si sposta in modo decisivo. Ma anche ammettendo questo primo fatto, rimaneva da capire che cosa facesse volare la casa, l’origine della forza propulsiva.

Senza pensare troppo avevo salito a due a due gli scalini che mi separavo dalla porta della soffitta. Un attimo di esitazione, poi avevo aperto.

Un qualcosa in un numero incontabile sfarfallava nelle mia soffitta, agitando le ali e creando un rumore che in realtà era silenzioso. Come se un milione di persone in competo silenzio mi salutassero sventolando ognuno un fazzoletto di raso. Ecco dove erano andate a finire tutte le falene che mi sono entrate in casa nelle sere d’estate mentre leggevo con la porta del cortile aperta e la luce accesa. Tutte rintanate in soffitta, pronte a spiegare le ali il giorno della partenza per le ferie.

E così, che senza bisogno di dover fare la valigia e senza sapere per dove, sono partito. Mentre scrivo sono appunto in volo. Ritorno a settembre.

 
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Incroci

Post n°314 pubblicato il 01 Agosto 2011 da max_6_66

 
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