Creato da fading_of_the_day il 17/11/2010

Fading of the day

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The Alchemy Between Us

Post n°9 pubblicato il 20 Dicembre 2010 da fading_of_the_day
 





Esiste un confine oltre il quale anche il più incrollabile spirito di reciproca sopportazione alza bandiera bianca. Una linea impercettibile tra il bianco ed il nero, che si assottiglia ed ingrossa come il mantice di una fisarmonica, a seconda della minor o maggior precarietà dell'alchemico equilibrio tra due esseri umani.

Razionalità contro imprevedibilità. Caos contro disordine. Rigore contro disincanto.

Esistono casi in cui quella linea si allarga così tanto da diventare baratro, che separa definitivamente le due sponde senza opportunità di ritorno. Quel baratro Luca e Simona lo conoscevano bene. Dopo anni di convivenza, tra loro era finita.

Hai voglia a dire che gli opposti si attraggono. Ma quando è troppo è troppo.
Eppure, ne avevano passate tante, avevano costruito una vita insieme, preso casa, comprato gli arredi. Ma quando è finita c'è poco da fare. Non ci sono soldi, investimenti o immobili che tengano.

Come finora fosse stata possibile la loro convivenza era da classificare come "mistero inesplicabile". In più, come se le mille divergenze tra loro non bastassero a delineare chiaramente il quadro della disfatta, c'era un altro piccolissimo particolare: i due erano agli antipodi nel mondo dei rapporti umani.

Luca era uno abituato a sbrigare le faccende nel modo più indolore e celere possibile. Non rimurginava troppo sul da farsi: appena sentiva una pietruzza nella scarpa, non muoveva un passo. Si fermava, se la levava, osservava l'intruso con disprezzo e lo gettava lontano

Simona, invece, aveva una personalità, per certi versi, fumosa. Era una che affrontava le seccature con un'alzata di spalle, che rimandava gli impegni al domani. Una che non si prendeva troppo sul serio. Se non aveva voglia di fare una cosa non la faceva e basta. Queste "cattive abitudini" non andavano a genio a Luca, che non mancava occasione per rinfacciarle tutta la sua "inefficienza". Lei, dal canto suo. gli rimprovera i modi ed i toni sprezzanti delle sue ramanzine.

Prima o poi entrambi sapevano che, premesse alla mano, la frattura si sarebbe presentata. E anzi, c'era da meravigliarsi come per anni due animali così diversi avessero potuto convivere (più o meno) pacificamente nella stessa gabbia.

Ma si sa, i miracoli non possono durare in eterno.

Così, ad un certo punto, lei gli aveva detto che si era definitivamente stufata della sua intransigenza e della sua algida attitudine a rapportarsi col prossino. Lui l'avea guardata, dapprima con una punta di stupore, poi col vivido rancore tipico dell'animale ferito. Il terzo stadio fu l'indifferenza; il quarto tornare a leggere, come se niente fosse, il suo tomo da cinquecento pagine di archeoastronomia.

In realtà anche Luca si era accorto che le cose non andavano da un po'.
Anzi, forse, non erano mai andate dal principio, al punto che, più volte, si era domandato se l'avesse mai veramente amata, se dopo essersi baciati quella sera in centro fosse scattata la proverbiale scintilla. La verità era che lui non aveva ben chiara la differenza tra affetto ed amore.

Al di là di tutte le differenze caratteriali, le divergenze d'opinione, l'abissale diversità nella gestione del quotidiano, lui provava un profondo affetto verso di lei. Quasi filiale, in certe sue manifestazioni, come se si fosse trovato ad accudire una bambina immatura e poco responsabile.
Qui era da ricercare il vero motivo del naufragio della loro relazione. Qui più che in altro.

Così lei lo aveva piantato mettendo in atto la consueta scenata isterica, e lui, dall'alto della sua sua torre di avorio tempestata di cinismo, aveva fatto spallucce, si era girato dall'altra parte ed aveva continuato a leggere. Come se niente fosse. Non si trattava di un eccesso di orgoglio machista, quanto della sua disarmante imperturbabilità. Ne aveva viste così tante in vita propria che solo un olocausto nucleare lo avrebbe spostato di un millimetro.

Quella sera, la prima sera che Luca passò nella solitudine del suo salone fece una cosa che non aveva mai fatto in vita sua. Rimurginò. Lo fece mentre cenava una tiepida cotoletta appena scaldata in forno; mentre guardava un'inutile partita di coppa; mentre si coricava per addormentarsi.

Viveva due sentimenti contrastanti. Da un lato era come se si fosse liberato da un incubo. Dall'altro, aveva il timore che conclusosi uno, un altro avrebbe preso a molestare la sua tranquillità. E si perchè i cambiamenti lo avevano sempre turbato, lo rendevano inquieto, minando le sue granitiche certezze, le sue abitudini.

Ma quel senso di inquietudine non era dovuto solo al dover ricomincire da capo la propria vita. Poteva darsi che non avesse mai amato veramente Simona, ma perderla per sempre non poteva risultargli indifferente. La loro storia era finita, ma cancellare tutto in un attimo non era semplice per nessuno.

Neanche per il suo cinismo.

 
 
 
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