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Fading of the day

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Destination: Nowhere

Post n°45 pubblicato il 23 Maggio 2011 da fading_of_the_day
 

 

"Signorina, ecco la sua carta di imbarco: tra un'ora circa inizia il check-in"


cinguettò sorridente la hostess in un inglese un po' scolastico e con un viso più inespressivo di quello di un pesce rosso.

Emma venne risucchiata con un vortice dall'isola che non c'è.


"... Grazie mille...."


Farfugliò distratta.
Tempo di mettere in ordine i documenti di viaggio, si allontanò molle dal desk con aria vagamente esitante, come se avesse timore di aver dimenticato qualcosa e decise di attendere sulle scomode panchine per sfruttare la rete Wi-Fi.


"Sai, ho riflettuto molto e ho preso una decisione. Voglio rinviare le nozze. C'è qualcosa che non mi convince in Markus. E' misterioso, diventa nervoso quando gli faccio delle domande. Sono arrivata a pensare che le cose sono due: o è invischiato in qualcosa di losco o mi mette le corna.
Sophie, questa decisione non c'entra niente con Luca. O forse si.
Non lo so nemmeno io, però in questo momento ho paura."


Emma rilesse attentamente uno stralcio dell'ultima mail che aveva mandato giorni addietro a Sophie.

Sullo sfondo, lo sciame dei passeggeri ronzava più o meno intenso, più o meno rado a seconda dei momenti. Osservare il sottobosco degli aereoporti, seppur distrattamente, le metteva addosso un po' di malinconia mista ad un non ben definito senso di incompiutezza. I pasti consumati in fretta o lasciati per metà, gli acquisti urgenti dell'ultimo minuto, i sorrisi più o meno spontanei scambiati con persone che non si sarebbero più riviste. E poi c'erano loro: gli abbracci e le lacrime degli addii, le promesse soffiate tra le labbra, il protrarsi degli sguardi che imprimono sulla retina l'uno il viso dell'altro.

In fondo le vite degli uomini sono come gli aereoporti. Fugaci, rapide, con poco tempo per pensare e, a volte, anche per amare. E quando si crede, finalmente, di essere arrivati, è già ora di ripartire.

Emma scrollò la testa per emergere dal mondo incantato in cui era piombata, protese il collo in avanti, ed iniziò a picchiettare nervosa le labbra con l'indice della mano destra, mentre alternava sguardi fugaci ora al notebook, ora al pannello luminoso delle partenze. Dondolava con il piede della gamba accavallata e rifletteva frenetica, Emma. Tentava di farlo più velocemente del tempo che mancava al check-in. Provava a seminare la lancetta dei secondi che implacabile disegnava archi silenziosi e letali, dimostrando ai mortali, senza misericordia alcuna, la vacuità della loro povera e vuota esistenza.

Ticchettava con il dito - Emma - e sembrava che volesse imprigionare quell'avulsa ed odiosa circolarità  nel suo bagaglio a mano. Voleva catturarla solo per un po' e dilatare quanto bastava l'attesa. Perchè aveva bisogno di riflettere. Rileggere il testo di quella mail le aveva fatto di nuovo esplorare in ampiezza e profondità la geometria irregolare dei fiordi frastagliati del suo animo. Era sospesa tra mandarne una nuova e aspettare una sua chiamata. Era convinta che Sophie l'aveva letta. Controllava la posta ogni giorno e quel prolungato silenzio non faceva altro che incuriosirla, che aumentare la tensione di quella partenza.
Cosa aveva pensato di tutta quella storia?
Come avrebbe affrontato, nei suoi panni, le dinamiche di quella vicenda?

Emma da sempre teneva in grande considerazione i consigli di Sophie.
Era la sua personale ambulanza, sempre rapida ed efficiente negli interventi.
Ma ad un certo punto, nella sua mente prese corpo l'ipotesi che, forse, Sophie avesse realmente degli impegni importanti che le togliessero tempo, o che, magari, la mail fosse finita per errore nella cartella antispam. Così, decise di scriverne un'altra, un po' più stringata ma non meno esaustiva nelle argomentazioni. Un'ultima occhiata al tabellone e....


CANCELLED


Emma non ebbe il tempo di riabbassare lo sguardo sullo schermo del notebook che nei suoi occhi si riflesse un'allarmante sequenza di caratteri rossi, proprio accanto al codice del suo volo.


"Ladies and gentlemen, pay attention please.
Informiamo i gentili passeggeri che il volo QF3417 Roma-Sydney delle 12:25 è stato cancellato per cause tecniche. Tutti coloro che sono in possesso del relativo biglietto o carta di imbarco sono pregati di rivolgersi al desk 14 per l'assistenza."



La voce stentorea di una hostess di terra non lasciava scampo.


"Merda"


Sbottò Emma, abbandonando per un secondo il suo consueto aplomb più britannico che aussie.

Sbollita l'iniziale rabbia, si diresse avvilita verso l'atteso oracolo in trepidante attesa di maggiori dettagli da parte dello staff della compagnia aerea. Ma nel breve volgere di qualche minuto si era già formato un lungo capannello di gente e l'attesa si preannunciava discretamente lunga. Decise, così, di prendere il telefono e dopo un rapido calcolo sul fuso, chiamò Sophie.


"Ehilà
Sof"
"Principessa, come va? Sei pronta al gran ritorno?"
"Macchè, diavolo, hanno annullato il volo... Sono in fila per al desk ora... Merda."
"Nooo come? Io già ti avevo programmato una bella serata per domani e mi dai buca così?"
"Da quello che mi pare di intuire dal vociare lì davanti, domattina riorganizzano il volo molto presto"
"Quindi oggi rimani lì?"
"Si ora mi cerco un hotel..."
"No aspetta. La prima cosa che devi fare è questa: chiamalo subito!!!"



Le ultime due parole vorticarono nell'aria come aquiloni, sospendendo la risposta di Emma per una serie indefinita di secondi, durante i quali schegge frenetiche le pungevano il petto in un burrascoso andirivieni.


"Ehi, pronto.... ci sei ancora?"
"Si..ma...ma"
"Ma cosa?"
"Piccola, ascoltami BENE. Non aggiungere un'altra stronzata a quella che hai già fatto non dicendogli che saresti venuta a Roma."



Emma rimase un po' interdetta dalla parolaccia. Non perchè fosse un'educande dai vergini canali uditivi, quanto perchè quello era il segnale che Sophie si stava alterando.


"E bada bene - proseguì - di non tornare a mani vuote...."
"Sof, ma che dici?"
"Che hai capito...Intendo..... portami almeno una foto del bel moro..."
"Quanto sei scema... Dai ora ti lascio che è quasi il mio turno...."

 
 
 
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